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Il futuro nasce da incontri con i popoli del mondo

 

Viaggiare senza confini…Vivere senza confini

Chi viaggia ha molto da raccontare**(detto popolare)
Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini** (anonimo)

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (M.Proust)

Quanti colpi dovrà sparare un cannone prima di tacere per sempre?
Quanti anni potrà resistere un popolo prima di essere un popolo libero?
Quante volte un uomo dovrà voltare la testa per far finta di non vedere?
La risposta, amico mio, è sospesa nel vento
(Bob Dylan)

*** Messaggio della fratellanza fra i popoli***

La terra è un solo Paese

Siamo onde dello stesso Mare

Foglie dello stesso Albero

Fiori dello stesso Giardino

(anonimo-Lapide di Villa Sigurtà)

 

Quando si viaggia ciò che conta è il piacere di andare,non la meta finale.

Quando si arriva diventa piacevole il ricordo  del luogo lasciato alle spalle.

Quando si torna diventa piacevole interrogarsi su quale sia il luogo migliore in cui vivere, senza potersi mai dare una risposta.( F.Morace)

 

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.” TIZIANO TERZANI da
“Un indovino mi disse”

Allora ……Vagabondiamo insieme!

Una marcia di mille miglia inizia con un singolo passo.

Con affetto

Carla e Ben

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* Scrivimi a: b.roveran@gmail.com

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Durante un breve soggiorno a Parigi ho avuto la possibilità di visitare l’Istituto del Mondo Arabo  e precisamente il 29 Marzo 2011.

Per l’occasione sono riuscito a fare un servizio fotografico e che ho il piacere di proporvelo.

***Nel dicembre del 1987 apre le porte a Parigi l’Institut du Monde Arabe progettato da Jean Nouvel, Pierre Soria, Gilbert Lezénés e Architecture Studio, vincitori del concorso bandito dal Comune di Parigi nel 1981 a cui parteciparono sette gruppi di architetti francesi.

La sfida di Nouvel era quella di contenere una grande complessità di elementi in una forma semplice.
L’edificio dell’Instituto è costituito sostanzialmente di due grossi corpi uno rettangolare che affaccia su una grande piazza e uno fortemente appuntito con un profilo rettilineo e uno curvo verso la Senna.
In realtà l’IMA non è solo un’istituto di cultura araba: è un luogo dove si incontrano i parigini, è un museo e una biblioteca, è un incredibile belvedere ma è anche un cafè dove conversare e rilassarsi, è un luogo di studio e di confronto tra le due culture più rappresentate a Parigi, quella occidentale e quella islamica.
Il sito in cui sorge l’edificio è molto ricco di suggestioni: siamo nel cuore della città, sul lungosenna di fronte al pont de Sully, che unisce la riva sinistra all’île St-Louis.
La pianta dell’IMA è quindi legata al contesto: si tratta di una realizzazione molto urbana che tiene conto dello sviluppo della zona che la ospita.
Dalla terrazza superiore si ha una splendida vista sulla città: a Nord la Parigi medievale e Haussmaniana, (la facciata Nord, completamente vetrata, riflette la cattedrale di Notre Dame sull’île de la cité ), ad Est c’è la Parigi del XX° secolo con l’imponente Université de Jussieu, caratteristica architettura anni ’50-’60 in cemento e metallo con un fronte su pilastri di oltre 400 metri verso la Senna. La forte relazione con il luogo è uno dei punti di partenza del lavoro di Nouvel – “ciò che mi interessa è la pertinenza di una risposta rispetto ad un contesto specifico” ha affermato il celebre architetto – che non ama gli architetti che adottano soluzioni formali sempre uguali in ogni luogo di progetto.
Ma un buon progetto per Jean Nouvel nasce non solo da un’attenta analisi del luogo ma anche dall’uso di nuovi materiali e tecnologie. L’edificio di Jean Nouvel, interamente in metallo e vetro, ha la sua forza proprio nella coerenza data dal rigore geometrico e dall’armonia dei materiali utilizzati.
Qui utilizza un dispositivo dichiaratamente “high tech” nel trattare il fronte verso la piazza: le finestre infatti sono pensate come diaframmi mobili di una macchina fotografica. La luce filtra nell’edificio in quantità inversamente proporzionale alla sua intensità, grazie a speciali dispositivi che reagiscono al calore, modificando di fatto l’immagine del prospetto esterno durante tutto l’arco della giornata. Questo gli permette di rendere omaggio alla cultura araba realizzando una facciata che nella trama astratta e geometrica richiama in qualche modo gli “arabeschi” e ottenendo un suggestivo spazio interno in cui la luce non è diffusa né concentrata in poche aperture ma entra negli ambienti attraverso piccoli e numerosi fasci luminosi che conferiscono un carattere quasi sacrale allo spazio.”"”

Bibliografia: Routard-Luca Reale da Stil.it

Fotografie:B.Roveran

* L’Institut du Monde Arab si trova in:

1 Rue des Fossès – Saint Bernard V° Arrondissement- E’ aperto dalle 10 alle 18- Chiuso il lunedi.

Durante un breve soggiorno a Parigi ho avuto la possibilità di visitare il Museo di Rodin e precisamente il 27 Marzo 2011.

Per l’occasione sono riuscito a fare un servizio  fotografico e che ho il piacere di proporvelo.

“”"Il Museo Rodin si trova a Parigi in Rue de Varenne 77, poco lontano da Les Invalides. Si compone di una parte interna e di una esterna (un giardino con boschetto, fontane, passeggiate e una deliziosa caffetteria), ambienti armonici e preziosi già di per sé, ma la cui destinazione è la conservazione, esposizione e valorizzazione dell’opera scultorea del grande Auguste Rodin, artista per cui ho un debole, di cui trovate già qualche notizia nell’articolo generico sulla scultura contemporanea. Penso che il Museo sia un vero gioiello per tante ragioni. Prima tra tutte, la bellezza dell’edificio, l’Hotel Biron, palazzo settecentesco in stile rococò costruito da Jean Aubert per Abraham Peyrenc de Moras. Il nome fa riferimento al maresciallo Biron, che lo acquistò nel 1752. Dal 1911 il palazzo appartiene allo stato francese. Il palazzo ospita il museo poiché Rodin vi abitò tra il 1908 e il 1917; un anno prima di morire donò alla Francia tutte le sue opere con la precisa volontà di farne fare una casa-museo. L’inaugurazione ufficiale del museo avvenne nel 1919.

La seconda ragione che ne fa un museo “speciale”  è l’ampiezza e bellezza straordinaria della collezione, che consta di 6600 sculture di Rodin, oltre che di disegni preparatori e progetti dello stesso e di opere di altri artisti (Monet, Van Gogh, Renoir, Munch, lo scultore Medardo Rosso…), da lui raccolte durante la sua vita (1879-1917), e la sua perfetta sistemazione negli spazi ariosi, verdeggianti e suggestivi dell’esterno, come negli eleganti ambienti dell’interno.

Tornando però alla collezione del museo, tra le opere conservate all’esterno il celeberrimo “Pensatore”, “I borghesi di Calais”, “La porta dell’inferno”, “Balzac”. All’interno, “Il bacio”, “Adamo ed Eva”, “L’idolo eterno”.
Le opere furono realizzate da Rodin con media, cioè strumenti o materiali diversi: bronzo, ma anche marmo, terracotta, plastica, pece, vetro…    Il grande innovatore della scultura tra Otto e Novecento in effetti ebbe una formazione piuttosto completa. Si formò all’Ècole Speciale de Dessin et Mathematiques, seguendo prima corsi di disegno e poi lezioni di scultura.                                                                             Tra 1864 e 1870 fu a bottega dallo scultore Carrier Belleuse, che aiutò nella realizzazione delle decorazioni per la Borsa di Bruxelles. Tentò di esporre al Salon senza successo. Fu allora che decise di venire in Italia (1875), dove conobbe ed amò subito la bruciante materia e lo spirito divino della scultura michelangiolesca. Al ritorno in patria, cinque anni dopo, gli fu commissionata la porta in bronzo del nuovo Museo delle Arti Decorative, per il quale Rodin scelse un soggetto dantesco, da cui il nome “Porta dell’Inferno”. Rodin lavorò alla porta per dieci anni, ma dovette abbandonare il lavoro quando capì che il museo non sarebbe mai stato aperto. L’opera fu ripresa nel 1899, di nuovo interrotta e poi mostrata in gesso alla personale di Rodin nel 1900 a Place de l’Alma. La versione che vediamo al Museo, nel giardino, non è che il frutto di un tardo e svogliato intervento dello stesso Rodin, mentre la fusione in bronzo fu realizzata solo dopo la sua morte.  Anche se si tratta di un’opera non finita, la Porta dell’Inferno costituisce il punto più alto della carriera artistica di Rodin.

La porta doveva raccogliere in un tutto concluso stimoli ed idee diverse, il tema della dannazione, il nudo come status connaturato all’idea stessa di scultura nella concezione michelangiolesca, il caos, il giudizio: Michelangelo, Blake, Dorè, illustratore della Divina Commedia, erano i modelli a cui consapevolmente lo stesso Rodin si rifaceva.
“Il pensatore” doveva far parte della porta. Ora invece è la scultura di Rodin più conosciuta al mondo, insieme al “Bacio”. Inizialmente chiamata Il poeta, Il pensatore doveva raffigurare Dante davanti alle porte dell’Inferno, meditante sulla sua grandiosa opera letteraria, ma anche sulla vita, sulla morte,Museo Rodin Parigisull’essere umano… L’opera è diventato l’emblema stesso del pensiero, della filosofia. La statua è nuda, poiché Rodin voleva una figura eroica, che rappresentasse insieme intelletto e poesia.
Tra il 1885 e il ‘95 lo scultore realizzò invece la bellissima scultura monumentale “I borghesi di Calais”. L’opera era destinata alla città di Calais e doveva ricordare l’eroica resistenza dei cittadini all’invasione inglese nel 1300: essi decisero volontariamente di darsi in ostaggio agli inglesi per proteggere la loro città. Il tema è patriottico, eroico e celebrativo, in linea con gli ideali romantici, ma Rodin cercò di evitare la retorica e scelse il pathos più sincero, reso da dettagli come le espressioni raffinatissime dei volti, i vestiti stracciati, i ceppi della schiavitù. L’autorità di Calais decise che l’opera fosse collocata su un piedistallo, mentre Rodin avrebbe voluto sistemarla al livello del suolo, in modo che le persone potessero camminarci intorno, sentendo meglio “l’antica solidarietà” che li legava a questi eroi. Se la scelta di Rodin fosse stata rispettata l’opera ci avrebbe sicuramente guadagnato in teatralità, ma anche in veridicità, dato che le figure, drammatiche, ma reali, si sarebbero confuse con le persone nel loro quotidiano passaggio.

Bacio RodinIl bacio” invece risale al 1888. Una versione è conservata alla Tate di Londra, l’altra, appunto, al Museo Rodin. Si tratta della celeberrima scultura in marmo che contribuì a diffondere l’opinione che Rodin fosse scultore erotico.

Il tema della coppia fu in effetti per Rodin fonte inesauribile di idee e di opere. Questo è considerata il suo lavoro più classico, anche per la fonte di ispirazione, il V canto dell’Inferno dantesco, quello che rievoca l’amore tragico di Paolo Malatesta e Francesca da Rimini. Nonostante la grandiosità del soggetto, l’opera è condotta con misura, ancora una volta senza retorica, con passione e trasporto, ma senza foga, con eleganza. Esposta a Parigi nel 1887, ebbe così tanti apprezzamenti che il governo francese decise di finanziarne una trasposizione in marmo ed in forme monumentali, da presentare all’Esposizione universale del 1889. Ma Rodin non ne fu molto soddisfatto, ritenendola un’opera eccessivamente accademica. Il poeta austriaco Rilke, amico e segretario di Rodin, fu altrettanto negativo nel giudizio:
«L’abbraccio del Bacio è senz’altro grazioso, ma non ho trovato niente in questo gruppo. Si tratta di un tema trattato secondo la tradizione; un soggetto in sé completo, ma isolato dal mondo che lo trascina».
Data, tuttavia, la fortuna immediata di cui godette il soggetto, Rodin autorizzò una fonderia a riprodurre la scultura in bronzo in quattro diverse misure. Se si parla di soggetti romantici, come questo, non si può non considerare l’importanza che ebbe nell’arte di Rodin la tormentata relazione con Camille Claudel. Camille, come lui, aveva mostrato un’attitudine per la scultura sin da piccola, con un entusiasmo e una bravura tali che il padre acconsentì a spostarsi a Parigi per permetterle di studiare. Rodin sostituiva il suo amico Boucher nel corso di scultura. Lì si conobbero. Riconosciuto il talento della giovane discepola, la invitò a seguirlo come apprendista nel suo atelier. Camille era una giovane donna di grande bellezza, bellezza accresciuta da un carattere molto determinato e da una grande fantasia e creatività. In breve divenne modella, musa ed amante di Rodin. Rose Beuret, cui Rodin era legato da più di 20 anni, ne era a sua volta stata la modella ed ora era la madre di suo figlio, leggermente ritardato a causa di un incidente domestico avuto a tre anni. Essendo Rose praticamente reclusa in casa, Camille sperava di poterla sostituire nel cuore dell’amato seguendolo nelle apparizioni pubbliche, e grazie alla perfetta armonia artistica creatasi tra loro ed alla forza bruciante della loro passione. Nel “Bacio” alcuni studiosi hanno riconosciuto gli stessi Auguste e Camille, anche perché le figure, pur nello slancio dell’abbraccio, appaiono ben distinte e separate. L’uomo appare più distaccato, freddo, con la posizione rigida del corpo da lui assunta, mentre la donna è completamente abbandonata, in estasi, complice nel gioco folle della passione. Nelle coppie rappresentate dalla Claudel invece le figure tendono a fondersi l’una nell’altra. Questo confronto tra le opere dei due è anche un paragone tra le loro personalità: Camille cercava un amore assoluto, esclusivo, mentre Rodin non poteva darglielo, restando quindi più autonomo, meno legato. La rottura definitiva tra i due avvenne nel 1898. Dopo un fecondo periodo di ritrovata autonomia, Rodin sprofondò nel dolore più cieco e profondo, fino ad impazzire completamente. Camille, oltre ad essere musa, modella, amante e fattore determinante negli umori e nell’equilibrio dell’artista, ne fu fattiva collaboratrice, realizzando per lui moltissimi studi di mani e piedi, utilizzati principalmente per I borghesi di Calais tra il 1885 e il 1895.
Sul finire della stagione romantica, Rodin fu uomo di grande intensità ed artista capace di unire la forza e lo slancio della vocazione romantica alle innovazioni tecniche proprie di un ingegno mirabile, capace di reinterpretare in modo originale la grande lezione di maestri del passato a cui chiunque altro avrebbe avuto timore anche solo ad avvicinarsi idealmente. Passeggiando nelle bellissime sale del museo, guardando l’esterno attraverso le vetrate, osservando le sculture che si contorcono nella potenza estrema delle loro forme e nella perfezione materica dei media utilizzati, rimanendo sospesi ad immaginare come sarebbero le opere non-finite se invece lo fossero, o passeggiando nei viali del giardino, perdendosi a guardare le sculture che si riflettono nelle fontane e negli stagni, godendo del contrasto cromatico tra il verde del bronzo ed il verde della vegetazione, sorseggiando un caffè caldo nel bel bistrot all’interno del parco, viene difficile, una volta conosciutane la biografia, non pensare alla vicenda romantica del grande Rodin, che così profondamente ne condizionò il carattere, gli umori, la vita, e, inevitabilmente, l’arte e la memoria storica.”"”

Bibliografia: Informagiovani-Italia:Laura Panarese

Fotografia  : B.Roveran

* Il Museo Rodin si trova in: 77 Rue de Varenne- Aperto dalle 9,30 alle 17,45 escluso il Lunedi.*

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In una giornata autunnale,piena di sole,13 novenbre 2010, abbiamo visitato con Italiavicina e Manageritalia di Verona il Villaggio Crespi e il Castello di Malpaga.

Una piacevole gita culturale e culinaria che è stata molto apprezzata, in quanto si cerca di scoprire luoghi vicini, ma molto interessanti.

*Villaggio Crespi*


Crespi è il nome della famiglia di industriali cotonieri lombardi che a fine Ottocento realizzò un moderno “Villaggio ideale del lavoro” accanto al proprio opificio tessile, lungo la riva bergamasca del fiume Adda.

Il Villaggio Crespi d’Adda è una vera e propria cittadina completa costruita dal nulla dal padrone della fabbrica per i suoi dipendenti e le loro famiglie. Ai lavoratori venivano messi a disposizione una casa con orto e giardino e tutti i servizi necessari.

In questo piccolo mondo perfetto il padrone “regnava” dal suo castello e provvedeva come un padre a tutti i bisogni dei dipendenti: dentro e fuori la fabbrica e “dalla culla alla tomba”, anticipando le tutele dello Stato stesso. Nel Villaggio potevano abitare solo coloro che lavoravano nell’opificio, e la vita di tutti i singoli e della comunità intera “ruotava attorno alla fabbrica stessa”, ai suoi ritmi e alle sue esigenze.

L’Unesco ha accolto Crespi d’Adda nella Lista del Patrimonio Mondiale Protetto in quanto “Esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa”.

Criteri soddisfatti:

- Crespi d’Adda offre esempio eminente di un complesso architettonico che illustra un periodo significativo della storia umana.

- Crespi d’Adda costituisce esempio eminente di insediamento umano rappresentativo di una cultura.

*Castello di Malpaga*


Poco lontano dalle rive del Serio si trova il castello di Malpaga, nel territorio di Cavernago, piccolo comune alle porte di Bergamo. Non si trova su un’altura o su una collina, per questo con l’introduzione della polvere da sparo, si vennero a creare non pochi problemi difensivi che derminarono la necessità di rinforzarne il sitema di protezione.

Il castello, la cui fama è legata alla gloriosa storia del condottiero Bartoloneo Colleoni, nella sua struttura complessiva è di forma quadrata, circondato da due cinte murarie e  da due fossati. Entro il primo che non esiste più, c’erano le scuderie e gli alloggiamenti dei soldati mentre il secondo è ancora visibile dall’esterno del castello. I materiali da costruzione sono rappresentati da ciottoli alternati con masselli in cotto. Rimangono esternamente le tracce della merlatura di origine rinascimentale.

Esso esibisce sulle mura esterne, oltre la soglia d’ingresso grandi dipinti relizzati dal Romanino risalenti al periodo tra il 1520 e il 1530 in cui il castello si trovava nelle mani dei nipoti del Colleoni, fin dall’entrata si può percepire ancora tutta l’atmosfera eroica e il prestigio del periodo rinascimentale.

Internamente al primo piano, accediamo al Salone D’Onore, che celebra la visita di Re Cristiano I di Danimarcarisalente al 1474. Al piano superiore, si trova la sala ricca di affreschi settecenteschi: Grazie ai dipinti di cui è ricchissimo il castello, è stata celebrata la grandezza del casato e le glorie militari del Colleoni: sono abbondantemente rappresentate scene della vita del castello con il corteo regale, i banchetti, i tornei, le scene di caccia e il mecenatismo della famiglia Colleoni. In fondo al Salone degli Affreschi attraversando una porticina, si entra nella Stanza del Capitano Colleoni, dove egli morì e dove si conserva un prezioso quadro della Madonna con il Bambino.

Lo stile architettonico e decorativo del castello vede affiancarsi stili appartenenti ad epoche diverse soprattutto riguardanti il ’300, il ’400, il ’500, prevalgono però gli affreschi in stile francese, proprio perchè il Colleoni amava attorniarsi di pittori provenienti dalla Borbogna ed ha una vasta influenza il gotico interazionale.

Bibliografia: da Castelli d’Italia-Guida Villaggio Crespi

*Associazione Italiavicina*

*Associazione Manageritalia*

Foto di Benito Roveran

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] Dopo una lunga sosta dei nostri viaggi extraeuropei, abbiamo organizzato con amici un viaggio per visitare il New England, nel  Nord Est degli Stati Uniti.

Il tempo che abbiamo scelto è stato Ottobre  per ammirare il foliage d’autunno nel New England, una regione composta di Sei stati dal Vermont al Rhode Island.  Gli aceri si colorano di rosso/arancione , i pioppi di giallo senape in contrasto con il cielo azzurro . Le   foglie degli alberi fanno da tappeto ai prati verdi,  donando agli occhi l’immagine di quadri degli impressionisti.

Partiamo il 5 ottobre 2010 per New York con le coppie:Angela e Dec, Anna e Leo. Dec e Leo hanno studiato nei minimi particolari il tragitto con le varie soste, i kilometraggi, noleggiato un extra wagon per sei persone,   anche l’aereo è arrivato in perfetto orario, solo la burocrazia della polizia di frontiera ci ha fatto perdere circa un’ora tra impronte digitali, compilazione di test,ecc., finalmente siamo riusciti a prendere la nostra autovettura, attraversare N.Y. e raggiungere in serata Amherst nel Massachusetts, una accogliente cittadina universitaria. Siamo invitati a cena da Jain , un professore universitario che insegna saltuariamente all’Università di Verona  Un’ottima cena a base di costine di maiale ai ferri macerate nel vino rosso – una delizia – . Pernottiamo in una dimora d’epoca al Black Walnut InnTutto bene come primo assaggio del nostro viaggio itinerante.Abbiamo percorso 310 km.

Iniziamo il nostro foliage d’autunno dal Vermont o montagna verde , tra formaggi, sciroppo d’acero e gelato Ben & Jerry’s è difficile attraversarlo senza assaggiare le sue delizie. L’aspettativa più entusiasmante  sono le foreste colorate dalle foglie con una sfumatura di colori dal giallo senape al rosso intenso. E’ un’oasi selvaggia e incontaminata.                     La campagna ha un aspetto collinare occupata per l’80% da foreste ed il resto da graziose fattorie dove le mucche bianche e nere pascolano come se fossero anche loro l’attrazione per il visitatore.

Il Vermont è il più grande produttore di sciroppo d’acero. Occorrono 150 litri di linfa d’acero, bolliti negli evaporatori degli zuccherifici, per produrre quattro litri di sciroppo d’acero. Un’altra curiosità, il Vermont ha oltre 100 ponti coperti, tra cui l’unico ponte ferroviario coperto ancora in funzione. Questi ponti rappresentano una eredità che è stata preservata con orgoglio.                                                                                                                                                                                                                                                                              Lungo il tragitto ci fermiamo nel villaggio storico di DEERFIELD dove è possibile visitare 14 antiche case dell’epoca tra il 1650 ed il 1850 con utensili ed oggetti originali d’uso a quei tempi in America. Deerfield fu fondata nel 1669 da coloni agricoltori inglesi ed abbraccia tre secoli di storia americana. Le case in legno sulla  “”The street”" sono conservate dalla Historic Deerfield.  Proseguiamo per BENNINGTON ed entriamo nel Green Mountain National Forest del Vermont, piove a dirotto, non ci voleva, riesco a fotografare dal finestrino della macchina e riusciamo a visitare il Benington Battle Mounument, un obelisco di pietra del 1891 che commemora la battaglia del 1777 contro gli inglesi, con i suoi 93 metri di altezza si può vedere a 360 °purtroppo ci sono nuvole basse e piove. Bennington fu fondata nel 1749  è incastonata tra il Monte Taconic e la Green Mountains e offre una insuperabile bellezza naturale tra quartieri storici e grande architettura.

Dopo 300 km.raggiungiamo BURLINGTON nel pomeriggio del 6.10 .

Città universitaria ma anche un centro commerciale e industriale, è situata sulle sponde del Lago Champlain. Visitiamo la città in particolare Battery Street. E’ in programma, per il giorno dopo ,un giro in barca sul lago Champlain.

La mattima del 7.10 piove ancora e dobbiamo rinunciare al giro in barca, pazienza. Oggi dobbiamo arrivare a Conway-Km 281-Cerco di fotografare anche se piove, ma lungo il tragitto c’è uno sprazzo di sole, siamo fortunati e ci fermiamo a OTTAUQUECHEE nella Green Mountains per vedere il ponte in ferro ,le cascate del fiume Quechee Gorge con il Gran Canyon del Vermont. Facciamo una deviazione per raggiungere Woodstock-ne valeva la pena- fondata nel 1761 questa cittadina è ricchissima di case georgiane in mattoni rossi e legno.  E’ stata ristrutturata dalla famiglia Rockefeller. Ci fermiamo per uno spuntino in parco dove sono stati allestiti degli stands gastronomici per il reperimento di fondi per le scuole della cittadina… abbiamo assaporato delle loro specialità.

Prendiamo la n.5  entriamo nello Stato del New Hampshire - Vivi libero o muori La maggior parte del territorio è piena di foreste, laghi , fiumi e cascate e da montagne con le vette delle White Mountains.Si ammira il foliage autunnale lungo l’itinerario mozzafiato della Kangamagus Highway , il il Kancamagus Pass a 950 mt per ridiscendere nella Saco Valley  incontrando le cascate  del Swift River e raggiungere nel  tardo pomeriggio a North Conway in cerca di un Motel per dormire e di un buon ristorante.

In questa cittadina lungo la Main Street sono disseminati negozi di capi firmati a prezzi convenienti oltretutto perchè  nel N.H. non esiste la tassa sulla vendita… abbiamo fatto buoni acquisti. Dalla stazione parte il treno della Conway Scenic Railroad diretto in montagna.

Oggi è il 9 ottobre e da North Conway  entriamo nello stato del Maine con  foreste nel suo interno, fiumi, laghi e lungo la strada foliage autunnale dai colori smaglianti, dal giallo al rosso, al verde; le frastagliate coste dell’oceano sono un paradiso per le vacanze estive degli americani. Attraversiamo Gorham,Bethel, Bangor per arrivare dopo 350 km. a Bar Harbor, dove ci fermiamo per tre giorni per visitare l’Acadia National Park, situato sulla Mount Desert Island .           E’  un paradiso  selvaggio con foreste attraversate da una strada forestale che sale e scende tra rocce rosa e l’acqua blu del mare.  Saliamo alla  Cadillac Mountain alta 465 m.

ed è la più alta vetta costiera degli Stati Uniti dalla quale si può spaziare a 360°, c’era una bella vista con una giornata limpida, ma tirava un forte vento gelido.

Scendiamo dalla Cadillac Mountain per poi fermarci al Jordan Pond e prendiamo un sentiero immerso nella natura che costeggia la sponda meridionale del lago di origine glaciale e sullo sfondo due alture a forma di “”poppe”", l’acqua è limpida.

Su e giù per crinali, curva contro curva, oceano da una parte, montagna dall’altra arriviamo a Otter Point per ammirare il faro  Steadfast Ligth da dove si può spaziare  sull’atlantico, Sand Beach una bellissima spiaggia nel parco, e Thunder  Hole , fenomeno naturale così chiamato  perchè il frangersi delle onde sugli scogli intrappola l’aria nel crepaccio ed espellendola crea un sonoro “” BUM”" .                                                                                     Anche oggi siamo riusciti a visitare siti interessanti, meritiamo una buona cena a base di pesce in buon ristorante a Bar Halbor.                                                                                                                                                 Oggi 10.10 il tempo è discreto  e visiteremo il Penobscor Bay scogliere battute dal vento e dalle onde, celebre per le sue isole, è una striscia di oceano di 56 km. un circuito stradale di attreversamento di vari ponti tra un’isola e un’altra , sembra quasi un giro vizioso, visitiamo Blue Hill , è una affascinante cittadina costiera con raffinate dimore d’epoca e ospita artisti e artigiani, Deer Isle raggiungibile dalla terraferma attraverso il ponte sospeso Sedgwick del 1939 è un insieme di piccole isole e raggiungiamo Stonington un pittoresco villaggio di pescatori dove prospera l’industria delle aragoste, ci troviamo nella zona più a sud  delle Deer Isle ed è  un villaggio che merita di essere fotografato per le sue case graziose.

Durante il nostro viaggio nei paesi visitiamo i cimiteri che sembrano giardini all’aperto, nessun recinto, molto semplici , solo lapidi  , sembra che i defunti vivano ancora tra la gente.                                                                                                                                                 Il nostro viaggio prosegue tra un ponte e l’altro, passiamo da Castine, più o meno è l’ora canonica per fare un pic-nic in riva al mare. Cittadina dal passato francese, inglese, olandese e americana. Si trova in un punto strategico della baia, qui le varie flotte marinare si confrontarono fra di loro durante la guerra di indipendenza.

Ritorniamo a Bar Harbor ,circa 150 km. come previsto tocca a me guidare, è il pomeriggio inoltrato, una buona doccia e una cena a base di pesce, per l’ultima sera che rimaniamo a Bar Arbor.

Oggi è l’11.10 partiamo in direzione di Portland , circa 260 km. lungo la costa . Tocchiamo Bucksport,un parco circonda la fortezza pentagonale dei tempi della guerra civile, una cartiera e il ponte osservatorio. Dimenticavo , la giornata è bella e proseguiamo per Camden, una graziosa cittadina da visitare a piedi per ammirare residenze restaurate e un porto sempre gremito di barche a vela. . Ci fermiamo per un pic-nic nella baia.

Proseguiamo per Rockland, una cittadina dedita alla pesca dell’aragosta, ma oggi si sta trasformando in località turistica per escursioni, per il Lobster Festival e rappresenta il più importante evento della cittadina la quale, con il Farnswoyth Art Museum, espone  opere di artisti che si sono ispirati ai paesaggi del Maine.

Facciamo una deviazione per raggiungere Boothbay Harbor ,un fiordo, un villaggio di pescatori di uno  spettacolare fascino lungo le vie strette. Da questo porto si possono effettuare gite in barca alle varie isole “” andar per mare “” è il loro lavoro.

Ritorniamo sulla strada principale per poi transitare da Bath, Brunswick, che non visitiamo in quanto la nostra meta è Portland “” gioiello sul mare”",così scriveva il poeta H.Longfellow.E’ una città piacevole situata sulla cresta di una penisola, moderna ma con i fasti del 1800, una città marinara  con i suoi splendidi edifici del XiX  secolo e viuzze con ancora le vecchie lampade e una brezza marina salmastra. In serata arriviamo a Kennebunk per alloggiare al Franciscan Guest House. La cittadina è situata  alla foce  del Kennebunk River ed è una località balneare per ricchi e si ammirano splendite dimore d’epoca , tra le quali quella di proprietà di G.Bush senior.    Suggestivo il giro in auto per ammirare le sue spiagge , in particolare Kennebunk Beach, composta da tre spiagge collegate.

Passiamo da York Village, un piccolo paese fondato nel 1630 con edifici storici e tutelati dalla Old York Historical Society , una chiesa , un carcere antico -Old Gaol – del 1719, una scuola a una sola aula del 1745. Proseguiamo il nostro viaggio verso Kittery, sul fiume Piscataqua e fondata nel 1647 , vanta la più antica chiesa, la First Congregational Church del 1730. Lungo le strade  sono allocate delle belle case antiche.

Nei dintorni si trova il Fort  Mc Clary ,una fortificazione dei primi dell’800 in riva al mare.

Entriamo nel più piccolo Stato degli Stati Uniti, Rhode Island e cela innumerevoli meraviglie, non è un’isola, ma è un insieme di isolette con incantevoli spiagge e insenature.

Visitiamo : Portsmouth fondata nel 1623 porta i segni della sua lunga storia. I vecchi magazzini marittimi sono stati trasformati i caffè e negozi e le antiche dimore in B&B.

Newport Prima università navale e lussuosi ” cottage estivi ” dei ricchi americani tra i quali i Vanderbilt, magnati delle ferrovie.La dimora è un edificio di pietra calcarea di 70 stanze su quattro piani.

Nelle vicinanze visitiamo Strawbery Bank un museo a cielo aperto che illustra le diverse epoche della città per mezzo di un intero quartiere composto di 40 case aperte al pubblico e arredate con mobili d’epoca e contengono collezioni di ceramiche, oggetti di artigianato. Diversi edifici sono circondati da giardini coltivati nello stile dell’epoca, così pure gli orti.

La visita è stata molto interessante perchè nelle varie dimore c’era una guida che spiegava la storia della famiglia.Alla sera ci fermiamo a Denvers per poi al mattino dirigersi a Boston.

Boston è la capitale del Massachusetts fondata dagli inglesi nel 1630. Vanta la prima scuola pubblica: Latin School. Nei dintorni di Boston vi furono le prime guerre di indipendenza. Vi si fondarono le prime università: Nel XVIII secolo immigrarono Irlandesi e Italiani i quali contribuirono a mescolare  il tessuto urbano di influenze europee.

Oggi Boston è una città a misura d’uomo che si può girarla a piedi o con i servizi turistici.

Abbiamo scelto un itinerario a piedi segnato in  rosso di circa 4 km.per meglio sentirci in mezzo alla gente ,tra mercati,chiese,grattacieli, palazzi,ristoranti,giardini…scoiattoli…

 

Il cimitero dei primi coloni di Copp’s Hill .

Ripartiamo per PLIMOUTH  dove approdarono nel 162o a bordo del veliero Mayflower i  primi 120 pellegrini inglesi … oggi i turisti son0 attirati per vedere la copia del veliero ed i luoghi dei primi anni della storia americana.

Ci dirigiamo verso la penisola a gomito di CAPE COD ,bellezze naturali e pittoreschi villaggi coloniali, panorami oceanici del Maine: HYANNIS con la tenuta dei Kennedy; FALMOUTH fondata dai quaccheri nel 1660 con la storica Maine street  con case vittoriane.. spiagge lunghissime, paludi salmastre.All’ora del tramonto raggiungiamo PROVINCETOWN una pittoresca cittadina dove i primi pellegrini vi approdarono nel 1620 per poi espandersi nell’entroterra. E’ stato un centro importante della pesca, ora è un’isola felice per artisti e per gay,per ricordare lo sbarco dei pellegrini è stato eretto il Pilgrim Monument alto 77 m.     e potrebbe essere una copia della Torre del Mangia della Piazza dei Miracoli a Siena.

race_point_beach1Race Point Beach 

Cerchiamo un posto per dormire e lo troviamo nella punta estrema della penisola …un vecchio hotel-Provincetown Inn …un po’  vittoriano all’interno ..con pitture alle pareti dell’epoca vittoriana…una anziana segretaria ci accoglie per assegnarci la stanza. Ceniamo in un buon ristorante ” al Napi’s

si mangia bene… giriamo per la cittadina, molto chic.Sembra un’altra America.

Oggi è il 15 ottobre …siamo sulla via del ritorno. Percorriamo la penisola Cape Code verso Woods Hole per poi prendere il traghetto per l’Isola Martha’s, ci fermiamo lungo la costa per ammirare l’oceano, le dune di sabbia e fare foto…

Non riusciamo a prendere il traghetto in quanto i posti sono tutti esauriti e bisognava aspettare fino al tardo pomeriggio…abbiamo dovuto rinunciare..peccato! Ci dirigiamo verso Newport, una vera mecca per i turisti e per gli appassionati della vela.                                                                                                                                                                Siamo nello Stato di Rodhe Island, il più piccolo degli USA,una fetta che arriva nell’oceano.Newport è a forma di stivale e vi si trovano famose residenze  del 1800′ delle famiglie più ricche tra le quali: gli Astor, i Vanderbilt e The Breakers…….La patria dei velisti con la famosa American Cup.

http://www.liquida.it/video/a4276f27e/bmw-oracle-racing-wins-the-33rd-america-s-cup/

Oggi 16 ottobre ci trasferiamo a New York, la nostra ultima tappa…ok avete capito andiamo alla Grande Mela così dicono. Personalmente mi sento un po’ emozionato a visitare questa città …la metropoli delle metropoli, crogiuolo di varie razze..punto di incontro di tutti i popoli essendo la sede dell’ O.N.U. e dominata da una selva di grattacieli…vedremo quale sensazione mi potrà dare . Vi racconterò le mie impressioni durante la visita…..Entrando in N.Y. con l’auto non riuscivo a scorgere il cielo tanto erano alti i grattacieli e mi domandavo …ma quando riusciranno a vedere il sole?? Infatti N.Y. è una città in verticale con la selva dei grattaceli.. ma anche in orizzontale con la famosa baia , oggi con l’acqua inquinata … N.Y. è pure longitudinale.. è sufficiente salire sull’Empire State Building, il re dei grattacieli, per rimanere esterefatti, lunghissime avenue  e vale la pena muoversi a piedi e quando sei stanco puoi prendere un taxi giallo, ce ne sono migliaia , costano un po’ , i drivers sono di tutte le nazionalità.

N.Y. è un continuo cantiere : demolire le costruzioni povere e costruire grattacieli per le banche,ecc…è paragonabile a un campo agricolo: si ara , si semina, si miete , è una rotazione continua.  Si salvano ancora il quartiere cinese, italiano e Harlem.

Siamo alloggiati all’Hotel Union in 34 street vicino  alla Quinta Avenue in pieno centro.

A piedi giriamo quasi tutta Manhatam, si attraversano le varie Avenue e Strade …il Quartiere di Wall Street, la finanza americana e mondiale, fra l’East River e l’Hudson, dominato dai colossali grattacieli del World Trade Center e… schiacciata la Trinity Church ..lungo l’East River il “Palazzo di Vetro” dove si cerca di decidere la politica del mondo, …il Ground Zero è un immenso cantiere che ricorda l’11 settembre 2001 quando due aerei hanno tagliato le torri gemelle, se chiudi gli occhi e rimani in meditazione vedi le fiamme e lo sgretolarsi dei grattacieli…Times Square ,il famoso crocevia dalle enormi pubblicità luminose, creato dall’incrocio di Broadway con la 7^ Avenue….,l’ottocentesca cattedrale cattolica di St. Patrick, infossata lungo la 5^Strada e vicino l’International Building, grattacielo del Rockefeller Center … il Metropolitan Museun,fra i più ricchi del mondo e il Guggenheim Museum al margine orientale del Central Park, lungo la 5^ strada, il grandioso polmone verde di Manhattan, dove la gente si rilassa lungo i vialetti o si sdraia sui prati.

Alla sera ci si ritrova per la cena in qualche ristorante particolare per assaporare la cucina esotica.

Una visita molto sentita è stata a Ellis Island- Museo dell’Immigrazione- Prendiamo il traghetto da Battery Park, si passa davanti alla Statua della Libertà-

Il suo scultore Auguste Barthold scrisse:“” Un colosso statuario non significa semplicemente la realizzazione di una statua di dimensioni gigantesche: esso deve avere un impatto emotivo nell’intimo di quanti lo guardano non per le sue dimensioni volumetriche, ma perchè esse rispecchiano i motivi ideali che incarna e per il luogo in cui viene sistemato”". La statua è un dono dei francesi.

Ellis Island : Più di cento milioni di americani possono dichiarare  che un loro antenato  è passato per Ellis Island. Una nazione di immigranti scrisse J.F.Kennedy. Conflitti politici, persecuzione religiosa,disoccupazione, il richiamo dell’avventura : queste sono le ragioni che hanno portato tante persone a sbarcare negli U.S..Oggi quest’isola è il memoriale di quanti hanno scelto questo paese come loro patria adottiva.

Si calcola  che, ad iniziare dal 1892, la maggior parte di costoro, circa 12 milioni, iniziarono il loro cammino verso la cittadinanza americana, la maggior parte proveniente dall’Europa. E’ in quest’isola che ebbe luogo l’incontro tra il Vecchio e il Nuovo Mondo.

Le fotografie e gli oggetti esposti nel museo narrano una storia che non ha bisogno di commenti. I nuovi arrivati attendono di entrare nell’edificio. Un medico accerta la presenza del tracoma, una malattia contagiosa che risultava in una ispezione negativa.

Il passaporto che apparteneva a  una immigrata italiana di nome Concettina Parenti.Il Muro d’Onore  in America si trova all’esterno dell’edificio principale della mostra  dal tema “ dell’America” e sono iscritti in questo muro  più di 600.000 persone a memoria degli immigrati in America.
Carla ha trovato i Colombo , parenti materni, partiti agli inizi del ’900. Nel 1954  l’isola chiude i battenti come centro di raccolta degli immigranti. Oggi si possono rintracciare i primi passi di quanti hanno scelto di dare inizio            > al loro futuro come americani.

Il pomeriggio lo dedichiamo ad una passeggiata  sul  ponte di Brooklyn, uno spettacolo di ingegneria e con una visuale sulla città di Brooklyn e di N.Y.

Il viaggio è alla fine, è stato bello e vario; abbiamo conosciuto il modo di vivere  degli americani, ligi alle regole stradali, alle file nei negozi, nei musei,nelle metropolitane, molto disponibili se ti trovi in difficoltà. E’ stata una esperienza valida da consigliare ad altri. La compagnia degli amici è stata simpatica , grazie a Leo e Dek che hanno organizzato il viaggio.

*Bibliografia: New England – Mondadori *

*Foto di Benito Roveran con Canon 350 D*

**VISUALIZZA FOTO: SLIDESHOW IN ALTO A DESTRA**

 
 

Si chiama Serenissima ( SWAN 53′ ) del cantiere Nautor , una regina del mare di 16,50 metri, una barca veloce con 200 metri di superfice velica. Questa sarà la nostra barca a vela per la crociera in Dalmazia per toccare le isole: Solta-Hvar (Lesina) – Vis ( Lissa )-Brac-Curzola-Lestovo-Drvenik.

Siamo molto eccitati, preparativi per la cambusa :Custozza, sopressa, formaggi, pasta, ecc.

L’armatore Aldo è molto nervoso e preoccupato, ma la “Serenissima” sarà all’altezza dell’equipaggio: *Giampi,novello marinaio, dottore di bordo ( geriatra ) , tutti superiamo la sessantina, *Hannes, tedesco della Bavaria, prigioniero di guerra da 40 anni, addetto alla randa, campione mondiale ed europeo di russate, *Benito strappato alle grandi cime, ma recuperato come caro amico, chiamato anche Nettuno per la sua barba, anche ciclista in acque dalmate, ma senza bicicletta, *Antonio detto ” Ugo” uno dei fratelli Karamazov, addetto alla scelta dei ristoranti, del pesce , del pane fresco, delle primizie di frutta e verdura, si alza sempre verso le cinque del mattino per andare a camminare lungo il mare a vedere il sorgere del sole.

Per ultimo il nostro capitano Armando, non ama l’acqua, indossa da sempre una maglietta kaki, in originale di colore giallo canarino e pantaloncini di colore indecifrabile, ha un ” curricula ” lungo 100 anni, poliziotto, servizi segreti, avvocato,insegnante universitario, skipper, ammogliato, ha solo 52  anni.

Speriamo nel gran vento e nei ristorantini per degustare piatti di pesce fresco, ma non solo, la  cambusa sarà provvidenziale durante la navigazione. Il mare ci attende ed il vento farà velleggiare la “Serenissima”

Partiamo da Verona in macchina l’11 giugno e  pernottiamo all’Isola di Ciovo all’Hotel Tina. Il pomeriggio , in attesa di imbarcarci sabato 12 Giugno, visitiamo TROGIR .

E’ una vera città museo. Si ammirano monumenti culturali e storici, dei palazzi autentici, delle vie lastricate in pietra locale, la chiesa di S.Sebastiano con la Torre dell’orologio, la cattedrale di S.Lorenzo con il bellissimo portale del maestro Radovan, il castello Kamerlengo, il palazzo Cipiko difronte alla cattedrale. Trogir ha una lunga ed interessante storia, alcuni reperti sono datati nel 2000 A.C. Il cuore antico della città sorge su una piccola isola , è chiuso da mura e circondato dal mare. 

Riviera Trogir - Trogir                                                                        

Questo nucleo storico è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’ UNESCO nel 1997.  Ci sono anonime vecchie case  lungo le vie strette e decorate con stemmi delle famiglie nobili sulle arcate delle porte.

Suggestiva la passeggiata sulla riva adornata da palme.

 

 

 

Sabato 12 Giugno è il giorno della partenza con la Serenissima, trasbordiamo i bagagli e le vivande, salpiamo per Slovice, isola di Solta, per gli ultimi acquisti: pane e acqua minerale.

ISOLA DI SOLTA

ISOLA DI SOLTA E’ un’isola dalla costa rocciosa, presenta però belle insenature e una vegetazione mediterranea florida. Un’oasi di pace. L’imperatore Diocleziano nel295 D.C. fece cotruire  le terme ed un acquario.

Dopo una breve sosta per uno spuntino si naviga in direzione di Vis, ma a causa di un forte vento la barca si piega a quasi 45° il capitano decide di attracare a Milna

nell’isola di Brac ( forse aveva paura di non poter governare la barca). Il paese si è sviluppato intorno al XVI secolo quando una nobile famiglia scelse questa località per costruirvi una fortificazione e una chiesa.  La sua posizione favorevole offre un porto sicuro ed alcuni ristorantini con cibi locali a base di pesce fresco. Ugo trova il ristorante ” OMO ” per un vero assaggio di pesce.

La prima notte in barca è tranquilla, a parte il ” russamento ” di Hanes e Aldo ( dormono nella stessa cabina), tanto che Hanes è costretto a dormire in coperta per tutto il periodo della navigazione. 

Il giorno seguente (13.06) si naviga a vela ( finalmente) , il vento è abbastanza sotenuto e la navigazione è sui 8/9 nodi, in varie baie ci si tuffa in mare , piccolo spuntino e poi si riparte ancora a vela per Punta Pellegrino per poi approdare all’Isola di Palmizana o San Clemente di proprietà della famiglia veneziana dei Meneghello.

Una vista meravigliosa da impazzire delle isole Pakleni. Ceniamo al ristorante  a base di pesce , sempre su consiglio di Ugo, un prezzo sattelitare ( 75 € a cranio). Se volete visitare il sito cliccate su:http://www.palmizana.hr/Dynamic/ListItems,intLangID,3,intCategoryID,28.html . Lungo i sentieri si sentono i profumi del bosco, il canto degli uccelli , la visione delle piante e dei fiori.

Al mattino una nuotata in questa baia

Con una piccola barca a motore partiamo per visitare la città di Hvar-Lesina che dista circa 15 minuti da Palmizana. Una piccola perla veneziana

*La Cattedrale di S.Stefano

*Il Palazzo dell’Arsenale

*Il convento francescano di Santa Maria della Misericordia

*La loggia veneziana

Lungo la passeggiata del mare c’è un dolce profumo di lavanda, è un prodotto tipico e viene venduto nelle bancarelle.

Ritorniamo alla marina di Palmizana e dopo un ottimo bagno in mare : un pranzetto  ” speghetti al pesto” .                         Si parte veleggiando per Lastovo-Lagosta,avvistiamo tre delfini, purtroppo non riesco a fotografarli, peccato!              Lo Scirocco ci batte contro e prevedendo di non arrivare in tempo ,si dirotta per l’Isola di Korcula-Curzola .Peccato, avevo del formaggio grana da portare Nico Fantella ,lo zio di Lucy e Giando ,amici di Verona.

Entriamo a Vela Luka,Vela Luka uccelli vista ma dobbiamo rimanere in rada ,non c’è possibilità di attraccare in Marina. Ceniamo in barca, Aldo prepara un’ottimo piatto di ” maccheroni alla puttanesca”.

E’ il paese più grande delll’Isola di  Korcula e si sviluppò del XIX secolo in una profonda baia al riparo dei venti.

Fra gli edifici di rilievo: la Chiesa parrocchiale di San Giuseppe del 1848. Gli abitanti sono dediti all’agricoltura, alla pesca , all’industria del pesce Jadranka , al cantiere navale Greben. I ragazzi si dedicano allo sport del canottaggio, infatti al nostro arrivo si allennavano nella lunga baia.

Vela Luka è cittadina e porto nella parte occidentale di Korcula, situata all’interno dell`ampia baia. Vela Luka è detta «la città più vecchia e più giovane», poiché sorse agli inizi del XIX secolo sul sito neolitico di Vela Spilja ed è uno dei centri maggiori dell`isola.
Poichè siamo in rada Ugo si preoccupa come potrà il mattino a camminare ,non è San Pietro che cammina sulle acque, Aldo si propone di mettere in acqua il tender.  Buona notte.

Il mattino seguente Ugo e Aldo sono usciti in tender per la solita camminata, hanno acquistato pane e frutta per la navigazione.

Per la rottura del W.C. da parte del povero Janne, bisogna cambiare una valvola, ma in paese non si trova e quindi il capitano alla meno peggio riesce a ripararlo. Si parte verso mezzogiorno con un tentativo di navigare verso Lagosta, si naviga a vela , ma a metà navigazione abbiamo il vento contrario e pertanto dobbiamo rinunciare a Lagosta.                                                                                                                                                                                                             Cambiamo rotta  verso VIS-LISSA  tutto a vela per circa 90 miglia, meraviglioso, si arriva alla marina verso le 19.30, il tempo per rinfrescarsi e mandare Ugo alla ricerca di una osteria per degustare un buon piatto di pesce: gallinella,branzino,ottimi contorni e vino bianco del luogo ” Vugava”. ( 40 euro) Un forte temporale ci accompagna per tutta la notte, tra tuoni e russamento è stata una musica mettallica.

Vis è la più meridionale dell’arcipelago dalmata e sonnecchia dietro Hvar e le isole Pakleni Otoci, nella foschia vi sembrerà separata dal mare quel tanto che basta perchè si delineino all’orizzonte i suoi contorni, con il monte Hun alto 585 metri, la maggior quota su Vis, punto di avvistamento per tutti coloro che vi governarono. Qui lasciarono la loro traccia gli Illiri, gli Elleni,i Romani, i Veneziani e quindi ricca di storia, di cultura e di architettura. Gli abitanti si dedicano alla pesca, alla viticoltura , al turismo.Le  piccole baie ti invitano a tuffarti nel mare cristallino.

E’ il 16 giugno c’è aria di ritorno in terra ferma. Da Vis si naviga a vela verso STARIGRAD sull’isola di Hvar, durante la navigazione è d’0bbligo tuffarsi in acqua. Arriviamo alla marina verso le 19.00. Aldo ci prepara una ottima spaghettata di fantasia e quindi buona notte.

Cittavecchia è  la città più vecchia dell’isola di Lesina (Hvar) – l’isola del sole, della lavanda e del vino, l’isola che ha una tradizione turistica lunga 130 anni. Cittavecchia ha una posizione particolare, da una parte è incastonata nella terraferma, nei campi di lavanda e nei vigneti e dall’altra parte è protetta dal mare. Sicuramente, possiede uno speciale fascino turistico ed è una delle più visitate destinazioni di tutto l’Adriatico.

Ci trovaimo in una piccola Venezia:

* le chiese     

                                                * le piazze

 

E’ il 17.06 e verso le 10.00 si parte per l’isola di Drvenik Veliki  è  proprio bellissima, ricca  di una rigogliosa vegetazione mediterranea e delle spiagge meravigliose, circondata dalle acque cristalline del Mar Adriatico è situata nella Dalmazia centrale, a nord-ovest dell’isola di Šolta, tra il Canale di Drvenik e la Šolta.

Il punto più alto dell’isola è Buhalj, situato nella parte orientale dell’isola. La città più grande dell’isola è Drvenik Veliki . Le occupazioni principali degli isolani sono l’agricoltura, la viticoltura, l’olivicoltura e la pesca. In porto incontriamo Mario Rossetti uno skipper di Treviso che naviga con una gemella della Serenissima.

     Un giro per la visita della cittadina e quindi al ristorante per una cenetta di pesce presso un ristoramte consigliato dal nostro capitano, a dir la verità non ne valeva la pena, era meglio un’osteria.

L’ultima notte in barca e il mattino seguente ritorno a Trogir per la fine della nostra crociera. In sintesi una bella esperienza.

* FOTO DI B.ROVERAN

*PER VEDERE LE FOTO VAI SU SLIDESHOW IN ALTO A DESTRA*

*Monte Bianco – Il dente del gigante*

 

Due giornate in Valle d’Aosta per la visita di alcuni castelli – Sabato e Domenica 05-06 Giugno 2010 con gli amici di Italia Vicina e Manageritalia di Verona, una reciproca collaborazione per far conoscere le bellezze, anche nascoste, della nostra Italia. E’ stata una esperienza molto positiva , in particolare si è creata una nuova amicizia.

 La Valle d’Aosta è stata assoggetata dai Romani nel 25 a.c., che vi fondarono la colonia di Augusta Pretoria, in onore dell’imperatore Augusto (da cui Aosta) e sede pretorile, cioè della massima autorità giudiziaria, distaccata nelle provincie più importanti dell’Impero.

Per la sua posizione geografica ha sempre svolto una fondamentale funzione strategico-militare, tanto vero che il passaggio della valle à caraterizzato dai numerosi castelli che sono stati via via costruiti dai signori locali a partire dal X secolo, molti dei quali caduti in rovina  o per cause militari o per estinzioni familiari.

Conquistata dagli ostrogoti nel 522, in seguito dai Bizantini e dai Longobardi, entra successivamente nel regno Franco e poi di quello di Borgogna nel 904. Nel secolo XI, dopo alterne vicende e sanguinose lotte tra i signori della valle che ne rivendicano l’egemonia, passa in eredità ai conti Biancamano, diventa parte integrante della Savoia (1302), pur conservando l’autonomia e mantenendo, fino al’700 un proprio parlamento.                                                                      Durante la campagna d’Italia, Napoleone la annette alla Francia assieme al Piemonte. Nel 1945 viene costituita in circoscrizione autonoma e nel 1948 diventa Regione a Statuto Speciale.

Dopo circa quattro ore di viaggio ci fermiamo a:

PONT SAINT MARTIN

La cittadina, attraversata dal torrente LYS che nasce sui ghiacciai del Monte Rosa , trae il nome dal ponte romano costruito ad arco unico nel I° secolo a.C.:

Ha un’altezza dal pelo dell’acqua di 23 metri ed una larghezza di 5 metri. Nel 1931 viene dismesso e gli viene affiancato un ponte di legno, sostituito dall’attuale ponte in pietra nel 1876.

La cittadina è dominata da un’altura  rocciosa sulla quale restano le rovine di un castello del sec.XI.

Sulla rocca adiacente si erge il castello di Baraing, edificato secondo lo stile neogotico tra la fine del ’700 e gli inizi dell’800.

Prendiamo alloggio all’Hotel Crabun dove il il pranzo ci fanno assaggiare le loro specialità valdostane:

* affettati locali con boudin di patate : salame, prosciutto crudo,mocetta, coppa al ginepro, lardo d’Arnad, insalata valdostana di mela,fontina, quiche di prosciuttoe fontina,tortino di spinaci con fonduta, agnolotti Crabun al burro e salvia, macedonia, vino,ecc. Un ottimo pranzetto.

Il pomeriggio visita guidata al Forte di Bard                                      con annesso l’antico borgo medievale nel quale sorgono interessanti edifici dal XIII al XVI secolo, tra i quali spicca il palazzo dei conti Nicole, risalente al XVI secolo e ricostruito  nel XVIII secolo.

La casa Challant

                                                                                                                        

L’abitato è sovrastato dal forte eretto come castello da Ottone di Bard  nell’XI secolo , trasformato in fortezza  nel 1242, dopo la conquista di Amedeo IV di Savoia ; demolito nel 1800 per ordine di Napoleone, l’edificio attuale è il rifacimento  di Carlo Alberto con tre corpi uniti da passaggi coperti.

Nel 2006 è stato completamente restaurato ed ospita  un interessantissimo Museo delle Alpi.

Un viaggio virtuale nel tempo e nello spazio alla scoperta dell’universo della Alpi, dove tradizione e nuove tecnologie si fondono, dando al museo un carattere inconfondibile e dove i bambini e i ragazzi accompagnati da educatori possono cimentarsi in un’ascesa vuirtuale al

Monte Bianco.Tre ascensori in cristallo conducono alla fortezza, regalando una vista mozzafiato.

Una visita al borgo antico  e quindi cena e pernottamento.                         

Il programma prevede la visita :

* CASTELLO DI ISSOGNE *

Costruzione fortificata, proprietà dal 1151 del vescovo di Aosta, feudo dei Challant dal 1379 che trasformano  il castello in residenza privata. Tra il ’400 e il ’500, Giorgio di Challant lo riduce allo stato attuale a forma di ferro di cavallo: come protonotario apostolico e priore di S.Orso, accoglie personaggi illustri nel castello, come Carlo VIII di Francia e Sigismondo di Lussemburgo.

Alla sua morte  nel 1509 si scatenano le guerre familiari per la successione, non avendo avuto figli maschi: le contese terminano nel 1696 col ritorno della proprietà  ai di Challant.

Nel 1802 , alla morte di Giulio Giacinto senza eredi, nel castello inizia l’abbandono e la depredazione, finchè nel 1872, viene messo all’asta e ne diviene proprietario il pittore Vittorio Avondo, famoso per la sua pittura di paesaggio: egli lo riarreda con i mobili originari acquistati  dagli antiquari o con copie d’epoca. Alla sua morte , nel 1907, dona il castello allo Stato italiano e nel 1948 passa in proprietà della Regione Valle d’Aosta.

Di notevole rilievo, nel porticato del cortile , le sette lunette decorate a fresco, raffiguranti le botteghe artigiane.

   

Le scene esprimono  con accuratezza la moda e i costumi della valle alla fine del XV secolo e inizio del XVI.

La fontana nel cortile dove l’acqua sgorga da un melograno.

La sala della giustizia.Altre stanze del castello sono affrescate da ignoti pittori, alcuni certamente di scuola coliniana.Adorazione dei Magi

 *CASTELLO DI FENIS *

Viene menzionato per la prima volta nel 1242 come “” castrum Fenittii”" di proprietà del visconte di Aosta Gotofredo di Challant. Aimone di Challant, tra il 1320 e il 1420 inizia una prima fase di lavori, dando alla costruzione la forma pentagonale.

Nel 1392, Bonifacio di Challant, figlio di Aimone lo sopraeleva e lo sistema, per  adattarlo alla vita cortese. A lui sono dovuti gli affreschi del cortile interno e della Cappelle, commissionati al grande pittore piemontese Giacomo Jaquerio.

 La Madonna della Misericordia
Gli affreschi della Cappella
   
La scalinata in pietra con le balconate                                    
          I santi
Nel 1426, con la morte di Bonifacio ,inizia un periodo di decadenza che dura circa 250 anni, finchè, nel 1716 viene venduto e nuovamente spogliato di arredi e mobilio. L’ architetto d’Andrade nel 1898, seguace delle teorie di restauro di Viollet le Duc, inizia i primi lavori, soprattutto per frenare il degrado.
Nel 1935 il Ministro dell’Educazione Nazionale  Cesare Maria de Vecchi e l’architetto Mesturino ristrutturano le murature e la copertura, accentuandone l’aspetto midievale, compromettendo però la leggibilità della originaria costruzione.
Attualmente è proprietà della Regione Valle d’Aosta.
Il nostro viaggio è stato un momento di cultura e di amicizia e speriamo di avere altre occasioni per ritrovarci.
* Testo di Alberto Ruffo
* Foto inserite nel testo da:www.courmayeur-mont-blanc.com
* Foto di B.Roveran
Hieronimus Bosch  (1510)

Un sant’uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e  gli chiese :
Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso  e l’Inferno.
Dio condusse il sant’uomo verso due  porte.
Ne apri’  una e gli permise di guardare all’interno.
C’era una grandissima tavola  rotonda.  
Al centro  della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il  sant’ uomo senti’ l’acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre,  dall’aspetto livido e malato.
Avevano tutti l’aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e  raccoglierne un po’,
ma poiche’ il manico del cucchiaio era piu’ lungo del  loro braccio non  potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant’uomo tremo’ alla vista della loro miseria e  delle loro sofferenze.
Dio disse: “Hai appena visto  l’Inferno”.
Dio e l’uomo si diressero verso la seconda  porta.
Dio  l’apri’.
La scena  che l’uomo vide era identica alla precedente.
C’era la grande tavola rotonda, il  recipiente che gli fece venire l’acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i  cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, pero’ erano ben nutrite, felici e  conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant’uomo disse a Dio : Non capisco!
- E’ semplice, – rispose Dio, – essi  hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo,
non consente di nutrire se’  stessi….ma permette di nutrire il proprio vicino.
Percio’ hanno imparato a  nutrirsi gli uni con gli altri!
Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a  loro stessi…
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura…
La  differenza la portiamo dentro di noi!!!
Mi permetto di aggiungere…
“Sulla terra c’e’ abbastanza per  soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l’ingordigia di  pochi.
I nostri  pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle  false fintanto che  non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel  mondo”.
Mahatma Gandhi.

 

Sri Lanka - Bandiera
   
Sri Lanka - Stemma

Dall’aereo sembra una goccia nell’Oceano Indiano.

Un paese ricco di storia , di cultura che si condensa in un territorio piccolo. Un ritorno in quell’Oriente che ti riempie di spiritualità. Marco Polo la descrisse come l’ isola più bella del mondo,infatti nel suo piccolo è un caleidoscopio di colori, di spezie, di religiosità, di odori, di verde, di scultura, di pittura,di danza e di conflitti di oggi.

Partiamo dall’Italia il 17 Febbraio 2001 assieme agli amici Nadia e Marco dopo aver preparato il viaggio sulla carta : un tour di una settimana toccando le località più interessanti e poi una settimana di relax alle Maldive. E’ il periodo migliore . Non possiamo visitare la parte nord per le tensioni tra il Governo Centrale e le Tigri Tamil.

Lo Sry Lanka  è stato soggetto a svariate colonizzazioni: da portoghesi , agli olandesi, ai brittanici fino all’indipemdenza nel 1948; la guerra fratricida fino al 2006, ora c’è una pace molto flebile, si spera. Bisogna ,purtroppo, ricordare lo Tsunami del 26 dicembre del 2004 , l’isola fu colpita da un evento imprevedibile, fu un disastro, 30.000 persone sono morte,causando migliaia di feriti,orfani,distruzione delle case.

Lo Sry Lanka è letteratura, arte, pittura, scultura, danza, musica, architettura,religione.

Sbarchiamo a Colombo con volo dalla Malpensa e partiamo subito per KANDY, la città degli inglesi, si presenta immersa nel verde; la città e la campagna sono ricoperte da una vegetazione molto rigogliosa e il tutto si rispecchia  nel lago circondato da colline. Il centro è un caos di botteghe di antiquariato, spezie, pietre preziose.

Si trova a 500 mt.sul livello del mare e ha circa 120.000 abitanti. Fu la capitale dell’ultimo Re  singalese e solo nel 1815 gli inglesi la occuparono eleggendola a residenza del Governatore . Il centro della città si snoda attorno al lago artificiale. Si percorre interamente a piedi visitando lo Sri Dalada Maligava, il Tempio del dente di Buddha, il più importante reliquiario dell’Isola. Tutto il complesso fu cotruito  fra il XVI  e il XIX secolo.                                                                                                                                                                                                                                   Il vistoso tetto dorato della stanza della reliquia è contemporaneo. E’ consigliabile visitare il tempio durante la cerimonia religiosa della PUJA in quanto viene aperta la stanza della reliquia dove è conservato il dente, nascosto nella più piccola delle sette miniature, è impossibile vederlo.La processione è in costante movimento, 15 secondi per scrutare.

Nel 1998 il tempio fu danneggiato dalla esplosione di una bomba all’ingresso, ma ora è tutto come prima, però si può visitare la mostra di fotografie dei danni causati dallo scoppio.

Kandy è tutto un giardino e quindi è d’obbligo visitare il Giardino Botanico di Peradeniya a soli pochi km.da Kandy. Un giardino molto interessante anche per quanti sono poco portati alla botanica. Ospita piante tropicali e subtropicali esistenti sulla terra. Il Padiglione delle orchidee, delle palme, il giardino delle spezie e la foresta dei bambù sono una cornice di come viene curato questo patrimonio botanico.

Quando pensiamo allo Sri Lanka subito viene in mente il Tè di Ceylon-Lipton ed è fondamentale per l’economia del Paese. Andiamo a visitare una piantaggione di tè a Pusselawa: mostrano tutte le fasi della lavorazione.

Si passa fra enormi scafallature a graticcio, dove il tè asciuga lentamente e quindi si accede nella sala macchine dove aviene la tritatura , la tostatura ed il confezionamento. Viene offerto il tè assaggiando le varie qualità : il migliore è il tè verde e poi fai una buona scorta per casa e per gli amici.                                                                                                                                                                                                                                             Le tradizioni sono un elemento importante per gli abitanti e nel tardo pomeriggio assistiamo ad un spettacolo di danze e canti locali, molto caratteristico.

Il mattino seguente partiamo per Kandalama per il pernottamento, ma il pomeriggio facciamo una escursione a Dambulla per ammiarere  i magnifici templi scavati nella roccia del I° sec.a.c. e chiamati Royal Rock Temple e sorgono in una sommità di una grande collina.

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 Dall’alto della collina durante il tramonto si ammira la pianura verde e si intravede in lontananza la Rocca di Sigiriya. Ai piedi dell’altura sorge il moderno Golden Temple e sulla sua sommità  c’è un Buddha alto 30 metri, si afferma che sia il più grande del mondo, non è proprio vero, ma il marketing ha la sua importanza.

 

In splendida posizione si può ammirare al tramonto la spianata e si riesce a intravedere la Rocca di Sigiriya, “rocca de Leone”, una piattaforma rocciosa alta 200 metri, un tesoro archeologico.

L’arrampicata, tra passerelle artificiali e scalini nella roccia è abbastanza impegnativa e a strapiombo,abbastanza praticabile per chi soffre di vertiggini, ragazzi del luogo sono pronti ad accompagnare chi è in difficoltà.    

                                                                                                                                                                                                                                                              A metà della scalinata ci attendono gli affreschi famosi. Una ventina di figure, il segno è morbido,l’impasto dei colori è ben vivo  ( arancio,ocra,rosa,verde).          

                                                                                                                                                                                                                     Gli affreschi rappresentano principesse, ma una ipotesi le vuole semplici cortigiane. Usciti dalla galleria degli affreschi si riprende la salita per raggiungere la cima dove si apre la Spianata del Leone. Nel 1898 furono ritrovate due immense zampe di leone.

Si immagina che al tempo del Re Kassyapa una scalinata risalisse fino alla bocca, da cui si accedeva alla sommità della rocca e vi aveva fatto costruiire il Palazzo Reale, con piscina, una sala per le danze. Ci si può sedere su una roccia levigata, chiamata trono del re e ci possiamo spaziare con   un panorama mozzafiato sulla giungla circostante. Portatevi acqua in abbondanza ,un copricapo, una giacca a vento leggera, perchè in vetta c’è molto vento.

Ci trasferiamo verso Polonnaruwa , Patrimonio dell’Umanità.

La visita inizia dal Palazzo Reale ,era una suntuosa struttura con 50 stanze e il tetto era sorretto da 30 colonne e risale al regno di Parakramabahu I.

 

Conviene raggiungere l’estremità nord degli scavi dove sono ben visibili le migliori opere. Clou della visita è il Gal Vihara. Vi si trovano tre statue di Buddha:

  • Maestro in piedi :Alahana Pirivena Complex
  • Maetro disteso: Gal Vihara
  • Maestro seduto: 

 e vanno considerati veri capolavori dell’iconografia buddista e segnano per leggiadria la massima espressione dell’arte rupestre cingalese,il buddha morente adagiato su un fianco  è lungo 13 metri. 

Proseguendo verso il limitare della giungla , si incontrano il Bagno del Loto del XII sec.una vasta vasca purificatrice, il Tempio del Tiwanka e poco oltre si staglia il Rankot Vihara,Rankot Vihara il più grande dagoba.

Altri monumenti interessanti sono il Vatadage o Tempio circolare della Reliquia, una volta coperto da un tetto circolare in legno con decorazioni in oro, il Thuparama l’unico con il tetto circolare intatto.Tempio buddista  ed è il più piccolo di Polonnaruwa, ma molto bello, forse risale al regno di Parakramabahu I                                                                                                                                                                                                                                                                                    Di buon mattino partiamo per Anuradhapura  380 a.c.( 180 km. in pulmino) la millenaria capitale il cui splendore  durò oltre l’anno 1000.

Durante il tragitto ci fermiamo per ammirare il magnifico  Aukana Buddha in posizione eretta  ,alto 12 mt.                                                                                                                                                                                                                                                   Proseguiamo  Anuradhapura,città antichissima ed è stata, come si dice, la più grande metropoli del mondo. La zona archeologica è molto estesa, la bicicletta noleggiabile sul posto è il veicolo più idoneo per raggiungere i siti più importanti. Gli archeologi, sotto l’egida dell’UNESCO stanno eseguendo ancora gli scavi per far affiorare l’intera città                                                                                                                                                                                                   ono il Ruwanveli Maha Seya , è il dagoba più alto, 102 mt. e risale al II sec.a.c. A poca distanza  si vedono i Kuttam Polona ,vasche gemelle,bacini costruiti nell’VIII  sec e usate dai monaci come piscine per abluzioni  e rituali di purificazione .

In riva ad un laghetto artificiale sorge l’Issurumumiya ,

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tempio rupestre (300 a.C.) ha belissime sculture in particolare  “” gli amanti”"risalenti al V° sec.d,C. e raffigura una divinità induista , forse Krishna, con una delle mogli.

Costruito del II sec.a.C.ospitava 4500 monaci  il nome è Abhayagiri Dagoba , misura 75 metri e presenta alcuni bassorilievi di un elefante che trascina un albero.

Il tour sta per terminare, partiamo sempre in pulmino per Colombo ( 176 km) . Lungo il percorso facciamo una sosta a Pinnawela per una visita all’0rfanatrofio degli elefanti istituito nel 1975 a conduzione statale per salvare gli elefanti abbandonati o orfani ed è  una attrattiva turistica dello Sri Lanka. Si ha la possibilità di vedere da vicino tanti elefanti che sono controllati da mahou ( guardiani ). E’ bello assistere alla poppata degli elefantini o al loro bagno nel fiume “” Maha Oya”".

Nel pomeriggio arriviamo a Colombo e con il pulmino facciamo un giro turistico per la città. Visitiamo la città per lo stretto necessario per il poco tempo a nostra disposizione. Il giorno dopo di buon’ora partiamo per le Maldive. Un relax necessario e poi quando ci potremo ritornare?

Maldive - Bandiera
 

Il paese, se pur permissivo, è sempre di religione mussulmana, quindi è opportuno rispettare alcune semplici regole. In alcuni atolli è tollerato il topless.E’ vietata la pesca subacquea, non si può raccogliere conchiglie ,coralli, oggetti in tartaruga. Questi beni non devono essere neppure  asportati dalle spiagge.

E’ proibito importare statue o oggetti di altre religioni, possono essere requisiti ed eventualmente restituiti al ritorno in aeroporto. Ai turistiè vietato visitare i villaggi locali senza una specifica autorizzazione.

Dalla capitale Malè per raggingere i vari atolli il trasporto vine effettuato da lance a motore o da idrovolanti.

Il soggiorno è dedicato all’incontro con la fauna marina : tartarughe, mante,pesce scorpione, delfini, aquile marine e infine la barriera corallina.

* Bibliografia : Planet – Sry Lanca, Miozzi*

* Foto di B.Roveran – Giuseppe Bonato – Rita del Vecchi*

* Vedi tutte le foto: “” VISUALIZZA SLIDESHOW”" in alto a destra *

 

 

 

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l DUyana) and Rose Quarts Mountain.

 

 

 

 

 

 

 
 
apertura della cd-card del Progetto Scuola

Ci siamo imbarcati a Stintino per Fornelli e quindi con il bus abbiamo iniziato il giro di tutta l’isola con una Guardia del Parco che ci ha fatto assaporare il paesaggio e l’atmosfera dell’isola.

Il bus percorre tutto il percorso principale che attraversa il Parco: da Fornelli a Cala d’Oliva, 25 k. di scenari che cambiamo nello spazio e nel tempo.

Diverse soste ci consentono di ammirare e fotografare gli animali in libertà,quali asini,cavalli e capre.

Dal belvedere sulla spiaggia protetta di Cala S.Andrea si ammira il mare turchino e per poi tuffarsi nelle acque dell’Asinara.

Molto interessante la visita ai vari settori del carcere, ora non più. Speriamo che l’Asinara rimanga quello che è ora e che possa essere visitata con uno spirito di curiosità per raccontare ad altri le nostre impressioni.

Per saperne di più sulla storia dell’Asinara visitate il sito: www.parcoasinara.org dove troverete tutte le informazioni storiche e i consigli per visitare l’Isola.

Durante l’escursione ho scattato alcune foto che potete vedere su:

“” VISUALIZZA SLIDESHOW “” in alto a destra.

*Foto di B.Roveran*

** Il mio sito può ospitare diari e foto di Vostri viaggi**

*Scrivetemi a : b.roveran@gmail.com




Il simbolo di Madrid: EL OSO Y EL MADROGNO – Un’orsa che strofina il naso  contro un madrogno,ossia un corbezzolo. Si trova alla Puerta del Sol.oso-y-madrono.jpg

Capitale politica e finanziaria della Spagna moderna con oltre 3 milioni di abitanti e un’altitudine di 667 mt.s.l.m. una città dinamica e che non dorme mai, con vivaci locali di intrattenimento, ottimi ristoranti per assaporare la cucina madrilena e non.

Abbiamo scelto la Settimana Santa del 2009 per visitare Madrid anche per assistere alle interessanti e variopinte processioni della Passione del Cristo

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e per poi immergersi nella Madrid della cultura ,con i meravigliosi spazi del Prado, del Centro della Rejna Sofia,del Jardin Botanico, del Palazo Real. Ci lasciamo coinvolgere da questa città lungo le sue vie con stenuanti passeggiate per scoprire le peculiarità dei barrios (quartieri). Le origini : dalla Madrid musulmana alla cristiana -dal rinascimento alla guerra civile e il ritorno alla democrazia, un cammino lungo e tortuoso.

Oggi Madrid è una città dinamica, capace di reagire con ottimismo all’attentato dell’11 marzo 2004, e con fierezza ha dimostrato tolleranza nei confronti dell’altro. Il turista è attratto da una ricca offerta culturale,gastronomica,sportiva e la gente è molto affabile, nessuno si sente un estraneo in quanto ognuno trova il proprio  spazio e il suo momento per entrare nella mentalità dei madrileni.

Nostri compagni di viaggio sono stati Daniela e Guerrino, amici da più di trentanni e quindi molto affiattati anche nello scegliere le visite ai vari monumenti o a cercare i ristorantini per assaporare la cucina spagnola.

Il cibo è un fattore importante per la cultura spagnola, è un momento di socializzazione tra amici e familiari. Particolari piatti  sono : il cocido alla madrilena ( tagliolini in brodo con carote,ceci,pollo) , la morcilla (manzo,lardo,salumi), la sopa de ajo (zuppa di aglio),la paella, le tapas , il tutto accompagnato da ottimi vini.

Se, invece avete bisogno di soddisfare la fame con qualche spuntino potete assaporare i bocadillos  ( tramezzini ) e tapas possono essere serviti in ogni ora del giorno.

IL CUORE DI MADRID

La città  è divisa in distritos e a loro volta in barrios (quartieri) che assumono una connotazione di identità locale. In centro si trovano immensi palazzi, maestosi conventi, antiche chiese che convivono con le strutture moderne.         

La zona circostante a Plaza Mayor, nota come los Austrias, conserva ancora il passato meioevale. Il groviglio di strade che si snodano  tra Puerta del Sol e la Gran Via fino al Palacio Real, sono il cuore pulsante della città .                              

* Plaza Mayor si pone al centro di questa area. Palazzi color ocra, raffinati affreschi decorano le facciate .Plaza Mayor è stata testimone in passato dei processi di inquisizione e di canonizzazione. I madrileni ed i visitatori si danno appuntamento per assistere ad esibizioni di artisti di strada e sedersi ai tavolini di tanti caffè.

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Al centro della piazza si trova la statua equestre di Filippo III.

* GRAN VIA da Plaza de Espagna a Calle Alcalà si snoda un lungo viale  risalente al 1911 dopo l’abbattimento di interi quartieri. Lungo il suo tragitto , si possono ammirare  interessanti edifici : il Carrion, l’edificio della Telefonica, la statua della Vittoria Alata.

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Girovagando per Madrid si scorgono  i sobborghi che si perdono nella distanza e ci si rende conto dell’altitudine della città. Ci appare  improvvisamente davanti :

* PALACIO REAL*

Era la residenza dei re spagnoli e risale al 1735 su progetto di Filippo Juvara e terminato dal suo assistente G.B.Sacchetti.   

Attualmente è ancora la residenza ufficiale del re di Spagna, anche se risiede nel Palazzo della Zarzuela. Il Palacio Real è di stile barocco-italiano con circa 2800 stanze, di cui una cinquantina sono visitabili.

La massiccia  mole bianca della  CATTEDRALE DE  NUESTRA SENORA DE LA ALMUDENA , fu costruita nel 1985, un brutto insieme di superfici in pietra bianca ,soffitti appariscenti e cappelle laterali pacchiane.

*MUSEO DEL PRADO*

E’ annoverato tra le migliori gallerie d’arte al mondo. La vasta collezione è ricca di capolavori e dove è possibile gustare lo spirito artistico attraverso i secoli. Vi sono esposte opere dei maggiori artisti spagnoli, italiani, francesi, fra cui Botticelli, Goya, Caravaggio, El Greco, Mantegna,Rubens, Rembrandt e altri.

Ecce Homo

La cena di San Benito

Artemisia-Rembrant

La Maja Desnuda-Goja

*MUSEO REINA SOFIA*

Il Museo si trova vicino alla Stazione di Atocha ed è stato inaugurato  nel 1986 ed ospita artisti del XX sec. dal Cubismo al Dadaismo,qualiJ.Mirò,J. Gonzales, I.Zuloaga, J.Gutierrez, P.Picasso con la monumentale tela, in tutto il suo tormentato monocromatico splendore: GUERNICA

 

Venne dipinta nel 1937 in seguito al bombardamento tedesco sulla cittè basca di Gernika.

*REAL JARDIN BOTANICO*

Contiene oltre 30.000 piante, alcune delle quali esotiche  e antiche serre .

*PARQUE DEL BUEN RETIRO*

Statua equestre di Alfonso XII

Il parco è il polmone di Madrid ed è tutto da scoprire : il lago artificiale, concerti all’aperto, mostre , un pic-nin domenicale, una corsa a piedi o in bici.

All’interno si trova il Palazzo Velasquez

Il Palazzo di Cristallo

Entrambi gli edifici ospitano mostre d’arte contemporanea.

Lungo la passeggiata era esposta una deliziosa mostra su: UNIVERSO URBANO con caratteristiche forme.

Appena fuori dal Parco del Retiro ti si affaccia la PUERTA DE ALCALA’

Un tempo ingresso principale della città, questa splendida porta trionfale fungeva da passaggio obbligato e luogo di controllo degli accessi alla città e riscossione dei dazi doganali.

*PLAZA DE CIBELES*

Tramite Plaza di Cibeles è possibile ammirare gli sfarzi e lo splendore di Madrid  imperiale. Al centro si trova una fontana sormontata da una Sibilla ed è circondata da monumentali edifici, dei quali spiccano il Novecentesco  Palacio de Comunicaciones, il rinascimentale Banco de Espagna ed il barocco Palacio de Linares.

*PLAZA DE PUERTA DEL SOL*

Si tratta del centro geografico ufficiale della Spagna, nonchè del crocevia di decine di migliaia di persone e luogo di commercio, vita culturale e notturna della moderna Madrid. Placa del kilometro zero

Sin dalla nascita della capitale spagnola, fu il salotto di città e la culla di ogni attività commerciale, culturale, amministrativa di Madrid, di cui oggi rappresenta un simbolo noto agli occhi del mondo anche gli aspetti più profani come la grande insegna lumisona di TIO PEPE che domina l’intera piazza.

  La piazza è decorata da potenti fontane dallo spettacolare getto .

L’edificio principale della piazza , la Casa de Correos, ospita  il governo regionale della Comunidad di Madrid e fu edificato come       

ufficio postale della città.

*ANTIGUA ESTACION DE ATOCHA*

Da stazione , questa struttura in ferro e vetro , è stata trasformata  in un sorprendente giardino tropicale con oltre cinquecento specie di piante. Il complesso è su disegno di G.Eiffel e inaugurato nel 1892 ed è un punto piacevole  e l’enorme volta ricorda  le imponenti

stazioni ferroviarie europee di un tempo passato.

Stazione ferrovoiaria Atocha

*PLAZA DE LA VILLA*

La piazza deve il suo fascino all’insieme di edifici medioevali che ne delimitano il perimetro e agli esempi magnificamente conservati dell’architettura barocca madrilena del Seicento.

Fanno bella figura il Palazzo che è sede Comunale, la Casa de Cisneros e la Torre de Los Lujanes in stile mudejar.

 In una settimana non si riesce a visitare le bellezze di Madrid , bisogna accontentarsi, si ritornerà un’altra volta.

Madrid è particolarmente conosciuta per la sua vita notturna, o movida madrilegna e per le sue discoteche , che si trovano un p0′ dovunque.

Siamo usciti da Madrid per vititare un bellissimo paese : CHINCHON è un luogo insolito e rilassante,adagiato sul fianco di una collina a 45 km. da Madrid. Il punto più interessante è PLAZA MAYOR  che affascina per la sua irregolarità, con i suoi edifici medioevali, i portici  e ad Agosto diventa un’arena per i tori. Fa, inoltre da cornice la Chiesa de La Asuncion.Meraviglioso passeggiare per le vie di Chinchon, ti affascina i portali delle case, le insegne dei negozi e dei ristoranti, in particolare  la  Meson Cuevas del Vino dove abbiamo pranzato molto bene. Noi siamo arrivati durante la settimana santa e particolarmente interessanti i riti religiosi. 

                                                                                                                                                       Per raggiungere Chinchon abbiamo preso il treno dalla stazione di Atocha, inter nos ,i trasporti a Madrid sono perfetti, ha una delle migliori metropolitane del mondo  è la seconda in Europa, così la rete degli autobus urbani, la Renfe compagnia di trasporti ferroviari  è molto efficiente.

L’ultima visita è riservata al REAL MONASTERIO DE SAN LORENZO DE EL ESCORIAL .

Il palazzo monastero di Felippe II che volle il palazzo per riaffermare la gloria della dinastia degli Asburgo. E’ grandioso ed austero,adatto al sito in cui sorge. Fu terminato nel 1595 e il Re diresse personalmente i lavori.

Era 13 Aprile 2009 , lunedì di Pasqua, una giornata molto fredda e nevicava. La visita è durata circa 4 ore , è un labirinto di patii, scale, corridoi,sale, cappelle. E’ meglio seguire il percorso consigliato, lungo il quale ci sono cartelli con informazioni dettagliate.

Il Monastero si trova alle falde di un monte ed è orientato in direzione dei quattro punti cardinali.

Lungo il tragitto abbiamo visitato la Biblioteca  in particolare il salone principale o d’onore  e che contiene libri stampati, abbaglia dalla

bellezza degli scaffali in legno delle Indie nel colore originale e degli affreschi dipinti da  Pellegrino Tibaldi.

 La Galleria delle Battaglie, vasto salone che fu affrescato  con le scene di guerra  da artisti italiani.

Queste lunghe sale erano molto caretteristiche a quel tempo e servivano per le passeggiate al coperto che per i ricevimenti sollenni.

La Pinacoteca con quadri di Tiziano, Santa Margherita, di Paolo Veronese con Dio Padre e lo Spirito Santo ,  la Deposizione e un capolavoro di Roger Van der Weyden , il Calvario

Proseguendo si trovano L’Assunzione di Paolo Caliari, detto il Veronese e la decapitazione di San Giacomo di J.F.Navarette detto il muto:

L’Ultima Cena del Tiziano

 La Gloria della Monarchia di Luca Giordano

Il Giardino dei Frati

 

*Foto scattate da B.Roveran*

* Bibliografia: National Geografic:Spagna – I segreti di Madrid : Da italiano a italiano – Real Monasterio El Escorial: C.G.Frias

 

*Vedi tutte le foto* VISUALIZZA SLIDESHOW * In alto a destra *                                                                                                                       

E’ il nostro primo viaggio.

Le frontiere sono state aperte nel 1975 per motivi militari tra India e Pakistan e siamo fra i primi a visitare questa zona.

E’ il 16 Agosto del 1978.

Tenda , sacco a pelo, fornello e quant’altro per l’avventura. Siamo con un gruppo di amici e ci siamo aggregati ad Avventure nel Mondo.

Partiamo da Roma per Srinagar via Theheran, New Dheli.

La specificità di Srinagar è il lago Dal. All’alba quando la nebbiolina fa da cornice e scivola sull’acqua azzurra,alimentata dai torrenti che scendono dai ghiacciai ,illago diventa un mondo dove galleggiano numerose shikare con i venditori di melanzane, cetrioli, zucchine, scialli di lana pashmina e manufatti di cartapesta.

Srinagar è un Paradiso: fiori di lotto, ciliegi,zafferano, il cedro dell’Himalaja,i mandorli,il tappetto di ninfee.

Per farci un’idea di Srinagar e del Lago Dal saliamo sul Monte Shankaracharya da dove puoi ammirare la conformazione del lago e della valle.

La gente vive sui laghi su case galleggianti.Sono costruite in legno di cedro, attualmente sono anche adibite ad hotel per turisti.

Per tre giori abbiamo soggiornato sulla FAIR HEVEN, una dimora vittoriana con camera, salotto, servizi ed il cuoco che ti prepara la colazione,il pranzo ,il tè profumatissimo davanti ad un tramonto dai colori indefiniti e la cena al lume di candela.

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Dalla poppa puoi meravigliarti del passaggio dall’alba al tramonto. La tenda ed il fornello è nello zaino per questa volta.

che dire poi salire sulla SHIKARA , scivolare sull’acqua e girare per i canali, contrattare con i venditori che ti offrono tutto quello che hanno.

Si naviga tra giardini galleggianti di ninfee e senti il profumo delle spezie.

Ti accosti alle barche e vivi la vita quotidiana della gente mentre prepara da mangiare, lava i panni o si spidocchiano.

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Visitiamo la Moschea di Shah Hamdam la cui costruzione risale al 1395, realizzata in legno e senza l’uso di chiodi, ma unita ad incastro.

Poco distante la Moschea Jama Masjid, una imponente struttura di legno con cupole dai tetti spioventi. Non lontano una sorpresa : la tomba di Gesù che dopo la crocifissione venne in India con Maria e Tommaso, sposò una ragazza kashmira e visse in questa affascinante località. E’ una legenda.

Dietro la montagna sta tramontando il sole e dalla poppa della Fair Heven ci gustiamo questa pace mentre la barca balla sulle onde del lago, buona notte, domani partiamo per Leh.

La strada per arrivare a Leh è lunga 432 km., risale la valle del Sind, scende nelle valli del Dras e del Vuaccà, affluenti del fiume Indo.

Noleggiamo una Jeep per cinque persone.

La strada attraversa lo Zoji-La(Passo delle Betulle) mt.3350 -Namika-La mt.3719 ed il Fotu-La mt.4094 da dove la spettacolare apparizione del monastero di Lamajuru avverte che si sta entrando nel mondo buddista o lamajsta.

Il percorso è quanto mai suggestivo, con lunghe serie di tornanti a zig-zagimg131.jpg e spettacolari discese con voragini affascinanti.

Dalle valli laterali scendono i ripidi torrenti che formano in valle terrazzi alluvionali dove sorgono i villaggi,vere oasi di montagna.

Abbiamo percorso km.238 ,ci fermiamo a Kargil circondata da montagne innevate.La notte passa senza problemi, si sente solo il rumore del silenzio.

Si riprende il viaggio, gli scenari sono meravigliosi , la strada risale la valle del torrente Wakkha,raggiungiamo Mulbekh con la gigantesca statua del Buddha scolpita nella roccia .Lungo il percorso si intrave il Ghiacciaio Zanskar.img129.jpg

Intravediamo Lamayuru dopo essere transitati dal passo Fotu-la alt.m.4094-Si scorgono le bandierine colorate delle preghiere,siamo nel regno del Buddismo, i bianchi edifici del monastero sorgono su una altura in modo che i pellegrini lo possano scorgere come un faro, in valle scorre tumultuoso il fiume Indo.

Incontriamo donne vestite con i loro costumi,img138.jpg ornati di turchesi e coralli con sembianze di persone anziane,mentre poi ci accorgiamo che sono giovani perchè al seno stanno allattando i bambini.L’ambiente,la temperatura,il modo di vita rendono la loro pelle grignosa, ma hanno un comportamento signorile ed accettano la conversazione ,anche se fatta da gesti.

Ci appostiamo presso un chorten per ripararsi dal vento che soffia forte e per prepararci una minestra calda, ma una folata ci rovescia il fornellino. I Ladaki sono gli abitanti di Lamayuru ed il monastero è datato 1143 e vi abitano una cinquantina di monaci.

Abbiamo avuto la fortuna di assistere alle loro cerimonie religiose imperniate da canti e preghiere. Visitiamo il convento accompagnati da un monaco che ci fa vedere il Gombo Gonkang e il Singe Kang tempio del leone dedicato al Budda .

Per la notte ci accampiamo a Alchi.Un’oasi felice .Mercatini vivaci dove possiamo acquistare i loro prodotti artigianali con pochi dollari. Visitiamo il Monastero con affreschi,statue,tangka e arriviamo fino al Duyalin Gompa, chiediamo la chiave per entrare all’interno. Al mattino si riparte per Leh,la strada è sempre stretta, ma il paesaggio è stupendo.

Siamo nelle vicinanze di Leh ,capitale del Ladakh ,chiamato anche PICCOLO TIBET per il legame storico religioso con i Lama. Leh sorge a 3522 metri, cittadina di circa 20.000 abitanti .Nella piazzetta si trova il mercato della frutta e verdura,le donne vestite con costumi meravigliosi,sembrano di un altro mondo con il loro copricapo curioso costituito da due sventole laterali nere foderate con pelo d’agnello eimg161.jpg sormontate al centro da una losanga di stoffa colorata,che scende lungo la schiena e ricoperta da pietre turchesi

Le case ladake sono elevate con muri di pietra e con aperture di legno. Lungo il torrente gli orti chiusi da muretti a secco ed i rigagnoli d’acqua che arrivano dal ghiacciaio. Coltivano il grano ,le patate ,gli ortaggi e ogni tanto si trovano dei chorten con le bandierine colorate delle preghiere, gli stuba.

Si respira una grande spiritualità,tutto e’ ispirato alla religione , tutto diventa sacro, anche quando incontri i ragazzini che giocano,le donne che vendono collane di turchese , i monaci che salgono al monastero.Il ruscello è sacro, gli animali sono sacri,l’aria e’ sacra,il turista e’ sacro , le pietre di turchese sono sacre,gli uomini e le donne con la pelle ruvida sono sacri.

Il monastero è per antonomasia il luogo più sacro ,dove i monaci pregano e cantano le loro lodi e noi abbiamo il piacere di assistere al mattino presto alle loro funzioni , coinvolgenti in quanto ti offrono la bevanda che consiste di un miscuglio di thè e burro acido durante la funzione religiosa.

I monaci dal balcone ti chiedono le medicine per gli occhi e ogni tanto senti il suono dei tromboni che si spegne nella valle.


  • Il Ladakh è il Palazzo di Leh


  • Il Ladakh è il monastero di Lamajuru

  • Il Ladakh e’ lo Yak, lo stambecco hymalayano,l’antilope tibetana,il leopardo delle nevi.

  • Il Ladakh solo le vette delle montagne, i ghiacciai,i fiumi.

  • Il Ladakh è la popolazione ladaka:la donna,l’uomo,il bambino,il monaco

  • Il Ladakh è il paese buddhista e lo si può rilevare dall’esistenza di numerosi chorten e di muri mani particolarmente imponenti e sormontati da ciottoli che portano incise le invocazioni rituali: Om Mani Padme Hum!

  • Il Ladakh e’ la gioia , la semplicità della vita e la spiritualità che entra nella tua anima.

  • Il Ladakh e’ TIKSE dove arrivi al mattino prestissimo per assistere alle cerimonie religiose e quindi salire in terrazza per vedere il sorgere del sole dietro le montagne innevate, mentre i monaci suonano i corni per richiamare la gente alla preghiera mattutina.

  • Il Ladakh è tutto questo ed è racchiuso dentro la magia dei paesaggi che mutano in ogni momento della giornata, nel suono dell’aria e nel ritmo dei corsi d’acqua.

* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *

(Bibliografia:Dainelli G.Il mio viaggio nel Tibet Occidentale=Fantin M.Ladakh)

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**Il mio blog può ospitare i diari e le foto dei Vostri viaggi**

* Scrivetemi a : b.roveran@gmail.com *



 

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ETIOPIA

 

 

La promessa è un debito! Alla fine del tour della Rotta Storica del 2005 avevo promesso a Feleke, la guida, che sarei ritornato per scoprire la Rift Valley e la Valle dell’Omo con le sue Etnie. Ci siamo sentiti dopo essere ritornato a casa per organizzare questo viaggio.

Il Rift Valley mi interessava, ma in particolare le etnie del sud. Il Rift Valley è quella spaccatura formatasi 50 milioni di anni fa.

E’ lunga oltre 5000 Km. dal Caucaso al Monzambico: Siria ,il Mar Morto,la Valle del Giordano, il Mar Rosso ed entra in Etiopia fino al Lago Turkana per scendere in Kenia e poi raggiungere il Monzambico.

Lungo la Rift Valley scorre il fiume Omo e si incontrano ben sette laghi e lungo il fiume Omo vivono le etnie che dal fiume ricevono la vita ,ma anche la morte, quando le acque straripano. A tratti è lentissimo tra i meandri, altre volte è impetuoso con le improvvise rapide o dopo un giorno di piogge si ingrossa, mentre il giorno prima lo potevi passare a guado

L’itinerario è un viaggio lungo oltre 1.500 km. e sembra di essere in un altro mondo,un’altra Etiopia, non civilizzata, non cristiana, non musulmana,ma animista e selvaggia, si viaggia su piste e si arriva fino a Omorate , il confine con il Kenia.

Si coltiva il sorgo, gli uomini pescano con le loro piroghe di legno scavate dai tronchi degli alberi ,coltivano la terra, fanno i pastori e i cacciatori; le donne vanno e vengono dal fiume per lavare i panni e prendere l’acqua riempiendo le zucche che portano sulla testa e sono responsabili della famiglia e della società ,il loro portamento è fiero ed elegante. Questa è la vita semplice del villaggio,una vita dura e difficile,le malattie come la malaria o la malattia del sonno sono una costante. I dispensari sanitari non esistono. Dove sono: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la F.A.O., la Croce Rossa?? Sono latitanti e i bambini muoiono. Questa è l’Etiopia di oggi. E’ forse l’ultima Africa?

L’Etiopia del Sud è un museo di popoli con le sue 45 etnie e lingue diverse mentre la convivenza è molto precaria e bellicosa, il kalashnikov ha sostituito le lance

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Le tradizioni, le cerimonie, le feste fanno parte della vita quotidiana di questi popoli: la lotta con i bastoni, le danze, i canti, il salto del toro.

I mercati sono il momento di incontro fra etnie per scambiare le merci con il baratto e per tessere i rapporti fra di loro

 

 

La promessa si sta realizzando: il passa parola è riuscito a coinvolgere altri , interessati ad effettuare il viaggio nella Valle dell’Omo.

Con alcuni amici riusciamo ad organizzare con l’Agenzia Medir di Addis Abeba, dove lavora Feleke , il viaggio per il Novembre del 2006.

Partiamo in sette:Paola,Gabriele Mandelli, Alfio, Flora, Benito, Lilia, Gabriele,l’architetto.

Arriviamo ad Addis Abeba, dal significato “” nuovo fiore “” con qualche ora di ritardo, ma poco importa, incontro Feleke , sono molto felice e che presento ai miei compagni di avventura. Visitiamo con calma il Museo Nazionale che custodisce i resti di Lucy, la nostra madre.

Saliamo a 2800 metri per ammirare la capitale e lungo la strada incontriamo una marea di gente che cammina lungo la strada, donne con carichi di legna sulla schiena.

 

Addis Abeba è l’incrocio che porta a diverse realtà: a nord/est troviamo la monumentalità delle chiese,dei castelli,delle stele.

A est il deserto della Dancalia.

A sud le etnie del Fiume Omo ,dei laghi e dei parchi.

Finalmente si parte, ci organizziamo su tre fuori strada con cuoco al seguito e le tende per i campeggi.

Spero di raccontarvi giorno dopo giorno quello che vedo e sento attraverso gli incontri con la gente e le immagini che vedrete scattate da me e in particolare da Gabriele.

Si parte per il Lago Ziway, lungo la strada ci fermiamo a Melka Kunture per la visita del sito archeologico scoperto negli anni 60’, famoso per la collezione di utensili di pietra e diretto da un archeologo italiano.

Dopo una ventina di kilometri si trova il paese di Adadi con la visita della Chiesa Copta di Adadi Maryam scolpita nella roccia in un unico monolito.

Ci fermiamo a Tiya per vedere il sito dove si trovano delle stele in pietra scolpite con simboli enigmatici in particolare spade e di cui non si conoscono gli autori

All’uscita del sito siamo circondati da molti bambini ai quali regaliamo del materiale scolastico che abbiamo portato dall’Italia.

Verso sera si arriva al Lago Ziway , in tempo per vedere gli uccelli,i pellicani bianchi,le cicogne dal becco giallo,il martin pescatore,l’aquila bianca. Tentiamo di uscire con una barca per vedere gli ippopotami, ma il lago si infuria e il cielo diventa nero. Il lago ha una superficie di 400 kmq. ed è il più grande dell’alta Rift Valley

 

Alloggiamo all’Hotel Hosana,buono!

La seconda tappa ci porta da Ziway ad Awasa.

Visitiamo il Parco Nazionale del Lago di Abiata-Shala i laghi gemelli. E’ un parco con molti villaggi ed animali al pascolo e all’entrata ci salutano degli struzzi molto grandi. La savana con alberi di acacia ad ombrello è spettacolare.

Il lago di Abiata ha una grande colonia di fenicotteri rosa e pellicani bianchi , mentre il lago Shala è il più profondo della Rift Valley, è separato dall’Abiata da una striscia di terra montagnosa lunga di 3 km.

Lungo il tragitto ci fermiamo a Shashemene una città frenetica: bar con musica a pieno volume,bordelli , ma attenti ai borseggiatori, ti denudano senza accorgerti.

E’ la capitale della comunità E.W.J.F. la Jamaica ,

i Rastafariani una setta che aspetta la restaurazione della monarchia etiope di Hailè Selassiè .

Facciamo una deviazione per il centro termale di Wondo Genet, posto in una foresta pluviale e le cui sorgenti di acqua calda danno un senso di riposo.

Lungo la strada incontriamo una marea di gente con seguito di animali,sembra di entrare nella nebbia, ma è solo la polvere che alzano.

 

Ci fermiamo ad Awasa per dormire per ripartire l’indomani per Yabello circa 250 km.di strada sterrata.E’ la città di confine tra l’Etiopia e la Valle dell’Omo.

Prima di partire andiamo al mercato del pesce sul Lago Awasa per assistere al rientro dei pescatori con il pesce e la loro lavorazione che viene fatta sulla terra.I bambini raccolgono gli occhi dei pesci, che tirano ai pellicani per attirarli a riva.Il mercato è sempre un momento di coinvolgimento delle varie genti.

Si parte per Yabello, lungo la strada sempre una fiumana di gente che cammina ,il paesaggio ti attanaglia per la sua varietà : i pinnacoli dei termitai, le acacie. Ci fermiamo per una visita ad un’azienda produttrice di caffè, dove gli operai sono intenti alla cernita dei chicchi messi sui graticci ad asciugare.

Vediamo la lavorazione del Falso Banano “ Ensete”, assomiglia a una pianta di banane ( alimento a lunga conservazione.)

Il procedimento per rendere l’ensete pronto da cucinare è piuttosto laborioso. Una volta tagliata la pianta, deve essere spuntata e raschiata per eliminare tutta la fibra in eccesso, poi la si taglia a pezzi e la si batte fino a ridurla in una poltiglia bianca che poi viene messa in una buca scavata nella terra e lasciata a fermentare per un mese.

L’ensete è il cibo che in caso di carestia può risolvere il problema della fame.

 

Arriviamo a Yabelo abbastanza stanchi ma ancora in grado di visitare il mercato dove si incontra la gente del posto.

Dopo una buona dormita il viaggio continua verso Moyale sempre su strada bianca, un paesaggio verde,savana, animali al pascolo ed entriamo nella terra dei Borana.

Popolazione dedita alla pastorizia, guerriera e razziatrice di bestiame. La terra è rossa e stiamo entrando in un’Africa selvaggia, non si parla l’amarico, ma solo un miscuglio di lingue. L’animismo è la religione che regola la vita quotidiana. Visitiamo il lago El Sol ,la casa del sale, è posto a 350 mt. dal ciglio. All’interno del cono vulcanico si trova un grande occhio nero e le acque del lago sono nere come il catrame. Gli addetti si immergono nelle acque per estrarre il sale con lunghi pali,sono uomini sfigurati, è un lavoro immane. Il sale scavato viene messo in sacchetti di juta e portato sul ciglio del cratere da piccole carovane di muli.

Siamo sempre attorniati dalla gente molto socievole che vuole venderci i lavori del loro artigianato.

Nel territorio dei Borana si trovano i pozzi cantanti , che possono raggiungere i 30 mt.di profondità e servono per abbeverare gli animali.

Gli uomini prelevano l’acqua dal fondo con dei secchi e se li passano di mano in mano per portare l’acqua all’abbeveratoio. Il lavoro è molto faticoso e spesso cantano una melodia bellissima per darsi coraggio.

Attorno a noi sempre gente simpatica e vogliosa di scambiare anche con i gesti qualcosa che si ha dentro.

Riprendiamo la strada sterrata per arrivare a Konso e lungo il tragitto il paesaggio è favoloso, i Dik Dik attraversano la pista, le grù coronate, i babbuini, gli sciacalli dorati ci fanno compagnia lungo la pista.

Arriviamo a Konso quando è quasi buio ed alloggiamo all’ Hotel Edget.

 

Da questo momento entriamo nel territorio delle etnie del Fiume Omo e vivremo la vita quotidiana con questa gente. Il paesaggio è un mondo diverso e lontanissimo dal resto del paese. Si viaggia su piste sconnesse in quanto le strade non esistono. Qui è ancora possibile trovare la vera Africa, ma non so per quanto, il turismo è ancora a livello di avventura, per fortuna, è in programma la costruzione di strade asfaltate e di piccoli aeroporti.

Già dai primi contatti ho capito che gli abitanti sono un po’ smaliziati e la causa è da attribuire ai vari servizi giornalisti-fotografici fatti dalle grandi testate giornalistiche e televisive, inquinando il paese in maniera mercenaria, trattando ancora una volta gli abitanti come fossero merce.

E’ una denuncia che faccio in modo esplicito.

La gente ti chiede subito due – tre birr per farsi fotografare ed è l’obolo per poter entrare nella loro comunità e questo può andare bene, ma purtroppo l’obolo va solo ai più intraprendenti , mentre la maggioranza viene esclusa. Ormai commercializzano la loro immagine e con i soldi si comperano i kalashnicov.Purtroppo con c’è il vero contatto umano con la gente : una foto 1 o 2 birr , è sconsolante. Il contatto migliore sono i vari mercati dove esiste ancora il baratto tra loro, ma anche con i turisti.

 

Siamo ospiti della etnia dei Konso che è dedita all’ agricoltura. I terrazzamenti di pietra hanno permesso ai Konso di avere una fertile produzione di mais e sorgo.

Per entrare nei loro villaggi e nelle case si è costretti ad avanzare a quattro gambe, è un modo per difendersi dagli intrusi.

I Konso hanno un loro Re che si chiama Kalla Wdanit e amministra ben 15 villaggi. Abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo e parlargli, ha un sito internet per poter essere in contatto con i suoi concittadini sparsi nel mondo. L’accoglienza è stata entusiasmante e la potete constatare dalle foto. Lasciamo al Re, d’accordo con gli abitanti una offerta che verrà distribuita fra i capi famiglia.

 

Riprendiamo il nostro viaggio su sterrati terribili in direzione di Ksemai ed incontriamo l’ etnia degli Tsamai.

Una piccola comunità dove le donne sposate portano ampi collari decorati con cipree, mentre le ragazze nubili inseriscono un disco di metallo fra i capelli, per segnalare che sono da sposare. Donne belle e sensuali. Vestono con una gonna aperta davanti per far vedere le gambe, mentre dietro la gonna tocca fino a terra e termina con una punta di metallo,tanto da lasciare una traccia quando camminano,così gli uomini controllano dove vanno le loro donne, chiamate anche le donne con la coda.

Qualche contrattempo lo abbiamo avuto incontrando l’etnia degli Erbora che ci assale in maniera abbastanza veemente pretendendo un obolo molto consistente per entrare nel villaggio. Abbiamo rinunciato proprio per i principi denunciati prima.

Entriamo nella regione degli Hamer e ci fermiamo in un campeggio posto sulla riva di un fiume.

Gli Hamer vivono in piccoli villaggi pur essendo una etnia molto numerosa e dedita all’agricoltura e all’allevamento. Le donne sono bellissime con il caschetto di trecce impastato di grasso e terra colorata. Il corpo è ornato di monili di ferro al collo,al braccio e alle caviglie:ogni oggetto ha un suo significato. Il corpo è scarnificato e molte cicatrici adornano l’addome,la schiena e le braccia.

Il mattino, al risveglio, siamo circondati da donne e ragazzi vogliosi di curiosare nelle nostre tende.

Sono felice per questi incontri spontanei, ci spieghiamo a gesti e riusciamo anche a capirci.

Partiamo per Kelem o Omorate sulla riva del fiume Omo. Ci troviamo a pochi km. dal confine con il Kenia ed il Sudan, è la località più a sud dell’Etiopia. Lungo il viaggio vediamo i Dik Dik, grù coronate. Vicino al villaggio vi è un deposito di vecchie ruspe, residuato di un accordo tra il dittatore Menghistu e la Corea del Nord, anche se pare che questi macchinari non siamo mai stati usati.

Attraversiamo il fiume Omo su canoe ricavate da tronchi d’albero.Non bisogna avere fifa , il fiume è calmo e durante la traversata siamo scortati da ragazzi a nuoto che scrutano se nelle vicinanze ci sono i coccodrilli.

La visita al villaggio Dasanech è molto interessante, siamo accolti festosamente, e noi siamo molto felici per questo incontro.

 

Fa molto caldo ed il viaggio per ritornare a Turni è molto faticoso, sempre su piste massacranti e la nostra schiena ne sa qualcosa, ma per fortuna le nostre macchine non hanno problemi e i nostri autisti sono in gamba.

Ci fermiamo a Turmi per andare al mercato per vedere da vicino gli Hamer che sono ospitali e familiarizzano con noi. Il mercato è molto variopinto ed animato e si sviluppa nella polverosa piazza in mezzo alla quale fa ombra una grande acacia : vendono cereali, pelli di animali, recipienti di zucca, acconciature per abbellire il corpo. Rimaniamo due o tre ore e il tempo passa senza accorgersi.

E’ una moltitudine di gente che viene da tutti i villaggi vicini e possiamo ammirare il loro abbigliamento e dando molta importanza alla loro persona.

Ritorniamo al campeggio ed assistiamo all’improvvisa piena del fiume che in poco tempo ,da secco diventa impetuoso. Il nostro campo fortunatamente non viene invaso dal fiume e comunque ci sono i ragazzi che fanno la guardia. Siamo vicini ad un villaggio degli Hamer che ci danno il benvenuto con una loro danza tipica coinvolgendoci nella danza.

Ritorniamo al campo dove il nostro cuoco ci ha preparato, come sempre, un’ottima cena.

Il mattino seguente smontiamo il campo e dopo i saluti ai nostri amici partiamo alla volta del Parco Nazionale del Mago- 140 km. su pista accidentata e sabbiosa per incontrare l’etnia Karo. E’ un continuo sali e scendi ,siamo in piena savana con difficoltà per l’intricato labirinto di piste appena segnate, ma i nostri autisti e Feleke se la cavano egregiamente.

Durante il tragitto ci fermiamo per fotografare le acacie , la savana e qualche sparuta gazzella. Raggiungiamo il villaggio Duss dopo tre ore di macchina. Ci accoglie un guerriero dotato di kalasnikov e una moltitudine di donne e bambini .Gli uomini sono al pascolo con il bestiame.

I Karo sono una piccola etnia, ma sono particolari in quanto si dipingono il corpo utilizzando sostanze vegetali e polveri, formando delle vere opere d’arte.

Ma la particolarità è che questi disegni sul corpo possono cambiare come noi ci cambiamo i vestiti.

L’abbigliamento della donna è una semplice pelle di capra allacciata alla vita e ricoperta da bossoli di cartucce,perline colorale in plastica e quant’altro, mentre le acconciature sono molto elaborate: fango,burro, polvere rossa e così si forma un caschetto di riccioli ben impastati.

Le donne inoltre hanno un chiodo labiale e il loro corpo è ricoperto da vistose cicatrici.

Ci siamo trovati bene con questa etnia e infatti abbiamo dato qualcosa in denaro al capo villaggio che poi distribuirà ai capi famiglia.

Il nostro è un pellegrinare quotidiano,ogni etnia è un santuario, siamo entusiasti di questi incontri, ma siamo a metà del nostro cammino di cultura e conoscenza di queste popolazioni meravigliose.

Ripartiamo per il Parco Mago, ma dopo un’ora di macchina, siamo costretti per impraticabilità della pista a causa della pioggia del giorno prima a ritornare a Turmi e deviamo verso nord per Jimka passando per Dimena dove Marco Trovato si incontra con un responsabile della locale missione cattolica. Marco si è aggregato a noi nel corso del viaggio,ed è giornalista della rivista Africa dei Padri Bianchi di Treviglio e sta facendo dei servizi per la sua rivista.

Lungo le piste incontriamo molte persone che camminano tra qui l’etnia Ari una popolazione dedita all’allevamento del bestiame ed alla produzione del miele e che utilizzano come baratto. Le donne indossano delle gonne ricavate dalla pianta di ensete. Dopo 10 ore di viaggio nei pressi di Key Afer ci sistemiamo al Roki Camping e il nostro cuoco ci prepara una squisita cena,spaghetti al pomodoro con formaggio parmigiano e poi in tenda.

Da Key Afer ,la strada prosegue fino a Jinka, per poi entrare nel Parco Nazionale del Mago e nel territorio dei Mursi.

Il Parco è stato creato per proteggere ed ospitare alcune specie di animali esotici:leoni,bussali,giraffe, zebre.

La strada è molto panoramica e impegnativa, da quota 1450 si scende a 450 mt. nella piana del fiume Omo. Strada sterrata con forti pendenze, non transitabile con le piogge,terreno argilloso, ma panorama incredibilmente bello e tutto verde. I nostri autisti sono ancora impareggiabili ed esperti di queste piste.

Il villaggio che abbiamo visitato era piccolo perché quello in programma non era visitabile per motivi sanitari.

Per la visita dei villaggi Mursi è obbligatorio avere la scorta di una guardia armata governativa in quanto sono molto aggressivi e dediti al latrocinio.

Sono assolutamente da vedere. Molti documentari sono stati girati in questa zona dei Mursi e purtroppo è stato inquinato il modo di vivere di queste persone.

Le loro capanne sono realizzate da paglia e frasche su solide strutture in legno in cui vive l’intera famiglia.

Chi sono i Mursi ? E’ l’etnia più famosa dell’Omo per il particolare del piattino labiale delle donne.

La deformazione delle labbra impressiona in particolare per la tortura che queste donne subiscono in quanto viene inserito un piattino in terracotta sempre più grande per procurare gradualmente lo stiramento della mucosa labiale.

Perché questa tradizione? Ci sono varie interpretazioni : per alcuni l’uso è l’esigenza si sottrarre le donne alla schiavitù, per altri per desiderabilità della donna e quindi il suo costo: una donna può costare trenta capi di bestiame a secondo della grandezza del piattino.

I Mursi si dedicano alla agricoltura in particolare lungo l’Omo, ma anche di pastorizia.

Lungo il tragitto di ritorno ci fermiamo per una colazione a sacco in mezzo ai babbuini. A Jinka , in giro per il villaggio incontriamo molti ragazzi che ritornavano dalla scuola, molto interessante questa realtà.

Al centro della cittadina si trova una pista erbosa di atterraggio che funge anche da campo di calcio e pascolo per le pecore.

C’è un salone di bellezza dove le nostre donne sono andate a farsi la piega ai capelli!!!

Il mattino ripartiamo in direzione di Arba Minch, via Key Afar ,nel territorio dei Banna , etnia guerriera. Anche i Banna decorano il corpo con argilla e sembrano vestiti. Ci fermiamo a Key Afatr per visitare una scuola e per lasciare materiale scolastico che abbiamo portato dall’Italia.

L’incontro è stato molto interessante ed hanno apprezzato il nostro dono. Successivamente entriamo nel mercato tradizionale che è il più importante della zona ed è molto pittoresco, molta gente delle varie etnie vengono qui per vendere e comperare.

La regione è montuosa con continui sali e scendi su strade bianche e sosta a Weyto abitata dai Tsemay , in parte agricoltori, in parte pastori.

Ripassiamo per Konso dove visitiamo il mercato molto affollato da gente abituata d derubare per cui ce ne andiamo in fretta per non avere guai.

Ora risaliamo verso il Nord per Arba Minch lungo una strada in costruzione e su pista. Il paesaggio è molto vario : vallata rigogliosa e verde, coltivata a banane,mais e cotone, donne che lavano la biancheria nel letto del fiume, una infinità di persone e mandrie di bestiame, bovini che camminano sulla strada per rientrare nei villaggi per la sera ed è un continuo saluto con le mani, qualche volta ci fermiamo e veniamo accolti con gioia.

Arriviamo ad Arba Minch che significa: “ quaranta sorgenti “ alla sera abbastanza provati per il lungo viaggio. Finalmente allo Swaynes Lodge ,posto in collina e dominante i due laghi : Abayo e Chamo- si può ammirare uno dei più affascinati panorami dell’Etiopia – una doccia ed un letto confortevole- Feleke ci fa una sorpresa portandoci a cena a base di pesce in un delizioso ristorante .

Marco e il cuoco ci salutano per ritornare ad Addis Abeba.

La mattina visitiamo il Parco Nechisar, posto fra il lago Abaya e Chamo. I due laghi sono circondati da pianure di savana e la collina che separa i due laghi è chiamata: ”Ponte di Dio” perché si domina un meraviglioso panorama.

 

Con i fuori strada facciamo una cinquantina di km. per vedere gli animali : dik-dik, gazzelle di Grant, alcefali, zebre, kudu, facoceri ma non siamo riusciti a vedere i leoni abissini è difficilissimo da avvistare.

Il parco è abitato dai Koro e dai Guji, La visita dura circa quattro ore e nel pomeriggio si prende una barca per una escursione sul Lago Chamo per vedere i più grandi coccodrilli d’Africa, lunghi fino a 6 mt., gli ippopotami, i pellicani bianchi e l’aquila pescatrice.

Siamo giunti al 12° giorno della nostra avventura e fin d’ora è andato tutto bene, siamo molto affiatati tra noi, Feleke e gli autisti e proseguiamo il nostro viaggio.

 

Partiamo per visitare alcuni villaggi dei Dorze, Si raggiunge Chencha ad oltre 2.800 mt.di quota e famosa per i tessuti, forse i migliori dell’Etiopia.

Visitiamo le capanne ad alveare dei Dorze che sono grandi e alte fino a 15 mt. con una sporgenza nella parete esterna paragonabile al naso di un elefante e va a formare una specie di ingresso dove vengono ricevuti gli ospiti.

 

Lasciamo con nostalgia la vasta zona dell’Omo per risalire al Nord passando da Sodo per un breve pranzo e , su strada asfaltata, procedendo a zag-zag per evitare le numerose buche, ci fermiamo a Boditi per vedere il mercato.

Il panorama è agricolo con zone a coltivazione di mais, patate e sorgo.

La gente cammina lungo la strada e fa da cornice al nostro passaggio, si viaggia in direzione di Shashemene, Awasa e Wendo nella cui periferia troviamo la struttura che ci ospiterà per la notte.

Non si arrivava mai, abbiamo fatto 80 km.in più per dormire, ma ne è valsa la pena in quanto è il miglior “” albergo”” del viaggio, in mezzo alla foresta con tutti i confort e molti animali da vedere: scimmie cappuccine, tucani, rapaci.

Dopo 15 giorni di viaggio ci meritavamo un minimo di confort.

 

Il nostro itinerario non è ancora completato e considerato che l’Etiopia è molto interessante abbiamo ritenuto opportuno inserire una visita di tre giorni nell’Etiopia Sud-orientale e precisamente al Parco Nazionale dei Monti Bale, che si estende per oltre 2400 mq e l’altipiano sale fino a 4377 mt.

E’ un paesaggio inaspettato e sempre più bello, verde e quasi tutto coltivato ad orzo, le capanne circolari sono sparse fra le colline e avvolte nella nebbiolina di montagna. Gente ovunque nei campi per la raccolta dell’orzo che è fatta a mano.

Ad ogni sosta siamo attorniati dai contadini che lasciano il loro lavoro per venirci a salutare, per scambiare con noi quelle sensazioni intime e con l’aiuto di Feleke ci chiedono da dove veniamo e dove andiamo e poi ritornano al lavoro di sempre.

Il viaggio è sempre un sali e scendi e con panorami sempre diversi .

Kofele, Dodola, Adaba sono i paesi che incontriamo prima di arrivare a Goba.

Lungo la strada riusciamo a vedere i facoceri e dopo una buona osservazione incontriamo il Lupo Etiopico o Volpe Dorata, specie endemica dell’Etiopia, si calcola che ci siano circa 1000 esemplari.

Visitiamo il Parco a piedi ed osserviamo: gazzelle, facoceri, cervicapre, babbuini kudu e una moltitudine di uccelli endemici: la pavoncella abissina, l’oca l’ibis.

Arriviamo a Goba ed alloggiamo al Webe Shebele Hotel una struttura costruita negli anni ’80 da Menkistu per i suoi ufficiali.

Il giorno seguente partenza per le Grotte di Omar- circa 240 km. A/R su pista. Incontriamo molte persone sia nei villaggi che lungo la strada. I campi sono coltivati ad orzo e assistiamo alla pulitura fatta su di un’aia da uomini , donne e bambini. E’ stato un incontro entusiasmante: i bambini ti salutano gioiosamente: IU-IU.

 

Queste sono le realtà, queste sono le emozioni sia per me sia per i miei amici tutto quanto abbiamo assimilato durante il viaggio lo porti dentro di te e lo racconterai agli amici.

Tutto l’altipiano è abitato dagli Oromo, provetti cavallerizzi. Dopo il villaggio di Goro si scende a 1400 mt di quota e si arriva alle Grotte di Sof Omar , 16 km.di grotte sotterranee che il fiume Web ha scavato durante i millenni ed esce dall’altra parte della montagna.

Le grotte sono enormi e con i soffitti a volta, i pilastri e le arcate assomigliano a delle cattedrali. E’ un importante luogo sacro e venerato dai mussulmani e per tre volte l’anno vengono celebrate delle feste per ricordare il Mullah Sof Omar che vi veniva a pregare.

C’è un picccolo villaggio di 70 persone che vive di pastorizia e del poco turismo, perché le grotte sono “” fuori mano.””Anche qui abbiamo familiarizzato con la gente:bambini,ragazze, donne.

Si ritorna per la stessa pista, stessa gente lungo la strada, qualche fermata per sgranchire le gambe e qualche incontro con la gente, questo non deve mai mancare.

Anche oggi abbiamo fatto giornata e ritorno a Goba.

 

Il viaggio è al termine e ci ha portato ad attraversare un mondo di rara bellezza dove riti, usanze e colori sono la vita quotidiana di questa meravigliosa popolazione e per piste piene di buche e paesaggi sempre incantevoli scendiamo a Shaschemene per prendere la strada asfaltata che ci porterà ad Addis Abeba.

Ripassiamo da Ziway, si prosegue per Narzet e Moja in un territorio popolato da termitai, bestiame al pascolo.

 

Il rientro in città è caotico, si fanno gli ultimi acquisti, si va in albergo e alla sera una cena per i saluti alla guida Feleke con la moglie e i due figli, al nostro autista Antonio e Milion , autista delle donne che ci hanno accompagnato per tutto il viaggio.

Siamo al Club Juventus, reminiscenza dell’epoca coloniale, e ritrovo di molti italiani residenti nella capitale, italiani di passaggio, ambasciatori, funzionari di varie organizzazioni. Un’ottima cena con menù italiano e buon vino.

 

Siamo arrivati alla fine del viaggio e nel mio zaino ci metterò :

  • le 15 etnie visitate
  • l’Omo
  • le donne
  • i bambini
  • i guerrieri
  • i contadini
  • gli animali tutti
  • il paesaggio
  • i laghi
  • Feleke, Antonio,Mission
  • i parchi
  • i mercati
  • le scuole


Grazie a Feleke, a Milion, ad Antonio al cuoco che ci avete accompagnato in questa meravigliosa scoperta dell’ultima Africa e ad Anna della Medir per l’organizzazione.

Da parte mia , grazie ai miei compagni di viaggio in particolare a Gabriele Mandelli per il suo diario quotidiano e che mi ha dato lo spunto a descrivere il viaggio e cosi pure per le foto che mi ha fornito per abbellire il racconto. Spero di non avervi annoiato, ma di avervi dato lo spunto per vedere ed amare queste genti dell’Etiopia che sono i nostri cugini e mi scuso con loro se mi sono appropriato , con le foto, dei vostri visi,dei vostri panorami, dei vostri tramonti, ma non mercificherò le vostre immagini. Lo scopo è fare conoscere Voi e la* Nostra Africa * Etiopia*a chi andrà a vedere questo blog. ***Questo blog sarà visitato da molti amici etiopici e prego l’amico Feleke con il suo compiuter , di farlo vedere nelle scuole di Key Afar ed alla signora Anna dell’Agenzia Medir di pubblicizzarlo.Se qualcuno volesse visitare l’Etiopia può mettersi in contatto con me ,oppure direttamente con la Medir di Addis Abeba.www.ethiopiatravelsandtours.com

 

Le foto sono di G.Mandelli e di B.Roveran.

Bibliografia:Guida Etiopia – Lonely Planet * Appunti di viaggio di Bocale e Marietti.* Il continente nero di F:June*

 

**Se vi piace il mio blog, linkatemi nei vostri siti e blog. Grazie.**        **Posso ospitare nel mio sito le relazioni dei vostri viaggi e foto**

* Scrivetemi a: b.roveran@gmail.com

Informazione per andare in Etiopia:

  • Passaporto valido
  • Il visto può essere richiesto all’arrivo in Aeroporto
  • Ambasciata Italiana ad Addis Abeba: Villa Italia-P.O.Box 1105-Tel.0022511 553042 – Fax 550218-Email: italembadd@telecom.net.et
  • Ambasciata Etiope a Roma: Via Vesalio 16 -Tel.06-4403652-Fax 06-4403676
  • Prefisso telefonico: 00251
  • Fuso orario: + 3 ore
  • Lingue parlate: Amharico-Inglese-Italiano
  • Vacinazione: chiedere al proprio Ufficio di Igiene
  • Corrente elettrica: 220 V

 

** VEDI TUTTE LE FOTO :* VISUALIZZA SLIDESHOW* IN ALTO A DESTRA**

* VEDI ANCHE :https://mail.google.com/mail/?hl=it&shva=1#sent/1265580534d6c754 CLICCA  SU TRIBUS DE OMO sono foto meravigliose dello Studio Barbieri di Milano che mi ha autorizzato a farle visionare.Trattasi dela Etnia dei SURMA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Noi i soliti quattro ( Nadia-Carla-Marco-Benito ) abbiamo scelto per il nostro

viaggio itinerante di visitare il Messico degli Aztechi e dei Maya.

Il viaggio è stato studiato ed organizzato da Marco ,con l’assistenza di Fabio della Privilege Travel.
Partiamo per Mexico City via Francoforte con la Lufthansa, un volo ottimo, non un minuto di ritardo, ma abbiamo perso molto tempo per le formalità di entrata. Ci aspettava Noè, la nostra guida.

Una ottima doccia all’Hotel Casa Blanca per poi affrontare la caotica Ciudad de Mèxico-Città del Messico- con i suoi 23 milioni di abitanti a 2400 mt di altitudine e costruita su una palude , circondata da vulcani, ed è coperta da una cappa di smog e gli edifici tendono a sprofondare a causa della terra imbevuta d’acqua. Tuttavia è vivace,frenetica,avvincente,fantastica e coinvolgente. Per poterla gustare e viverla sono necessari quattro-cinque giorni, ciò che faremo.

In giro per la città visitiamo :

Lo Zòcalo è il cuore spirituale e politico ed il nome ufficiale è Plaza de la Costituciòn e vi si trova:

 la Catedral Metropolitana del 1573 in stile barocco e come molti edifici sta affondando nel morbido letto di fango.

Palacio Nacional – all’interno salendo le scale dell’atrio centrale si ammira il capolavoro di Diego Rivera – il murales intitolato : Il Messico attraverso i secoli.Una panoramica della storia dal periodo preispanico,all’indipendenza,attraverso le guerre , invasioni,oppressioni, lotta di classe, l’invasione spagnola, la rivoluzione messicana. La tecnica di Rivera è l’affresco.

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Non manca la visita al Museo Nacional de Antropologia : è un’opera d’arte solo la costruzione. Ti accoglie una struttura a forma di fungo di cemento e ferro che misura 4000 mq. , sostenuta da una colonna creata dall’architetto Josè Ciavez Morado.

Il museo, con i suoi reperti, racconta la storia millenaria del Messico : dall’antropologia alla preistoria mesoamericana,gli Aztechi, i Maya.

Oltre ai moltissimi reperti interessante è il Calendario Azteco, una pietra circolare di circa 24 tonnellate.

Un po’ fuori città visitiamo il Santuario della Madonna di Guadalupe, patrona del Messico, il più visitato del paese.

Fu qui che la Vergine apparve a Juan Diego ed impresse la sua immagine sul mantello di Diego nel 1531. E’ una enorme struttura di stile barocco. Nel 1976 è stata costruita a fianco una nuova basilica.

TEOTIHUACAN : il sito più interessante del periodo aztecho , ci accoglie una cittadella fortificata e una immensa piazza dominata dal Tempio de Quetzalcoatl. Seguendo la Avenida de los Muertos si arriva alla Piramide del Sole, alta 65 mt. ed i lati sono a terrazze ed enormi scalinate portano alla sommità.

Più a Nord si raggiunge la Piramide della Luna, vale la pena salire sulla cima, quaranta scalini ripidi, ma la vista supenda sul viale della Muertes ne vale la fatica.

Questi siti sono i principali centri di interesse di questa città. Secondo le mitologie antiche:”” Conservare il mondo è una responsabilità costante degli uomini, per questo bisogna alimentare la vita con la sostanza che più la rappresenta: il sangue.

Mantenere la luce e non l’ombra , questo è il senso profondo della concezione del Mondo degli Aztechi. La vita è nelle mani del Sole e la morte si prodiga dell’oscurità.

Sari Bermudez scriveva che il popolo aztecho aveva una missione: mantenere in vita il sole.

Un poeta del XVI secolo dell’amicizia scriveva:

“” SONO VENUTO, MI ERGO PER COMPORRE CANTI E FARO’ IN MODO CHE FLUISCANO PER VOI, AMICI NOSTRI. SONO L’INVIATO DI DIO , SONO IL POSSESSORE DEI FIORI, IO SONO TEMILOTZIN E SONO VENUTO QUI A CERCARE AMICI”””

Il nostro viaggio sarà imperniato a visitare e scoprire questi antichi popoli fino ai giorni nostri.

Cercheremo, se sarà possibile , trovare ancora quella civiltà che gli spagnoli e gli ordini religiosi al loro seguito,hanno cercato di distruggere ed uccidere nel nome della religione cattolica.

PUEBLA

Partiamo per Puebla de los Angeles,fondata nel 1531, città famosa per la sua architettura coloniale e barocca , in particolare per le sue 60 chiese e per le fabbriche di piastrelle e ceramiche di Talavera. Molti complessi sono adornati da piastrelle colorate.

Da visitare la chiesa di Santo Domingo , di san Francisco, stupenda la facciata coperta di piastrelle.

A Puebla venivano fabbricati i Maggiolini della Wolkswagen, infatti tutti i taxi del Messico sono maggiolini di colore verde e bianco.

Dopo Puebla proseguiamo in pulmino per Oaxaca, un piccolo gioiellino. E’ bella ! Non solo per la sua bellezza esteriore, ma per quell’atmosfera che vi regna , per l’aria pura, per la musica, per le montagne che la circondano, per la Chiesa di Santo Domingo, per la sua luce, per gli indios che la abitano: è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’ Unesco.

E’ la città natale di Benito Juarez, patriota e Presidente del Messico.

Spiccano le sue strade strette ,la Cattedrale e la Chiesa di Santo Domingo in stile barocco messicano, il suo interno è tutto dorato.

Alla sera si va allo Zòcalo, il cuore vivo della città, per ascoltare la musica dal vivo, per vedere il Palacio de Gobierno, tutti cantano e ballano ed assistono all’ammaina bandiera con la banda che suona l’inno nazionale.

E’ una città molto vivace , i vari mercati sono molto colorati , pieni di folclore e chiassosi. Ti offrono “”las chapulinas “” sono grilli e cavallette con birra ,si dice sia una delizia, noi non l’abbiamo assaggiata. La giornata è stata piena di emozioni e andiamo a letto all’Hotel Hostal de la Noria. Un ottimo hotel e ti sembra di vivere nella atmosfera conventuale dato anche dal chiostro. Rimaniamo due notti e nel frattempo visiteremo Mitla e Monte Alban.Ci accompagna Edoardo, una guida colta ed affascinante ed appassionata della storia che ti illustra.

MITLA – Sito archeologico che dista 45 km. da Oaxaca ed è certamente uno dei più importanti con influenze zapoteche e mixteche. La zona archeologica comprende 5 complessi architettonici ed un elevato numero di case e tombe intorno a queste strutture.

Famosi gli ornamenti in pietra con motivi a zig-zag, curiosamente simili a quelli della Grecia antica.

Nel villaggio di Mitla si trova un piccolo mercatino ed il Museo Frissel con reperti di arte zapoteca e ceramiche preispaniche.

A pochi km. da Mitla si visita S.Maria el Tule e dove sorge l’Albero di Tule- si presume che abbia 2000 anni- una altezza di 42 metri ed una circonferenza di 58 metri.

MONTE ALBAN – si trova a 10 km. da Oaxaca. E’ l’antica capitale degli Zapotechi, fondata nel 500 a.c. Costruita a 2100 metri di altitudine su uno sperone circondato da montagne.

Il complesso è come una grande imbarcazione di pietra con l’ edificio dei danzatori, la piramide, al centro un osservatorio con la piante a forma di una freccia e una grande campo per il gioco della pelota. I reperti del sito si trovano al Museo di Oaxaca.

Ripartiamo per il nostro tour verso San Cristobal de las Casas, in una valle a 2100 mt. di altitudine.Il trasferimento lo facciamo in aereo fino a Tuxtla Gutierrez, capitale del Chiapas, è moderna e quindi poco interessante, ma è un passaggio per arrivare al

CANYION DI SUMIDERO.

La più grande attrattiva della località è il Canyon des Rio Grjialva che inizia qui e chiamato anche Canyon de Sumidero.

Esplorato con difficoltà, oggi il canyon è possibile visitarlo con barche. Le sue pareti a strapiombo sono alte circa 1000 metri e costituito da piccoli fiordi ed ospita numerose specie di animali : cormorani, aironi, alligatori, tucano e scimmie. Morfologicamente si tratta di una enorme spaccatura della terra. Molto interessante il giro in barca.

Riprendiamo il nostro giro per arrivare alla sera a :

SAN CRISTOBAL DE LA CASAS

Città simbolo delle lotte degli indios oppressi, nel 1994 in piazza esplose la rivolta zapatista capeggiata dal Subcomandante “” Marcos””.

Gli eredi di Emiliano Zapata, l’eroe che nel 1910 durante la rivoluzione rubava ai ricchi per dare ai poveri, sono sempre in stato di rivolta ed il governo centrale è il loro nemico primo oltre ai latifondisti. Si respira ancora questa atmosfera di rivoluzione, per esempio non è possibile entrare in certe zone del Chiapas – off limits da parte dei zapatisti.

La città è legata al vescovo Bartolomeo de la Casa che difese i suoi abitanti nel 1545 ed è stata fondata verso il 1528. I colonizzatori spagnoli non sono mai stati amati dagli Indios ,perché venivano sfruttati ed erano obbligati a versare pesanti tasse.

Lo Zocalo o Plaza de 31 de Marzo è il centro di questa meravigliosa città ed è un angolo di pace con il Palazzo Municipal e accanto la Catedral de San Cristobal del XVI secolo , dipinta di giallo caldo,marrone e bianco.


Nel XVII secolo vicino alla Catedral viene costruita la Iglesia de San Nicolas de Tolentino, a forma rettangolare e la struttura interna è in legno. Non lontano la Iglesia di S.Domingo con il monastero domenicano ,forse l’edificio più importante della città

con la facciata barocca che incanta chi l’osserva per le sue ricche decorazioni floreali e le figure sacre. Molte sono le chiese a Cristobal ognuna con la propria storia, ma soprattutto interessanti.

L’atmosfera che si vive a Cristobal è effervescente ,è sufficiente girare per le vie oppure andare al mercato municipal per gustare il sapore dei villaggi degli indios, è un vero tripudio di colori, di odori, di profumi e di suoni.

Vicino al Tempio de Caridad ( chiesa della Misericordia ) del 1600 si tiene giornalmente un vivace mercato delle donne chamula che vendono i loro coloratissimi manufatti artigianali.

C’è molto da visitare:

Museo dela culturas populares de ChiapasMuseo de Trajes Regionale: collezioni di costumi regionali

Casa Na Bolom: ospita un piccolo museo sulla vita quotidiana degli Indios e una documentazione fotografica delle origini dei Lacondone nelle foreste del Peten.

Caffè Museo: cooperativa di piccoli coltivatori di caffè

Nei d ’intorni di San Cristobal abbiamo visitato:

Zinacantàn – villaggio indios ed è considerato il più tradizional del Chiapas. E’ severamente proibito fotografare. Gli abitanti sono i Tzotzil e indossano caratteristici abiti tradizionali e ricamati con motivi floreali. Molto interessante la funzione religiosa in chiesa con la spoliazione e la vestizione del Cristo morto ed alla quale abbiamo assistito con religiosità.

San Juan Chamula : una cittadina costruita nel 1528 dagli spagnoli. I chamulani è un popolo molto particolare, un miscuglio religioso tra cristianesimo e politeismo. Cristo è sceso dalla croce per risorgere come il sole.

La loro Chiesa del XVII secolo, un gioiello per la sua vivacità di colori e di rappresentazioni di figure umane, fiori e farfalle, una struttura formata da pareti bianche ed il portone è dipinto con colori vivaci. All’ interno le lunghe file di candele accese che emanano una luce tenue, il profumo dell’incenso che avvolge tutta la chiesa, i fedeli inginocchiati in preghiera davanti alle statue dei santi e non riesci a capire i vari ruoli del Cristo,di San Giovanni Battista, della Vergine Maria,di San Sebastiano,di San Michele, il pavimento ricoperto da aghi di pino, le cantilene dei fedeli creano una atmosfera mistica ed esci molto stravolto e ti chiedi quanto è bello vivere la loro esperienza di fede. Le feste cristiane si mescolano con le divinità maya. Nella piazza antistante la chiesa si svolge il mercato. I costumi sono molto colorati in particolare per le donne ed i bambini che sono bellissimi. E’ proibito fotografare gli edifici ed in particolare la gente, bisogna chiedere un permesso, difficile da ottenerlo.

A San Cristobal abbiamo soggiornato al Ciudad Real Hotel, buono, mentre abbiamo mangiato in localini sfiziosi.

Si riparte in pulmino e attraversando il Chiapas arriviamo alle Cascate turchesi di Agua Azul, siamo nella regione montuosa del Chiapas. Le cascate di Agua Azul sono formate da molti fiumi che scendono dalla Sierra Madre, siamo all’interno di una foresta tropicale e ne abbiamo approfittato per rinfrescarci. Fantastico!

In serata arriviamo a PALENQUE all’Hotel Mission, ai bordi della piscina in compagnia degli Jguana conosciamo un simpatico siciliano che vive a Boston con il quale abbiamo fatto amicizia.

Il sito di Palenque è formato da 500 edifici, ed è il centro Maja più importante e più suggestivo che incanta il turista. L’armonia del sito è data dalla giungla tropicale e da una architettura leggera.

Le rovine rimasero nascoste dalla giungla fino al 1800 ed i lavori continuano ancora oggi, si dice che solo il 10 % è ritornato alla luce. Palenque è datata intorno al 500 d.c. durante il regno di Pakal il Grande.

Visitiamo Palenque di prima mattina, una nebbiolina avvolge le costruzioni ed una leggera pioggia rende il sito più suggestivo, c’è molto da vedere e spero di ricordarmi ; ci addentriamo nella foresta e già si intravedono una serie di templi e altre costruzioni:

Tempio delle Iscrizioni: una piramide a 8 piani e una scalinata centrale con 69 scalini che sale per 25 metri. La cima è coronata da una cresta di stucco e l’esterno è decorato con pitture che raccontano la storia di Palenque. Al suo interno si visita la tomba del re Pakal.

Tempio del Sole: in buono stato di conservazione e un bassorilievo rappresenta la volta celeste per l’adorazione del Sole.

Tempio della Croce: è l’edificio più alto di Palenque e con una vista stupenda. Il tetto a pettine e una decorazione che raffigura Cham Balum, figlio di Pakal, davanti all’albero della vita insieme a pannocchie, simbolo di fertilità.

El Palacio: una grande struttura e probabilmente adibito ad osservatorio astronomico. Il giorno del solstizio di inverno, 21 dicembre, il sole tramonta direttamente sopra la cripta del tempio funerario di Pakal. E’ dotato di una torre a quattro piani e costituito da varie stanze come un labirinto.

Il campo de la pelota : il gioco della palla era molto diffuso tra i Maja. Le regole del gioco non sono molto chiare, si sa solo che i vincitori della squadra vincente venivano sacrificati agli dei. Ci siamo addentrati nella foresta dove si trovano ancora molte costruzioni coperte da terra e piante. La giornata è stata piena di emozioni e di arricchimento spirituale e culturale.

Sulle rive del Rio Usumacinta

Col pulmino al mattino presto partiamo per un sito Maja poco frequentato dagli itinerari turistici.

BONAMPAK

L’area archeologica di Bonampak fu scoperta nel 1946 e si trova sulle rive del Rio Lacanja e qui vivevano i Lacandones.

La fama di Bonampak la si deve agli affreschi splendidamente conservati e dovuto ad un rivestimento di calce che si è depositato sui colori nel corso degli anni formando una pellicola di protezione conservando fino ad oggi la bellezza degli affreschi che sono situati all’interno del Tempio de las pinturas.

Bonampak, appunto , significa “”luogo delle pareti dipinte”” Il tempio è costruito su una piccola altura e lo si può raggiungere salendo un’ampia scalinata e dalla sommità si gode uno splendido panorama di una foresta fluviale.

YAXCHILAN.

Il sito archeologico, posto alle foci dell’Usumacinta, è immerso nella giungla di Lacandona e gode di una splendida posizione su un’ansa del fiume e che funge da confine tra il Messico ed il Guatemala e lo si raggiunge con una barca da Frontera Carozal scendendo il fiume per 40 km. in un percorso di meraviglie naturali nel cuore della foresta.

Il sito è risalente intorno al 312 d.c. e dal punto di vista architettonico è famoso per i 100 edifici dalle facciate colorate e gli architravi di pietra su cui sono incise scene di conquista e di cerimonie e che sono distribuiti lungo le foci del fiume: il labirinto,ecc. Non trascuriamo la salita alla Pequena Acropolis da dove si gode una vista delle montagne gualtemateche. Siamo solo noi quattro e la guida ,con le scimmie urlatrici che si fanno sentire e vedere.

Lungo il tragitto di ritorno facciamo una sosta sulla sponda del Guatemala per bere una birra fresca in una specie di bar.

Anche oggi abbiamo fatto il nostro impegnativo giro e ritorniamo a Palenche per dormire.

Dopo un meritato riposo riprendiamo la nostra Jeep , sotto un diluvio e ci dirigiamo a fatica verso l’aeroporto di Villahermosa alla volta di MERIDA ,capitale dello Yucatan. E’ una città vivace e caotica ed è la prima colonia della Spagna sulla penisola. La città fu fondata del 1542 da Fernando de Montejo il quale smontò le piramidi di Tiho per costruirne la Cattedrale di San Idelfonso con le due caratteristiche torri, anno 1556 e al suo interno il Cristo ligneo.

Oggi è una fiorente città ed è facile perdersi per la quantità di strade a reticolo che fanno da ruota attorno al grande e ombroso Zocàlo,Plaza de la Indipendencia con il Palazzo del Governo

e gli enormi murales di Fernado Castro.

Molti musei interessanti quali: Antropologia e Historia, Macay e circa altre sette chiese.

Partiamo per UXMAL a circa 70 km. a sud di Merida e assieme a Tulum e Chichen Itza è uno dei luoghi di maggior interesse storico ed è una città Maya che esprime tutta la sua grandezza per la quantità e qualità delle sue strutture molto ben conservate e di color rosa dato dalla pietra calcarea. Da non perdere:

Casa de las Monjas : una struttura di quattro edifici con 74 stanze che ricordano le celle di un convento. Un cornicione sulle strutture a basorilievi che rappresentano serpenti con due facce e Chac dio della pioggia è rappresentato da bellissime maschere.

 

Casa delle tartarughe, per le testuggini scolpite sul cornicione.

Palacio del Governator: il più interessante e la cui facciata è composta da circa 20.000 pietre, le maschere di Chac coronano l’ingresso centrale e l’imponente trono con le due teste di giaguaro indica che l’edificio era il luogo del comando.

Piramide dell’Indovino: alta 38 metri con scalinate ripide da salire e discendere, per i paurosi o chi soffre di vertigini si può attaccare ad una fune di canapa. Dalla sommità della Piramide si gode un’ampia vista delle rovine per immedesimarsi nel contesto dei Maya. Le porte sono scolpite con zanne di Chac.

Sulla sommità venivano celebrati i rituali sacrificali ed il sacerdote strappava il cuore ancora pulsante e poi faceva rotolare il corpo giù per la scalinata.

Qui si respira un’aria di tranquillità, ogni tanto si incontrano coppie di Iguana che se ne stanno beati al sole. Non c’è la ressa dei turisti e pertanto puoi visitare molto meglio i siti, non sarà così domani a a Chiche Itza. Un breve giudizio: Uxmal sintetizza la purezza e la bellezza dello stile Puuc. In serata ritorniamo a Merida per goderci gli spettacoli nello Zocàlo. Abbiamo soggiornato all’Hotel Casa del Balan. Ottimo!

CHICHEN ITZA

Si parte per l’ultima visita. Dobbiamo arrivare abbastanza presto per poter avere la possibilità di visitare Chichen Itza in giornata. Come previsto, questa città maya , sita tra Merida e Cancun è la meta di turisti che soggiornano nelle località marine. Chichen Itza costituisce una delle più famose testimonianza della cultura precolombiana.

Chichen Itza è stata costruita nel periodo tardo classico, circa 619 d.c., ma ha avuto periodi di fama e periodi di decadenza. I sacerdoti maya erano i signori della città che poi venne sepolta dalla foresta e solo nel 1924 si inizia a scavare per fare sorgere quei magnifici edifici che ora possiamo ammirare, si dice che sia venuta alla luce solo il 20% della città ed è una combinazione tra arte e natura, tra acacie ed orchidee, tra il canto degli uccelli e la vista delle iguane che prendono il sole e si accoppiano.

Da vedere:

Piramide di Kukulkan o El Castello : alta 25 mt. si erge al centro di Chichen Itza, costruita verso l’800 d.c. è una piramide piena di simbologie: quattro rampe di scale, ciascuna di 91 gradini, portano alla piattaforma superiore, per un totale di 365 gradini corrispondenti al numero di giorni contenuti del calendario solare. ( 91 x

 4 + 1).l’equinozio: I 52 pannelli rivestiti ed in rilievo su ogni facciata della piramide simboleggiano il calendario dei Maya. Due teste di serpenti accolgono i visitatori ai piedi della scalinata ed alla sommità della piattaforma superiore si gode un panorama su tutta la città e si può accedere, attraverso uno stretto passaggio, ad una stanza dove si trova il giaguaro dipinto di rosso, con gli occhi di giada e zanne di selce.

Gran Juego de pelota: il più grande campo da gioco ed una delle strutture più antiche del sito anno 864 d.c. Per i maya il gioco della palla era di grande importanza rituale e a Chichen Itza la palla veniva lanciata attraverso gli anelli sporgenti dalla mura del campo inoltre il campo ha una acustica eccezionale: una persona che parla di fronte al tempio può essere ascoltata a 150 metri.

 Cenote Sagrato: si tratta di un grande pozzo sacro dedicato al dio della pioggia Chac di formazione calcare con un perimetro di 56 m. ed una profondità di 50 m.. L’acqua è di colore turchese dato da alghe microscopiche.

El Caracol * la lumaca* chiamato così per la scala a chiocciola interna che assomiglia al guscio di una lumaca. L ’osservatorio, un edificio dalla pianta circolare, è stato costruito con pietre disposte accuratamente l’una sopra Vi sono bassorilievi che rappresentano il Chac. Dalla cupola i sacerdoti annunciavano alla gente i periodi della semina e della raccolta del granoturco. Sarebbe troppo lungo descrivere tutti gli edifici del sito, vi consiglio o di leggere delle guide oppure visitare il Messico dei Maya e degli Aztechi, ne vale la pena.

Dal passato verso il ritorno, abbiamo percorso i sentieri da Mexico City allo Yucatan, un magico sentiero lungo il quale convivono misteriose meraviglie archeologiche con foreste quasi inaccessibili e paesaggi incantevoli.

Mai si finisce di conoscere il Messico, è vero! Abbiamo scoperto il Messico degli Aztechi, dei Maya , questo è il passato, ma ci siamo innamorati anche del Messico di oggi:La natura affascinante

Gli abitanti di Mexico City, di Puebla, di Oaxaca ,di San Cristobal de las Casas, di Chamula, di Zinacantan , il Chiapas, di Merida

I bambini del mondo

Le belle donne

Tutto è stato meraviglioso e con nostalgia prendiamo l’aereo per ritornare a casa. Il tour è durato 17 giorni ed è stato effettuato nel Marzo del 2004. * Documenti: Passaporto valido-Assicurazioni di viaggio e sanitarie. Periodo migliore tra Ottobre e Marzo Cosa Portare: Macchina fotografica,Cinepresa,vestiti comodi, maglione,mantella. Moneta:pesos

Buon viaggio!

Bibliografia:* Yucatan e Chiapas-Lonely Placet * Maya Sperit-Viaggiare liberi*-Peace Reporter Mexico*Messico-Dumont*Key Guide-Touring Club Italiano.

Le fotografie sono state scattate da M. Vannetti – B.Roveran

* Vedi tutte le foto : * VISUALIZZA SLIDE SHOW * in alto a destra. **Se vi piace il mio blog , linkatemi sui Vostri siti o blog. Grazie!**

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*BIRMANIA*MYANMAR*

Aung San Suu Kyi aveva suggerito al mondo di boicottare a visitare il suo Paese per non portare valuta straniera al governo militare.

Aung San Suu Kyi, 1996.Certamente il principio può essere giusto, ma è anche importante visitare questo popolo affinchè non si senta isolato dal mondo e portare a loro la nostra solidarietà ed era anche questo il nostro scopo, pur nella nostra pochezza, e per questo non intendiamo approvare questo governo e le sue leggi anti umanitarie ,mentre i birmani vogliono i turisti perchè portano un senso di libertà ed acquistano i loro prodotti artigianali e quindi poter avere un piccolo reddito.

Gli Stati devono prendersi la responsabilità, affinchè in Birmania ritorni la democrazia e che Aung San Suu Kyi possa essere libera di esprimere le sue idee democratiche e noi speriamo che questo avvenga.Personalmente non sono d’accordo per l’embargo, ma gli stati devono, invece, non vendere le armi a questo governo,purtroppo, anche l’Italia le vende con il sistema della triangolazione .L’embargo impoverisce il paese e che cosa mangeranno per sfamarsi e la libertà verrà ripristinata? No.

Abbiamo quindi deciso di partire il 18 Febbraio 2002 con Nadia e Marco per Yangon dove conosciamo altre due coppie:dsc00196.jpg Rosy-Sandro-Paolo e Mariella e che effettueranno il tour con noi.

I LUOGHI DELLA FEDE

La maggioranza della popolazione è di religione buddhista ( buddhismo birmano ), ogni birmano dovrebbe trascorrere un periodo nel monastero chiamato noviziato ,si calcola che ci siano circa 400.000 che vivono nei monasteri. Vestono una tonaca rossa e il capo è completamente rasato e in dote si portano lo stretto necessario: la ciotola per l’elemosina e un cambio della tonaca.

I monaci vivono di elemosina e la gente contribuisce al loro sostentamento.Pure le donne possono diventare monache,ma sono molto meno , sono vestite in rosa e la testa rasata. Le comunità monastiche vivono in monasteri attrezzati di dormitori,celle,refettorio e sale per la preghiera.

Per prima cosa è importante fare conoscenza con la gente,partecipare alle loro cerimonie per potersi immedesimare nel loro stile di vita. Trasmettono serenità, se pur privati della libertà.

In qualsiasi momento della giornata visitando i loro luoghi sacri ,i mercati o lungo le strade rimani un po’ sconcertato della loro semplicità di vita, del sorriso, della disponibilità,della saggezza interiore.

Il buddhismo è religione e filosofia: purezza del rapporto uomo-mondo e seguire le Quattro Verità:

  1. esistenza è dolore causato dalla nascita,dalla malattia e dalla morte
  2. origine del dolore è la brama di esistere
  3. sopprimendo la bramma cessa il dolore
  4. il Dharma è la via che conduce alla soppressione del dolore.

Per raggiunge la felicità è necessario controllare la mente con la meditazione e rispettare cinque precetti morali e fondamentali quali:

  • non commettere omicidio
  • non rubare
  • non essere bugiardo
  • non assumere sostanze inebrianti
  • non essere adulteri e non avere una vita sessuale disordinata

I birmani generalmente per migliorare il proprio Karma cercano di fare in modo che la prossima vita(reincarnazione) sia migliore della presente e per ottenere questo contribuiscono al sostentamento quotidiano dei monaci e recarsi a pregare al tempio e semplicemente raggiungere il Nirvana.

L’ ARCHITETTURA RELIGIOSA

L’architettura della Birmania è quasi esclusivamente imperniata sulla religione ,cioè la costruzione di templi,pagode,stupa,monasteri: si pensa che siano più di 3000 e sono dispersi nelle città,paesi,pianure.dsc00046_edited.jpgE’ un modello architettonico quasi perfetto, mi è difficile descriverlo, ma è molto armonioso nelle strutture, è quasi una preghiera verso il cielo.

La Birmania ha una storia molto remota,circa 1000 anni A.C., leggendarie dinastie quali: gli Shan, uomini liberi- gli Akha,uomini festosi- gli Kachin, popolo della montagna, – i Mon , gli antichi signori delle pianure,-i Karem i ribelli del Nord-i Chin,valorosi guerrieri, i Rakhine ,gli orgogliosi.

Il nostro itinerario inizia da Yangon e durerà 10 giorni.

La capitale Yangon sorge sul delta del fiume Yangoo con 4 milioni di abitanti e un miscuglio di etnie e culture ma anche caotica. Al mattino migliaia di pendolari vanno a lavorare e a scuola. E’ una città con molti giardini e palazzi del periodo coloniale inglese, ma nel medesimo tempo anche moderna anche se la gente va ancora in giro con gli infradito e la gonna(per i maschi). Qui nessuno ha fretta . E’ una città affascinante per i suoi viali con alberi di teak ,piante di fiori , per le pagode dorate e i mercati affollati di gente. Aldo,la nostra amabile guida, inappuntabile nel suo abito tradizionale ci porta a visitare la img232.jpgShwedagon Paya. E’ l’emblema della città,la pagoda dalla quale si domina Yangon,è una meraviglia, è tutta dorata e risplendente alla luce del sole nel momento del tramonto.Lo stupa è alto 100 metri ed una circonferenza di 300 ed è attorniata da centinaia di tempietti e fontanine dove i fedeli vanno a pregare ed accendere le candele e qui si respira una spiritualità sconvolgente.Ogni birmano spera di poterla visitare e pregare almeno una volta nella vita:è paragonabile alla Mecca per i mussulmani o Roma per i cristiani.

Non lontano si può vedere il Buddha Dormiente di 72 metri di lunghezza.

Ripartiamo per Bagan in aereo e quindi l’intera giornata è dedicata alla visita di Bagan, la località più affascinante della Birmania con la distesa delle pagode. Riusciamo a vedere una decina di pagode su 3000. Oggi non tutte sono visibili in quanto l’incuria,i terremoti, gli escrementi dei pipistrelli ,la foresta hanno provocato una certa decadenza, ma non per questo sono ancora molte e sarebbero necessari parecchi giorni per visitarne solo una parte.

Vi assicuro che si rimane meravigliati,qui il buddhismo ti penetra nelle viscere, tutto è imperniato su questa religione.

Tra le tante visitate ritengo che la più imponente sia la pagoda di Shwezigon Paya del 1100 d.c., dove arriviamo verso il pomeriggio in modo da vedere il tramonto dall’alto della cupola.dsc00047.jpgSi aspetta il calar del sole per vedere lo splendore dei templi che si tingono di arancio,viola e tra la ruggine e il ramato.Tutta la distesa si illumina di una luce evanescente.La giornata è stata molto pesante,alla fine siamo riusciti a visitare circa 15 pagode.

I nostri trasferimenti avvengono con piccoli aerei ATR e dopo aver riposato la notte ripartiamo per Mandalay.Ci fermiamo due giorni.Visitiamo Amarapura, l’antica capitale della Birmania, della vecchia città rimane poco.

Visitiamo il Monastero Maha Ganayon Kyaung è un centro di studi monastici e vi risiedono qualche migliaio di giovani monaci e verso le ore 11 tutti questi giovani ,in processione e con la ciotola in mano e abiti color zafferano vanno a consumare il pasto nel più assoluto silenzio.

Visitiamo il ponte pedonale U-Bein in tek che attraversa il Lago Taungthaman e è lungo1,2 km , sostenuto da 1060 pali resiste da 200 anni all’acqua e ai venti e centinaia di abitanti lo attraversano durante il giorno.img217.jpg

Il pomeriggio visitiamo Sagaing ,una cittadella con centinaia di stupa,monasteri e circa 5000 religiosi e religiose, si respira una atmosfera di meditazione e di molta pace. Ogni angolo ti richiama alla religiosità, è tutto un colore zafferano dato dal saio dei monaci e un tappeto di teste rasate. Qui non esiste l’affanno della vita quotidiana. Avendo tempo a disposizione sarebbe l’occasione per fare un ritiro spirituale di yoga.

Sulla via del ritorno per Mandalay visitiamo la Pagoda KYAUKTAWGYI dove si trova la statua del grande Buddha: dsc00030.jpgun unico blocco di marmo ed è ricoperta quotidianamente da foglie dorate votive posate dai fedeli. Il Buddha è alto 3,8 mt. ed è in posizione seduta. Sono migliaia di fedeli che ogni giorno vengono a pregare, in particolare per assistere alla abluzione del volto del Buddha.dsc00026.jpg

Non solo pagode e stupa, anche i mercati, dove hai il contatto con la gente:dsc00069.jpgi bambini,le donne e gli uomini.dsc00065.jpgCon grazia e gentilezza ti vendono i loro prodotti e Carla è ben felice di acquistare di tutto e di più consapevole che pochi dollari permettono a questa gente di soppravivere. Le donne e i bambini si pitturano la faccia con colori a base di terra ed erbe per proteggersi dal sole.dsc00099.jpg

Per visitare Mingun prendiamo la barca sul fiume Ayeryawaddy,una piacevole escursione lungo il fiume e si arriva ai piedi della Mingun Paya ,doveva essere la più grande pagoda del mondo, ma con la morte del re Bodawpaya l’opera è rimasta incompiuta.Oggi rimane una grande pila di mattoni rossi.Per raggiungere il luogo bisogna salire a piedi nudi,non male,comunque da su si può ammirare il fiume che scorre con le sue barche che trasportano tronchi di legname e moltidsc00138.jpg stupa bianchi.

All’entrata ci si trova davanti una immensa campana di bronzo di 90 tonnellate ed è la più grande del mondo.dsc00135.jpg

Con una specie di mazza di legno le si da un buon colpo e la campana emana un suono forte.La vita lungo il fiume è molto animata,molta gente vive sulle barche.

Al ritorno a Mandalay andiamo a visitare il Monastero di Atumashi (l’incomparabile) e Shwenandaw situato su un’altura ed è uno splendido stupa e si dice che custodisca quattro capelli di Buddha.

Il viaggio continua per Hebo ,nello stato Shan conosciuto come la *Svizzera Birmana* per i meravigliosi paesaggi montani. Ci trasferiamo con gli ATR piccoli aerei di fabbricazione italiana.

Siamo nella zona del Lago Inle.La peculiarità di questo lago è la sua incomparabile bellezza e si trova a 870 metri sul livello del mare e dove l’uomo ha creato in mezzo al lago giardini e orti pensili. Su palafitte hanno costruito le loro case, i monasteri e gli stupa.dsc00152.jpg

La popolazione è quella degli Intha che abitano 17 villaggi e gli Intha sono famosi per il modo di spingere le imbarcazioni,in piedi a poppa con una gamba e l’altra, con il remo con un movimento roteante,spinge la barca.img241.jpgSono molte le barche condotte da ragazzi,donne e bambini. Viene praticata la pesca e la coltivazione del riso,mentre fiorente è anche la tessitura della pregiata seta di loto e borse con telai di legno. Coinvolgiamo alcune ragazze di una tessitura a cantare le loro canzoni.
L’incontro con la gente avviene al mattino al mercato fluviale galleggiante dove un centinaio di barche img249.jpguna appiccicata all’altra vendono dalla verdura ,agli oggetti del loro artigianato, ognuno cerca di venderti qualcosa e ,purtroppo, non possiamo accontentare tutti. Ho acquistato una serie di pipe vecchie in maiolica ,molto belle, ed altri oggetti.Con la barca si naviga tra stretti canali a contatto con la gente che abita sulle palafitte pure qui i bambini fanno da cornice.

Tra settembre e ottobre ci celebra la festa di Thadingyut una specie di quaresima buddhita e il Festival Phaung Daw Oo dove portano in processione su una chiatta le quattro statue di Buddha che si trovano nel medesimo sito di Phaung.Lungo il tragitto fluviale ci fermiamo al Monastero del Gatto, costruito in legno su palafitte e dove i monaci nel periodo dell’ozio addestrano i gatti a saltare piccoli cerchi.Vi si trova,inoltre una collezione di piccole statue di Buddha in legno e terracotta.Al lago rimaniamo due giorni per poterlo visitare, ma ne valeva la pena.dsc00165.jpgI tramonti sul lago sono veramente smaglianti.img251.jpg

Si riparte in pulmino per Pindaya passando per Aungban, famosa per i numerosi bordelli in quanto è un crocevia di strade e quindi passa molta gente,il tragitto è molto interessante ,molto verde con campi coltivati da ortaggi e risaie.

Pindaya è interessante per le grotte a ridosso di un crinale di fronte al lago, per raggiungere le grotte si deve percorrere un tragitto in salita con ai lati piccoli stupa bianchi.

Più di 7000 statue di Buddha di tutte le fogge e dimensioni ti accolgono in un ambiente di stalagmiti .E’ un luogo da meditazione e infatti incontri fedeli in preghiera. Pindaya è famosa pure per la lavorazione della carta e dei parasole.E’ un artigianato locale e molto raffinato.

Arriviamo a Kalaw,famosa località di villeggiatura durante il periodo coloniale inglese a 1300 metri di altitudine e ricca di pinete.

Il viaggio sta per terminare e ritorniamo a Yangon per le ultime visite dei viali vittoriani costeggiati da ville coloniali, la Pagoda Botataung Paya, con reliquiario dei capelli di Buddha, all’interno si trova il labirinto degli specchi e di teche contenenti reliquie,immagini,scritti e foglie d’oro.

Qui tutto è religione,misticismo,meditazione,semplicità,armonia,pace. Il buddhismo è l’essenza della vita e tutto è imperniato su di esso.

Nel mio zaino metto:

  • I bambini dsc00105.jpg
  • Le monachedsc00093.jpg
  • I fioridsc00001.jpg
  • Gli stupadsc00057.jpg
  • I tramontidsc00166.jpg
  • I mercatidsc00180.jpg

Grazie popolo mite che soffrite per la vostra libertà e vi ricorderò sempre quando rivedrò le immagini dei bambini,delle donne,dei monaci, delle monache e delle vostre meravigliose pagode dorate.

Nessun problema per il mangiare : la cucina locale è buona, ma poi si può gustare varie cucine asiatiche.

Ringrazio Marco Vannetti per avermi fornito le sue foto per poterle pubblicare su questo blog , in quanto le mie sono andate parzialmente perdute.
Alcuni consigli:

  • evitate gli alberghi statali
  • non compromettere gli abitanti con discussioni sul governo
  • il periodo migliore:tra novembre e febbraio
  • passaporto valido e visto di entrata
  • portare materiale scolastico per i ragazzi
  • libri e guide consigliate:
  1. Lonely Planet
  2. Myanmar di C.Bussolino e S.Stura Ed.Polaria
  3. Strade di Bambu di .Del Corona – EDT,Torino 1999-collana Orme

Bibliografia: vedi sopra.

* Le foto sono state scattate da Marco Vannetti e da Benito Roveran *

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Vietnam - Bandiera
Vietnam - Stemma

 

Si parte per il Vietnam! Era da farsi nel 2005 , ma a causa della aviaria,( malattia dei polli), il viaggio è stato rimandato a tempi migliori.

Ai soliti quattro si sono aggregati Giorgio e Cinzia.

Partiamo da Verona via Francoforte su Hong Kong e Hanoi con la Katay Pacific

Viaggio abbastanza lungo, ma era previsto.

Dopo la sistemazione in Hotel iniziamo nel pomeriggio la visita di Hanoi ,la Capitale storica.

Fino al 1954 in Occidente poco si sapeva del Vietnam, ma con la sconfitta dei francesi e della Legione straniera a Dien Bien Phu da parte del Generale Giap, si incomincia ad avere informazione su questo Paese, allora presieduto da Ho Chi Minh lo stesso che vent’anni dopo sconfisse gli americani a seguito di una cruente guerra.

Il viaggio è alla scoperta di un paese antico e moderno con una grande voglia di dimenticare un recente passato per iniziare un cammino con una prospettiva di una nuova democrazia e libertà di pensiero.

Si stanno incamminando verso un socialismo reale, il commercio e la ricchezza non è più una colpa, il dollaro è diventato la moneta di scambio, ma la guerra ha lasciato i segni, le bombe, il napalm hanno distrutto gran parte del Vietnam, la vegetazione, la deforestazione , i monumenti ,ma soprattutto le deformazioni dei bambini nati dopo la fine della guerra. Ancora oggi se ne vedono le conseguenze.

Era necessario fare questa guerra? credo proprio di no! Ma gli Stati Uniti, per il concetto di difendere i popoli, creano situazioni ancora peggiori. Purtroppo, non impareranno mai la lezione.

Per fortuna c’è una gioventù molto vivace e moderna che vuole vivere una vita nuova pur mantenendo le antiche tradizioni: non si accontentano più della bicicletta, ora viaggiano in moto e anche in auto.

Religione, cultura, natura fatta di: montagne,campagne, fiumi,foreste, mare, isole ci accompagneranno lungo quella striscia lunga 1650 km. che si chiama Vietnam. Il paese è a forma di S che si amplia a nord e a sud è stretta al centro e in un punto ha una lunghezza di appena 50 km.

I vietnamiti paragonano il loro paese ad una pertica di bambù che sostiene un cesto di riso alle due estremità.

Speriamo, durante il nostro viaggio dal Nord al Sud, di poter incontrare un popolo, un paesaggio, una cultura .

La storia del Vietnam è quella di un paese sempre in conflitto con i paesi vicini , in particolare con la Cina, ma ha sempre mantenuto la sua identità.

Si inizia dal 2000 a.c. con il Regno di Funan, l’arrivo dei cinesi nel 1° secolo d.c.,le grandi dinastie vietnamite fino al 1524, il dominio francese dal 1859 al 1954 ,la guerra franco-vietnamita 1946-1954, la divisione del Vietnam in due , Nord e Sud a seguito degli accordi del trattato di Ginevra.

Il nord governato dai comunisti, mentre il Sud era appoggiato dai governi occidentali, in particolare dagli Stati Uniti.

Ho Chi Minh, leader indiscusso del Vietnam comunista già nel 1959 aveva iniziato ad infiltrarsi nel Sud con i Vietcong, partigiani e guerriglieri nel Sud.

Gli Stati Uniti non volevamo che il Sud Asiatico venisse sotto l’egida della Cina e della Russia e nel 1964 il Presidente Johnson decise un intervento militare in aiuto del regime di Saigon.

L’8 Giugno 1965 l’esercito americano ha sbarcato le sue truppe a Danang.

Iniziava una sanguinosa guerra sporca che durò fino al 30 Aprile del 1975, lasciando migliaia di morti da una parte e dall’altra.

Simbolo di questa tragedia è la bambina Kim Phuc trovata dal fotografo Nick Ut che ha immortalato il suo corpicino ustionato dal napalm e che ha impressionato il mondo intero.

La bambina è stata curata presso l’ospedale americano di Saigon e pazientemente è guarita. La sua storia è stata ostaggio della propaganda del governo di Hanoi, ma nel 2002 a 35 anni è riuscita a fuggire in Canada ed ora è ambasciatrice di pace dell’ Unesco. ( La storia di Kim Phuc e la guerra in Vietnam di Denise Chong)

I boat-people sono i 2.600.000 che sono fuggiti dal Vietnam a causa del governo, purtroppo, oppressivo. Oltre alla tragedia della guerra si è aggiunta l’odissea dei viaggi della speranza, lasciando però in mare migliaia di fuggitivi.Il popolo vietnamita è molto cordiale ed ospitale con i visitatori stranieri malgrado l’oscurantismo della guerra.

Religione:E’ importante notare che in Vietnam convivono serenamente e senza problemi molte credenze religiose, quali: cattolicesimo, protestantesimo, islamismo, induismo, taotismo.

Lingua:Il vietnamita è una delle poche lingue asiatiche che usa l’alfabeto latino.

Il clima:Nel nord del paese ci sono le quattro stagioni tradizionali, nel sud si riconoscono solo due stagioni: quella secca e la stagione delle piogge. Il periodo più caldo e umido si ha tra maggio e settembre, stagione dei monsoni.

Il nostro viaggio inizia ad Hanoi passeggiando lungo le strade per

trovare dei piccoli mercati improvvisati dove si commercia dal pesce alla verdura ed arrivare al grande mercato delle 36 strade,cuore antico di Hanoi. Ogni strada porta il nome del prodotto mentre i colori, gli odori, i profumi, voci e suoni ti aggrediscono in una animata confusione di gente tra verdure, frutta, spezie, riso, pesce, scarpe, vestiti, oggetti antichi e artigianali.

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Delle vecchie strutture rimane ben poco, le guerre hanno distrutto quasi tutto: la piccola Chuna Mot Cot o Pagoda a pilastro unico,costruita nel 1049 , la struttura è in legno e poggia su un’unica colonna di pietra e vuole ricordare un fiore di loto che emerge dalle acque e si schiude sul proprio gambo, simbolo della purezza emergente da un mare di tristezza.

Hanoi risente molto della colonizzazione francese, infatti è chiamata la Parigi d’ Oriente per i boulevard alberati e sterminati dove si trovano i palazzi delle ambasciate ,ville private e sedi di rappresentanze commerciali.

Hanoi è un po’ sonnacchiosa, sobria ma comunque molto vivibile e anche caotica per l’impressionante numero di moto e motorini che spesso formano degli ingorghi inestricabili, i semafori non esistono.

Al mattino la gente fa ginnastica nei parchi, ci si muove a piedi o in bicicletta per andare al Lago Ho Hoan Kiem, il cui nome significa il Lago della Spada Restituita ed è il luogo più amato dagli abitanti.

Bambini che giocano e mangiano il gelato, coppiette di fidanzatini che pudicamente si scambiano qualche bacio, persone che leggono un libro, mentre la brezza scivola sotto gli alberi per portare un po’ di frescura.

Al centro del Lago sorge la Pagoda della Tartaruga , dimora delle concubine di corte.

Su un piccolo isolotto che si raggiunge mediante un ponticello in legno, laccato di rosso, si trova il piccolo Tempio della Montagna di Giada è un luogo incantevole per trovare pace e tranquillità.

Sulle sponde del Lago dell’Ovest si trova il Tempio Quan Thanh e dedicato a Tran Vo ( 1010 ) culto Taoista , con una statua di bronzo alta 3,44 mt.e del peso di 4 ton. E venne fusa una monumentale campana in bronzo alt 1,60n mt.

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La statua rappresenta il genio seduto con la spada avvolta da un serpente e poggia su una tartaruga, simboli del potere.

Non lontano si visita il Mausoleo di Ho Chi Minh dove riposa dentro un sarcofago di vetro il corpo imbalsamato del Presidente morto nel 1969.

Il Mausoleo è stato inaugurato nel 1975,anno della riunificazione del Vietnam. Simile al mausoleo di Lenin a Mosca. E’ una imponente costruzione di marmo e granito e la sua mole domina la piazza dove si svolgono le parate militari. Il mausoleo visto da lontano e con le 20 colonne che sorreggono il tetto possa avere la forma di un fiore di loto.

La visita di Hanoi è durata 2 giorni pochi, ma comunque sufficienti per avere un’idea di questa capitale dai molti significati.

La baia del dragone.Lasciato il delta del Fiume Rosso ad Haiphong e le piantagioni di riso si entra in una delle regioni più famose che si affaccia sul Golfo del Tonchino da dove si ammira la molto suggestiva Baia di Halong.

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Non ci sono parole per descriverla , bisogna solo vederla, comunque la vista della baia lascia senza fiato, pareti a picco, fiordi, grotte con stallatiti e stalagmiti si specchiano in un mare smeraldo. Il graduale affondamento di un enorme altipiano ha creato 3000 isolotti che spuntano come pinnacoli dalle acque del mare.L’erosione ha poi plasmato fessure, grotte e fiumi sotterranei.

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La leggenda vuole che queste formazioni siano gli artigli, le scaglie e la coda di un mitico dragone inabissatosi nella baia: secondo la tradizione il drago dimora ancora nelle sue profondità.

Per visitare la baia si noleggia la giunca e per due giorni navighiamo in cerca degli artigli del drago.

La vegetazione è padrona di questi isolotti e al crepuscolo la scenografia diventa entusiasmante mentre le giunche scivolano silenziose fra i profili delle isole , il volo degli uccelli e la musica dolce che proviene dalle varie imbarcazioni con le vele di colore arancione e che si rispecchiano nelle acque appena increspate da una lieve brezza.

L’Unesco ha dichiarato la baia Patrimonio dell’Umanità e speriamo che il sito non venga inquinato.

Passiamo la notte in giunca ed il risveglio al mattino è stato fantastico: eravamo circondati da 10 isolotti e da altre imbarcazioni.

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Ritorniamo ad Hanoi per riprendere il nostro viaggio verso il Nord al confine con il Celeste Impero. Ad Hanoi si prende il Victoria Express Train e si viaggia tutta la notte per arrivare a Lao Cai sul Fiume Rosso , al confine cinese (Hekou), è la città più importante della regione (35.000 abitanti)ed il centro per la visita a Sapa e ai villaggi di Montagnard.

A Lao Chai , villaggio della minoranza H’mong,

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le donne vestono gonne lunghe e gli uomini pantaloni e giubbe color indaco, raggiungiamo poi, sempre a piedi ( 2 ore) fra le risaie il villaggio di Ta Van,

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abitato dagli Zay e quindi visita di Ban Ho, abitato dalla minoranza Tay, l’etnia più numerosa del Vietnam: indossano semplici abiti color indaco, sono abili coltivatori di riso,tabacco,frutta, erbe medicinali e spezie, adorano gli spiriti locali insieme a divinità taoiste,confuciane e buddiste, e dispongono inoltre di un proprio patrimonio letterario ed artistico.

Sapa una cittadina di 36.000 abitanti e la zona è spettacolare e popolata da numerose minoranze etniche.

Al centro del paese vi sono buoni negozi per acquistare oggetti di artigianato locale e caratteristico è il Love Market un mercato normale dove si incontrano le varie etnie: i Thai,i Hmong e i Dao, ma alla sera è il luogo di incontro dei giovani innamorati. Noi alloggiamo al Sapa Hotel, tutto in legno, con un’ottima cucina.

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La temperatura è fredda e umida, abbiamo dovuto acquistare delle giacche a vento imbottite.

Esploriamo i suggestivi villaggi del circondario: il colorato villaggio di Taphin popolato dai Dao Rossi che vivono in un ambiente lussureggiante di cascate e pendii terrazzati per la coltivazione del riso; le donne hanno grandi turbanti rossi, braccialetti e collane d’argento.

Non lontano vi è il villaggio Na Ken,abitato dai H’Mong che discendono dai Meo (Miao) e popolazione migrata da secoli dalla Cina. Sono sciamani e abili agricoltori, allevatori e tessitori.

Gli eleganti abiti femminili sono costituiti da corsetti, gonne e turbanti di canapa blu e sono impreziositi da importanti monili d’argento.

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La gente ci accoglie con interesse e senza problemi, è opportuno chiedere sempre per scattare le foto, i bambini ti accompagnano a visitare il loro villaggio facendoti entrare nelle loro case.

Domina tutta la zona il Fan Si Pan (3143 mt), la montagna più elevata del Paese.

E’ un paesaggio con uno scenario di montagne verdissime che circondano i terrazzamenti scavati nelle pendici; salire e scendere attraverso i sentieri,attraversare i villaggi, incontrare la gente, entrare nelle loro case per assaporare il loro semplice cibo.

Mi è difficile esprimere quello che si sente dentro, certo bisogna immedesimarsi nel loro ambiente naturale , semplice e molto lontano dal nostro modo di vivere.

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Un ultimo incontro con la gente lo abbiamo in un mercato vicino a Sapa : si incontrano tutte le minoranze etniche che giungono qui abbigliati nei tipici costumi colorati per barattare le loro merci.

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Huè è pure affascinante per le ville attorniate da splendidi giardini in stile coloniale francese e per le fascinose donne che si incontrano per strada oppure disinvolte che vanno in motorino.

La città è attraversata dal Fiume dei Profumi, il fiume amato dai poeti : “” il fiume che scende a Huè disegna i suoi meandri, monti blu, acque azzure, qual magnifico quadro, ti amo, e vorrei seguirti…”” così scriveva To Huu. Lo navigheremo per raggiungere la Pagoda Thien Mu o Pagoda della dama celeste, del 1601, costruzione di sette piani e rappresentale diverse reincarnazione del Buddha.

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Nel giardino del monastero è visibile una autovettura Austin con la quale il monaco Thich Quang andò a Saigon nel 1963 e si diede fuoco in segno di protesta contro l’invasione americana e del regime sudvietnamita ,filoamericano. La notizia fece il giro del mondo e altri monaci seguirono l’esempio di Thich Quang.

E’ entusiasmante visitare la cittadella in cyclo, è un lungo corteo tra i negozi, la gente e i monumenti.

La giornata sta per tramontare e un buon ristorante lungo il fiume ci ospiterà per una cena con specialità vietnamite.

Il mattino seguente visitiamo: il Mausoleo dell’Imperatore Tu Duc, il poeta, eretto nel 1865 e situato su una collina tra laghetti e boschetti con padiglioni in legno: l’imperatore ha avuto 102 mogli, più le concubine, ma nessun figlio in quanto era sterile a causa del vaiolo, si dice e recitava le sue poesie lungo i vialetti e circondato dalle concubine.

Il Mausoleo di Khai Dinh è grandioso, fu costruito intorno al 1930, in stile europeo.

Una lunga scalinata ci porta alla tomba dell’imperatore attraversando il cortile dedicato alla Guardia d’Onore,formata da statue di elefanti,mandarini,militari e cavalli, e al centro il Padiglione della Stele e quindi all’edificio principale con soffitti e pareti raffiguranti le quattro stagioni. La statua di bronzo dell’imperatore sovrasta la tomba.

Ci trasferiamo in pulmino a Hoi An, la bella addormentata, un vero gioiello per la sua struttura urbanistica con pianta a scacchiera dove si trovano le antiche dimore al cui interno si possono ammirare mobili decorati con madreperla, oggetti in avorio.

Queste dimore sono state , per fortuna, sfiorate dai bombardamenti.

Vicino si trova il Ponte Giapponese, un piccolo ponte in legno che risale al 1593 a forma arquata.

Qui si respira una vera atmosfera orientale, e seppur piccola, è una città cosmopolita.

Purtroppo il tempo è avaro e dobbiamo lasciare a malincuore Hoi An per Danang per visitare il sito archeologico di My Son, il più celebre del Paese del Regno Champa dal II al XV secolo e si trova in una vallata verdeggiante.

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Oggi rimane molto poco dei templi e delle torri realizzati in mattoni cotti e saldati fra loro da una resina di un albero che cresce nella zona.

Si parte per Saigon in aereo ,oggi Ho Chi Minh, ma è sempre Saigon, la moderna metropoli asiatica, mentre forse speravi di trovarvi la vecchia città coloniale, non più.

Tutto è moderno, grattaceli, hotel, edifici commerciali; i viali sono intasati da migliaia di gente in motorino che freneticamente al mattino vanno al lavoro ed alla sera ritornano a casa.

 

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E’ una metropoli corrotta e trasgressiva al contrario di Hanoi. Qui lo slogan è song voi – vivere in fretta – per recuperare tutto il tempo perduto a causa delle guerre.

La maggiorana della gente è nata dopo il 1975 , per loro il passato conta poco, non c’è odio verso il nemico, anzi il modello americano è tangibile e il contatto con gli ex boat people d’ America è molto sentito.

Oggi c’è l’invasione del commercio per accaparrarsi i consumatori: Giappone, Corea del Sud, Germania, Francia, Stati Uniti sono i primi invasori commerciali.

Molta merce è contraffatta : Rolex, Gucci, L.Vitton, e molti altri marchi.

Si visita il mercato di Cholon, la Chinatown vietnamita,centro di aggregazione dei mercanti cinesi, un labirinto impenetrabile

Il programma ci porta a vedere la Pagoda di Thien Hau famosa per la sua atmosfera mistica e per gli incensi che bruciano ininterrottamente per tutta la giornata. E’ dedicata alla Madre Celeste, protettrice dei marinai, dei pescatori e dei mercanti che viaggiano per mare, decorata da una folla di statue ed intricati bassorilievi tipici dell’arte cinese.

Visita del Museo dei Residuati Bellici o dei crimini di guerra.

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Vi si trova l’atrocità delle guerre. Foto,ritagli di giornali, cimeli, feti con malformazioni dovute all’uso dei defoglianti. Nel cortile sono allineati carri armati, aerei e mezzi di artiglieria e fanteria. Le foto sono agghiaccianti, come il Vietcong gettato da un elicottero USA e del massacro di MY Lai.

Deve essere un monito contro tutte le guerre, purtroppo non è servito a niente, le guerre continuano a mietere vittime e distruzioni e gli attori sono sempre gli stessi.

Attraversando il Parco Cong Vien Van Hoa si visita la Cattedrale di Notre Dame , che ostenta uno stile neoromanico con due campanili quadrati. Siamo nella City, splendore di Saigon : la Posta Centrale, progettata da G.Eiffel nel 1881 con un immenso salone con il soffitto in vetro e ferro.

Nelle vicinanze eleganti boutique, l’ Hotel Majestic, l’ Hotel Rex che veniva utilizzato come luogo di pernottamento dell’esercito americano e dalla veranda del quinto piano si può ammirare la vista di Saigon, il Teatro Municipale, assomiglia al Petit Palais di Parigi.

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Ti sembra di essere a Parigi: l’ Hotel de Ville, un tempo sede del Municipio, ora del Comitato del Popolo. Costruito in stile liberty francese nel 1908.

Un mattino si parte per Cu Chi per visitare le gallerie sotterranee dove un esercito di formiche di Vietcong hanno fatto scacco matto all’esercito americano, nascondendosi per poi apparire improvvisamente per effettuare guerriglie sanguinose, un dedalo di gallerie e tunnel lungo 250 km.e da 2 a 7 metri di profondità.

Una vera città sotterranea con cucine,ospedale,dormitori, era la base operativa dei Vietcong che di notte uscivano per sferrare gli attacchi e poi sparire sotto terra in mezzo alla boscaglia.

I vietcong venivano chiamati i nemici invisibili.

La visita sotterranea è stata molto interessante.

Per Carla e il sottoscritto il tour si è dovuto fermare in quanto sono stato ricoverato in ospedale per una forte bronchite e per una insufficienza cardio-circolatoria.

Gli altri nostri amici hanno comunque proseguito il programma.

Sono rimasto in ospedale due giorni, sufficienti per fare tutti gli esami ed essere riempito di medicinali.

Tutto si è risolto abbastanza bene, solo abbiamo dovuto aspettare una settimana a Saigon in attesa di un medico dall’Italia per l’accompagnamento in quanto al mio ricovero era stata attivata l’assicurazione e per il ricovero e per il rientro in aereo i first class.

Durante il soggiorno forzato abbiamo completato la visita della città e conosciuto molte persone che ci sono state vicine.

E’ stata una esperienza nuova e che insegna che è molto importante fare l’assicurazione quando si viaggia all’estero in particolare in paesi lontani.

Non ho speso un Euro ne’ per il ricovero in ospedale ne’ per il rientro in Italia.

Un grazie particolare a Daniela e Mauro Burattino titolari della

Asco International Travel chi ci hanno assistito durante il soggiorno a Saigon.

Al dr. Marta che ci ha accompagnati da Saigon a Verona un sentito grazie.

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Bibliografia: Lonely Planet:Vietnam

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Consigli utili per visitare il Vietnam:

  • Passaporto valido e visto
  • Ambasciata Italiana in Vietnam: Hanoi – Le Phung Hieu Street-Tel.00844 82562256-Fax. 8267602
  • Email: embitaly@embitaly.org.vn
  • Sito Internet: www.embitalyvietnam.org
  • Moneta: Dong
  • Lingua: Vietnamita-Francese-Cinese
  • Governo: Repubblica Socialista
  • Prefisso telefonico:0084
  • Fuso orario:+ 7 ore
  • Corrente elettrica: 127/220V

 

ETIOPIA

L’Etiopia era un ricordo della Scuola Elementare ! Era in un angolo della mia memoria. Il padre di Carla, ci ha raccontato i luoghi dove lui è stato durante l’occupazione italiana in Abissinia. Ci raccontava della vita militare, ma che non ha mai sparato un colpo di fucile. Si ricordava delle belle donne,dei meravigliosi bambini. Quando siamo ritornati gli abbiamo raccontato e fatto vedere le foto, si è commosso ed qualche lacrima si è vista sulle guance. Non eravamo mai stati nella vera Africa. Siamo partiti il 27 Febbraio 2005, Carla e gli amici Nadia,Marco. A Roma ci incontriamo con altri viaggiatori.Siamo in dodici,un discreto gruppo, l’importante è essere solidali e poi tutto andrà bene. Per tutti è la prima volta che si visita l’Etiopia del Nord.La rotta storica! Il programma ci riserva 2 settimane di tour per un totale di circa 1500 km. Si viaggia con dei fuori strada attrezzati. Si arriva ad Addis Abeba e ci accoglie Feleke, la guida, ma già iniziano le prime disavventure le valige di Flora e Virginia probabilmente sono state spedite per un’altra destinazione. Riavranno le valige a Gondar, ma per il momento si dovranno arrangiare. Il fascino dell’Etiopia del nord è dovuto al gran numero di siti storici,le chiese ,i monasteri e chiese monolitiche. L’Etiopia ha una identità culturale e storica molto forte dovuta ad una lunga indipendenza. Come dice la storia ,Menelik,il primo re,era figlio del re Salomone e della regina di Saba.Storicamente l’Impero etiope ha avuto origine nel regno precristiano di Axum, che durò fino al X° secolo. Ad Axum, nel IV° d.c.fu fondata la Chiesa Ortodossa Etiope,che è la più antica chiesa africana. La religione cristiana era diventata un tutt’uno con l’Impero e non ha avuto influenze esterne dei vari concili ecumenici, infatti è definita:chiesa” copta “,termine che deriva dall’arabo qubt E’ una dottrina monofisica,cioè nega la doppia natura umana e divina di Gesù.E’ molto interessante conoscere tutta la storia religiosa dell’Etiopia, è bene sapere che l’islam è molto diffuso, ma comunque la convivenza è normale. Il nostro itinerario” la rotta storica” comprenderà la visita dei monumenti storici : monasteri,chiese,cappelle, moschee,castelli,sculture rupestri e le bellezze naturali:montagne,parchi,fiume,cascate,laghi; faranno da cornice: il popolo in cammino,i sacerdoti, gli eremiti. Sarà un viaggio abbastanza impegnativo, su strade sterrate e alloggiando in alberghetti senza l’acqua corrente ,ma è questo il nostro modo di scoprire i luoghi e di conoscere la gente. Visitiamo Addis Abeba:il Municipio, la Piazza (eredità italiana), il Museo Nazionale dove viene conservata LUCY il piùdsc01304.jpg antico ominide di circa 3,5 milioni di anni e scoperta il 30 novembre 1974 ad Hadar, è una storia vera e meravigliosa e sarebbe troppo lungo descriverla. Questa scoperta ed altre ha fatto si che all’Etiopia valse il prestigioso titolo “Culla dell’Umanità”La Cattedrale di S.Giorgio, la Chiesa della Trinità,il grande merkato,il più grande dell’Africa orientale ,una babele di bancherelle,persone e merci,qui puoi acquistare dal kalashnikov al cammello oltre alle spezie ai gioielli in oro,pezzi di antiquariato,oggetti in legno lavorato. Saliamo ai Monti Entoto, da queste alture si vede Addis Abeba con il suo smog ,img_0375.jpgla strada è contornata da piante di eucalipto, e si vedono “le portatrici di legna” img_0342.jpg ,molte di queste donne portano fascine de legna che pesano 30 kh. e percorrono 20/ 30 km.al giorno e sono piegate sotto il carico pesante per prendere qualche birr. Addis Abeba *nuovo fiore*sorge al centro del vasto altopiano detto Acrocoro etiopico, circa 2400 metri. E’ una città con le sue contraddizioni: la ricchezza convive con la povertà,l’antico con il moderno,il benessere con la miseria.Vi convivono lebbrosi,ciechi che avanzano lentamente verso il vuoto, gente che vive nelle immondizie,img311.jpg mi chiedo perchè deve succedere questo in una capitale come ad Addis Abeba,perchè gli organismi internazionali non intervengono: ho constatato personalmente che tutti gli aiuti che noi inviamo a queste associazioni umanitarie governative su 100 euro forse 20 euro vengono spese per queste emergenze,il resto 80% sono per le spese generali:fuori strada sempre nuove,stipendi molto sostanziosi dei funzionari,soggiorni in Hotel da ***** stelle. Ho avuto una forte diatriba con un funzionario addetto alla sanità e quandogli ho espresso la mia tesi, si è molto *incazzato*.E pensare quanto sono belli i bambini e le loro mamme e ti cercano perchè tu possa fare una foto img312.jpgper qualche birr ,cercano qualche parola buona forse un po’ di pietà e amore che le *associazioni governative * non danno.Mentre molte altre laiche e religiose sono molto attive. La mia vuole essere una denuncia. Partiamo verso il Nord: direzione Debre Marcos.La strada è asfaltata quindi il primo impatto sembra ottimale.Ci fermiamo a Debre Libanos per visitare il monastero uno dei luoghi più religiosi dell’Etiopia e fondato da un prete che si chiamava Tekla Haimanot nel XIII secolo.La chiesa a croce latina è stata distrutta e rifatta parecchie volte.All’interno del Monastero c’è il seminario ed è frequentato da molti seminaristi tutti vestiti dal gabi bianco . Molti fedeli frequentano la chiesa per procurasi l’acqua santa,curativa ed efficace per allontanare gli spiriti.La sorgente è raggiungibile lungo un sentiero molto ripido Si arriva alla grotta di Tekla Haimanot dove sgorga l’acqua santa ed il sacerdote ti ver sa una ciotola di acqua sulla testa per la purificazione,cerimonia suggestiva che ho fatto. Proseguendo per il sentiero si arriva ad un punto dove si può ammirare il complesso del monastero. “” Morte a Debre Libanos”" Vicino alla chiesa si trova il monumento che ricorda la fucilazione di 267 monaci e 129 giovani diaconi.Era il 20 maggio 1937 e il vicerè Graziani ne fu soddisfatto.Ho voluto ricordare uno dei tanti misfatti dell’occupazione italiana in Etiopia, non certo da addebitarsi ai soldati , ma bensì ai loro comandanti. E’ stata una pagina nera! Riprendiamo la strada per Fiche, una comoda strada asfaltata costruita, a suo tempo,dagli italiani, per raggiungere l’impressionante canyon del Nilo Azzurro, profondo 1000 metri circa. Si scende e si attraversa il ponte costruito intorno al 1938 dagli itdsc01342.jpgaliani, è uno scenario meraviglioso, nel cielo volano i gipeti che sfruttano l’aria calda. Raggiungiamo Debre Marcos a quota 2515.Come città non è interessante, ci si ferma per dormire.L’Hotel Ghion,ben gestito e piacevole , una buona cucina ,si può mangiare una buona pasta asciutta all’italiana. Si riparte per Bahar Dar ,chiamata “porta del lago”. I viali sono fiancheggiati da palme e da alberi dai fiori rossi. E’ una città rilassante e una tra le più attraenti dell’Etiopia. E’ un centro commerciale molto importante,il simbolo è una canoa di papiro chiamata “tankwa” e la puoi ancora trovare sul Lago Tana ed utilizzata per il trasporto di merci,questa barca viene prodotta al villaggio weyto Baharv.La zona è un centro turistico:il Lago Tana,i monasteri ,le cascate del Nilo Azzurro. Ci fermiamo due giorni più che sufficienti per visitare chiese,il Lago Tana,la sorgente del Nili Azzurro,i mercati cittadini. Il Lago Tana e i suoi monasteri. Il Lago Tana è il più grande lago etiope :Il lago è famoso per i suoi monasteri che sorgono su una ventina di isole su 37.dsc01359.jpg Noleggiamo una barca e navighiamo verso le isole di Debre Maryam e Gabriel, quindi approdiamo a Zeghie un luogo dalla vegetazione esuberante. dsc01364.jpg Prendiamo un sentiero in salita che ci porta al più noto monastero : Ura Kidane Merhat e vanta un meraviglioso maqdas dipinto, un compendio della iconografia etiope, il monastero è fornito di un piccolo museo dove si può vedere antiche croci,corone e testi antichi. Una schiera di ragazzi ci accompagna,ci offrono imitazioni di libri antichi e vecchie croci. La chiesa è circolare con tetto in lamiera ma le pareti sono coperte da meravigliose tele dai colori più esaltanti. Facciamo amicizia con alcuni studenti: Abie,Tegerme,Asrat con i quali siamo ancora in contatto,ed ogni tanto spediamo loro materiale scolastico e vestiario.I ragazzi hanno allestito un piccolo mercatino con croci,libri,santi e lavori in legno:per Carla è una gioia poter comperare qualcosa . dsc01370.jpgdsc01369.jpg Visitiamo, immersa ad una rigogliosa vegetazione la Chiesa Beta Maryam, anche questa circolare e dalla pareti coperte da tele dipinte. Per poter visitare tutte le chiese circa 15 ci vorrebbero tre giorni,ci accontentiamo nel ritorno di approdare all’isola di Kebran Gabriel per visitare la omonima chiesa. E’ stata eretta verso il 1687. Ha un porticato con 12 colonne.Il maqdas custodisce tele interessanti e se inondate dalla luce del sole che penetra tra le fessure dei pilastri fanno risaltare i veri colori. I monaci vivono una vita semplice e lontani dal mondo frenetico,la loro giornata è scandita dalla preghiera e dal lavoro manuale.Visito il piccolo museo,molto interessante e si possono ammirare dipinti,croci lavorate,libri sacri. Ritorniamo a Bahar Dar e durante la navigazione incontriamo le tipiche imbarcazioni di papiro cariche di legname e viaggiano a pelo d’acqua, è veramente un mezzo di trasporto. VILLAGGIO DI TISISAT*CASCATE DEL NILO AZZURRO* Si parte al mattino presto e dopo una trentina km. attraverso la savana si arriva al villaggio di Tisisat*acqua fumante* e scendendo un sentiero di pietre, si entra in una gola attraverso il ponte portoghese. dsc01382.jpg Si risale passando da un piccolo villaggio, accompagnati da ragazzi della zona che fanno da guida per pochi birr, ti seguono per tutto il tragitto. dsc01384.jpg Ci aspetta ,da quadsc01394.jpgnto descritto sulle guide, uno spettacolo eccezionale,siamo eccitati, ma purtroppo, quando ci affacciano alla prima terrazza la delusione è grande: delle nove cascate una sola sgorga acqua, le altre sono sterili,e la causa e la causa sono le dighe e la siccità. dsc01389.jpg Bruce James ,esploratore inglese,nel 1770 così descrive le cascate: “” il fiume… cadeva in un unico getto d’acqua largo circa mezzo miglio….con una forza e un rumore che erano davvero terribili…. un vapore intenso,quasi una nebbia,avvolgeva la cascata tutto intorno…. Era uno spettacolo magnifico….”" io aggiungo: gli spruzzi con la luce del sole, formano suggestivi arcobaleni. A causa del microclima si è sviluppata una foresta pluviale ed abitata da pappagalli,gruccioni e turachi. Come sempre,oltre alle bellezze naturali è interessante essere avvicinati dalla popolazione che ti saluta, ti tocca,ti parla e ti vuole dare quel poco che ha per pochi birr. Questo contatto umano così pressante, a qualcuno da fastidio, sinceramente a me non dispiace,ancora adesso che sto scrivendo vedo davanti i bambini,le mamme,i papà.dsc01385.jpg Si ritorna a Bahir Dar all’Hotel Ghion per la cena e poi a letto. Partiamo per Gondar e superato il fiume Nilo si raggiunge il paese di Werota costeggiando il Lago Tana. A Werota c’è il bivio per Weldiya che prenderemo fra qualche giorno per arrivare a Lalibela. Lungo la strada si scorge “”un torrione roccioso”" e sembra un vulcano spento. Incontriamo “il popolo in cammino” :famiglie intere che camminano sul ciglio della strada per portare le loro merci al mercato di Gondar. Piccole e gradevoli capanne sono immerse nel verde della pianura, ci fermiamo!dsc01396.jpg I bambini e le mamme vengono incontro per salutarci, sono semplici scene che commuovono. La famiglia è intenta alla battitura del frumento.dsc01383.jpg Le poche cose che doniamo (magliette,materiale scolastico) le accettano con tanta gratitudine. Arriviamo a Gondar nel tardo pomeriggi0.E’ l’antica capitale dell’Etiopia, ed è una delle località più interessanti della rotta storica con i suoi castelli e chiese. Gondar è stata fondata nel 1635 dall’Imperatore Fasilidas e ne fu la capitale dell’Etiopia pe i due secoli successivi. Era a quel tempo una città splendente . Vi si trovano un serie di castelli costruiti da vari imperatori: dsc01412.jpg dsc01408.jpg il palazzo di Fasiladas,il castello di Iyasu, il castello della regina Mentwab,ed altri siti quali:la biblioteca e la cancelleria,la casa della musica,la casa delle nozze. I saloni erano decorati ed arredati da specchi veneziani ,le pareti ornate da lamine d’oro; purtroppo il terremoto,i bombardamenti hanno distrutto l’interno di questi palazzi.Il complesso è costruito con pietre di basalto scuro ed è un miscuglio di influenze portoghesi,indiane,aksumite e moresche. A Gondar si trovano ancora delle costruzioni di architettura italiana per esempio:il cinema, il palazzo della posta, il municipio,le caserme e le scuole. Tra le molte chiese etiopi, la più importante è: la Chiesa di Debre Berhan Selassie (Trinitàal Monte della Luce) è splendsc01408.jpgdida in particolare il soffitto con le 80 teste alate dei cherubini ognuno con un’espressione diversa. Non meno interessanti i dipinti alle pareti,ricchi di umanità e dai colori vivaci. All’esterno della chiesa i fedeli avvolti dallo shamma bianco, sembra di ritornare al primo cristianesimo ed è una atmosfera che non si respira più nella chiesa romana.dsc01419.jpg Fuori Gondar visitiamo il villaggio di Wolleka abitato dai Falasha,popolazione etiope di religione ebraica.E’ una piccola minoranza sia per le persecuzioni sia per la fuga avvenuta , a causa della guerra civile. Nel 1990 Israele organizzò un ponte aereo che trasferì nel suo territorio circa 15.000 falasha. A Gondar alloggiamo all’Hotel Quara,edificio coloniale,prezzi buoni e pulito mentre ceniamo al Habesha Kitfo con menù locale o ferengi (forestieri). Domani ci aspetterà una tappa molto lunga circa 350 km. su strada bianca per arrivare a Lalibella. Il trasferimento per Lalibela è lungo e disagevole . E’ una zona sconosciuta:non passano ne’ auto,ne’ moto,solo qualche fuori strada di turisti. La pista è panoramica e costellata da piccoli villaggi con i loro mercati:si passa per Debre Tabor,oggi non particolarmente importante,ma fu ,in passato,la capitale etiopica nei XVIII e XIX secoli. Lungodsc01450.jpg la strada incontriamo centinaia e centinaia di persone che camminano per andare ai vari mercati,portandosi appresso la mercanzia. E’ IL POPOLO IN CAMMINO. Arrivano dai loro insediamenti fatti di capanne di paglia.Lungo la pista incontriamo un corteo mesto e dignitoso:img313.jpg sulla barella è steso il corpo morto di una giovane donna con il pancione gonfio del bimbo e che non è riuscita a partorire.Purtroppo il dispensario era lontano: lei ed il bambino sono morti. Sono situazioni che devono fare meditare! dsc01466.jpg A sera si raggiunge finalmente in vista di Lalibella ,la si vede e si ha la sensazione di aver fatto un lungo pellegrinaggio per visitare le 11 chiese scavate nel tufo rosa.Queste sono divise in due gruppi secondo la collocazione rispetto al fiume Giordano e collegate da passaggi sotterranei e cunicoli da dove giunge l’eco del salmodiare dei sacerdoti e dei fedeli e tutto è pervaso dal profumo dell’incenso e dall’odore delle candele. Lalibella è stata edificata dal Re Lalibella nel XIII° secolo e fu costruita per diventare “”la nuova Gerusalemme etiope”" infatti è senz’altro uno dei siti più importanti del mondo cristiano .Sembra di essere tornati indietro nel tempo come secoli fa e rimarrà così ancora .La tecnica della costruzione: si delimitava la zona dell’area interessata, venivano scavati dei fossati sui quattro lati e poi scolpita dall’interno,il tufo rosa era malleabile per la lavorazione.Lalibela è un miracolo africano.dsc01495.jpg Mi sarà difficile descrivere il sito di Lalibela in particolare le sue chiese divise in due gruppi dal fiume Giordano,infatti non sono state costruite,ma scolpite nella roccia di tufo color rosa.Le chiese sono dodici e per visitarle sono necessari due giorni. Al centro del paese si trova l’ingresso principale della parte sacra e l’itinerario comprende la visita delle chiese attraverso tunnel, cunicoli e su e giù per scalette scavate nella roccia. Per entrare nelle chiese bisogna togliersi le scarpe.dsc01483.jpg

Assistiamo alle funzioni religiose e che hanno un certo fascino,l’incontro con i fedeli e i sacerdoti è sempre genuino; ti lasciano il passo , per darti la possibilità di vedere,di ascoltare le dsc01474.jpgloro preghiere e i loro canti, mi sembra di essere in un altro mondo, mi sento coinvolto tanto che mi accosto al sacerdote per ricevere la benedizione della croce. dsc01512.jpg Alla fine dei due giorni siamo riusciti a visitarle tutte: Bet Medhane Alem ( Salvatore del Mondo) la più grande chiesa rupestre del mondo* Bet Maryam- consacrata alla Vergine Maria*Bet Giyorgis*a forma greca-ecc.dsc01498.jpg
Alloggiamo all’Hotel Roha Lalibela- Una avventura, Carla durante la notte viene punta da uno scorpione al dito, dolori forti, tanto che viene portata in piena notte a una specie di ospedale , dove le viene praticata la profilassi del caso e sopratutto rassicurata che, al di là del dolore terribile, la puntura non è letale.
Riprendiamo il nostro viaggio per Kombolcia :375 km. passando da Dessie in posizione collinare tra immensi eucalipti e incontrando carovane di cammelli ,dei pastori Afar,popolazione nomade che vive in villaggi lungo la strada.dsc01551.jpg
Ci fermiamo a Kombolcha per la notte all’Hotel Tekle,piacevole.
Si riparte il mattino per Addis Abeba e la strada è snodata su un altopiano dove incontriamo le popolazioni degli Oromo,Amhara: una sosta a Sembete per incontrare la gente al mercato.
Ritorniamo ad Addis Abeba per ripartire con l’aere0 per Harar al confine con la Dancalia per incontrare i musulmani,che in questa zona è molto numerosa.
Sbarchiamo a Dire Dawa seconda città etiope fondata nel 1902,città nuova con esempi di architettura in stile italiano,francese e arabo.Interessante è la linea ferroviaria : Addis Abeba – Dire Daua ,unica ferrovia in Etiopia.dsc01577.jpg
Il mercato è frequentato dagli allevatori, da somali e da popolazioni Oromo e Harari.
Per caso passiamo vicino al cimitero degli italiani, siamo rimasti esterrefatti : le tombe distrutte ed ossa umane sparse nell’area.img316.jpg Al ritorno in Italia abbiamo informato il Ministero della Difesa il quale ha segnalato la cosa alla Ambasciata Italiana ad Addis Abeba. La stessa ha riferito che i resti umani erano già stati trasferiti ad Addis Abeba e che , purtroppo, la zona non è stata bonificata per mancanza di fondi.
Si parte per Harar ,la città bianca e santa per i mussulmani. dsc01610.jpg Harar è circondata da mura centenarie alte oltre cinque metri e con sei porte per entrare. La città santa dell’Islam che per secoli fu proibita agli infedeli e dalle 99 moschee .Incontriamo molti ragazzi che vogliono farci da guida e per qualche birr assoldiamo due ragazzini che ci faranno vedere attraverso i vicoli, ben 362 , tutta la città vecchia. Lungo queste strette vie si sente un intenso profumo di caffè :in qualche cortile si svolge la quotidiana cerimonia del caffè, alla quale siamo invitati gustando un ottimo caffè in una tazza.
L’Etiopia è uno dei primi cinque produttori di caffè al mondo.
Con calma visitiamo la Cattedrale di Medhane Alem,dsc01640.jpg la casa di A. Rimbaud,il poeta francese maledetto, irrequieto e sovversivo che ha soggiornato ad Harar,ora Museo; il Gidir Magala il mercato mussulmanodsc01576.jpg dove le donne Adere sono vestite dei loro coloratissimi costumi:il giallo,il nero, il rosso,il viola; la Moschea Jamia,una delle 98.
Lungo il tragitto ci fermiamo a parlare con la gente,alcuni parlano italiano come l’ascaro Abdul che abbiamo incontrato lungo la strada e che ha combattuto contro gli invasori italiani. Era felice di parlare con noi nella nostra lingua.dsc01592.jpg
Era felice di parlare con noi nella nostra lingua. Pernottiamo al Belayneh Hotel,abbastanza gradevole, per gli standard etiopi.
A sera si assiste allo spettacolo del dsc01605.jpgPasto delle Jene ,circa una ventina e che vengono nutrite con un pezzo di carne posizionata in bocca all’uomo. Si dice che sia uno spettacolo che viene da lontano e quindi non a scopo turistico.Incontriamo una missione cattolica tenuta da suore e dove accolgono ragazzi e ragazze di varie religioni perdsc01651.jpg frequentare la scuola.dsc01652.jpg
Il mattino seguente si parte per visitare la Dakhata Valley o Valle delle meraviglie, così ribattezzata dagli italiani per le strane formazioni :massi uno sull’altro,pinnacoli e torrioni dalle forme più strane:figure di uccelli,di uomini ,di animali e mentre il sole passa si formano delle ombre che si stagliano nella valle lunga circa 13 km.dsc01629.jpg
Il mercato del chat:questa pianta è molto diffusa e viene esportata nello Yemen ed in Inghilterra.Contiene ingredienti psicoattivi :il cathinone e le anfetamine.dsc01655.jpg Il chat viene giornalmente masticato dagli uomini,può infondere uno stato di euforia.Sul cielo volano molti uccelli dai vari colori ed in lontananza possiamo ascoltare il loro canto.
  • I sapori d’Etiopia : la Injera – pane lievitato e spugnoso ,immaginate una specie di gomma piuma per imballo,che viene arrotolata ed intinta in piatti di carne molto saporiti e viene mangiato rigorosamente con le mani. Il wot uno stufato piccante con un miscuglio di carne,cipolle ,peperoncino,aglio. Il wot lo si mangia con la injera. Gli ottimi spaghetti con ragù e formaggio grana.
  • Il popolo in cammino
  • le chiese e l’odore delle candele
  • i fedeli che pregano
  • il sorriso dei bambini e delle mamme

L’Etiopia ci ha lasciato molto e speriamo di rivederla ancora perchè c’è ancora molto da scoprire, manca il Sud con le sue etnie. Ciao Feleke, ciao amicidsc01525.jpg di viaggio con voi ci siamo trovati bene!

dsc01527.jpgdsc01669.jpgdsc01529.jpgdsc01545.jpgdsc01523.jpg Notizie utili : Passaporto valido – visto di entrata – disposizioni sanitarie: rivolgetevi all’Ufficio Igiene e Sanità del Comune – un abbigliamento a strati o a cipolla-occhiali da sole-creme-torcia elettrica-. Il viaggio è stato organizzato da: MEDIR – TOUR AND TRAVEL-www.ethiopiatravelsandtours.com La guida era il sig.Feleke. Potete organizzarvi direttamente il viaggio, parlano italiano. Ultima cosa importante: se andate in Etiopia la franchigia per il bagaglio è di 40 kg.dall’aeroporto di partenza fino ad Addis Abeba, mettete nelle vostre valigie : materiale scolastico,medicinali,camicie e magliette per i ragazzi e poi il tutto lo potete consegnare all’Agenzia.Buon Viaggio. Grazie gente di Etiopia! Arrivederci, speriamo di ritornare quanto prima per visitare la Valle dell’Omo. Elenco di Associazioni non governative che operano in Etiopia:

  • Actionaid : www.actionaid.it
  • Il Sole Onlus: www.ilsole.org


* Le foto sono state scattate da:Benito Roveran *

* Vedi tutte le foto – Visualizza SLIDESHOW in alto a destra**

* Il mio sito è a disposizione di chi vuole pubblicare i diari e le foto dei Vostri viaggi.

*Scrivetemi a : b.roveran@gmail.com

Bibliografia :Appunti di viaggio-P.Borghetti-M.Bocale * Etiopia- Lonely Planet*A come Avventura di Anna Maspero-FBE Edizioni* ** Se vi piace il mio blog, linkatemi nei vostri siti o blog! Grazie.**

Informazioni per andare in Etiopia:

  • Passaporto in corso di validità
  • Il visto può essere richiesto all’Aeroporto di arrivo
  • Ambasciata Italiana  ad Addis Abeba: Villa Italia -P.O.Box 1105-Tel.002511 553042-Fax 550210-E-Mail : italembadd@telecom.net.et
  • Ambasciata di Etiopia in Italia: 0016 Roma-Via Vesalio 16 -Tel o6 4403652
  • Prefisso telefonico: 00251
  • Moneta: Birr
  • Fuso orario : + 3 ore
  • Lingue parlate: Amharico-Inglese-Italiano
  • Vacinazioni : chiedere all’Ufficio Igiene di competenza
  • Corrente elettrica: 220 V

 

*AFGHANISTAN*

 

 

Arriviamo a Kabul provenienti da Teheran. Siamo molto euforici in quanto è considerata una meta che pochi italiani hanno visitato.

E’ un carosello del mondo antico, lasciandosi dietro un mosaico di gruppi etnici e linguistici.Già si parla di questo paese tra il 1200 A.C. Alessandro Magno invase la regione nel 330 A.C.
Nel 652 il Califfato arabo si annette una parte del paese e la popolazione si converte all’Islam.
Nel 1219 la regione viene invasa da Gengis Khan. Nel 1746 il Regno Unito si impossessa della regione cedendo ai vari reggenti l’amministrazione del paese.

Governanti deposti,assassinati,rovesciati l’AFGHANISTAN ha avuto un periodo molto travagliato fino ad una certa stabilità tra il 1933 e il 1973 sotto il Re Zahir Shah. Nel luglio del 1973 anche il Re che si trovava in Italia per delle cure fu destituito da Daoud , suo cognato, e venne proclamata la Repubblica.

Lo stesso Daoud e la sua famiglia vennero assassinati nel 1978 ed il Partito Democratico Popolare di ispirazione comunista prese il potere il 27 aprile del 1978.

Noi siamo arrivati in Agosto del 1978 e già si respirava una certa aria di qualcosa che sembrava una quasi laicità di questo paese: le donne non portavano veli o burka, giravano per strada e fumavano,erano truccate e le ragazze vestivano con la minigonna.
Si sentiva che qualcosa doveva succedere, c’erano funzionari russi ed anche dei militari.
La Russia
si stava preparando all’ invasione dell’Afghanistan . Il governo era filo-sovietico.

La produzione dell’oppio è una delle principali fonti di ricchezza del paese , ma solo una frazione minima del giro di affari resta ai contadini, mentre il resto va ad arricchire i signori della droga e quelli della guerra.

KABUL

Un poeta indiano Haidar, scrisse : CENARE E BERE A KABUL : E’ MONTAGNA,DESERTO,CITTA’,FIUME E TUTTO IL RESTO. Si questo è Kabul con i suoi 2.500.000 abitanti ,un miscuglio di razze,di lingue. E’ un centro economico e culturale collocato lungo il fiume Kabul.

La parte vecchia di Kabul è un bazar continuo lungo le sue vie strette ed è animata da questi commercianti annidiati in piccoli ed angusti luoghi dove vendono di tutto. Kabul è un luogo dove trovi tutto sulla strada o sulla piazza, comunque tutto all’esterno.

Kabul è :

  • il macellaio con la carne appesa
  • il calzolaio che aggiusta le scarpe
  • il netturbino
  • il notaio che ti scrive o ti legge la corrispondenza
  • il venditore di pomodori


  • il gommista
  • il barista che di vende il tèbarista
  • il tessitore di tappetti
  • l’uomo che dorme
  • l’uomo con il turbante
  • donne dai vestiti colorati
  • suoni,colori e odori

Visitiamo l’Università , la tomba di Bamur, il Mausoleo di Nadir Shah, la Moschea Shah Do Shamshera,la Galleria Nazionale Afgana ed il Museo.

Non possiamo dimenticare l’incontro che abbiamo avuto con Khadim , figlio dell’ex Ambasciatore a Parigi, il quale ci ha ospitati a cena nella sua splendida dimora nella zona residenziale di Kabul.

Ci ha fatto conoscere la sua famiglia e visitare la sua casa.Dopo cena siamo dovuti rientrare in fretta al nostro accampamento ,erano le 10 di sera e iniziava il coprifuoco.

Qui la gente ha molto bisogno di comunicare, in particolare con noi stranieri, in quanto vogliono conoscere altri mondi che non siano quelli di odi o guerre.Le ragazze erano orgogliose di farci vedere come si stavano occidentalizzandosi vestendosi come noi,truccandosi e usando profumi.

Una vecchia canzone diceva:

“” Questo è il nostro bel Paese.

Questo è il nostro amato paese.””

Partiamo per BAMHIAN.

Il viaggio è previsto abbastanza lungo ,si parte al mattino presto e si attraversano deserti,si intravedono cime ancora innevate, attendamenti di nomadi, villaggi con case fatte di mattoni rossi, con tetti di paglia e campi di grano.

Città RossaSi entra nella valle ,ci apparre una cinta rossa di mattoni è la CITTA’ ROSSA nella lingua locale “” Shahr e Zohak””.

Era stata costruita circa un secolo fa per poter difendere la valle dalle invasioni.

La valle di Bamhiam è spettacolare,stupefacente, cercherò di descriverla come meglio posso.

I campi coltivati a grano,erba medica,patate,orzo e poi da risaie su terrazzamenti.

I filari di pioppi delimitavano i campi e i canali di irrigazione, mentre intravedevi delle figure femminili che facevano il bucato lungo i ruscelli o piccoli laghetti che si formavano lungo la pianura.

Gli uomini con gli attrezzi molto rudimentali lavoravano i campi e facevano battere il grano dalle vacche in cerchio.

Dalla valle oltre le colline si intravedeva l’Hindu Kush innevato.

Oltre alla natura, il silenzio, la pace di questo luogo, c’era il patrimonio culturale da vedere e sentire. Non c’e’ guida o libri che possano descrivere la CITTA’ ROSSA.

Tenterò attraverso le immagini e le mie sensazioni a farvi percepire lungo l’itinerario quanto è interessante questo sito.

Da qui passava la via della seta che dalla Cina andava al Mediterraneo e quindi è arrivato il Buddismo.

Le statue di Buddha ne sono la testimonianza.Due sono le statue scolpite in una parete di roccia che sovrasta Bamhian,alta un centinaio di metri e lunga quattrocento.

Le statue sono alte 75 e 53 metri e si può salire sulla testa attraverso i cunicoli che i monaci hanno ricavato nella montagna.Dai cunicoli e dalle statue si può ammirare tutta la valle e tutto quello che ho descritto sopra.Al grande Buddha è stato tagliato il volto affinché non potesse vedere le distruzioni e gli scempi dei nuovi conquistatori.

Lo scempio ultimo è stato fatto dai Talebani ,bombardando le statue e tutta la parete.

Ho trovato degli affreschi ad olio sia sulle pareti e sui soffitti. risalenti tra il V° e il X secolo dopo Cristo. Quasi tutti i dipinti mostrano alla loro base un composto che contiene piombo, sopra il quale veniva steso un pigmento naturale mischiato con oli di noce o di semi di papapero. L’olio aveva il compito principale di di fissare alla parete il colore e di offrire a questo la giusta viscosità per poter essere esteso nel migliore dei modi. ( Da Repubblica di Luigi Bignami). Le statue originariamente erano coperte da stratti d’oro per poterle vedere da lontano.

Ci siamo accampati in valle sotto le statue ed il mattino seguente aprendo la tenda il sole illuminava la Città Rossa.

Una meraviglia !

Ma le meraviglie non finiscono mai in quanto la prossima meta sono i magnifici laghi di BAND E AMIR .

Trattasi di cinque laghi a forme diverse e posti a scalare e di un colore blu-cobalto.

Sull’origine di questi laghi esiste una leggenda che Ali,genero di Maometto, sali sulla montagna e fece rotolare enormi massi creando la diga di Band e Haibat (diga del timore) poi estrasse la spada e tagliò la montagna che la fece rotolare a valle formando cosi’ la diga di Zulfiqar e poi la diga di Kambar,la diga degli Schiavi, la diga del Formaggio e infine la diga della Menta.Le dighe sono tutte naturali e l’acqua molto ricca di minerali scende da un lago all’altro, sembrano dei vasi comunicanti.


Ci è stato detto che le acque di questi laghi sono miracolose in particolare per la fertilità delle donne le quali si bagnano alla loro maniera.

Durante l’inverno i laghi sono ghiacciati e quindi conservano un ecosistema naturale e molto delicato.

Le foto spiegheranno molto di più di quanto ho potuto descrivere.

Spero che questo patrimonio naturale non possa andare perduto per l’ignavia dell’uomo.


  • Addio statue di Buddha
  • Addio ragazza lungo il fiume
  • Addio piccoli amici
  • Addio laghi di Band e Amir

 

Il viaggio continua e dobbiamo arrivare a MAZAR E SHARIF. Si ritorna a Kabul per prendere la strada principale per arrivare a Mazar attraverso paesaggi dove incontriamo i nomadi con i loro attendamenti e il loro bestiame al seguito.

E’ un ambiente surreale,fatto di pascoli, di case costruite con il fango e la paglia, bambini dai visi aperti e sorridenti, Il tragitto è lungo , circa 350 km.,raggiungiamo il Passo di Salang (3.363 mt s.m.)attraverso il traforo, ma una volta fuori veniamo fermati da una pattuglia di soldati russi, ci scrutano e ci chiedono i passaporti. Non potevamo immaginare di essere fermati dai sovietici, ma eravamo a 60 km. dal confine con l’Uzbekistan , era l’inizio dell’invasione.Siamo vicini a Samarcanda.

Dopo il controllo ripartiamo, la strada migliora,il paesaggio cambia ad ogni tornante, incontriamo ancora gruppi di nomadi con le loro tende

tonde o iurte e i caravanserragli stracolmi di animali:cammelli, pecore,muli.

Abbiamo attraversato un canyon molto bello e poi Mazar E Sharif.

Si sente una musica , Ali ci informa che c’è festa e per noi è un piacere sentire questa musica locale.

Cosa vogliamo di più , forse ci stanno aspettando per darci il benvenuto, infatti molti bambini e adulti si riuniscono intorno alle nostre jeep. Ancora una volta abbiamo trovato un popolo accogliente, di etnia Uzbeks.

Ci accampiamo in un giardino al centro della città, i ragazzi ci attorniano incuriositi e poi ci lasciano a dormire.Siamo pieni di tranquillità, siamo contenti di essere giunti in questa città dove gli spazi sono colorati da incantevoli cime e a sud da steppe infinite.

MAZAR-E-SHARIF

Mazar è situata in una delle regioni più fertili dell’Afganistan anche perché è attraversata dal fiume Balkh.

Si coltiva cotone,frutta , grano e molti cereali.

Ci sono mulini per la macinazione del grano, e fabbriche per tessere il cotone e la seta.

Il vero gioiello di questa città e’ la Moschea azzurra dove è sepolto Alì,cognato di Maometto,che ci appare davanti, ricoperta d’oro.

I fedeli entrano per pregare, una donna ricoperta dal suo burka è incuriosita nel vedere dei turisti,mi avvicino e con un po’ di inglese e gesti le chiedo se può alzare il burka per farsi vedere, rimane un po’ sorpresa dalla mia richiesta,si guarda intorno, non c’è nessuno, alza il burka e mi fa vedere il suo viso, chiedo se la potevo fotografare,era felice, e ho potuto farle una fotografia,in quel momento ,penso, si è sentita per un istante libera di scegliere qualcosa della sua vita.Si chiama Hamida.


La città è un mercato variopinto,un miscuglio di botteghe dei vari mestieri, puoi trovare di tutto, nessuno ti costringe ad acquistare , è un mercato libero,non esiste la concorrenza.

Ripartiamo per Kabul,per la strada di ritorno ritroviamo la stessa gente,le carovane,i villaggi.

L’atmosfera è sempre tranquilla, ogni tanto ci si ferma in una fattispecie di bar ( chaikana) per bere un tè.Ci fermiamo in un villaggio,credo Pagman,per dormire.

Da vedere il castello Mirab.

Alcuni ragazzi ci invitano ad una festa, solo per uomini,c’era un buio nero, Roberto ed io scivoliamo dentro ad una cloaca a cielo aperto, non vi dico come siamo usciti.

L’avventura è finita molto bene, ancora oggi dopo 30 anni ricordo i volti della gente,i paesaggi,i monumenti, i suoni, gli odori, purtroppo è ritornata la guerra ,la quale ha distrutto tutto,ha ucciso i bambini , le donne,i vecchi.

  • Addio Hamida
  • Addio nomadi
  • Addio bambini che fate volare gli aquiloni
  • Addio donne e uomini dell’Afghanistan

“”” IL SANGUE E’ IL RICCO MANTO DEL DIO DELLE ARMI””” (C.Marlowe)

“”” LA GUERRA E’ IL PRODOTTO DI UNA CORRUZIONE PRECEDENTE E, AL TEMPO STESSO, PRODUCE NUOVA CORRUZIONE”””( L. Mumford)

Il viaggio è stato effettuato dal 23 agosto al 31 agosto del 1978.

Le immagine sono state ricavate da foto e diapositive scattate nel 1978.

Sono passati 30 anni dal nostro viaggio in Afghanistan,quante guerre sono passate e ancora oggi questo popolo soffre per la malvagità dei potenti della guerra. Non so come finirà questo martirio, spero solo che i volontari possano aiutare questa gente: Emergency-Croce Rossa-Actionad

Si conquista la gente con gli ospedali, le scuole, la costruzione di case,l’assetto della giustizia.

* armi contro armi non porteranno la pace in Afghanistan*

Vi consigliamo di leggere:

  • Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini- Ed.Piemme
  • Mille splendidi soli di Khaled Hosseini-Ed.Piemme
  • Il libraio di Kabul di Asne Seierstat – Ed.Sonzogno

Vi consigliamo di andare a vedere il film * Il cacciatore di aquiloni *
* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *

Bibliografia: Wikipedia-Afganistan di G:Bosio-

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feata delle donne Nepal

Arriviamo da New Dehli, è il 5 Settembre 1978, ultima tappa del nostro lungo viaggio.

Conoscevamo il Nepal dai diari di alpinisti che hanno scalato le meravigliose cime della zona.

Per noi era come ritornare in un luogo dove eravamo già stati con la fantasia. volevamo rivivere e vedere quanto avevamo letto. Ci interessava vedere la valle di Kathmandu, culla della cultura nepalese , con le tre principali città: Kathmandu,Patan e Bhaktapur.

Il Nepal è un piccolo regno ed è abitato da diverse etnie:mongole,indiane,sherpa. Kathmandu è il crocevia tra l’India e il Tibet. E’ al centro di una fertile pianura e bagnata dal fiume sacro BAGMATI.Si vedono le cime piu’ alte e le piu’ belle del mondo, quali : Everest,Cho Oyu,Lhotse. E’ una città magica,immersa da una spiritualità induista e buddista ,è affascinante per le sue case intarsiate,piazze e vie con magnifici templi.

Quattro passi a Kathmandu: http://www.youtube.com/watch?v=gX12WzSQlTY

Il centro è quello intorno a Durbar Square dove si trovano alcuni templi induisti:Kala Bhairab,mai mentire di fronte ad esso.

il Tempio d’Oro

Iniziamo a conoscere gli abitanti, le loro abitudini, è gente molto mite,dolce ed ospitale.Conosciamo gli Hippie che sono venuti in Nepal alla ricerca di pace e amore. Abbiamo gustato lo yogurt alla frutta una specialità e poi persi tra le stradine dove tutto sembra essere ritornati indietro con la storia.Ogni angolo ha un tempio,una piazza con scene di vita quotidiana.

Le donne vestite con i loro costumi colorati vendono la frutta e le verdure sedute per terra, mentre sono circodate dai loro bambini. Entriamo nel cortile della casa della Dea bambina KUMARI che si mostra alla finestra. Andiamo al quartiere Thamel colorato ed affollato di bazar ed immers0 dai profumi degli incensi e delle spezie. Si percorre le strade affollate per raggiungere la piazza del Palazzo Reale residenza del Re.

Visitiamo il Tempio di PASHUPATINATH che si trova fuori Kathmandu. Non è consentito entrare per chi non professa la

religione Indu: E’ possibile solo osservare dalla parte opposta del Bagmati; la zona è di grande interesse. I fedeli si immergono nel fiume per purificarsi ,mentre il corpo del defunto viene lavato e posto sulla pira di legno o ghat dopo essere stato avvolto in un sudario bianco. Il figlio maggiore ha il compito di accendere il fuoco.

Noi seguiamo questa cerimonia con un po’ di curiosità ma anche con un senso religioso in segno di rispetto nei confronti dei parenti. Le fiamme si innalzano, mentre le ceneri saranno disperse nel fiume Bagmati che confluirà nel Gange.Il fumo e l’odore acre si diffonde nell’aria. Qui le donne indossano un shari rosso,sono le donne sposate;le donne in giallo sono vedove, mentre il verde è il colore della festa.

Il tempio è il più vasto del Nepal , costruito nel V° secolo ed è inserito dentro un villaggio di tempietti.

E’ tutto un pellegrinaggio da un Tempio ad un altro.Visitiamo il Tempio buddista di SHWAIAMBOUNATH detto anche il tempio delle scimmie . Ve ne sono a decine intente a spidocchiarsi vicendevolmente e dalle quali devi fare attenzione perchè ,con una velocità sorprendente,ti aprono lo zaino in cerca di caramelle.

Si arriva al tempio salendo una scalinata .E’ un enorme Stupa sormontato da un blocco d’oro. Si erge su una collina dirimpetto a Kathmandu.I grandi occhi del Buddha scrutano la vallata di Kathmandu in ogni direzione. E’ un luogo suggestivo, l’intero edificio è circondato da mulini rotanti di preghiera e all’interno ci sono le preghiere.Si gira intorno in senso orario e si fanno ruotare i mulini con la mano. Dal pinnacolo dello Stupa scendono centinaia di bandierine colorate che simboleggiano le preghiere che sventolano nell’aria per arrivare a Dio. La sua costruzione risale a circa 2500 anni fa.La base dello stupa è dipinta di bianco e rappresenta i quattro elementi della natura:acqua,aria,terra e fuoco e riporta le parole del sacro Mantra:** om mani padme hum**( salute,ecc.)

Proseguiamo il nostro pellegrinaggio visitando PATAN detta: “” città della bellezza”"e museo a cielo aperto con le pagode,palazzi,monasteri. Qui si respira un’aria di antico ,un passato che risale al 14° secolo e dove la maestria degli artisti ha raggiunto il massimo dello stupore: ogni porta,ogni giardino sono bellezze che ti si presentano davanti agli occhi.La Piazza del Palazzo Reale ti riporta ad un passato che non termina mai: il Tempio di Krishna l’elegante Tempio Mahabouddha,Tempio di Kumbeswar a 5 piani,Tempio di Jagannrayan sono quanto ci hanno lasciato da ammirare.

Ritorniamo a Kathmandu per cenare e poi riprendere domani il pellegrinaggio.

BHAKTAPUR “” la città dei devoti”"a mezz’ora di autobus da Kathmandu, è un villaggio medioevale con un fascino tutto particolare. Lo si visita a piedi o in bicicletta, ci sono pochissime macchine. Attraversiamo a piedi tutta la città lungo la strada principale dove si affaccia il Tempio di Nyatapole. Vi si svolge il mercato della frutta e verdura.Si visita la piazza dei vasai i quali modellano i vasi e li fanno asciugare al sole nella piazza.

Ci addentriamo in piccole viuzze e vicoli per curiosare dentro i negozi di oreficeria e ebanisteria ed acquistare i loro lavori. In Durban Square ci siamo gustati : lo yogurt con la frutta, una leccornia del luogo.A Kathmandu abbiamo alloggiato all’Hotel Cosy in New Road,pulito e molto accogliente.

Il viaggio sta per finire , che cosa portiamo a Verona, a parte piccoli regali di artigianato?

Ci portiamo uno zaino pieno :

  • le cime : le cime dell’Himalaja:Anapurna,Everest,Lotshe;
  • i templi induisti e buddisti
  • le piazze,le vie strette
  • i sadhu
  • le donne in rosso,in verde, in giallo
  • i bambini festanti
  • gli stupa
  • gli sherpa
  • la dea bambina vivente
  • gli odori, i profumi
  • il Bagmati

Ciao Nepal e tutta la tua gente.

Partiamo per Dheli.

* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *

Bibliografia: I monasteri del Khumbu-Il Nepal -M.Fantin

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*DA SAN FRANCISCO A WEAVERVILLE LUNGO LA COSTA DELL’OCEANO PACIFICO E I PARCHI DI SEQUOIE-VERSO NORD*

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Il volo del Gabbiano ci accoglie a SAN FRANCISCO.

Il nostro primo viaggio negli Stati Uniti. L’occasione è il matrimomio di Lia e Patrick, nostri amici. Fine maggio 2007. La città di San Francisco è abbastanza piccola  rispetto ad altre mega metroli americane. Le strade sono pependicolari e i punti interessanti della città sono facilmente raggiungibili  a piedi  o con i numerosi mezzi pubblici. Il clima è temperato in quanto il mare che la circonda esercita un fattore moderatore sul clima. Durante i mesi estivi  si verifica il fenomeno della nebbia e che offre al visitatore un senso di mistero.img_1921

Il panorama che ti si presenta in cima alle strade è spettacolare: la baia attraversata da ponti lunghissimi è unica. E’ la città più amata degli Stati Uniti, cosmopolita, vaste zone verdi, caotica in alcune zone, tranquilla in altre.

Il mitico CABLE CAR – tram a fune è un monumento nazionale tipico di San Francisco e nato per risolvere le difficoltà delle alte pendenze delle strade della città. E’ un ingegnoso sistema di trasporto di tram trainati da una fune sotterranea ideato da un ingegnere olandase nel 1873. Un cavo sotterraneo gira in continuazione a 15 km orari e il conducente si aggrappa al cavo tramite un’asta che stacca quando aziona i freni. Il Cable Car è usato dai residenti come mezzo di trasporto pubblico, è anche un mezzo comodo per i turisti per percorrere le ripide strade e godersi delle belle viste della città. Delle numerose linee che esistevano , ne rimangono solo tre: Powell-Hide, Powell-Mason Street e California Street.img_1947

San Francisco normalmente si gira a piedi , con il Cable Car o con i tram donati da molte città del mondo dopo il terremoto del 1989, tra i quali il tram giallo della città di Milano.

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e quello di Birminghan

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Il GOLDEN GATE BRIDGE, con il suo colore arancione è il simbolo  di San Francisco. Progettato dall’ingegnere Joseph Strauss è considerato un capolavoro di ingegneria, fu completato nel 1937 dopo quattro anni di duro lavoro. Il ponte collega la città di San Francisco con la Contea di Marin. Quando venne costruito era il ponte sospeso più lungo del mondo ,lungo 2710 mt. alto 225 mt.costruito nel 1937.

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L’isola rocciosa che emerge al largo della Baia di San Francisco :  Alcatraz , in spagnolo pellicano, fu sviluppata come fortezza militare e dopo l’epoca del proibizionislo, nel 1934, il carcere militare fu trasformato in penitenziario federale. Fra  il 1934 e il 1963, quando venne definitavamente chiuso, vi furo incarcerati alcuni dei crminali più pericolosi d’America, fra i quali Al Capone. Oggi è accessibile  solamente con i battelli della Alcatraz Cruise e che partono dal Pier 33.

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A piedi si arriva al SoMa ( South of Market), il quartiere finanziario e un affollato centro turistico. Il Financial District , presenta un interesse puramente archettetonico; il grattacielo della Bank of America alto 228 mt. segnò l’inizio di una nuova era che avrebbe cambiato la fisonomia di San Francisco: Transamerica Pyramid mt.256 è, per il momento , il più alto edificio, la Torre cilindrica ed altri.

img_1796Su e giù con i tram si può arrivare in qualsiasi parte della città : MISSION, una delle zone più vecchie di San Francisco è un quartiere di lingua spagnola, molto caotico ed interessante per le centinaia di murales che raccontano la storia dei lavoratori e l’indipendenza dell’America centrale.

CASTRO, centro della vita gay di San Francisco , è un luogo traquillo per passeggiare,osservare la gente e il Memorial Quilt ,monumento composto da 25.000 pezzi di stoffa, portanti ciascuno il nome di un morto per AIDS.

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Il quartiere più variopinto ed affollato di San Francisco è certamente il CHINATOWN , è la più grande città cinese fuori dai confini asiatici. La strada principale è Grant Avenue e considerata la strada più vecchia della città. Gli edifici, con i loro tetti a pagoda, così come i lampioni e le cabine telefoniche, hanno un aspetto orientale e le strade  e i vicoletti portano le segnalazioni in cinese e inglese. I negozi che si affacciano su Grant Avenue  sfoggiano un vasto assortimento di cianfrusaglie cinesi, preziosi vasi antichi,gioielli di giada. La parallela strada  Sockkton Street ,offre una immagine più autentica della vita cinese. Qui, fra i negozi di pesce,di frutta e verdura e le rosticcerie con le anatre laccate esposte in vetrina, si può vedere un incessante brulichio di donne che fanno la spesa, anziani che leggono giornali cinesi e numerosi sono i ristoranti dove si possono  gustare i piatti regionali della cucina cinese. Situata nel pieno centro , Chinatown offre una piacevole passeggiata senza alcun pericolo sia di giorno che di sera.img_1914

Bandite le buste di plastica!

sacchetti della spesa

L’amministrazione della città ha preso una decisione storica per tentare di salvaguardare l’ambiente ed evitare le fonti di inquinamento: è vietato trasportare la spesa e quant’altro dentro i sacchetti di plastica, troppo inquinanti. Gli ambientalisti hanno vinto la loro battaglia contro i gestori dei supermercati. Questa notizia era pubblicata sui giornali della città e trasmessa dalla televisione.

San Francisco è una città con quartieri eleganti quali il Russian Hill e Nob Hill . Il punto più famoso è  Lombard Street, chiamata “” la strada più tortuosa del mondo”". Fino al  1922,questo tratto era una delle strade più ripide della città con una pendenza del 27%. Per facilitarne  la percorribilità vennero costruiti gli otto tornanti che, assieme alle aiuole di ortensie, hanno dato alla Lombard Street il suo carattere inconfondibile. matrimonio-lia-e-patrick-2-giugno-07-055

Nelle vicinanze di Lombard Street si trova il San Francisco Art Institute e visitiamo la Diego Rivera Gallery, il murale Making of a Mural di Diego Rivera.

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Il Fisherman’s Wharf era il luogo di ritrovo dei pescatori di ritorno dalla pesca, ora diventato un centro commerciale denominato-il Pier 39. Il molo ristruturato ospita ristoranti, negozi di souvenir,una giostra veneziana per i bambini .Un branco di leoni marini in posa per la rituale fotografia. img_1998

Al di là del Ponte Golden Gate , affacciata sulla baia si San Francisco, si trova la pittoresca  cittadina di Suasalito. Fondata verso la metà del 19° secolo e primi abitanti sono stati gli spagnoli.Sausalito ha una lunga storia  marinara, con cantieri navali. Oggi è frequentata da velisti. All’inizio degli anni 60 un gruppo di artisti vi costrui un villagio di case su palafitte. Ha un lungomare variopinto con un bellissimo viale lungo la baia e un porticciolo per le barche.Le colline sullo sfondo ricordano dei paesini mediterranei. In ordinatissima fila ci concediamo un ottimo ” Hot Dog ” cucinato in una famosa rosticceria.img_1994
Con curiosità visitiamo Oakland, prendendo un traghetto dalla Stazione Marittima e passando sotto il Bay Bridge si arriva al porticciolo.img_1871

Città molto eterogea, è un porto commerciale molto importante, ma non interessante.

A San Francisco abbiamo alloggiato a: Cow Hollow Motor Inn,vicino a Lombard Street-www.CowHollowMotorInn.Com

Ci incontriamo con Irene e Walter a casa di Lia e Patrick per una ceneta tra amici prima del matrimonio.

Il giorno seguente, affittata una macchina, si parte noi quattro per Monterey: piccolo paese sull’Oceano Pacifico dove la vita ha un sapore diverso e si trova su una piccola baia, dove il clima ha favorito l’insediamento di specie di fauna marina. Qui è stato costruito uno dei più importanti acquari. http://www.mbayaq.org/. Robert Stevenson scrisse qui ” L’Isola del Tesoro” e la sua dimora img_20281

oggi ospita una straordinaria collezione dedicata a Stevenson.

L’ Oceano era molto mosso, offrendoci un insolito uno spettacolo. Lungo la spiaggia era tutto un giardino fiorito.

img_2040Proseguendo sulla 1 raggiungiamo Vera Cruz , cittadina turistica, luogo di villeggiatura. Una delle attrattive è il Boarwalk , il più vecchio parco divertimenti ( 1906) sul mare, ospita un ottovolante – Giant Dipper (1923) e una giostra (1911)denominata Loof. E’ il paradiso per i bambini e genitori.img_20431

Si dice che Santa Cruz sia stata fondata verso la fine dell’800 da marinai e pescatori originari di Riva Trigoso in provincia di Genova e con la loro esperienza  resero fiorente l’attività della pesca. Ancora oggi a Santa Cruz si parla il dialetto rivano.

Appena fuori di Santa Cruz visitiamo Mystery Spot , - un luogo pervaso da forze misteriose : le sfere rotolano in salita, le costruzioni e le persone sono inclinate.

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La cittadina è tranquilla e pacifica,  lo spettacolo più bello e romantico lo si gode sulla vecchia passeggiata dove trovi le vecchie giostre per i bambini o gruppi che improvvisano una orchestrina. Ci fermiamo a dormire dopo una giornata molto intensa.

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E’ una atmosfera tutta particolare, una mescolanza di lingue e razze, ma tutti vivono in simbiosi.Riprendiamo il nostro percorso verso il Nord costeggiando l’Oceano sulla HWY 1 per raggiungere Mendocino, una cittadina stile New-England, su una scogliera a ridosso dell’Oceano.img_2060

Siamo avvolti da una nebbiolina e in attesa del sole giriamo per questo delizioso paese,visitando negozietti e osservare i locali, si dice quasi tutti artisti.

La nebbia se n’è andata e possiamo ammirare l’oceano molto nervoso dall’alto.

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Gli Hotel a Mendocino, quasi tutti situati in dimore vittoriane, sono cari e andiamo a Fort Bragg, un centro meno turistico.Orgoglio di Fort Bragg è lo Shunk Train, una storica linea ferroviaricon vetture d’epoca che conduce fino a Willits. Per dormire troviamo il Pal Hotel a Orick.

Riprendiamo la HWY 1 e al bivio di Leggett si può avere un primo assaggio delle gigantesche foreste di sequoie.E’  una cittadina situata accanto alla biforcazione del fiume Eel , è così piccola che nemmeno ci si accorge . Ha una singolare attrazione, la maestosa sequoia con un foro che può passare un’auto,ovviamente per passare si paga 3 dollari.img_21501Prendiamo la HWY 101 per raggiungere Garberville, cittadina famosa negli anni ’70 per la coltivazione della marijuana ; seguendo il EEL RIVER scendiamo sulla sinistra per costeggiare l’Oceano in mezzo alle dune,agli alberi, ai cerbiatti e alle cascate di acqua.

Ritorniamo sulla 101 per raggiungere Eureka principale centro della costa settentrionale della California,

base della sua economia è la lavorazione del legname e vi si trovano delle belle costruzioni vittoriane.Lasciata la HWY 101 prendiamo la 299 per entrare nel Humboldt più antiche e più alte sequoie del mondo. img_2098

L’albero più alto del mondo è la sequoia rossa o reedwood detta ” il gigante stratosferico” perchè è alta 122,70 mt. e si trova proprio in questo parco assime ad altre 88 da 110 mt. A farle crescere sono le condizioni climatiche molto favorevoli e determinate dall’orografia del luogo soggetto ai venti dell’Oceano Pacifico che creano un clima oceanico, con inverni miti, ma piovoso e nevosi. Le radici assorbono molta acqua ed impiega circa 20 giorni per raggiungere la cima dell’albero.

Lungo il tragitto incontriamo poche persone, siamo solo circondati da immense sequoie; ci fermiamo per fotografare, per ascoltare il canto degli uccelli ed il fruscio delle cime degli alberi e a fatica si intravede l’azzurro del cielo.

img_21132Raggiungiamo Weaverville  img_2345           una magnifica cittadina di montagna dove è nata Lia e abitano i suoi genitori. Domani Lia e Patrick saranno sposi.

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Per vedere la festa del matrimonio clicca su: Marriage Lia & Patrick. 

A Weaverville abbiamo alloggiato al Weaverville Hotel & Emporium.

*Bibliografia: *Stati Uniti Occidentali* di Lonely Planet-Guide EDT-*Guide of San Francisco*California State Parks Foundation-Humboldt Redwoods Interpretive Association-www.californiacoastline.org-www.parks.ca.gov-San Francisco-Le guide di National Geografic.Chaperon-SanFrancisco.

* Foto di B.Roveran *

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*MAREMMA TOSCANA: Territorio ricco di storia e tradizioni, dalla natura selvaggia.*
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Dolce paese, onde portai conforme
l’abito fiero e lo sdegnoso canto
e il petto ov’odio e amor mai non s’addorme.
pur ti riveggo, e il cuor mi balza in tanto.
Spero vada bene!!
Ben riconosco in te le usate forme
con gli occhi incerti tra ‘l sorriso e il pianto.
e in quelle seguo de’ miei sogni l’orme
erranti dietro il giovanile incanto.
Oh, quel che amai, quel che sognai, fu in vano:
e sempre corsi, e mai non giunsi il fine:
e dimani cadrò. Ma di lontano

pace dicono al cuor le tue collina
con le nebbie sfumanti e il verde piano
ridente ne le piogge mattutine.
PARAFRASI:
Oh mia dolce maremma, terra da cui presi molto del mio carattere fiero e della mia poesia libera e forte, e della mia anima dove amore e odio non si placano mai, finalmente ti rivedo e il mio cuore sobbalza nel petto. In te riconosco bene le forme del tuo paesaggio a me note, mentre i miei occhi sono incerti e non sanno se sorridere o piangere, e mi ritornano in mente tutti i miei bei sogni giovanili.
Oh, quello che amai, quello che sognai fu inutile; ed io feci di tutto per realizzare le mie aspettative ma non ci riuscii, e presto morirò. Ma il mio cuore è in pace, ora che vedo le tue colline, con le loro nebbie leggere, e il verde dell’erba luminosa per la pioggia mattutina.(da Traversando la Maremma Toscana di G.Carducci)

***************

Il 2008 è stato l’anno di una pausa sabatica per i nostri viaggi fuori dall’Italia.Abbiamo preferito conoscere la nostra bella Italia. La Maremma,questa terra splendita ,ci ha invogliato di andarla a visitare e cosi a fine Maggio 2008 siamo partiti per Magliano in Toscana per una settimana in un Residence e da lì abbiamo girovagato per tutta la Maremma.

MAGLIANO IN TOSCANA è un paese di aspetto medioevale, nato su un colle che viene coltivato ad olivi e vigneti.Nel paese sono stati effettuati alcuni scavi dove sono stati riportati alla luce varie necropoli che testimoniano la presenza estrusca. Il paese è circondato da una cinta muraria che racchiude al suo interno il magnifico Centro Storico. 20080530_07222

  • La Pieve di San Martino
  • La Chiesa di San Giovanni Battista 20080529_06771
  • Il Palazzo del Podestà
  • Il Palazzo di Cecco il Bello

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Ci troviamo nella valle dell’Albegna, che scorre qui vicino,giungendo al mare nei pressi della laguna di Orbetello. Fuori Magliano spiccano i ruderi del Monastero di San Bruzio. 20080530_0679

Visitiamo la città di GROSSETO che nasce in un territorio pianeggiante,tra le valli del fiume Ombrone e a pochi kilometri dal Mar Tirreno; città particolarmente interessante per avere una cinta muraria realizzata durante la dominazione dei Medici e che segue un andamento esagonale e pressochè intatta.

Tra i monumenti interessanti:

  • Il Duomo di San Lorenzo, realizzato nei primi anni del 1300 e successivamente ristrutturato nel corso del 1800, al suo interno sono custodite alcune importanti opere : un Crocifisso in legno e una acquasantiera.20080525_0497

  • La Chiesa di San francesco , anticamente dedicata a San Fortunato
  • 20080525_04991
  • Il Cassero del Sale, 20080525_05091 costruito per la raccolta e la distribuzione del Sale
  • Il Palazzo degli Aldobrandeschi20080525_0495

Alla Chiesa dei Bigi visitiamo la mostra personale di Luisa Calabrese  ” Della pietra e del fiore”

Cogliamo l’occasione per assistere alla partita di calcio :Grosseto-Chievo (1-1).Il Chievo con il pareggio è ritornato in serie A. Allo stadio abbiamo incontrato, tra i molti tifosi, Nadia e Marco, nostri compagni di viaggio e quindi alla sera siamo andati alla Vineria da Romolo per gustare le specialità della Maremma:zuppa della Maremma- carne alla brace, formaggi e salami e delle ottime bottiglie di Morellino di Scansan0 e offrendoci per l’occasione un Morellino con l’etichetta della partita.img_4376

In Maremma è quanto mai d’obbligo visitare il

Parco Regionale della Maremma

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La maggior parte del Parco è rappresentata dai Monti dell’Uccellina, una catena di colline parallele alla costa e rivestite di fitta macchia, che culmina nel Poggio Lecci e che scendono verso il mare , spiagge sabbiose e alte scogliere ,circondata da paludi, pinete, campi coltivati. Un paesaggio dolce e ameno, per godere il clima particolarmente mite, l’aria tersa e il cibo genuino.Le colline dell’Uccellina presentano il paesaggio tipico della Maremma, costituite da piante sempre verdi di tipo mediterraneo e da foreste decidue. 20080528_0636

La vegetazione che si è sviluppata nella Piana dell’Ombrone è stata condizionata dalle variazioni della linea di costa, dalle inondazioni fluviali, dall’azione dei venti, dal pascolo e dall’agricoltura. Ogni specie ha i suoi ambienti elettivi: nelle vaste pianure pascolano i bovini maremmani, mantenuti allo stato brado durante tutto l’anno, le acque interne ospitano durante l’inverno un gran numero di uccelli acquatici migratori, mentre la macchia rappresenta per molti mammiferi un luogo di rifugio e di pascolo e un riparo dal vento e dai rigori del clima. Nelle zone più folte si trovano durante il giorno il cinghiale e la volpe.20080528_06301

Nel bosco misto di leccio, cerro e roverella vive il capriolo, mentre il daino, per l’ampiezza delle corna, preferisce la pineta. Le zone rocciose sono frequentate da numerosi predatori che si trovano distribuiti anche in altre zone del Parco, come la martora, la faina, la donnola e la volpe.Nelle zone umide si trova la tartaruga 20080528_0642

Il Parco, pur essendo un territorio caratterizzato da una folta vegetazione, pullula di testimonianze storiche e artistiche di rilievo, molto eterogenee fra loro, risalenti a varie epoche e conseguenze di dinamiche ed esigenze diverse.

Il Parco è aperto tutto l’anno. Gli itinerari possono essere percorsi sia singolarmente che in gruppo, accompagnati o meno da guide del Parco.Con un bus-navetta da Alberese si arriva a Pratini da dove si prosegue a piedi per i vari sentieri. Segliamo l’itinerario delle Torri : percorso di 6 km.circa – durata 4 ore circa- difficolta media.

Attraverso una fitta boscaglia si raggiunge la Torre di Castelmarino (XII sec.)20080528_06341.Da qui si ammira la speldida spiaggia e la pineta rigogliosa.Lungo la discesa si ascoltano il cinguettino degli uccelli , si assapora il profumo del bosco ,il soffiare del vento e il fruscio degli alberi. Un contrasto di elementi che risveglia e libera il piacere di sentirsi in un paradiso ritrovato.Un semplice pic-nic vicino ad un rigagnolo dove pesci e tartarughe ti fanno compagnia.

Raggiungiamo la spiaggia, il mare è mosso, un gruppo di scolari giocano e senti il suono del mare che si unisce al vociare dei bambini. Mentre salgo il promontorio di Collelungo per vedere l’omonima Torre del XVI sec.20080528_0645 Carla riprende la via del ritorno ,con appuntamento ai piedi del promontorio dalla parte opposta, ma purtroppo ha sbagliato sentiero e dopo varie peripezie si è aggregata ai bambini della scuola per raggiungere Alberese. Una bella avventura. Non c’era la possibilità di comunicare in quanto il telefonino non aveva campo. Ho ripreso la via del ritorno a piedi fino a Pratini e con il bus sono arrivato ad Albarese dove ho incontrato Carla. La giornata è finita, ritorniamo a Magliano e programmiamo l’itinerario per domani.

Partiamo a metà mattina e prendiamo la strada per visitare: Scansano-Montemerano-Pittigliano.

SCANSANO

 

Passeggiamo lentamente e gustiamo il fascino di ogni angolo e di ogni pietra di questo incantevole borgo situato sulle colline della Maremma.Camminando si trovano testimonianze della sua storia nei palazzi .Ci sediamo sulle pietre della Fonte di Piazza Garibaldi per 20080526_05273ammirare il Palazzo del Pretorio, struttura che svolse un importante ruolo nei secoli scorsi ed attualmente è sede del Museo Archeologico, il Palazzo del Podestà.20080526_05342

Rilevanti e di particolare bellezza anche le Chiese come la Chiesa della Madonna delle Grazie, la Chiesa di San Giovanni Battita e le strade strette con piccoli negozi di artigianato locale e le donne che confabulano sulle porte di casa.20080526_0531

Entriamo in una enoteca per acquistare il ” Morellino di Scansano ” uno dei vini più rappresentativi della Toscana, il suo colore è un rosso intenso tendente al rubino che con l’invecchiamento vira al granato.

Il suo profumo è fine, gradevole, etereo e il suo sapore è secco, caldo e lievemente tannico.
Il Morellino di Scansano trova il migliore abbinamento con secondi piatti a base di carne dal sapore deciso come spezzatini, carni alla brace, spiedi, cinghiale.
E’ ottimo anche per la degustazione di formaggi a lunga stagionatura e minestre di legumi.

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MONTEMERANO. E’ un delizioso borgo e si colloca tra le splendide colline della Maremma centrale,tra paesaggi e panorami capaci di stupire il passante .La sua bellezza è una peculiarità quasi unica tra cultura, tradizione,storia arte,colore. La sua architettura ha origini molto antiche e il massimo splendore del borgo lo si vede nel periodo medioevale.20080526_0553

Passeggiando tra le vie del centro storico di Montemerano si può apprezzare la bellezza,ammirando le sue case più antiche, le sue strade strette, 20080526_0543

i suoi vicoli nascosti, e meritano :

  • La Chiesa di San Giorgio

20080526_05523 patrono del paese e la sua costruzioneavvenne nei primi decenni del XV secolo e al suo interno si trova il dipinto della ” Madonna della Gattaoiola.20080526_0550

  • Il Castello ,collocato nel cuore del borgo e la Torre di San Lorenzo.Usciamo dal borgo con sullo sfondo le dolci colline che terminano in ampie vallate 20080526_0537 per raggiungere un altro borgo vicino .

MARCIANO

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Il borgo ha l’appellativo di : ” Spia della Maremma “per la sua particolare posizione e dai panorami che spaziano sui territori della Maremma ed è articolato in stretti e pittoreschi vicoli in sali e scendi.Di particolare interesse la Rocca Aldobrandesca, 20080526_05553 oggi sede del Municipio.

PITIGLIANO

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Arroccato su di una roccia tufacea il paese si mostra con tutto il suo splendore, in particolare di notte, quando le luci sottostanti illuminano le fondamenta, donando a Pitigliano un aspetto magico.

Curva dopo curva, su e giù per colline si arriva al Santuario della Madonna delle Grazie 20080526_0574 e davanti ti si presenta questa scena:

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La bellezza del borgo è notevolole in particolare nel centro storico, un vero scrigno d’arte,storia e cultura. Testimonianze rinvenute sul territorio ci raccontano come l’area sulla quale sorge il borgo, fu abitata anche dagli etruschi, che qui lasciarono le loro Necropoli e le Vie Cave. Sono chiamate vie cave quelle singolari vie lunghe buie e strette, profondamente incassate nella roccia tufacea che dagli altopiani (nei pressi di Sorano e di Pitigliano) scendono alle sponde dei fiumi.

Fai click su un'immagine per ingrandire la foto!

La visita ci fa scoprire la fortezza Orsini , venne realizzato nel periodo dal 862 al 1312,20080526_05651 sede del Museo Civico ed Archeologico,con antistante la piazza della Fontana.

La Chiesa di San Rocco , la costruzione più antica del

20080526_0569borgo con pregevoli dipinti e a seguire il Duomo dei Santi Pietro e Paolo, 20080526_05682 di origine medioevale e completamente restaurato dalla famiglia Orsini. Pitigliano in passato ospitò una numerosa comunità di ebrei con la Sinagoga e fu definita la “”Piccola Gerusalemme”".20080526_05771

Sotto la Sinagoga si sviluppano vari ambienti scavati nel tufo: 20080526_0579 il bagno rituale, stanza utilizzata dalle donne per il bagno di purificazione al termine del ciclo mensile,prima del matrimonio e dopo un parto-la macelleria,il forno delle azzime e la cantina del vino kasher, la tintoria.

Giriamo lungo i viottoli,ci si ferma per gustare un panino al prosciutto ed assaggiare il “Bianco di Pitigliano” incontri la gente seduta davanti a casa 20080526_05751 con la quale scambi quattro chiacchere, ti raccontano la loro vita dura e gli avvenimenti ,le feste del borgo.

Lasciato Pitigliano ci dirigiamo a:

SORANO

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E’ un centro incantevole,ricco di storia e arte, famoso borgo che si colloca nel cuore dell’Area del Tufo, assolutamente molto interessante, capace di raccontare un passato antico e ricco di eventi e dominazioni.

Passeggiando tra le vie strette del centro ci si accorge di come il borgo rappresenti, col le sue costruzioni, i suoi edifici e i suoi monumenti, lo spirito Medioevale di Sorano con strette vie e vicoli che si intrecciano, 20080530_0690 il paese si erge su di uno sperone di tufo, dal quale si riesce a godere un meraviglioso panorama di campagne. Incontriamo la gente del paese e Angelo ci invita a casa per offrirci un panino con il salame e un bicchiere di vino e raccontarci la sua storia di autista.

Lungo il percorso visitiamo la Collegiata di San Nicolò, 20080530_06951si tratta di un edificio medioevale al cui interno si possono ammirare dipinti del 1600.

L’edificio che si presenta come simbolo di Sorano è naturalmente la Fortezza Orsini, 20080530_06851 la sua originaria costruzione avvenne nel corso del Medioevo, per volere della famiglia degli Aldobrandeschi e che solo successivamente divenne la residenza stabile della famiglia Orsini. A simboleggiare la presenza di queste due potenti famiglie sono oggi presenti sulla facciata delle mura i due stemmi delle famiglie: due Leoni per gli Aldobradeschi e l’Orso Araldico per gli Orsini.

Lungo le mura e sulla sommità si accede al Castello,20080530_06912 oggi divenuto Museo del Medioevo e del Rinascimento.

Fuori dell’abitato di Sorano ci fermiamo per fotografare Sorano dal basso 20080530_0697e visitare la Chiesetta di San Rocco di epoca medioevale.20080530_06981

Riprendiamo la strada per visitare SOVANA

 

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Delizioso borgo,un piccolo gioiello della Maremma, se posso dire un piccolo scrigno di arte e di storia ,mescolate in un connubio di architteture e costruzioni di immenso valore culturale, in grado di raccontare il passato etrusco e romano di questo borgo antico.

Passeggiando tra le vie e i vicoli di Sovana ci si può rendere conto di come qui sembra che il tempo si sia fermato, i suoi palazzi antichi sono in ottime condizioni,e narrano avvenimenti del passato molto interessanti.

 

  • Il Palazzo dell’Archivio che oggi ospita il Centro visite dell’area del tufo

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  • La Loggetta del Capitano,che fu residenza dei capitani di giustizia che si avvicendarono nel controllo della città20080530_07141

 

  • Il Duomo, che è dedicato ai Santi Pietro e Paolo,al suo interno si possono ammirare meravigliosi affreschi.

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  • La Chiesa di Santa Maria Maggiore, incantevole e ricca di attrazioni ed opere d’arte.

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Il borgo è famoso per la produzione del vino rosso Sovana DOC ed il piatto:l’acquacotta e il buglione di agnello.Durante la visita abbiamo incontrato la gente del borgo,molto disponibile a parlare e Suor Emilia che gestiva un piccolo negozietto di articoli artigianali fatti dalle consorelle del Convento di clausura dove abbiamo acquistato alcuni oggetti.

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Dopo una giornata piena ritorniamo al residence e programmiamo la giornata per domani: visita di Capalbio e Parco Archeologico di Vulci.

Partiamo per una breve visita a CAPALBIO attraverso una campagna nel pieno della sua bellezza.

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E’ l’ultimo paese della Maremma Toscana ai confini con il Lazio, ponendosi come borgo sicuramente incantevole, ricco di motivi di interesse ed attrazioni. Il borgo famoso per la sua enogastronomia, si tratta di un territorio profondamente legato alla sua cucina, con piatti tradizionali a base di selvaggina,accompagnata dal vino Capalbio DOC.

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Gli edifici che sorgono lungo le antiche viuzze:

 

*La Pieve di San Nicola, risalente al XII secolo e al suo fianco il campanile. All’interno si trovano alcuni affreschi, risalenti al XV secolo, di devozione votiva e realizzati con probalità dopo una epidemia.

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*La cinta muraria che circonda il borgo, ha una struttura a doppio giro e la sua costruzione avvenne sotto il dominio degli Aldobrandeschi.

 

 

Capalbio*foto da Google Earth*zia fedora*

VULCI E LA MAREMMA ETRUSCA

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Vulci sorge nel cuore di una vasta pianura della Maremma laziale racchiusa dai Monti della Tolfa,dai Volsini e dal Mar Tirreno.

Il territorio è solcato dal fiume Flora che aprendosi un varco tra le rocce vulcaniche si tuffa nel laghetto di Pellicone in un ambiente di rara suggestione.

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Le rive del Flora ospitano :pioppi,salici,aceri,sambuchi e qui vive la fauna in un habitat naturale :volpi,cinghiali,istrici,talpe,mentre il clima temperato del lago da ospitalità a:aironi cinerini,garzette,cicogne,fenicotteri.

Segliendo un itinerario fra i tanti possibili, si entra in un mondo per noi nuovo.La singolarità del parco consiste nel presentare un panorama completo: città etrusca e romana,necropoli.20080527_05952

 

 

Iniziamo la visita con una certa curiosità dalla porta Ovest:l’acquedotto, l’area del Foro con il Tempio Grande,l’Edificio Absidato,Casa di Criptoportico e Mitreo,

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il Tempio di Ercole,la Tomba Francois,Casaletto Mengarelli e infine

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il Castello della Badia che ospita dei reperti di Vulci.20080527_0607

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Vulci è stata interessante, era la prima volta che visitavamo un Sito Etrusco e ritorniamo al residence stanchi, ma con una esperienza in più.

Abbiamo rinunciato all’Isola del Giglio, il mare era mosso e abbiamo girato la macchina per visitare

MASSA MARITTIMA

 

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Visitando la città incontriamo monumenti e architetture di estrema particolarità: *il Duomo di San Cerbone che, costruito nel 1200 in stile romanico, oggi custodisce alcune importanti opere d’arte, come una 20080529_0662

vetrata realizzata nel 1300 rappresentante il Redentore in Gloria e le Storie di San Cerbone, un affresco risalente anch’esso al trecento e raffigurante la Madonna 20080529_0664

 

in Trono Col Bambino,

all’interno della Cattedrale troviamo inoltre una Fonte battesimale, alcune colonne sormontate dalle figure di un Grifone, un uomo con la barba ed un cavallo, un Crocifisso in legno realizzato da Giovanni Pisano.

 

Sulla Piazza di fronte al Duomo troviamo inoltre il Palazzo del Pretorio20080529_06522costruito nel XIII secolo, ed il Palazzo Medievale del Comune;

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Abbiamo visitato il Museo della Miniera girando nelle gallerie dove estraevano i minerali.20080529_0658Nei 700 metri di galleria si può avere un’idea della struttura dei metodi di coltivazione  e del lavoro minerario.

 

 

20080529_0655Le origini della città sono da collocarsi nell’Alto Medioevo, fu costruita nel territorio del Monte Regio ed intorno all’anno Mille assunse una notevole importanza divenendo sede Vescovile; Massa Marittima divenne successivamente Libero Comune, ma fu comunque conquistata e controllata da Pisa, Siena e da Firenze, sotto il dominio della quale entrò a far parte dei possedimenti del Granducato di Toscana.

 

La nostra escursione in Maremma è terminata,abbiamo conosciuto un territorio nuovo con bellezze naturali,artistiche di straordinario interesse e con persone affabili e ospitali.

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Grazie Maremma e arrivederci!

 

Bibliografia:Guida Touring-bellamaremma.it-vulci.it-lamaremma.it-tuttopittigliano.it-infoscansano-parcodella maremma.it

** Il mio sito può ospitare i diari e foto dei Vostri viaggi**

*Foto di B.Roveran*

**Vedi tutte le foto:VISUALIZZA SLIDESHOW in alto a destra**

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Scrivetemi a: b.roveran@gmail.com

 

* DONNE DEL MONDO *

Durante i miei viaggi intorno al mondo dal Nepal al Messico ho incontrato molte donne belle sia interiormente che fisicamente ed ho voluto fare una presentazione fotografica estrapolando le immagini dai miei servizi fotografici e di alcuni compagni di viaggio.

INNO ALLA DONNA

Stupenda
immacolata fortuna
per te tutte le culture del
regno
si sono aperte
e tu sei diventata la
regina
delle nostre ombre
per te gli uomini
hanno preso
innumerevoli voli
creato l’alveare del
pensiero
per te donna è sorto
il mormorio dell’acqua
unica grazia
e tremi per i tuoi
incantesimi
che sono nelle tue mani
e tu hai un sogno
per ogni estate
un figlio per ogni pianto
un sospetto d’amore
per ogni capello
ora sei donna tutto un
perdono
e così come ti abita
il pensiero divino
fiorirà in segreto
attorniato
dalla tua grazia.
Alda Merlini
CATENA D’AMORE
 
Se, le donne, le loro mani volessero unire,
per formare una catena che abbracciasse l’universo;
Se, le donne, con le loro voci canticchiassero la stessa aria,
per dissipare il languore, ed esaltare la libertà;
Se, le donne, i loro cuori battessero all’unisono,
per rianimare il vecchio mondo, soffocato dal male;
Se solo tutte le donne lo volessero;
Al vecchio mondo nascerebbe un nuovo cuore,
pieno d’amore e di vita,
che pulserebbe, senza fermarsi, di tanta felicità.
( Ndeye Coumba poetessa senegalese)

 

Una buona visione : * VISUALIZZA SLIDESHOW IN ALTO A DESTRA *

Verona è la città dove vivo ed ho fatto i miei studi ed ho  lavorato. Ho pensato di farVi visitare la città attraverso alcuni particolari che normalmente non facciamo caso, quali: gli archi e i portoni del centro storico , non tutti .

Normalmente visitiamo le solite cose: Arena-Piazza Erbe- San Zeno-Casa e tomba di Giulietta, una visita ” mordi e fuggi”.

Molti di noi veronesi conosciamo poco la nostra bella città, questo è un primo appuntamento.

Un altro servizio su Verona “”URBS PICTA”" lo potrete vedere su questo blog.

Buona passeggiata! Andare per Verona oltre ai soliti bar è buona cosa entrare in qualche “” Osteria “” per bere un buon bicchiere di vino ed un assaggio di tartine, degli affettati e  polpettine.

  • Osteria le Vecete  – Via Pelliciai 32
  • Osteria Le Petarine – Via S.Mamas0 6
  • Osteria al Duomo     – Via Duomo 7
  • Osteria a la Carega – Via Cadrega 8
  • Osteria Sottoriva- Via Sottoriva 9 – Ultima domenica di marzo ” Galà della bondola ” Durante l’anno si può degustare :pasta e fasoi-pane e bondola con un buon bicchiere di vino.

 

  • IL TUO CRISTO E’ EBREO
  • LA TUA DEMOCRAZIA E’ GRECA
  • I TUOI NUMERI SONO ARABI
  • LA TUA AUTO E’ GIAPPONESE
  • IL TUO CAFFE’ E’ ETIOPE
  • IL TUO TE’ E’ SRILANCHESE
  • IL TUO OROLOGIO E’ SVIZZERO
  • IL TUO MP3 E’ COREANO
  • LA TUA PIZZA E’ ITALIANA
  • LA TUA CAMICIA E’ HAWAIANA
  • LE TUE VACANZE SONO TURCHE,TUNISINE,MAROCCHINE,EGIZIANE

IL CITTADINO DEL MONDO NON RIMPROVERA IL TUO VICINO DI ESSERE…..STRANIERO.

 

Tanzania - Bandiera

………Jambo…ciao…è il saluto quando sbarchi dall’aereo a Zanzibar.
Il nostro gruppo di viaggiatori:Nadia-Carla-Marco-Benito si concede un soggiorno relax all’isola di Zanzibar. Un posto incantevole dove l’azzurro del mare lambisce la sabbia bianca, le mongrovie, le palme di cocco e i manghi.
Al mattino con la bassa marea puoi camminare fino alla barriera corallina e puoi ammirare: le stelle marine dalle mille forme e dai colori più svariati-i granchi che scavano nella sabbia bianca-le conchiglie splendenti.
La spiaggia è molto animata :i bambini col grembiule blu vanno a scuola,i pescatori riparano le reti per poi gettarle alla sera,le donne fanno le treccine ai capelli, gli uomini nei loro capanni vendono articoli del loro artigianato, i bambini più piccoli giocano in spiaggia.
A Kiwengwa è bello lo spettacolo dell’alba e il tramonto del sole.La luna riprende il suo spazio e illumina la spiaggia.
Vicino abbiamo visitato un piccolo villaggio IL CAIRO è una minuscola Africa,la gente semplice e dei bambini meravigliosi.
La spiaggia diventa il loro parco giochi..ti chiamano,ti cercano, hanno un particolare bisogno di tanto affetto e di essere anche presi in braccio.
Se regali una caramella,un biscotto,un quaderno,una matita a colori li fai felici. Ci ha dato una immensa gioia vedere la loro felicità che spruzzava dai loro occhi vellutati.

KIKIMKAZI è una località all’estremità sud dell’isola: piccolo villaggio di pescatori e con le loro barche si va al largo per vedere i delfini che si divertono , spuntano dal mare una..due pinne ma è difficile fare delle foto.
FORESTA DI JOZANI
E’ abitata da svariati tipi di piante ed animali, abbiamo conosciuto le rare **scimmie rosse** Queste buffe scimmiette vivono in gruppi in una zona circoscritta della foresta. Saltano da una pianta all’altra e sono una specie endemica di scimmia:
**colobus e sykes**
STONE TOWN
La capitale dell’isola con il mercato della frutta,del pesce, il mercatino dell’usato, odori intensi e pungenti,i famosi portoni in legno intarsiato.
Gli uomini dalle lunghe cesti,le donne velate in nero, le grida dei bambini rappresentano solo una parte di questa umanità.
La città è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità per gli interni dei palazzi con portoni di legno intagliato, per la
prigione degli schiavi,per i bagni persiani del 1870,per la casa di Livingstone, missionario-esploratore del 1860,per la Cattedrale Anglicana del 1886 e la Cattedrale Cattolica del 1860.
E’ giunta l’ora di ritornare a casa ma ricorderemo quest’isola dell’Oceano Indiano per gli odori,i profumi delle spezie,il sorriso dei bambini e la bellezza delle donne e dei loro uomini.
KAKUNA MATATA… ( nessun problema…la vita continua)
*Le foto sono state scattate da B.Roveran*
** Se vi piace il mio sito o blog, linkatemi nei vostri siti o blog! Grazie.** Il mio sito è disponibile ad ospitare i diari e le foto dei Vostri viaggi**
**Scrivetemi a: b.roveran@gmail.com
 
 
 
 
 
 
 
   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ho il piacere di farvi vedere delle foto meravigliose di Patrick Notley il quale desidera farle visionare a tante persone.

Per visionarle dovete cliccare su:https://mail.google.com/mail/?hl=it&utm_source=it-et-more&utm_medium=et&utm_campaign=it&shva=1#inbox/11fccad76aabfaa5

e poi clicca nuovamente su: Declan McLoughlin :   scarica e apri. Buona visione!

Noi vagabondiamo per il mondo per avere la possibilità di conoscere cose nuove mentre non ci preoccupiamo di curiosare fuori dalla nostra casa. Una sera di nebbia siamo stati a cena a base di risotti in una trattoria vicino a Gazzo. Abbiamo visto solo nebbia,anzi ci siamo anche persi,comunque ci è stato detto sommariamente quanto era interessante la zona.

Poco tempo dopo abbiamo avuto il piacere di conoscere Miro e Mariella in casa di comuni amici e abbiamo iniziato a frequentare la Villa Giusti-Mirandola a Gazzo Veronese.

Abbiamo scoperto quali tesori possieda questo Comune, tra il Tione ed il Tartaro. Tesori naturalistici, chiese architettonicamente interessanti, ville patrizie, reperti dell’età del Bronzo.

Il borgo, situato in un sito di importanti scoperte archeologiche 3500 a.c., si è formato attorno al Monastero Benedettino del VIII° secolo, e ora rimane solo la Chiesa di:gazzo2-013.jpg
S. Maria Maggiore - Risalente all’846 secondo la documentazione , ha avuto vari rimaneggiamenti e ricostruita in forme romaniche e nel XV ° sec. la costruzione del campanile il quale incorpora l’abside antica, con le due laterali. La facciata rispecchia le tre navate interne della chiesa. Al suo interno sono visibili tracce di pitture e fregi del ’400; nella navata centrale è visibile un mosaico della chiesa primitiva.

Lungo la strada comunale,in frazione Pradelle, si incontra la chiesa di:gazzo2-033.jpg

S.Prosdocimo - Le prime notizie di questa chiesa risalgono all’860, ma l’attuale chiesa è del XV sec. e ha avuto crolli a causa del degrado. Fu in seguito restaurata e per caso venne alla luce un trittico raffigurante la Madonna,S.Rocco e S.Prosdocimo e attribuito a Nicolò Giolfino ( 1476-1555 )

Proseguendo per S.Pietro in Valle e sulla riva sinistra del Tionegazzo2-030.jpg si trova un caratteristico edificio di sommo interesse: è la chiesa di:

S.Pietro in Monastero ,detta il Ceson del sec. XI con pianta a croce latina triabsidale e all’incrocio dei bracci una massiccia torre campanaria, all’internogazzo2-027.jpg tracce di affreschi. All’esterno sono visibili dei marmi dell’età romana con ritratti di defunti e cippi funerari ed epigrafi. A poca distanza dal Ceson il Tartaro che ha origine tra Villafranca e Povegliano riceve il Tione proveniente dalle colline moreniche di Valeggio, lambisce una parte delle Valli Grandi Veronesi segnando il confine tra il Veneto e la Lombardia.La bonifica ha ridisegnato la geometria della campagna coltivata a mais, soia e prodotti orticoli. Una piccola porzione a pioppeto segnala la permanenza di una zona umida:

L’Oasi del Busatello-96 ettari a cavallo del Comune di Gazzo Veronese e Ostiglia, un fazzoletto di terra e acqua lungo il Tartaro e canali regolamentati da una idrovora.Oasi di vita per molti uccelli stanziali e migratori: Airone cenerino-Falco pescatore-Germano reale-Martin pescatore-Gallinella d’acqua-Usignolo-Poiana-Falco cuculo.
Tra i mammiferi : Nutria-Toporagno-Arvicola di Savi.
Tra i rettili: Lucertola vivipera-

Attualmente l’Oasi è gestita dal WWF ed è visitata in particolare dagli alunni delle scuole e da turisti.

Ritornando in paese troviamo la Villa Montanari-Palazzo de’ Merli ora Ristorante. Ricorda le strutture del Castello Medioevale con merlature ghibelline.Risale alla II metà del ’400,di proprietà della Famiglia Montanari. Vi sono affreschi del 1480 raffiguranti figure mitologiche.La villa è appartenuta negli anni alle Famiglie:Montanari-Giusti-Verità-Maffei,attualmente alla Famiglia Soave Angiolino.

La Piazza Gazzo è attorniata da tre ville:

  • Villa Parolin Poggiani, sede del Museo Archeologico che racchiude reperti dal Neolitico all’Età Romana.Vi si può ammirare un pugnale in selce del Periodo Neolitico.L’età romana è rappresntata da:monete,anfore,lucerne.
  • Villa Guarienti ,della fine del sec.XVII
  • Villa Giusti-Mirandola, solido volume quadrandolare del primo ’500.Fabbricati per la servitù e quelli abitati dai signori verso il lato Nord della Corte e sovrastati da due torri colombare gemelle.Trattasi di una edilizia rurale-contadina forse unico esempio nella Bassa Veronese e l’ampia aia serviva a battere il grano, il frumento e quant’altro, il tutto veniva poi immagazzinato nei vasti saloni nella parte sinistra della villa.

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In villa Giusti-Mirandola nel Mese di Luglio di ogni anno viene organizzato da **Luoghi di Confine**uno spettacolo musicale in villa** e diventa un luogo di cultura, ospitante nella bella aia circa 500 persone. Questi gli spettacoli negli anni passati:

  • Luglio 2001-Zelig-Show Cabaret
  • Agosto 2001-Le voci del Mediterraneo(Terakuza-Ceccarelli-Maras-Nasito)
  • Luglio 2002- Ensemble Akadamos-Concerto d’archi-
  • Luglio 2003 -Tim Buson Quartet-Quartetto di fiati (tromboni)-Musiche del Rinascimento al Jazz.
  • Luglio 2004 – Concerto di Vladimir Denissenkov-Musicista russo-

Agosto 2004- Voci sotto le stelle-P.Cigna Soprano-S.Raganes-Tenore-M.Nicolini-Pianoforte Luglio 2005 – Duo J.Hartig – R.Broek Hans -Violino-Pianoforte.*L.V.Beethoven-Janacek-M.Ravel-L.Auerbach*

  • Luglio 2006: ????
  • Luglio 2007: Franca Masu in concerto. Cantante sarda di Alghero-Città Catalana-Aquamare è la terza produzione ,dopo El meu,Algumia, ed è il canto di una donna che tiene stretto il laccio con le sue radici:sarde e catalane. La Masu canta in sardo e catalano con una vove molto viva ed accompagnata da chitarra,contrabasso e bandoneon.

Dopo i concerti, Miro intrattiene gli ospiti con ricco buffet, danze, allegria fino…….all’alba.
Le foto sono di Benito Roveran

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*Bibliografia:Appunti da depliant Comune di Gazzo-Luoghi di Confine-Guida TCI *

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Quando finisce l’estate inizia la maturazione dell’uva. L’uva è un frutto prelibato caratteristico della nostra zona. Se la stagione è stata bella i grappoli aspettano solo di essere vendemmiati. Siamo stati convocati da Miro presso la gazzo2-003.jpg sua dimora VillaGiusti-Mirandola a Gazzo Veronese.

La mattina arriviamo noi, i vendemmiatori, attrezzati di forbici, guanti e vestiti alla contadina . Per alcuni è forse la prima volta o quantomeno una esperienza dai molti ricordi giovanili. Il lavoro manuale di noi viagnaiuoli per caso, si trasforma in rito quasi sacrale.
Quando sarà matura l’uva ? A dire l’ultima parola sarà la luna. Si, ancora uno sguardo al calendario… Che la luna sia calante… uno sguardo al cielo, nebbia, pioggia… Non vendemmiare quando l’uva è bagnata, ma quando invece il sole ha asciugato la rugiada e l’aria sia piuttosto calda.
E’ da secoli che questo rituale si ripete ad ogni vendemmia in ogni parte d’Italia. Sono gli stessi gesti antichi: il grappolo è raccolto con delicatezza. E’ festa durante la vendemmia, i bambini saltano sul trattore e sul rimorchio, le donne si fa nno delle ottime partite di “ciacole”, gli uomini alzano le ceste pesanti e poi un bel spuntino di pane, salame e vino della vendemmia passata.
La vendemmia è il giorno della partecipazione e della gioia.

Alla fine della giornata, la gioia di un comune pasto, : un ottimo risotto col “pistol” preparato dal “paron” della vigna Miro ed innaffiato dal buon vino. La vendemmia è finita ed anche la festa, ma la natura ci farà dono anche il prossimo anno “se Dio vol”.
La bollitura, dopo pochi giorni, darà il vino che sarà lasciato a riposare nelle botti di rovere. Il mosto è diventato vino.

“In vino veritas” basta solo farlo con moderazione!

Proverbi di Dino Coltro

  • il vecchio pianta la vite ed il giovane la vendemmia
  • a otobre el vin ne le doghe
  • cominzia la staion de l’ua, a santa fema scade la vendema, quando se scominzia a vendemar el tordo de ua el se mete a passar
  • otobre otobreto in cantina o soto el portogheto, se scartozza le panoce e se fa el vin
  • e mi son otobre cantinier, impino brente e trentine de ue bianche e scarlatine e mi son otobre cantinier

( dal Lunario Veneto di Dino Coltro)

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* LUNI PIGNATAR:FESTA DEI BAMBINI E NON *

Luni Pignatar è la festa di carnevale al Rione Santo Stefano: dodici quintali di minestrone e ossi di maiale a disposizione dei partecipanti alla festa, non è avvanzato nulla. Il minestrone era eccezzionale! La maschera di Santo Stefano  ha compiuto 125 anni.

IL DUCA DELLA PIGNATTA 

img_4519con a fianco il DIO DELL’ORO

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hanno accolto i vari personaggi del carnevale veronese:

* IL PAPA’ DEL GNOCO *

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SIMEON DELL’ISOLO

 

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CONTE DEL LISTON DELLA BRA

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 LA CORTE

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 MAGNARON DI MONTORIO

img_4538RE TEODORICO DELLA CAREGA 

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RE DELLA STANGA-CROCE BIANCA

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LO TZIGANO-LUGAGNANO

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GOLOSINE

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LE DONZELLE DEL VILLAGGIO

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LA CHIODA-MADONNA DI DOSSOBUONO

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FRA’ INZUNION-DOSSOBUONO

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MADONNA VERONA-PIAZZA ERBE

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ATTILA

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LE MAJORETTE

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LA BANDA MUSICALE

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IL POPOLO GIOIOSO

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I disegni delle scuole elementari :Messedaglia-Nievo-Fraccaroli-Rubele-Scuola in Ospedale di Borgo Trento erano hanno partecipato con mille idee al racconto del Carnevale. I disegni hanno partecipato al concorso con le relative premiazioni.

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Partecipare a un matrimonio è sempre un piacere, se poi l’evento si svolge non proprio dietro l’angolo di casa,…..è tutto più intrigante.

 

Così quando ci è giunto l’invito di Patrick e Lia per il loro matrimonio in California è iniziata immediatamente la ricerca del volo per San Francisco, dove peraltro non eravamo mai stati.

 

Ci siamo dati appuntamento con Walter e Irene ( cugini di Patrick ) a San Francisco e per qualche giorno abbiamo percorso la costa della California e attraversato meravigliosi parchi di sequoie,

per raggiungere Weaverville, una ridente cittadina di montagna, dove è stato celebrato il matrimonio in riva a un fiume,

in un’atmosfera suggestiva, con invitati provenienti da tutte le parti del mondo ( amici degli sposi ).

 

I festeggiamenti sono durati tre giorni, e niente è stato lasciato al caso. Tutto perfettamente organizzato!!

 

E’ stata una fantastica esperienza!

 

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Attending a wedding is always; and if the venue is not exactly just around the corner,…..then the whole thing becomes much more intriguing.

 

And so when we received our invitation to Lia and Patrick’s wedding in California we immediately started looking for flights to San Francisco , a city we had never visited before.

 

We arranged to meet up with Irene and Walter ( Patrick’s cousins ) in San Francisco, and with them we spent we a few days exploring the California coast, driving through amazing forests of sequoia, until we reached Weaverville,

a delightful little mountain town, where the marriage ceremony took place on the bank of a river in a unique atmosphere with guest ( the friends of the bride groom ) who had flown in from all over the world.

 

The celebrations went on for three days, and nothing was left to change.

Everything was organised to perfection!!

 

It was a fantastic experience!!


** VERONA-URBS PICTA**Normalmente quando andiamo in giro per Verona a piedi il nostro sguardo rimane sempre ad altezza”uomo”, guardiamo la gente, salutiamo gli amici, sbirciamo dentro le vetrine ma non alziamo gli occhi in alto, non ammiariamo quanto è bella Verona con gli occhi all’insù. Molti palazzi hanno meravigliosi dipinti all’esterno.
Facciamo un giro insieme per ammiare la “” Urbs Picta”” partendo da Corso Cavour-Piazza Bra-Via Oberdan-Corso P.Borsari-Piazza Erbe-Piazza dei Signori.
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In una splendida mattinata del 24 Settembre presso la Tomba di Giulietta si è inaugurata alla presenza delle Autorità del Comune di Verona e di una delegazione della città di Ningbo/Cina la statua di Liang ShanBo e Zhu YingTai “” gli alter ego di Giulietta & Romeo”"

Dal giornale l’Arena: “”” Una bellissima statua che ricalca una leggenda cinese, molto simile a quella shakespeariana e donata dalla città di Ningbo contraccambiando il dono di Verona con la statua di Giulietta.

Una splendida opera in pietra bianca, realizzata dalla Ningbo Easter Sculptural Arts, che ritrae i due amanti cinesi nell’atto di trasformarsi in farfalle, come raccontato nell’epica orientale del 500 d.c..

Infatti, la leggenda narra che l’amore contrastato dei due amanti termina in una duplice tragedia dove però Liang e Zhu, dopo la morte, si trasformano in farfalle””

A fine della cerimonia 15 coppie di giovani di Ningbo, in abiti tradizionali,

hanno coronato il loro amore con il matrimonio.

Un momento molto commovente e di emozioni per questi giovani venuti dalla lontana Cina.

Nel 2005 dieci coppie veronesi si sono sposate a Ningbo e le statue di Giulietta e di Liang & Zhu sono l’anello di collaborazione tra Verona e Ningbo nel segno dell’amore.

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La Valpolicella è un territorio in provincia di Verona molto interessante in particolare per i suoi vigneti da dove sgorgano i meravigliosi vini: Amarone, Classico Valpolicella,Ripasso,Recioto.

Non meno interessanti le sue chiese,ville,reperti archeologici,cascate. La mia breve escursione inizia da Fumane per arrivare a San Giorgio Ingannapoltron .

La vallata di Fumane ( a le fumane), luogo dove ci sono fumi per la produzione del carbone e della legna, è circondata da meravigliosi vigneti, dalla Villa della Torre Cazzola , dimora signorile del ‘ 500 e ricorda la villa romana, con giardino e fontane con giochi d’acqua. Interessante la Torre campanaria, da cui deriva :Villa della Torre, con attiguo il tempietto ottagonale dell’architetto M.Sammicheli.

Dalla Villa si vede il Santuario della Madonna delle Salette costruito nel 1864 per un ex voto dagli abitanti di Fumane in quanto una malattia aveva colpito le viti ed un frate predicatore ha raccontato che in Francia era apparsa la Madonna e che avrebbe promesso a debellare la malattia e così avvenne.

Proseguendo per Cavalo raggiungo la Vecia Cesa di Cavalo del XV secolo-detta San Zeno- e sorge in un luogo sacro pagano e dove è stata scoperta un’ara dedicata alla dea Lualda.E’ costruita con le pietre delle cave di Prun.

Il campanile del XIII secolo mostra il doppio ordine di bifore, mentre all’interno è interessante il fonte battesimale del XV secolo. Per visitare al chiesa bisogna chiedere le chiavi al Parroco di Cavalo.

In breve si raggiunge la Pieve Longobardo-Romanica di San Giorgio Ingannapoltron risalente al 712 d.c. e sorta su un tempio pagano degli Arusnati ,gli antichi abitanti del luogo.

L’attuale chiesa con campanile è stata costruita intorno al 1200 ed è uno degli esemplari più interessanti in stile romanico.

All’interno sono conservati un antico ciborio longobardo del VI sec. ed affreschi del XII sec. Contiguo alla Chiesa sorge il Chiostro del XII secolo ed un piccolo museo con reperti preistorici dell’età del ferro. La chiesa è visitabile nei normali orari di apertura.

Dal balcone di San Giorno si può ammirare il Lago di Garda fino alla penisola di Sirmione.

Il breve giro in Valpolicella è al termine ,ma ritornato a Fumane non posso non visitare la Chiesa di Santa Maria Valverde in quanto la ammiri sul monte Castelon (580 mt). Sul vertice del monte sorgeva un castellocostruito, pare, dal console Caio Mario dopo aver sconfitto i Cimbri.Il castello fu abbattuto nel 1325 sotto gli Scaligeri.

L’ attuale chiesa costruita nel 1682 è a tre navate e tre absidi e nell’interno è venerata la statua della Madonna risalente al 1516.

Con un colpo d’occhio si può spaziare dal Carega al Baldo e al Lago di Garda.

Il breve giro è terminato con una sosta alla Trattoria La Pineta , vicino alla parrocchiale di Fumane ,per degustare una buona cucina casalinga ad un prezzo molto conveniente di 14 €.

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E’ ritornata la tradizione ** de far su el porco ** e dopo la Befana ci siamo ritrovati fra amici in Villa Giusti-Mirandola a Gazzo Veronese.


gazzo2-009.jpgLa festa è durata due giorni e dopo la macellazione del maiale , gli addetti lo hanno sezionato e iniziato a farei i salami,i cotechini , le morette.dsc01232.jpg

Una volta il maiale era una fonte di guadagno e di soppravivenza e veniva normalmente ucciso una volta l’anno tra Natale e la festa di S.Antonio.

Miro ha voluto riscoprire queste tradizioni contadine e ha coinvolto i suoi amici e parenti. Per fortuna in qualche corte si riscopre questa tradizione.Il maiale mangia,dorme e…ingrassa e poi arriva il giorno e deve essere tutto pronto: l’acqua bollente, i coltelli affilati, el mazzin e poi inizia il sezionamento. Ci sono tutti ad assistere. dsc01231.jpgLo stanzone comincia a riempirsi di pezzi di carne: quella per i cotechini, per i salami, per gli stortini, per le morette. La stanza è piena di odori e di allegria.

Non si butta nulla. Una volta la cotenna la si metteva in salamoia, la sugna,i ciccioli in apposi vasi di vetro.

Le setole venivano date al ciabattino, le frattaglie e le costine venivano consumate subito.

La festa sta per finire! Un risotto col pistol preparato da Miro viene servito ai commensali con l’aggiunta di costine e il tutto annaffiato da buon vino.dsc01237.jpg Grazie Miro per averci fatto partecipi di questa festa contadina.

Ho trovato alcuni temi poetici sul maiale:

**TESTAMENTO DEL MAIALE**dsc01224.jpg

Io peccatore e lurido maiale devo morire perchè è Carnevale, ma prima che sia morto e scenda all’orco, sentite che vi dice questo porco! Al sindaco,che conoscete tutti, gli lascio i miei buonissimi prosciutti perchè per tutto l’anno,inverno e estate, si faccia le sue solite pappate.

Poi lascio al segretario comunale il mio grugnante grifo di maiale, perchè lo ficchi sempre dappertutto, e s’ingozzi e non resti a becco asciutto.

Lascio il mio fiele al medico condotto, perchè ci faccia un utile decotto, da dare come cura ai suoi malati, finchè alla fine non li avrà spacciati.

Al parroco gli lascio la ventresca, che gli ricordi la sua bella tresca con la moglie del povero speziale, al quale lascio in dote un bel guanciale, su cui possa dormire sonni tranquilli, senza mettersi in testa certi grilli!

Infine lascio il resto del mio corpo, a chi gradisce e apprezza questo porco, che fra salcicce, sfrizzoli e prosciutto non se ne spreca niente, è buono tutto!

Così io vi farò peccar di gola anche da morto, basta la parola. Fra salcicce,salami e bei prosciutti uno per uno vi accontento tutti!

( Versione moderna del Testamento del maiale – Traduzione di E. Mori da un testo di ignoto autore vissuto circa all’anno 350 d.c.)

* I VERSI DI DINO COLTRO *

Copare el mascio par na fa fameia l’era tutto,

volea dire verghe da magnare, par gnente,

se dise che el mascio l’è la musina,

rivarà el mazin co la pelaora, i cortei, la rassarola,

el cava onge,le done le ga tacà su el parol de l’acua,

i omeni i ga preparà stangoni e stanghete,

a botega se ga comprà buei,sale e pearo grosso,

l’ua passa, con in presto la machina da fare i saladi, la mesa, el bancon,

el mascio el vien messo su la pelaora roersà,

el mazzin con el cortelo longo el lo copa,

la dona con la ramina la ciapa el sangoe,

se indrizzava la pelaora, el mascio drento el se

broa con lacua de boio,con el raspin el vien pelà,

netà, se ghe cava i ongini, se ghe neta le rece,

el se taca ia, el mazin el lo verde in do mezzene,

el ghe cava le interiora, se lassa sugare le carni

pa na giornata e dopo el se fa su.

( Dal lunario di Dino Coltro)

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*NEVE A VERONA*

img_4275Dopo dieci anni a Verona è scesa la neve, proprio la notte di Capodanno. Il mattino sono uscito per immortalare l’avvenimento e scattare alcune foto nel centro storico, un ambiente suggestivo.

Se vuoi visitare Verona d’inverno: “”VISUALIZZA SLIDESHOW”" in alto a destra.

Le foto sono di B.Roveran

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