E’ il nostro primo viaggio.
Le frontiere sono state aperte nel 1975 per motivi militari tra India e Pakistan e siamo fra i primi a visitare questa zona.
E’ il 16 Agosto del 1978.
Tenda , sacco a pelo, fornello e quant’altro per l’avventura. Siamo con un gruppo di amici e ci siamo aggregati ad Avventure nel Mondo.
Partiamo da Roma per Srinagar via Theheran, New Dheli.
La specificità di Srinagar è il lago Dal. All’alba quando la nebbiolina fa da cornice e scivola sull’acqua azzurra,alimentata dai torrenti che scendono dai ghiacciai ,illago diventa un mondo dove galleggiano numerose shikare con i venditori di melanzane, cetrioli, zucchine, scialli di lana pashmina e manufatti di cartapesta.
Srinagar è un Paradiso: fiori di lotto, ciliegi,zafferano, il cedro dell’Himalaja,i mandorli,il tappetto di ninfee.
Per farci un’idea di Srinagar e del Lago Dal saliamo sul Monte Shankaracharya da dove puoi ammirare la conformazione del lago e della valle.
La gente vive sui laghi su case galleggianti.Sono costruite in legno di cedro, attualmente sono anche adibite ad hotel per turisti.
Per tre giori abbiamo soggiornato sulla FAIR HEVEN, una dimora vittoriana con camera, salotto, servizi ed il cuoco che ti prepara la colazione,il pranzo ,il tè profumatissimo davanti ad un tramonto dai colori indefiniti e la cena al lume di candela.
Dalla poppa puoi meravigliarti del passaggio dall’alba al tramonto. La tenda ed il fornello è nello zaino per questa volta.
che dire poi salire sulla SHIKARA , scivolare sull’acqua e girare per i canali, contrattare con i venditori che ti offrono tutto quello che hanno.
Si naviga tra giardini galleggianti di ninfee e senti il profumo delle spezie.
Ti accosti alle barche e vivi la vita quotidiana della gente mentre prepara da mangiare, lava i panni o si spidocchiano.
Visitiamo la Moschea di Shah Hamdam la cui costruzione risale al 1395, realizzata in legno e senza l’uso di chiodi, ma unita ad incastro.
Poco distante la Moschea Jama Masjid, una imponente struttura di legno con cupole dai tetti spioventi. Non lontano una sorpresa : la tomba di Gesù che dopo la crocifissione venne in India con Maria e Tommaso, sposò una ragazza kashmira e visse in questa affascinante località. E’ una legenda.
Dietro la montagna sta tramontando il sole e dalla poppa della Fair Heven ci gustiamo questa pace mentre la barca balla sulle onde del lago, buona notte, domani partiamo per Leh.
La strada per arrivare a Leh è lunga 432 km., risale la valle del Sind, scende nelle valli del Dras e del Vuaccà, affluenti del fiume Indo.
Noleggiamo una Jeep per cinque persone.
La strada attraversa lo Zoji-La(Passo delle Betulle) mt.3350 -Namika-La mt.3719 ed il Fotu-La mt.4094 da dove la spettacolare apparizione del monastero di Lamajuru avverte che si sta entrando nel mondo buddista o lamajsta.
Il percorso è quanto mai suggestivo, con lunghe serie di tornanti a zig-zag
e spettacolari discese con voragini affascinanti.
Dalle valli laterali scendono i ripidi torrenti che formano in valle terrazzi alluvionali dove sorgono i villaggi,vere oasi di montagna.
Abbiamo percorso km.238 ,ci fermiamo a Kargil circondata da montagne innevate.La notte passa senza problemi, si sente solo il rumore del silenzio.
Si riprende il viaggio, gli scenari sono meravigliosi , la strada risale la valle del torrente Wakkha,raggiungiamo Mulbekh con la gigantesca statua del Buddha scolpita nella roccia .Lungo il percorso si intrave il Ghiacciaio Zanskar.
Intravediamo Lamayuru dopo essere transitati dal passo Fotu-la alt.m.4094-Si scorgono le bandierine colorate delle preghiere,siamo nel regno del Buddismo, i bianchi edifici del monastero sorgono su una altura in modo che i pellegrini lo possano scorgere come un faro, in valle scorre tumultuoso il fiume Indo.
Incontriamo donne vestite con i loro costumi,
ornati di turchesi e coralli con sembianze di persone anziane,mentre poi ci accorgiamo che sono giovani perchè al seno stanno allattando i bambini.L’ambiente,la temperatura,il modo di vita rendono la loro pelle grignosa, ma hanno un comportamento signorile ed accettano la conversazione ,anche se fatta da gesti.
Ci appostiamo presso un chorten per ripararsi dal vento che soffia forte e per prepararci una minestra calda, ma una folata ci rovescia il fornellino. I Ladaki sono gli abitanti di Lamayuru ed il monastero è datato 1143 e vi abitano una cinquantina di monaci.
Abbiamo avuto la fortuna di assistere alle loro cerimonie religiose imperniate da canti e preghiere. Visitiamo il convento accompagnati da un monaco che ci fa vedere il Gombo Gonkang e il Singe Kang tempio del leone dedicato al Budda .
Per la notte ci accampiamo a Alchi.Un’oasi felice .Mercatini vivaci dove possiamo acquistare i loro prodotti artigianali con pochi dollari. Visitiamo il Monastero con affreschi,statue,tangka e arriviamo fino al Duyalin Gompa, chiediamo la chiave per entrare all’interno. Al mattino si riparte per Leh,la strada è sempre stretta, ma il paesaggio è stupendo.
Siamo nelle vicinanze di Leh ,capitale del Ladakh ,chiamato anche PICCOLO TIBET per il legame storico religioso con i Lama. Leh sorge a 3522 metri, cittadina di circa 20.000 abitanti .Nella piazzetta si trova il mercato della frutta e verdura,le donne vestite con costumi meravigliosi,sembrano di un altro mondo con il loro copricapo curioso costituito da due sventole laterali nere foderate con pelo d’agnello e
sormontate al centro da una losanga di stoffa colorata,che scende lungo la schiena e ricoperta da pietre turchesi
Le case ladake sono elevate con muri di pietra e con aperture di legno. Lungo il torrente gli orti chiusi da muretti a secco ed i rigagnoli d’acqua che arrivano dal ghiacciaio. Coltivano il grano ,le patate ,gli ortaggi e ogni tanto si trovano dei chorten con le bandierine colorate delle preghiere, gli stuba.
Si respira una grande spiritualità,tutto e’ ispirato alla religione , tutto diventa sacro, anche quando incontri i ragazzini che giocano,le donne che vendono collane di turchese , i monaci che salgono al monastero.Il ruscello è sacro, gli animali sono sacri,l’aria e’ sacra,il turista e’ sacro , le pietre di turchese sono sacre,gli uomini e le donne con la pelle ruvida sono sacri.
Il monastero è per antonomasia il luogo più sacro ,dove i monaci pregano e cantano le loro lodi e noi abbiamo il piacere di assistere al mattino presto alle loro funzioni , coinvolgenti in quanto ti offrono la bevanda che consiste di un miscuglio di thè e burro acido durante la funzione religiosa.
I monaci dal balcone ti chiedono le medicine per gli occhi e ogni tanto senti il suono dei tromboni che si spegne nella valle.
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Il Ladakh è il Palazzo di Leh
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Il Ladakh è il monastero di Lamajuru
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Il Ladakh e’ lo Yak, lo stambecco hymalayano,l’antilope tibetana,il leopardo delle nevi.
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Il Ladakh solo le vette delle montagne, i ghiacciai,i fiumi.
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Il Ladakh è la popolazione ladaka:la donna,l’uomo,il bambino,il monaco
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Il Ladakh è il paese buddhista e lo si può rilevare dall’esistenza di numerosi chorten e di muri mani particolarmente imponenti e sormontati da ciottoli che portano incise le invocazioni rituali: Om Mani Padme Hum!
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Il Ladakh e’ la gioia , la semplicità della vita e la spiritualità che entra nella tua anima.
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Il Ladakh e’ TIKSE dove arrivi al mattino prestissimo per assistere alle cerimonie religiose e quindi salire in terrazza per vedere il sorgere del sole dietro le montagne innevate, mentre i monaci suonano i corni per richiamare la gente alla preghiera mattutina.
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Il Ladakh è tutto questo ed è racchiuso dentro la magia dei paesaggi che mutano in ogni momento della giornata, nel suono dell’aria e nel ritmo dei corsi d’acqua.
* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *
(Bibliografia:Dainelli G.Il mio viaggio nel Tibet Occidentale=Fantin M.Ladakh)
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