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Archive for the ‘Afghanistan’ Category

 

]Dopo una lunga sosta dei nostri viaggi extraeuropei, abbiamo organizzato con amici un viaggio per visitare il New England, nel  Nord Est degli Stati Uniti.

Il tempo che abbiamo scelto è stato Ottobre  per ammirare il foliage d’autunno nel New England, una regione composta di Sei stati dal Vermont al Rhode Island.  Gli aceri si colorano di rosso/arancione , i pioppi di giallo senape in contrasto con il cielo azzurro . Le   foglie degli alberi fanno da tappeto ai prati verdi,  donando agli occhi l’immagine di quadri degli impressionisti.

Partiamo il 5 ottobre 2010 per New York con le coppie:Angela e Dec, Anna e Leo. Dec e Leo hanno studiato nei minimi particolari il tragitto con le varie soste, i kilometraggi, noleggiato un extra wagon per sei persone,   anche l’aereo è arrivato in perfetto orario, solo la burocrazia della polizia di frontiera ci ha fatto perdere circa un’ora tra impronte digitali, compilazione di test,ecc., finalmente siamo riusciti a prendere la nostra autovettura, attraversare N.Y. e raggiungere in serata Amherst nel Massachusetts, una accogliente cittadina universitaria. Siamo invitati a cena da Jain , un professore universitario che insegna saltuariamente all’Università di Verona  Un’ottima cena a base di costine di maiale ai ferri macerate nel vino rosso – una delizia – . Pernottiamo in una dimora d’epoca al Black Walnut InnTutto bene come primo assaggio del nostro viaggio itinerante.Abbiamo percorso 310 km.

Iniziamo il nostro foliage d’autunno dal Vermont o montagna verde , tra formaggi, sciroppo d’acero e gelato Ben & Jerry’s è difficile attraversarlo senza assaggiare le sue delizie. L’aspettativa più entusiasmante  sono le foreste colorate dalle foglie con una sfumatura di colori dal giallo senape al rosso intenso. E’ un’oasi selvaggia e incontaminata.                     La campagna ha un aspetto collinare occupata per l’80% da foreste ed il resto da graziose fattorie dove le mucche bianche e nere pascolano come se fossero anche loro l’attrazione per il visitatore.

Il Vermont è il più grande produttore di sciroppo d’acero. Occorrono 150 litri di linfa d’acero, bolliti negli evaporatori degli zuccherifici, per produrre quattro litri di sciroppo d’acero. Un’altra curiosità, il Vermont ha oltre 100 ponti coperti, tra cui l’unico ponte ferroviario coperto ancora in funzione. Questi ponti rappresentano una eredità che è stata preservata con orgoglio.                                                                                                                                                                                                                                                                              Lungo il tragitto ci fermiamo nel villaggio storico di DEERFIELD dove è possibile visitare 14 antiche case dell’epoca tra il 1650 ed il 1850 con utensili ed oggetti originali d’uso a quei tempi in America. Deerfield fu fondata nel 1669 da coloni agricoltori inglesi ed abbraccia tre secoli di storia americana. Le case in legno sulla  “”The street”” sono conservate dalla Historic Deerfield.  Proseguiamo per BENNINGTON ed entriamo nel Green Mountain National Forest del Vermont, piove a dirotto, non ci voleva, riesco a fotografare dal finestrino della macchina e riusciamo a visitare il Benington Battle Mounument, un obelisco di pietra del 1891 che commemora la battaglia del 1777 contro gli inglesi, con i suoi 93 metri di altezza si può vedere a 360 °purtroppo ci sono nuvole basse e piove. Bennington fu fondata nel 1749  è incastonata tra il Monte Taconic e la Green Mountains e offre una insuperabile bellezza naturale tra quartieri storici e grande architettura.

Dopo 300 km.raggiungiamo BURLINGTON nel pomeriggio del 6.10 .

Città universitaria ma anche un centro commerciale e industriale, è situata sulle sponde del Lago Champlain. Visitiamo la città in particolare Battery Street. E’ in programma, per il giorno dopo ,un giro in barca sul lago Champlain.

La mattima del 7.10 piove ancora e dobbiamo rinunciare al giro in barca, pazienza. Oggi dobbiamo arrivare a Conway-Km 281-Cerco di fotografare anche se piove, ma lungo il tragitto c’è uno sprazzo di sole, siamo fortunati e ci fermiamo a OTTAUQUECHEE nella Green Mountains per vedere il ponte in ferro ,le cascate del fiume Quechee Gorge con il Gran Canyon del Vermont. Facciamo una deviazione per raggiungere Woodstock-ne valeva la pena- fondata nel 1761 questa cittadina è ricchissima di case georgiane in mattoni rossi e legno.  E’ stata ristrutturata dalla famiglia Rockefeller. Ci fermiamo per uno spuntino in parco dove sono stati allestiti degli stands gastronomici per il reperimento di fondi per le scuole della cittadina… abbiamo assaporato delle loro specialità.

Prendiamo la n.5  entriamo nello Stato del New Hampshire Vivi libero o muori La maggior parte del territorio è piena di foreste, laghi , fiumi e cascate e da montagne con le vette delle White Mountains.Si ammira il foliage autunnale lungo l’itinerario mozzafiato della Kangamagus Highway , il il Kancamagus Pass a 950 mt per ridiscendere nella Saco Valley  incontrando le cascate  del Swift River e raggiungere nel  tardo pomeriggio a North Conway in cerca di un Motel per dormire e di un buon ristorante.

In questa cittadina lungo la Main Street sono disseminati negozi di capi firmati a prezzi convenienti oltretutto perchè  nel N.H. non esiste la tassa sulla vendita… abbiamo fatto buoni acquisti. Dalla stazione parte il treno della Conway Scenic Railroad diretto in montagna.

Oggi è il 9 ottobre e da North Conway  entriamo nello stato del Maine con  foreste nel suo interno, fiumi, laghi e lungo la strada foliage autunnale dai colori smaglianti, dal giallo al rosso, al verde; le frastagliate coste dell’oceano sono un paradiso per le vacanze estive degli americani. Attraversiamo Gorham,Bethel, Bangor per arrivare dopo 350 km. a Bar Harbor, dove ci fermiamo per tre giorni per visitare l’Acadia National Park, situato sulla Mount Desert Island .           E’  un paradiso  selvaggio con foreste attraversate da una strada forestale che sale e scende tra rocce rosa e l’acqua blu del mare.  Saliamo alla  Cadillac Mountain alta 465 m.

ed è la più alta vetta costiera degli Stati Uniti dalla quale si può spaziare a 360°, c’era una bella vista con una giornata limpida, ma tirava un forte vento gelido.

Scendiamo dalla Cadillac Mountain per poi fermarci al Jordan Pond e prendiamo un sentiero immerso nella natura che costeggia la sponda meridionale del lago di origine glaciale e sullo sfondo due alture a forma di “”poppe””, l’acqua è limpida.

Su e giù per crinali, curva contro curva, oceano da una parte, montagna dall’altra arriviamo a Otter Point per ammirare il faro  Steadfast Ligth da dove si può spaziare  sull’atlantico, Sand Beach una bellissima spiaggia nel parco, e Thunder  Hole , fenomeno naturale così chiamato  perchè il frangersi delle onde sugli scogli intrappola l’aria nel crepaccio ed espellendola crea un sonoro “” BUM”” .                                                                                     Anche oggi siamo riusciti a visitare siti interessanti, meritiamo una buona cena a base di pesce in buon ristorante a Bar Halbor.                                                                                                                                                 Oggi 10.10 il tempo è discreto  e visiteremo il Penobscor Bay scogliere battute dal vento e dalle onde, celebre per le sue isole, è una striscia di oceano di 56 km. un circuito stradale di attreversamento di vari ponti tra un’isola e un’altra , sembra quasi un giro vizioso, visitiamo Blue Hill , è una affascinante cittadina costiera con raffinate dimore d’epoca e ospita artisti e artigiani, Deer Isle raggiungibile dalla terraferma attraverso il ponte sospeso Sedgwick del 1939 è un insieme di piccole isole e raggiungiamo Stonington un pittoresco villaggio di pescatori dove prospera l’industria delle aragoste, ci troviamo nella zona più a sud  delle Deer Isle ed è  un villaggio che merita di essere fotografato per le sue case graziose.

Durante il nostro viaggio nei paesi visitiamo i cimiteri che sembrano giardini all’aperto, nessun recinto, molto semplici , solo lapidi  , sembra che i defunti vivano ancora tra la gente.                                                                                                                                                 Il nostro viaggio prosegue tra un ponte e l’altro, passiamo da Castine, più o meno è l’ora canonica per fare un pic-nic in riva al mare. Cittadina dal passato francese, inglese, olandese e americana. Si trova in un punto strategico della baia, qui le varie flotte marinare si confrontarono fra di loro durante la guerra di indipendenza.

Ritorniamo a Bar Harbor ,circa 150 km. come previsto tocca a me guidare, è il pomeriggio inoltrato, una buona doccia e una cena a base di pesce, per l’ultima sera che rimaniamo a Bar Arbor.

Oggi è l’11.10 partiamo in direzione di Portland , circa 260 km. lungo la costa . Tocchiamo Bucksport,un parco circonda la fortezza pentagonale dei tempi della guerra civile, una cartiera e il ponte osservatorio. Dimenticavo , la giornata è bella e proseguiamo per Camden, una graziosa cittadina da visitare a piedi per ammirare residenze restaurate e un porto sempre gremito di barche a vela. . Ci fermiamo per un pic-nic nella baia.

Proseguiamo per Rockland, una cittadina dedita alla pesca dell’aragosta, ma oggi si sta trasformando in località turistica per escursioni, per il Lobster Festival e rappresenta il più importante evento della cittadina la quale, con il Farnswoyth Art Museum, espone  opere di artisti che si sono ispirati ai paesaggi del Maine.

Facciamo una deviazione per raggiungere Boothbay Harbor ,un fiordo, un villaggio di pescatori di uno  spettacolare fascino lungo le vie strette. Da questo porto si possono effettuare gite in barca alle varie isole “” andar per mare “” è il loro lavoro.

Ritorniamo sulla strada principale per poi transitare da Bath, Brunswick, che non visitiamo in quanto la nostra meta è Portland “” gioiello sul mare””,così scriveva il poeta H.Longfellow.E’ una città piacevole situata sulla cresta di una penisola, moderna ma con i fasti del 1800, una città marinara  con i suoi splendidi edifici del XiX  secolo e viuzze con ancora le vecchie lampade e una brezza marina salmastra. In serata arriviamo a Kennebunk per alloggiare al Franciscan Guest House. La cittadina è situata  alla foce  del Kennebunk River ed è una località balneare per ricchi e si ammirano splendite dimore d’epoca , tra le quali quella di proprietà di G.Bush senior.    Suggestivo il giro in auto per ammirare le sue spiagge , in particolare Kennebunk Beach, composta da tre spiagge collegate.

Passiamo da York Village, un piccolo paese fondato nel 1630 con edifici storici e tutelati dalla Old York Historical Society , una chiesa , un carcere antico -Old Gaol – del 1719, una scuola a una sola aula del 1745. Proseguiamo il nostro viaggio verso Kittery, sul fiume Piscataqua e fondata nel 1647 , vanta la più antica chiesa, la First Congregational Church del 1730. Lungo le strade  sono allocate delle belle case antiche.

Nei dintorni si trova il Fort  Mc Clary ,una fortificazione dei primi dell’800 in riva al mare.

Entriamo nel più piccolo Stato degli Stati Uniti, Rhode Island e cela innumerevoli meraviglie, non è un’isola, ma è un insieme di isolette con incantevoli spiagge e insenature.

Visitiamo : Portsmouth fondata nel 1623 porta i segni della sua lunga storia. I vecchi magazzini marittimi sono stati trasformati i caffè e negozi e le antiche dimore in B&B.

Newport Prima università navale e lussuosi ” cottage estivi ” dei ricchi americani tra i quali i Vanderbilt, magnati delle ferrovie.La dimora è un edificio di pietra calcarea di 70 stanze su quattro piani.

Nelle vicinanze visitiamo Strawbery Bank un museo a cielo aperto che illustra le diverse epoche della città per mezzo di un intero quartiere composto di 40 case aperte al pubblico e arredate con mobili d’epoca e contengono collezioni di ceramiche, oggetti di artigianato. Diversi edifici sono circondati da giardini coltivati nello stile dell’epoca, così pure gli orti.

La visita è stata molto interessante perchè nelle varie dimore c’era una guida che spiegava la storia della famiglia.Alla sera ci fermiamo a Denvers per poi al mattino dirigersi a Boston.

Boston è la capitale del Massachusetts fondata dagli inglesi nel 1630. Vanta la prima scuola pubblica: Latin School. Nei dintorni di Boston vi furono le prime guerre di indipendenza. Vi si fondarono le prime università: Nel XVIII secolo immigrarono Irlandesi e Italiani i quali contribuirono a mescolare  il tessuto urbano di influenze europee.

Oggi Boston è una città a misura d’uomo che si può girarla a piedi o con i servizi turistici.

Abbiamo scelto un itinerario a piedi segnato in  rosso di circa 4 km.per meglio sentirci in mezzo alla gente ,tra mercati,chiese,grattacieli, palazzi,ristoranti,giardini…scoiattoli…

Il cimitero dei primi coloni di Copp’s Hill .

Ripartiamo per PLIMOUTH  dove approdarono nel 162o a bordo del veliero Mayflower i  primi 120 pellegrini inglesi … oggi i turisti son0 attirati per vedere la copia del veliero ed i luoghi dei primi anni della storia americana.

Ci dirigiamo verso la penisola a gomito di CAPE COD ,bellezze naturali e pittoreschi villaggi coloniali, panorami oceanici del Maine: HYANNIS con la tenuta dei Kennedy; FALMOUTH fondata dai quaccheri nel 1660 con la storica Maine street  con case vittoriane.. spiagge lunghissime, paludi salmastre.All’ora del tramonto raggiungiamo PROVINCETOWN una pittoresca cittadina dove i primi pellegrini vi approdarono nel 1620 per poi espandersi nell’entroterra. E’ stato un centro importante della pesca, ora è un’isola felice per artisti e per gay,per ricordare lo sbarco dei pellegrini è stato eretto il Pilgrim Monument alto 77 m.     e potrebbe essere una copia della Torre del Mangia della Piazza dei Miracoli a Siena.

race_point_beach1Race Point Beach

Cerchiamo un posto per dormire e lo troviamo nella punta estrema della penisola …un vecchio hotel-Provincetown Inn …un po’  vittoriano all’interno ..con pitture alle pareti dell’epoca vittoriana…una anziana segretaria ci accoglie per assegnarci la stanza. Ceniamo in un buon ristorante ” al Napi’s

si mangia bene… giriamo per la cittadina, molto chic.Sembra un’altra America.

Oggi è il 15 ottobre …siamo sulla via del ritorno. Percorriamo la penisola Cape Code verso Woods Hole per poi prendere il traghetto per l’Isola Martha’s, ci fermiamo lungo la costa per ammirare l’oceano, le dune di sabbia e fare foto…

Non riusciamo a prendere il traghetto in quanto i posti sono tutti esauriti e bisognava aspettare fino al tardo pomeriggio…abbiamo dovuto rinunciare..peccato! Ci dirigiamo verso Newport, una vera mecca per i turisti e per gli appassionati della vela.                                                                                                                                                                Siamo nello Stato di Rodhe Island, il più piccolo degli USA,una fetta che arriva nell’oceano.Newport è a forma di stivale e vi si trovano famose residenze  del 1800′ delle famiglie più ricche tra le quali: gli Astor, i Vanderbilt e The Breakers…….La patria dei velisti con la famosa American Cup.

http://www.liquida.it/video/a4276f27e/bmw-oracle-racing-wins-the-33rd-america-s-cup/

Oggi 16 ottobre ci trasferiamo a New York, la nostra ultima tappa…ok avete capito andiamo alla Grande Mela così dicono. Personalmente mi sento un po’ emozionato a visitare questa città …la metropoli delle metropoli, crogiuolo di varie razze..punto di incontro di tutti i popoli essendo la sede dell’ O.N.U. e dominata da una selva di grattacieli…vedremo quale sensazione mi potrà dare . Vi racconterò le mie impressioni durante la visita…..Entrando in N.Y. con l’auto non riuscivo a scorgere il cielo tanto erano alti i grattacieli e mi domandavo …ma quando riusciranno a vedere il sole?? Infatti N.Y. è una città in verticale con la selva dei grattaceli.. ma anche in orizzontale con la famosa baia , oggi con l’acqua inquinata … N.Y. è pure longitudinale.. è sufficiente salire sull’Empire State Building, il re dei grattacieli, per rimanere esterefatti, lunghissime avenue  e vale la pena muoversi a piedi e quando sei stanco puoi prendere un taxi giallo, ce ne sono migliaia , costano un po’ , i drivers sono di tutte le nazionalità.

N.Y. è un continuo cantiere : demolire le costruzioni povere e costruire grattacieli per le banche,ecc…è paragonabile a un campo agricolo: si ara , si semina, si miete , è una rotazione continua.  Si salvano ancora il quartiere cinese, italiano e Harlem.

Siamo alloggiati all’Hotel Union in 34 street vicino  alla Quinta Avenue in pieno centro.

A piedi giriamo quasi tutta Manhatam, si attraversano le varie Avenue e Strade …il Quartiere di Wall Street, la finanza americana e mondiale, fra l’East River e l’Hudson, dominato dai colossali grattacieli del World Trade Center e… schiacciata la Trinity Church ..lungo l’East River il “Palazzo di Vetro” dove si cerca di decidere la politica del mondo, …il Ground Zero è un immenso cantiere che ricorda l’11 settembre 2001 quando due aerei hanno tagliato le torri gemelle, se chiudi gli occhi e rimani in meditazione vedi le fiamme e lo sgretolarsi dei grattacieli…Times Square ,il famoso crocevia dalle enormi pubblicità luminose, creato dall’incrocio di Broadway con la 7^ Avenue….,l’ottocentesca cattedrale cattolica di St. Patrick, infossata lungo la 5^Strada e vicino l’International Building, grattacielo del Rockefeller Center … il Metropolitan Museun,fra i più ricchi del mondo e il Guggenheim Museum al margine orientale del Central Park, lungo la 5^ strada, il grandioso polmone verde di Manhattan, dove la gente si rilassa lungo i vialetti o si sdraia sui prati.

Alla sera ci si ritrova per la cena in qualche ristorante particolare per assaporare la cucina esotica.

Una visita molto sentita è stata a Ellis Island- Museo dell’Immigrazione– Prendiamo il traghetto da Battery Park, si passa davanti alla Statua della Libertà-

Il suo scultore Auguste Barthold scrisse:“” Un colosso statuario non significa semplicemente la realizzazione di una statua di dimensioni gigantesche: esso deve avere un impatto emotivo nell’intimo di quanti lo guardano non per le sue dimensioni volumetriche, ma perchè esse rispecchiano i motivi ideali che incarna e per il luogo in cui viene sistemato””. La statua è un dono dei francesi.

Ellis Island : Più di cento milioni di americani possono dichiarare  che un loro antenato  è passato per Ellis Island. Una nazione di immigranti scrisse J.F.Kennedy. Conflitti politici, persecuzione religiosa,disoccupazione, il richiamo dell’avventura : queste sono le ragioni che hanno portato tante persone a sbarcare negli U.S..Oggi quest’isola è il memoriale di quanti hanno scelto questo paese come loro patria adottiva.

Si calcola  che, ad iniziare dal 1892, la maggior parte di costoro, circa 12 milioni, iniziarono il loro cammino verso la cittadinanza americana, la maggior parte proveniente dall’Europa. E’ in quest’isola che ebbe luogo l’incontro tra il Vecchio e il Nuovo Mondo.

Le fotografie e gli oggetti esposti nel museo narrano una storia che non ha bisogno di commenti. I nuovi arrivati attendono di entrare nell’edificio. Un medico accerta la presenza del tracoma, una malattia contagiosa che risultava in una ispezione negativa.

Il passaporto che apparteneva a  una immigrata italiana di nome Concettina Parenti.Il Muro d’Onore  in America si trova all’esterno dell’edificio principale della mostra  dal tema ” dell’America” e sono iscritti in questo muro  più di 600.000 persone a memoria degli immigrati in America.
Carla ha trovato i Colombo , parenti materni, partiti agli inizi del ‘900. Nel 1954  l’isola chiude i battenti come centro di raccolta degli immigranti. Oggi si possono rintracciare i primi passi di quanti hanno scelto di dare inizio            > al loro futuro come americani.

Il pomeriggio lo dedichiamo ad una passeggiata  sul  ponte di Brooklyn, uno spettacolo di ingegneria e con una visuale sulla città di Brooklyn e di N.Y.

Il viaggio è alla fine, è stato bello e vario; abbiamo conosciuto il modo di vivere  degli americani, ligi alle regole stradali, alle file nei negozi, nei musei,nelle metropolitane, molto disponibili se ti trovi in difficoltà. E’ stata una esperienza valida da consigliare ad altri. La compagnia degli amici è stata simpatica , grazie a Leo e Dek che hanno organizzato il viaggio.

*Bibliografia: New England – Mondadori *

*Foto di Benito Roveran con Canon 350 D*

*PER VEDERE LE FOTO CLICCA QUI E SULLA PRIMA FOTO E SUI TRE PUNTINI A DX-VISUALIZZA SLIDE SHOW*

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Arriviamo a Kabul provenienti da Teheran. Siamo molto euforici in quanto è considerata una meta che pochi italiani hanno visitato.

E’ un carosello del mondo antico, lasciandosi dietro un mosaico di gruppi etnici e linguistici.Già si parla di questo paese tra il 1200 A.C. Alessandro Magno invase la regione nel 330 A.C.
Nel 652 il Califfato arabo si annette una parte del paese e la popolazione si converte all’Islam.
Nel 1219 la regione viene invasa da Gengis Khan. Nel 1746 il Regno Unito si impossessa della regione cedendo ai vari reggenti l’amministrazione del paese.

Governanti deposti,assassinati,rovesciati l’AFGHANISTAN ha avuto un periodo molto travagliato fino ad una certa stabilità tra il 1933 e il 1973 sotto il Re Zahir Shah. Nel luglio del 1973 anche il Re che si trovava in Italia per delle cure fu destituito da Daoud , suo cognato, e venne proclamata la Repubblica.

Lo stesso Daoud e la sua famiglia vennero assassinati nel 1978 ed il Partito Democratico Popolare di ispirazione comunista prese il potere il 27 aprile del 1978.

Noi siamo arrivati in Agosto del 1978 e già si respirava una certa aria di qualcosa che sembrava una quasi laicità di questo paese: le donne non portavano veli o burka, giravano per strada e fumavano,erano truccate e le ragazze vestivano con la minigonna.
Si sentiva che qualcosa doveva succedere, c’erano funzionari russi ed anche dei militari.
La Russia
si stava preparando all’ invasione dell’Afghanistan . Il governo era filo-sovietico.

La produzione dell’oppio è una delle principali fonti di ricchezza del paese , ma solo una frazione minima del giro di affari resta ai contadini, mentre il resto va ad arricchire i signori della droga e quelli della guerra.

KABUL

Un poeta indiano Haidar, scrisse : CENARE E BERE A KABUL : E’ MONTAGNA,DESERTO,CITTA’,FIUME E TUTTO IL RESTO. Si questo è Kabul con i suoi 2.500.000 abitanti ,un miscuglio di razze,di lingue. E’ un centro economico e culturale collocato lungo il fiume Kabul.

La parte vecchia di Kabul è un bazar continuo lungo le sue vie strette ed è animata da questi commercianti annidiati in piccoli ed angusti luoghi dove vendono di tutto. Kabul è un luogo dove trovi tutto sulla strada o sulla piazza, comunque tutto all’esterno.

Kabul è :

  • il macellaio con la carne appesa
  • il calzolaio che aggiusta le scarpe
  • il netturbino
  • il notaio che ti scrive o ti legge la corrispondenza
  • il venditore di pomodori


  • il gommista
  • il barista che di vende il tèbarista
  • il tessitore di tappetti
  • l’uomo che dorme
  • l’uomo con il turbante
  • donne dai vestiti colorati
  • suoni,colori e odori

Visitiamo l’Università , la tomba di Bamur, il Mausoleo di Nadir Shah, la Moschea Shah Do Shamshera,la Galleria Nazionale Afgana ed il Museo.

Non possiamo dimenticare l’incontro che abbiamo avuto con Khadim , figlio dell’ex Ambasciatore a Parigi, il quale ci ha ospitati a cena nella sua splendida dimora nella zona residenziale di Kabul.

Ci ha fatto conoscere la sua famiglia e visitare la sua casa.Dopo cena siamo dovuti rientrare in fretta al nostro accampamento ,erano le 10 di sera e iniziava il coprifuoco.

Qui la gente ha molto bisogno di comunicare, in particolare con noi stranieri, in quanto vogliono conoscere altri mondi che non siano quelli di odi o guerre.Le ragazze erano orgogliose di farci vedere come si stavano occidentalizzandosi vestendosi come noi,truccandosi e usando profumi.

Una vecchia canzone diceva:

“” Questo è il nostro bel Paese.

Questo è il nostro amato paese.””

Partiamo per BAMHIAN.

Il viaggio è previsto abbastanza lungo ,si parte al mattino presto e si attraversano deserti,si intravedono cime ancora innevate, attendamenti di nomadi, villaggi con case fatte di mattoni rossi, con tetti di paglia e campi di grano.

Città RossaSi entra nella valle ,ci apparre una cinta rossa di mattoni è la CITTA’ ROSSA nella lingua locale “” Shahr e Zohak””.

Era stata costruita circa un secolo fa per poter difendere la valle dalle invasioni.

La valle di Bamhiam è spettacolare,stupefacente, cercherò di descriverla come meglio posso.

I campi coltivati a grano,erba medica,patate,orzo e poi da risaie su terrazzamenti.

I filari di pioppi delimitavano i campi e i canali di irrigazione, mentre intravedevi delle figure femminili che facevano il bucato lungo i ruscelli o piccoli laghetti che si formavano lungo la pianura.

Gli uomini con gli attrezzi molto rudimentali lavoravano i campi e facevano battere il grano dalle vacche in cerchio.

Dalla valle oltre le colline si intravedeva l’Hindu Kush innevato.

Oltre alla natura, il silenzio, la pace di questo luogo, c’era il patrimonio culturale da vedere e sentire. Non c’e’ guida o libri che possano descrivere la CITTA’ ROSSA.

Tenterò attraverso le immagini e le mie sensazioni a farvi percepire lungo l’itinerario quanto è interessante questo sito.

Da qui passava la via della seta che dalla Cina andava al Mediterraneo e quindi è arrivato il Buddismo.

Le statue di Buddha ne sono la testimonianza.Due sono le statue scolpite in una parete di roccia che sovrasta Bamhian,alta un centinaio di metri e lunga quattrocento.

Le statue sono alte 75 e 53 metri e si può salire sulla testa attraverso i cunicoli che i monaci hanno ricavato nella montagna.Dai cunicoli e dalle statue si può ammirare tutta la valle e tutto quello che ho descritto sopra.Al grande Buddha è stato tagliato il volto affinché non potesse vedere le distruzioni e gli scempi dei nuovi conquistatori.

Lo scempio ultimo è stato fatto dai Talebani ,bombardando le statue e tutta la parete.

Ho trovato degli affreschi ad olio sia sulle pareti e sui soffitti. risalenti tra il V° e il X secolo dopo Cristo. Quasi tutti i dipinti mostrano alla loro base un composto che contiene piombo, sopra il quale veniva steso un pigmento naturale mischiato con oli di noce o di semi di papapero. L’olio aveva il compito principale di di fissare alla parete il colore e di offrire a questo la giusta viscosità per poter essere esteso nel migliore dei modi. ( Da Repubblica di Luigi Bignami). Le statue originariamente erano coperte da stratti d’oro per poterle vedere da lontano.

Ci siamo accampati in valle sotto le statue ed il mattino seguente aprendo la tenda il sole illuminava la Città Rossa.

Una meraviglia !

Ma le meraviglie non finiscono mai in quanto la prossima meta sono i magnifici laghi di BAND E AMIR .

Trattasi di cinque laghi a forme diverse e posti a scalare e di un colore blu-cobalto.

Sull’origine di questi laghi esiste una leggenda che Ali,genero di Maometto, sali sulla montagna e fece rotolare enormi massi creando la diga di Band e Haibat (diga del timore) poi estrasse la spada e tagliò la montagna che la fece rotolare a valle formando cosi’ la diga di Zulfiqar e poi la diga di Kambar,la diga degli Schiavi, la diga del Formaggio e infine la diga della Menta.Le dighe sono tutte naturali e l’acqua molto ricca di minerali scende da un lago all’altro, sembrano dei vasi comunicanti.


Ci è stato detto che le acque di questi laghi sono miracolose in particolare per la fertilità delle donne le quali si bagnano alla loro maniera.

Durante l’inverno i laghi sono ghiacciati e quindi conservano un ecosistema naturale e molto delicato.

Le foto spiegheranno molto di più di quanto ho potuto descrivere.

Spero che questo patrimonio naturale non possa andare perduto per l’ignavia dell’uomo.


  • Addio statue di Buddha
  • Addio ragazza lungo il fiume
  • Addio piccoli amici
  • Addio laghi di Band e Amir

 

Il viaggio continua e dobbiamo arrivare a MAZAR E SHARIF. Si ritorna a Kabul per prendere la strada principale per arrivare a Mazar attraverso paesaggi dove incontriamo i nomadi con i loro attendamenti e il loro bestiame al seguito.

E’ un ambiente surreale,fatto di pascoli, di case costruite con il fango e la paglia, bambini dai visi aperti e sorridenti, Il tragitto è lungo , circa 350 km.,raggiungiamo il Passo di Salang (3.363 mt s.m.)attraverso il traforo, ma una volta fuori veniamo fermati da una pattuglia di soldati russi, ci scrutano e ci chiedono i passaporti. Non potevamo immaginare di essere fermati dai sovietici, ma eravamo a 60 km. dal confine con l’Uzbekistan , era l’inizio dell’invasione.Siamo vicini a Samarcanda.

Dopo il controllo ripartiamo, la strada migliora,il paesaggio cambia ad ogni tornante, incontriamo ancora gruppi di nomadi con le loro tende

tonde o iurte e i caravanserragli stracolmi di animali:cammelli, pecore,muli.

Abbiamo attraversato un canyon molto bello e poi Mazar E Sharif.

Si sente una musica , Ali ci informa che c’è festa e per noi è un piacere sentire questa musica locale.

Cosa vogliamo di più , forse ci stanno aspettando per darci il benvenuto, infatti molti bambini e adulti si riuniscono intorno alle nostre jeep. Ancora una volta abbiamo trovato un popolo accogliente, di etnia Uzbeks.

Ci accampiamo in un giardino al centro della città, i ragazzi ci attorniano incuriositi e poi ci lasciano a dormire.Siamo pieni di tranquillità, siamo contenti di essere giunti in questa città dove gli spazi sono colorati da incantevoli cime e a sud da steppe infinite.

MAZAR-E-SHARIF

Mazar è situata in una delle regioni più fertili dell’Afganistan anche perché è attraversata dal fiume Balkh.

Si coltiva cotone,frutta , grano e molti cereali.

Ci sono mulini per la macinazione del grano, e fabbriche per tessere il cotone e la seta.

Il vero gioiello di questa città e’ la Moschea azzurra dove è sepolto Alì,cognato di Maometto,che ci appare davanti, ricoperta d’oro.

I fedeli entrano per pregare, una donna ricoperta dal suo burka è incuriosita nel vedere dei turisti,mi avvicino e con un po’ di inglese e gesti le chiedo se può alzare il burka per farsi vedere, rimane un po’ sorpresa dalla mia richiesta,si guarda intorno, non c’è nessuno, alza il burka e mi fa vedere il suo viso, chiedo se la potevo fotografare,era felice, e ho potuto farle una fotografia,in quel momento ,penso, si è sentita per un istante libera di scegliere qualcosa della sua vita.Si chiama Hamida.


La città è un mercato variopinto,un miscuglio di botteghe dei vari mestieri, puoi trovare di tutto, nessuno ti costringe ad acquistare , è un mercato libero,non esiste la concorrenza.

Ripartiamo per Kabul,per la strada di ritorno ritroviamo la stessa gente,le carovane,i villaggi.

L’atmosfera è sempre tranquilla, ogni tanto ci si ferma in una fattispecie di bar ( chaikana) per bere un tè.Ci fermiamo in un villaggio,credo Pagman,per dormire.

Da vedere il castello Mirab.

Alcuni ragazzi ci invitano ad una festa, solo per uomini,c’era un buio nero, Roberto ed io scivoliamo dentro ad una cloaca a cielo aperto, non vi dico come siamo usciti.

L’avventura è finita molto bene, ancora oggi dopo 30 anni ricordo i volti della gente,i paesaggi,i monumenti, i suoni, gli odori, purtroppo è ritornata la guerra ,la quale ha distrutto tutto,ha ucciso i bambini , le donne,i vecchi.

  • Addio Hamida
  • Addio nomadi
  • Addio bambini che fate volare gli aquiloni
  • Addio donne e uomini dell’Afghanistan

“”” IL SANGUE E’ IL RICCO MANTO DEL DIO DELLE ARMI””” (C.Marlowe)

“”” LA GUERRA E’ IL PRODOTTO DI UNA CORRUZIONE PRECEDENTE E, AL TEMPO STESSO, PRODUCE NUOVA CORRUZIONE”””( L. Mumford)

Il viaggio è stato effettuato dal 23 agosto al 31 agosto del 1978.

Le immagine sono state ricavate da foto e diapositive scattate nel 1978.

Sono passati 30 anni dal nostro viaggio in Afghanistan,quante guerre sono passate e ancora oggi questo popolo soffre per la malvagità dei potenti della guerra. Non so come finirà questo martirio, spero solo che i volontari possano aiutare questa gente: Emergency-Croce Rossa-Actionad

Si conquista la gente con gli ospedali, le scuole, la costruzione di case,l’assetto della giustizia.

* armi contro armi non porteranno la pace in Afghanistan*

Vi consigliamo di leggere:

  • Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini- Ed.Piemme
  • Mille splendidi soli di Khaled Hosseini-Ed.Piemme
  • Il libraio di Kabul di Asne Seierstat – Ed.Sonzogno

Vi consigliamo di andare a vedere il film * Il cacciatore di aquiloni *
* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *

Bibliografia: Wikipedia-Afganistan di G:Bosio-

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Il futuro nasce da incontri con i popoli del mondo

 

Viaggiare senza confini…Vivere senza confini

Chi viaggia ha molto da raccontare**(detto popolare)
Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini** (anonimo)

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (M.Proust)

Quanti colpi dovrà sparare un cannone prima di tacere per sempre?
Quanti anni potrà resistere un popolo prima di essere un popolo libero?
Quante volte un uomo dovrà voltare la testa per far finta di non vedere?
La risposta, amico mio, è sospesa nel vento
(Bob Dylan)

*** Messaggio della fratellanza fra i popoli***

La terra è un solo Paese

Siamo onde dello stesso Mare

Foglie dello stesso Albero

Fiori dello stesso Giardino

(anonimo-Lapide di Villa Sigurtà)

 

Quando si viaggia ciò che conta è il piacere di andare,non la meta finale.

Quando si arriva diventa piacevole il ricordo  del luogo lasciato alle spalle.

Quando si torna diventa piacevole interrogarsi su quale sia il luogo migliore in cui vivere, senza potersi mai dare una risposta.( F.Morace)

 

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.” TIZIANO TERZANI da
“Un indovino mi disse”

Allora ……Vagabondiamo insieme!

Una marcia di mille miglia inizia con un singolo passo.

Con affetto

Carla e Ben

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