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Archive for the ‘Africa’ Category

 

]Dopo una lunga sosta dei nostri viaggi extraeuropei, abbiamo organizzato con amici un viaggio per visitare il New England, nel  Nord Est degli Stati Uniti.

Il tempo che abbiamo scelto è stato Ottobre  per ammirare il foliage d’autunno nel New England, una regione composta di Sei stati dal Vermont al Rhode Island.  Gli aceri si colorano di rosso/arancione , i pioppi di giallo senape in contrasto con il cielo azzurro . Le   foglie degli alberi fanno da tappeto ai prati verdi,  donando agli occhi l’immagine di quadri degli impressionisti.

Partiamo il 5 ottobre 2010 per New York con le coppie:Angela e Dec, Anna e Leo. Dec e Leo hanno studiato nei minimi particolari il tragitto con le varie soste, i kilometraggi, noleggiato un extra wagon per sei persone,   anche l’aereo è arrivato in perfetto orario, solo la burocrazia della polizia di frontiera ci ha fatto perdere circa un’ora tra impronte digitali, compilazione di test,ecc., finalmente siamo riusciti a prendere la nostra autovettura, attraversare N.Y. e raggiungere in serata Amherst nel Massachusetts, una accogliente cittadina universitaria. Siamo invitati a cena da Jain , un professore universitario che insegna saltuariamente all’Università di Verona  Un’ottima cena a base di costine di maiale ai ferri macerate nel vino rosso – una delizia – . Pernottiamo in una dimora d’epoca al Black Walnut InnTutto bene come primo assaggio del nostro viaggio itinerante.Abbiamo percorso 310 km.

Iniziamo il nostro foliage d’autunno dal Vermont o montagna verde , tra formaggi, sciroppo d’acero e gelato Ben & Jerry’s è difficile attraversarlo senza assaggiare le sue delizie. L’aspettativa più entusiasmante  sono le foreste colorate dalle foglie con una sfumatura di colori dal giallo senape al rosso intenso. E’ un’oasi selvaggia e incontaminata.                     La campagna ha un aspetto collinare occupata per l’80% da foreste ed il resto da graziose fattorie dove le mucche bianche e nere pascolano come se fossero anche loro l’attrazione per il visitatore.

Il Vermont è il più grande produttore di sciroppo d’acero. Occorrono 150 litri di linfa d’acero, bolliti negli evaporatori degli zuccherifici, per produrre quattro litri di sciroppo d’acero. Un’altra curiosità, il Vermont ha oltre 100 ponti coperti, tra cui l’unico ponte ferroviario coperto ancora in funzione. Questi ponti rappresentano una eredità che è stata preservata con orgoglio.                                                                                                                                                                                                                                                                              Lungo il tragitto ci fermiamo nel villaggio storico di DEERFIELD dove è possibile visitare 14 antiche case dell’epoca tra il 1650 ed il 1850 con utensili ed oggetti originali d’uso a quei tempi in America. Deerfield fu fondata nel 1669 da coloni agricoltori inglesi ed abbraccia tre secoli di storia americana. Le case in legno sulla  “”The street”” sono conservate dalla Historic Deerfield.  Proseguiamo per BENNINGTON ed entriamo nel Green Mountain National Forest del Vermont, piove a dirotto, non ci voleva, riesco a fotografare dal finestrino della macchina e riusciamo a visitare il Benington Battle Mounument, un obelisco di pietra del 1891 che commemora la battaglia del 1777 contro gli inglesi, con i suoi 93 metri di altezza si può vedere a 360 °purtroppo ci sono nuvole basse e piove. Bennington fu fondata nel 1749  è incastonata tra il Monte Taconic e la Green Mountains e offre una insuperabile bellezza naturale tra quartieri storici e grande architettura.

Dopo 300 km.raggiungiamo BURLINGTON nel pomeriggio del 6.10 .

Città universitaria ma anche un centro commerciale e industriale, è situata sulle sponde del Lago Champlain. Visitiamo la città in particolare Battery Street. E’ in programma, per il giorno dopo ,un giro in barca sul lago Champlain.

La mattima del 7.10 piove ancora e dobbiamo rinunciare al giro in barca, pazienza. Oggi dobbiamo arrivare a Conway-Km 281-Cerco di fotografare anche se piove, ma lungo il tragitto c’è uno sprazzo di sole, siamo fortunati e ci fermiamo a OTTAUQUECHEE nella Green Mountains per vedere il ponte in ferro ,le cascate del fiume Quechee Gorge con il Gran Canyon del Vermont. Facciamo una deviazione per raggiungere Woodstock-ne valeva la pena- fondata nel 1761 questa cittadina è ricchissima di case georgiane in mattoni rossi e legno.  E’ stata ristrutturata dalla famiglia Rockefeller. Ci fermiamo per uno spuntino in parco dove sono stati allestiti degli stands gastronomici per il reperimento di fondi per le scuole della cittadina… abbiamo assaporato delle loro specialità.

Prendiamo la n.5  entriamo nello Stato del New Hampshire Vivi libero o muori La maggior parte del territorio è piena di foreste, laghi , fiumi e cascate e da montagne con le vette delle White Mountains.Si ammira il foliage autunnale lungo l’itinerario mozzafiato della Kangamagus Highway , il il Kancamagus Pass a 950 mt per ridiscendere nella Saco Valley  incontrando le cascate  del Swift River e raggiungere nel  tardo pomeriggio a North Conway in cerca di un Motel per dormire e di un buon ristorante.

In questa cittadina lungo la Main Street sono disseminati negozi di capi firmati a prezzi convenienti oltretutto perchè  nel N.H. non esiste la tassa sulla vendita… abbiamo fatto buoni acquisti. Dalla stazione parte il treno della Conway Scenic Railroad diretto in montagna.

Oggi è il 9 ottobre e da North Conway  entriamo nello stato del Maine con  foreste nel suo interno, fiumi, laghi e lungo la strada foliage autunnale dai colori smaglianti, dal giallo al rosso, al verde; le frastagliate coste dell’oceano sono un paradiso per le vacanze estive degli americani. Attraversiamo Gorham,Bethel, Bangor per arrivare dopo 350 km. a Bar Harbor, dove ci fermiamo per tre giorni per visitare l’Acadia National Park, situato sulla Mount Desert Island .           E’  un paradiso  selvaggio con foreste attraversate da una strada forestale che sale e scende tra rocce rosa e l’acqua blu del mare.  Saliamo alla  Cadillac Mountain alta 465 m.

ed è la più alta vetta costiera degli Stati Uniti dalla quale si può spaziare a 360°, c’era una bella vista con una giornata limpida, ma tirava un forte vento gelido.

Scendiamo dalla Cadillac Mountain per poi fermarci al Jordan Pond e prendiamo un sentiero immerso nella natura che costeggia la sponda meridionale del lago di origine glaciale e sullo sfondo due alture a forma di “”poppe””, l’acqua è limpida.

Su e giù per crinali, curva contro curva, oceano da una parte, montagna dall’altra arriviamo a Otter Point per ammirare il faro  Steadfast Ligth da dove si può spaziare  sull’atlantico, Sand Beach una bellissima spiaggia nel parco, e Thunder  Hole , fenomeno naturale così chiamato  perchè il frangersi delle onde sugli scogli intrappola l’aria nel crepaccio ed espellendola crea un sonoro “” BUM”” .                                                                                     Anche oggi siamo riusciti a visitare siti interessanti, meritiamo una buona cena a base di pesce in buon ristorante a Bar Halbor.                                                                                                                                                 Oggi 10.10 il tempo è discreto  e visiteremo il Penobscor Bay scogliere battute dal vento e dalle onde, celebre per le sue isole, è una striscia di oceano di 56 km. un circuito stradale di attreversamento di vari ponti tra un’isola e un’altra , sembra quasi un giro vizioso, visitiamo Blue Hill , è una affascinante cittadina costiera con raffinate dimore d’epoca e ospita artisti e artigiani, Deer Isle raggiungibile dalla terraferma attraverso il ponte sospeso Sedgwick del 1939 è un insieme di piccole isole e raggiungiamo Stonington un pittoresco villaggio di pescatori dove prospera l’industria delle aragoste, ci troviamo nella zona più a sud  delle Deer Isle ed è  un villaggio che merita di essere fotografato per le sue case graziose.

Durante il nostro viaggio nei paesi visitiamo i cimiteri che sembrano giardini all’aperto, nessun recinto, molto semplici , solo lapidi  , sembra che i defunti vivano ancora tra la gente.                                                                                                                                                 Il nostro viaggio prosegue tra un ponte e l’altro, passiamo da Castine, più o meno è l’ora canonica per fare un pic-nic in riva al mare. Cittadina dal passato francese, inglese, olandese e americana. Si trova in un punto strategico della baia, qui le varie flotte marinare si confrontarono fra di loro durante la guerra di indipendenza.

Ritorniamo a Bar Harbor ,circa 150 km. come previsto tocca a me guidare, è il pomeriggio inoltrato, una buona doccia e una cena a base di pesce, per l’ultima sera che rimaniamo a Bar Arbor.

Oggi è l’11.10 partiamo in direzione di Portland , circa 260 km. lungo la costa . Tocchiamo Bucksport,un parco circonda la fortezza pentagonale dei tempi della guerra civile, una cartiera e il ponte osservatorio. Dimenticavo , la giornata è bella e proseguiamo per Camden, una graziosa cittadina da visitare a piedi per ammirare residenze restaurate e un porto sempre gremito di barche a vela. . Ci fermiamo per un pic-nic nella baia.

Proseguiamo per Rockland, una cittadina dedita alla pesca dell’aragosta, ma oggi si sta trasformando in località turistica per escursioni, per il Lobster Festival e rappresenta il più importante evento della cittadina la quale, con il Farnswoyth Art Museum, espone  opere di artisti che si sono ispirati ai paesaggi del Maine.

Facciamo una deviazione per raggiungere Boothbay Harbor ,un fiordo, un villaggio di pescatori di uno  spettacolare fascino lungo le vie strette. Da questo porto si possono effettuare gite in barca alle varie isole “” andar per mare “” è il loro lavoro.

Ritorniamo sulla strada principale per poi transitare da Bath, Brunswick, che non visitiamo in quanto la nostra meta è Portland “” gioiello sul mare””,così scriveva il poeta H.Longfellow.E’ una città piacevole situata sulla cresta di una penisola, moderna ma con i fasti del 1800, una città marinara  con i suoi splendidi edifici del XiX  secolo e viuzze con ancora le vecchie lampade e una brezza marina salmastra. In serata arriviamo a Kennebunk per alloggiare al Franciscan Guest House. La cittadina è situata  alla foce  del Kennebunk River ed è una località balneare per ricchi e si ammirano splendite dimore d’epoca , tra le quali quella di proprietà di G.Bush senior.    Suggestivo il giro in auto per ammirare le sue spiagge , in particolare Kennebunk Beach, composta da tre spiagge collegate.

Passiamo da York Village, un piccolo paese fondato nel 1630 con edifici storici e tutelati dalla Old York Historical Society , una chiesa , un carcere antico -Old Gaol – del 1719, una scuola a una sola aula del 1745. Proseguiamo il nostro viaggio verso Kittery, sul fiume Piscataqua e fondata nel 1647 , vanta la più antica chiesa, la First Congregational Church del 1730. Lungo le strade  sono allocate delle belle case antiche.

Nei dintorni si trova il Fort  Mc Clary ,una fortificazione dei primi dell’800 in riva al mare.

Entriamo nel più piccolo Stato degli Stati Uniti, Rhode Island e cela innumerevoli meraviglie, non è un’isola, ma è un insieme di isolette con incantevoli spiagge e insenature.

Visitiamo : Portsmouth fondata nel 1623 porta i segni della sua lunga storia. I vecchi magazzini marittimi sono stati trasformati i caffè e negozi e le antiche dimore in B&B.

Newport Prima università navale e lussuosi ” cottage estivi ” dei ricchi americani tra i quali i Vanderbilt, magnati delle ferrovie.La dimora è un edificio di pietra calcarea di 70 stanze su quattro piani.

Nelle vicinanze visitiamo Strawbery Bank un museo a cielo aperto che illustra le diverse epoche della città per mezzo di un intero quartiere composto di 40 case aperte al pubblico e arredate con mobili d’epoca e contengono collezioni di ceramiche, oggetti di artigianato. Diversi edifici sono circondati da giardini coltivati nello stile dell’epoca, così pure gli orti.

La visita è stata molto interessante perchè nelle varie dimore c’era una guida che spiegava la storia della famiglia.Alla sera ci fermiamo a Denvers per poi al mattino dirigersi a Boston.

Boston è la capitale del Massachusetts fondata dagli inglesi nel 1630. Vanta la prima scuola pubblica: Latin School. Nei dintorni di Boston vi furono le prime guerre di indipendenza. Vi si fondarono le prime università: Nel XVIII secolo immigrarono Irlandesi e Italiani i quali contribuirono a mescolare  il tessuto urbano di influenze europee.

Oggi Boston è una città a misura d’uomo che si può girarla a piedi o con i servizi turistici.

Abbiamo scelto un itinerario a piedi segnato in  rosso di circa 4 km.per meglio sentirci in mezzo alla gente ,tra mercati,chiese,grattacieli, palazzi,ristoranti,giardini…scoiattoli…

Il cimitero dei primi coloni di Copp’s Hill .

Ripartiamo per PLIMOUTH  dove approdarono nel 162o a bordo del veliero Mayflower i  primi 120 pellegrini inglesi … oggi i turisti son0 attirati per vedere la copia del veliero ed i luoghi dei primi anni della storia americana.

Ci dirigiamo verso la penisola a gomito di CAPE COD ,bellezze naturali e pittoreschi villaggi coloniali, panorami oceanici del Maine: HYANNIS con la tenuta dei Kennedy; FALMOUTH fondata dai quaccheri nel 1660 con la storica Maine street  con case vittoriane.. spiagge lunghissime, paludi salmastre.All’ora del tramonto raggiungiamo PROVINCETOWN una pittoresca cittadina dove i primi pellegrini vi approdarono nel 1620 per poi espandersi nell’entroterra. E’ stato un centro importante della pesca, ora è un’isola felice per artisti e per gay,per ricordare lo sbarco dei pellegrini è stato eretto il Pilgrim Monument alto 77 m.     e potrebbe essere una copia della Torre del Mangia della Piazza dei Miracoli a Siena.

race_point_beach1Race Point Beach

Cerchiamo un posto per dormire e lo troviamo nella punta estrema della penisola …un vecchio hotel-Provincetown Inn …un po’  vittoriano all’interno ..con pitture alle pareti dell’epoca vittoriana…una anziana segretaria ci accoglie per assegnarci la stanza. Ceniamo in un buon ristorante ” al Napi’s

si mangia bene… giriamo per la cittadina, molto chic.Sembra un’altra America.

Oggi è il 15 ottobre …siamo sulla via del ritorno. Percorriamo la penisola Cape Code verso Woods Hole per poi prendere il traghetto per l’Isola Martha’s, ci fermiamo lungo la costa per ammirare l’oceano, le dune di sabbia e fare foto…

Non riusciamo a prendere il traghetto in quanto i posti sono tutti esauriti e bisognava aspettare fino al tardo pomeriggio…abbiamo dovuto rinunciare..peccato! Ci dirigiamo verso Newport, una vera mecca per i turisti e per gli appassionati della vela.                                                                                                                                                                Siamo nello Stato di Rodhe Island, il più piccolo degli USA,una fetta che arriva nell’oceano.Newport è a forma di stivale e vi si trovano famose residenze  del 1800′ delle famiglie più ricche tra le quali: gli Astor, i Vanderbilt e The Breakers…….La patria dei velisti con la famosa American Cup.

http://www.liquida.it/video/a4276f27e/bmw-oracle-racing-wins-the-33rd-america-s-cup/

Oggi 16 ottobre ci trasferiamo a New York, la nostra ultima tappa…ok avete capito andiamo alla Grande Mela così dicono. Personalmente mi sento un po’ emozionato a visitare questa città …la metropoli delle metropoli, crogiuolo di varie razze..punto di incontro di tutti i popoli essendo la sede dell’ O.N.U. e dominata da una selva di grattacieli…vedremo quale sensazione mi potrà dare . Vi racconterò le mie impressioni durante la visita…..Entrando in N.Y. con l’auto non riuscivo a scorgere il cielo tanto erano alti i grattacieli e mi domandavo …ma quando riusciranno a vedere il sole?? Infatti N.Y. è una città in verticale con la selva dei grattaceli.. ma anche in orizzontale con la famosa baia , oggi con l’acqua inquinata … N.Y. è pure longitudinale.. è sufficiente salire sull’Empire State Building, il re dei grattacieli, per rimanere esterefatti, lunghissime avenue  e vale la pena muoversi a piedi e quando sei stanco puoi prendere un taxi giallo, ce ne sono migliaia , costano un po’ , i drivers sono di tutte le nazionalità.

N.Y. è un continuo cantiere : demolire le costruzioni povere e costruire grattacieli per le banche,ecc…è paragonabile a un campo agricolo: si ara , si semina, si miete , è una rotazione continua.  Si salvano ancora il quartiere cinese, italiano e Harlem.

Siamo alloggiati all’Hotel Union in 34 street vicino  alla Quinta Avenue in pieno centro.

A piedi giriamo quasi tutta Manhatam, si attraversano le varie Avenue e Strade …il Quartiere di Wall Street, la finanza americana e mondiale, fra l’East River e l’Hudson, dominato dai colossali grattacieli del World Trade Center e… schiacciata la Trinity Church ..lungo l’East River il “Palazzo di Vetro” dove si cerca di decidere la politica del mondo, …il Ground Zero è un immenso cantiere che ricorda l’11 settembre 2001 quando due aerei hanno tagliato le torri gemelle, se chiudi gli occhi e rimani in meditazione vedi le fiamme e lo sgretolarsi dei grattacieli…Times Square ,il famoso crocevia dalle enormi pubblicità luminose, creato dall’incrocio di Broadway con la 7^ Avenue….,l’ottocentesca cattedrale cattolica di St. Patrick, infossata lungo la 5^Strada e vicino l’International Building, grattacielo del Rockefeller Center … il Metropolitan Museun,fra i più ricchi del mondo e il Guggenheim Museum al margine orientale del Central Park, lungo la 5^ strada, il grandioso polmone verde di Manhattan, dove la gente si rilassa lungo i vialetti o si sdraia sui prati.

Alla sera ci si ritrova per la cena in qualche ristorante particolare per assaporare la cucina esotica.

Una visita molto sentita è stata a Ellis Island- Museo dell’Immigrazione– Prendiamo il traghetto da Battery Park, si passa davanti alla Statua della Libertà-

Il suo scultore Auguste Barthold scrisse:“” Un colosso statuario non significa semplicemente la realizzazione di una statua di dimensioni gigantesche: esso deve avere un impatto emotivo nell’intimo di quanti lo guardano non per le sue dimensioni volumetriche, ma perchè esse rispecchiano i motivi ideali che incarna e per il luogo in cui viene sistemato””. La statua è un dono dei francesi.

Ellis Island : Più di cento milioni di americani possono dichiarare  che un loro antenato  è passato per Ellis Island. Una nazione di immigranti scrisse J.F.Kennedy. Conflitti politici, persecuzione religiosa,disoccupazione, il richiamo dell’avventura : queste sono le ragioni che hanno portato tante persone a sbarcare negli U.S..Oggi quest’isola è il memoriale di quanti hanno scelto questo paese come loro patria adottiva.

Si calcola  che, ad iniziare dal 1892, la maggior parte di costoro, circa 12 milioni, iniziarono il loro cammino verso la cittadinanza americana, la maggior parte proveniente dall’Europa. E’ in quest’isola che ebbe luogo l’incontro tra il Vecchio e il Nuovo Mondo.

Le fotografie e gli oggetti esposti nel museo narrano una storia che non ha bisogno di commenti. I nuovi arrivati attendono di entrare nell’edificio. Un medico accerta la presenza del tracoma, una malattia contagiosa che risultava in una ispezione negativa.

Il passaporto che apparteneva a  una immigrata italiana di nome Concettina Parenti.Il Muro d’Onore  in America si trova all’esterno dell’edificio principale della mostra  dal tema ” dell’America” e sono iscritti in questo muro  più di 600.000 persone a memoria degli immigrati in America.
Carla ha trovato i Colombo , parenti materni, partiti agli inizi del ‘900. Nel 1954  l’isola chiude i battenti come centro di raccolta degli immigranti. Oggi si possono rintracciare i primi passi di quanti hanno scelto di dare inizio            > al loro futuro come americani.

Il pomeriggio lo dedichiamo ad una passeggiata  sul  ponte di Brooklyn, uno spettacolo di ingegneria e con una visuale sulla città di Brooklyn e di N.Y.

Il viaggio è alla fine, è stato bello e vario; abbiamo conosciuto il modo di vivere  degli americani, ligi alle regole stradali, alle file nei negozi, nei musei,nelle metropolitane, molto disponibili se ti trovi in difficoltà. E’ stata una esperienza valida da consigliare ad altri. La compagnia degli amici è stata simpatica , grazie a Leo e Dek che hanno organizzato il viaggio.

*Bibliografia: New England – Mondadori *

*Foto di Benito Roveran con Canon 350 D*

*PER VEDERE LE FOTO CLICCA QUI E SULLA PRIMA FOTO E SUI TRE PUNTINI A DX-VISUALIZZA SLIDE SHOW*

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ETIOPIA

L’Etiopia era un ricordo della Scuola Elementare ! Era in un angolo della mia memoria. Il padre di Carla, ci ha raccontato i luoghi dove lui è stato durante l’occupazione italiana in Abissinia. Ci raccontava della vita militare, ma che non ha mai sparato un colpo di fucile. Si ricordava delle belle donne,dei meravigliosi bambini. Quando siamo ritornati gli abbiamo raccontato e fatto vedere le foto, si è commosso ed qualche lacrima si è vista sulle guance. Non eravamo mai stati nella vera Africa. Siamo partiti il 27 Febbraio 2005, Carla e gli amici Nadia,Marco. A Roma ci incontriamo con altri viaggiatori.Siamo in dodici,un discreto gruppo, l’importante è essere solidali e poi tutto andrà bene. Per tutti è la prima volta che si visita l’Etiopia del Nord.La rotta storica! Il programma ci riserva 2 settimane di tour per un totale di circa 1500 km. Si viaggia con dei fuori strada attrezzati. Si arriva ad Addis Abeba e ci accoglie Feleke, la guida, ma già iniziano le prime disavventure le valige di Flora e Virginia probabilmente sono state spedite per un’altra destinazione. Riavranno le valige a Gondar, ma per il momento si dovranno arrangiare. Il fascino dell’Etiopia del nord è dovuto al gran numero di siti storici,le chiese ,i monasteri e chiese monolitiche. L’Etiopia ha una identità culturale e storica molto forte dovuta ad una lunga indipendenza. Come dice la storia ,Menelik,il primo re,era figlio del re Salomone e della regina di Saba.Storicamente l’Impero etiope ha avuto origine nel regno precristiano di Axum, che durò fino al X° secolo. Ad Axum, nel IV° d.c.fu fondata la Chiesa Ortodossa Etiope,che è la più antica chiesa africana. La religione cristiana era diventata un tutt’uno con l’Impero e non ha avuto influenze esterne dei vari concili ecumenici, infatti è definita:chiesa” copta “,termine che deriva dall’arabo qubt E’ una dottrina monofisica,cioè nega la doppia natura umana e divina di Gesù.E’ molto interessante conoscere tutta la storia religiosa dell’Etiopia, è bene sapere che l’islam è molto diffuso, ma comunque la convivenza è normale. Il nostro itinerario” la rotta storica” comprenderà la visita dei monumenti storici : monasteri,chiese,cappelle, moschee,castelli,sculture rupestri e le bellezze naturali:montagne,parchi,fiume,cascate,laghi; faranno da cornice: il popolo in cammino,i sacerdoti, gli eremiti. Sarà un viaggio abbastanza impegnativo, su strade sterrate e alloggiando in alberghetti senza l’acqua corrente ,ma è questo il nostro modo di scoprire i luoghi e di conoscere la gente. Visitiamo Addis Abeba:il Municipio, la Piazza (eredità italiana), il Museo Nazionale dove viene conservata LUCY il piùdsc01304.jpg antico ominide di circa 3,5 milioni di anni e scoperta il 30 novembre 1974 ad Hadar, è una storia vera e meravigliosa e sarebbe troppo lungo descriverla. Questa scoperta ed altre ha fatto si che all’Etiopia valse il prestigioso titolo “Culla dell’Umanità”La Cattedrale di S.Giorgio, la Chiesa della Trinità,il grande merkato,il più grande dell’Africa orientale ,una babele di bancherelle,persone e merci,qui puoi acquistare dal kalashnikov al cammello oltre alle spezie ai gioielli in oro,pezzi di antiquariato,oggetti in legno lavorato. Saliamo ai Monti Entoto, da queste alture si vede Addis Abeba con il suo smog ,img_0375.jpgla strada è contornata da piante di eucalipto, e si vedono “le portatrici di legna” img_0342.jpg ,molte di queste donne portano fascine de legna che pesano 30 kh. e percorrono 20/ 30 km.al giorno e sono piegate sotto il carico pesante per prendere qualche birr. Addis Abeba *nuovo fiore*sorge al centro del vasto altopiano detto Acrocoro etiopico, circa 2400 metri. E’ una città con le sue contraddizioni: la ricchezza convive con la povertà,l’antico con il moderno,il benessere con la miseria.Vi convivono lebbrosi,ciechi che avanzano lentamente verso il vuoto, gente che vive nelle immondizie,img311.jpg mi chiedo perchè deve succedere questo in una capitale come ad Addis Abeba,perchè gli organismi internazionali non intervengono: ho constatato personalmente che tutti gli aiuti che noi inviamo a queste associazioni umanitarie governative su 100 euro forse 20 euro vengono spese per queste emergenze,il resto 80% sono per le spese generali:fuori strada sempre nuove,stipendi molto sostanziosi dei funzionari,soggiorni in Hotel da ***** stelle. Ho avuto una forte diatriba con un funzionario addetto alla sanità e quandogli ho espresso la mia tesi, si è molto *incazzato*.E pensare quanto sono belli i bambini e le loro mamme e ti cercano perchè tu possa fare una foto img312.jpgper qualche birr ,cercano qualche parola buona forse un po’ di pietà e amore che le *associazioni governative * non danno.Mentre molte altre laiche e religiose sono molto attive. La mia vuole essere una denuncia. Partiamo verso il Nord: direzione Debre Marcos.La strada è asfaltata quindi il primo impatto sembra ottimale.Ci fermiamo a Debre Libanos per visitare il monastero uno dei luoghi più religiosi dell’Etiopia e fondato da un prete che si chiamava Tekla Haimanot nel XIII secolo.La chiesa a croce latina è stata distrutta e rifatta parecchie volte.All’interno del Monastero c’è il seminario ed è frequentato da molti seminaristi tutti vestiti dal gabi bianco . Molti fedeli frequentano la chiesa per procurasi l’acqua santa,curativa ed efficace per allontanare gli spiriti.La sorgente è raggiungibile lungo un sentiero molto ripido Si arriva alla grotta di Tekla Haimanot dove sgorga l’acqua santa ed il sacerdote ti ver sa una ciotola di acqua sulla testa per la purificazione,cerimonia suggestiva che ho fatto. Proseguendo per il sentiero si arriva ad un punto dove si può ammirare il complesso del monastero. “” Morte a Debre Libanos”” Vicino alla chiesa si trova il monumento che ricorda la fucilazione di 267 monaci e 129 giovani diaconi.Era il 20 maggio 1937 e il vicerè Graziani ne fu soddisfatto.Ho voluto ricordare uno dei tanti misfatti dell’occupazione italiana in Etiopia, non certo da addebitarsi ai soldati , ma bensì ai loro comandanti. E’ stata una pagina nera! Riprendiamo la strada per Fiche, una comoda strada asfaltata costruita, a suo tempo,dagli italiani, per raggiungere l’impressionante canyon del Nilo Azzurro, profondo 1000 metri circa. Si scende e si attraversa il ponte costruito intorno al 1938 dagli itdsc01342.jpgaliani, è uno scenario meraviglioso, nel cielo volano i gipeti che sfruttano l’aria calda. Raggiungiamo Debre Marcos a quota 2515.Come città non è interessante, ci si ferma per dormire.L’Hotel Ghion,ben gestito e piacevole , una buona cucina ,si può mangiare una buona pasta asciutta all’italiana. Si riparte per Bahar Dar ,chiamata “porta del lago”. I viali sono fiancheggiati da palme e da alberi dai fiori rossi. E’ una città rilassante e una tra le più attraenti dell’Etiopia. E’ un centro commerciale molto importante,il simbolo è una canoa di papiro chiamata “tankwa” e la puoi ancora trovare sul Lago Tana ed utilizzata per il trasporto di merci,questa barca viene prodotta al villaggio weyto Baharv.La zona è un centro turistico:il Lago Tana,i monasteri ,le cascate del Nilo Azzurro. Ci fermiamo due giorni più che sufficienti per visitare chiese,il Lago Tana,la sorgente del Nili Azzurro,i mercati cittadini. Il Lago Tana e i suoi monasteri. Il Lago Tana è il più grande lago etiope :Il lago è famoso per i suoi monasteri che sorgono su una ventina di isole su 37.dsc01359.jpg Noleggiamo una barca e navighiamo verso le isole di Debre Maryam e Gabriel, quindi approdiamo a Zeghie un luogo dalla vegetazione esuberante. dsc01364.jpg Prendiamo un sentiero in salita che ci porta al più noto monastero : Ura Kidane Merhat e vanta un meraviglioso maqdas dipinto, un compendio della iconografia etiope, il monastero è fornito di un piccolo museo dove si può vedere antiche croci,corone e testi antichi. Una schiera di ragazzi ci accompagna,ci offrono imitazioni di libri antichi e vecchie croci. La chiesa è circolare con tetto in lamiera ma le pareti sono coperte da meravigliose tele dai colori più esaltanti. Facciamo amicizia con alcuni studenti: Abie,Tegerme,Asrat con i quali siamo ancora in contatto,ed ogni tanto spediamo loro materiale scolastico e vestiario.I ragazzi hanno allestito un piccolo mercatino con croci,libri,santi e lavori in legno:per Carla è una gioia poter comperare qualcosa . dsc01370.jpgdsc01369.jpg Visitiamo, immersa ad una rigogliosa vegetazione la Chiesa Beta Maryam, anche questa circolare e dalla pareti coperte da tele dipinte. Per poter visitare tutte le chiese circa 15 ci vorrebbero tre giorni,ci accontentiamo nel ritorno di approdare all’isola di Kebran Gabriel per visitare la omonima chiesa. E’ stata eretta verso il 1687. Ha un porticato con 12 colonne.Il maqdas custodisce tele interessanti e se inondate dalla luce del sole che penetra tra le fessure dei pilastri fanno risaltare i veri colori. I monaci vivono una vita semplice e lontani dal mondo frenetico,la loro giornata è scandita dalla preghiera e dal lavoro manuale.Visito il piccolo museo,molto interessante e si possono ammirare dipinti,croci lavorate,libri sacri. Ritorniamo a Bahar Dar e durante la navigazione incontriamo le tipiche imbarcazioni di papiro cariche di legname e viaggiano a pelo d’acqua, è veramente un mezzo di trasporto. VILLAGGIO DI TISISAT*CASCATE DEL NILO AZZURRO* Si parte al mattino presto e dopo una trentina km. attraverso la savana si arriva al villaggio di Tisisat*acqua fumante* e scendendo un sentiero di pietre, si entra in una gola attraverso il ponte portoghese. dsc01382.jpg Si risale passando da un piccolo villaggio, accompagnati da ragazzi della zona che fanno da guida per pochi birr, ti seguono per tutto il tragitto. dsc01384.jpg Ci aspetta ,da quadsc01394.jpgnto descritto sulle guide, uno spettacolo eccezionale,siamo eccitati, ma purtroppo, quando ci affacciano alla prima terrazza la delusione è grande: delle nove cascate una sola sgorga acqua, le altre sono sterili,e la causa e la causa sono le dighe e la siccità. dsc01389.jpg Bruce James ,esploratore inglese,nel 1770 così descrive le cascate: “” il fiume… cadeva in un unico getto d’acqua largo circa mezzo miglio….con una forza e un rumore che erano davvero terribili…. un vapore intenso,quasi una nebbia,avvolgeva la cascata tutto intorno…. Era uno spettacolo magnifico….”” io aggiungo: gli spruzzi con la luce del sole, formano suggestivi arcobaleni. A causa del microclima si è sviluppata una foresta pluviale ed abitata da pappagalli,gruccioni e turachi. Come sempre,oltre alle bellezze naturali è interessante essere avvicinati dalla popolazione che ti saluta, ti tocca,ti parla e ti vuole dare quel poco che ha per pochi birr. Questo contatto umano così pressante, a qualcuno da fastidio, sinceramente a me non dispiace,ancora adesso che sto scrivendo vedo davanti i bambini,le mamme,i papà.dsc01385.jpg Si ritorna a Bahir Dar all’Hotel Ghion per la cena e poi a letto. Partiamo per Gondar e superato il fiume Nilo si raggiunge il paese di Werota costeggiando il Lago Tana. A Werota c’è il bivio per Weldiya che prenderemo fra qualche giorno per arrivare a Lalibela. Lungo la strada si scorge “”un torrione roccioso”” e sembra un vulcano spento. Incontriamo “il popolo in cammino” :famiglie intere che camminano sul ciglio della strada per portare le loro merci al mercato di Gondar. Piccole e gradevoli capanne sono immerse nel verde della pianura, ci fermiamo!dsc01396.jpg I bambini e le mamme vengono incontro per salutarci, sono semplici scene che commuovono. La famiglia è intenta alla battitura del frumento.dsc01383.jpg Le poche cose che doniamo (magliette,materiale scolastico) le accettano con tanta gratitudine. Arriviamo a Gondar nel tardo pomeriggi0.E’ l’antica capitale dell’Etiopia, ed è una delle località più interessanti della rotta storica con i suoi castelli e chiese. Gondar è stata fondata nel 1635 dall’Imperatore Fasilidas e ne fu la capitale dell’Etiopia pe i due secoli successivi. Era a quel tempo una città splendente . Vi si trovano un serie di castelli costruiti da vari imperatori: dsc01412.jpg dsc01408.jpg il palazzo di Fasiladas,il castello di Iyasu, il castello della regina Mentwab,ed altri siti quali:la biblioteca e la cancelleria,la casa della musica,la casa delle nozze. I saloni erano decorati ed arredati da specchi veneziani ,le pareti ornate da lamine d’oro; purtroppo il terremoto,i bombardamenti hanno distrutto l’interno di questi palazzi.Il complesso è costruito con pietre di basalto scuro ed è un miscuglio di influenze portoghesi,indiane,aksumite e moresche. A Gondar si trovano ancora delle costruzioni di architettura italiana per esempio:il cinema, il palazzo della posta, il municipio,le caserme e le scuole. Tra le molte chiese etiopi, la più importante è: la Chiesa di Debre Berhan Selassie (Trinitàal Monte della Luce) è splendsc01408.jpgdida in particolare il soffitto con le 80 teste alate dei cherubini ognuno con un’espressione diversa. Non meno interessanti i dipinti alle pareti,ricchi di umanità e dai colori vivaci. All’esterno della chiesa i fedeli avvolti dallo shamma bianco, sembra di ritornare al primo cristianesimo ed è una atmosfera che non si respira più nella chiesa romana.dsc01419.jpg Fuori Gondar visitiamo il villaggio di Wolleka abitato dai Falasha,popolazione etiope di religione ebraica.E’ una piccola minoranza sia per le persecuzioni sia per la fuga avvenuta , a causa della guerra civile. Nel 1990 Israele organizzò un ponte aereo che trasferì nel suo territorio circa 15.000 falasha. A Gondar alloggiamo all’Hotel Quara,edificio coloniale,prezzi buoni e pulito mentre ceniamo al Habesha Kitfo con menù locale o ferengi (forestieri). Domani ci aspetterà una tappa molto lunga circa 350 km. su strada bianca per arrivare a Lalibella. Il trasferimento per Lalibela è lungo e disagevole . E’ una zona sconosciuta:non passano ne’ auto,ne’ moto,solo qualche fuori strada di turisti. La pista è panoramica e costellata da piccoli villaggi con i loro mercati:si passa per Debre Tabor,oggi non particolarmente importante,ma fu ,in passato,la capitale etiopica nei XVIII e XIX secoli. Lungodsc01450.jpg la strada incontriamo centinaia e centinaia di persone che camminano per andare ai vari mercati,portandosi appresso la mercanzia. E’ IL POPOLO IN CAMMINO. Arrivano dai loro insediamenti fatti di capanne di paglia.Lungo la pista incontriamo un corteo mesto e dignitoso:img313.jpg sulla barella è steso il corpo morto di una giovane donna con il pancione gonfio del bimbo e che non è riuscita a partorire.Purtroppo il dispensario era lontano: lei ed il bambino sono morti. Sono situazioni che devono fare meditare! dsc01466.jpg A sera si raggiunge finalmente in vista di Lalibella ,la si vede e si ha la sensazione di aver fatto un lungo pellegrinaggio per visitare le 11 chiese scavate nel tufo rosa.Queste sono divise in due gruppi secondo la collocazione rispetto al fiume Giordano e collegate da passaggi sotterranei e cunicoli da dove giunge l’eco del salmodiare dei sacerdoti e dei fedeli e tutto è pervaso dal profumo dell’incenso e dall’odore delle candele. Lalibella è stata edificata dal Re Lalibella nel XIII° secolo e fu costruita per diventare “”la nuova Gerusalemme etiope”” infatti è senz’altro uno dei siti più importanti del mondo cristiano .Sembra di essere tornati indietro nel tempo come secoli fa e rimarrà così ancora .La tecnica della costruzione: si delimitava la zona dell’area interessata, venivano scavati dei fossati sui quattro lati e poi scolpita dall’interno,il tufo rosa era malleabile per la lavorazione.Lalibela è un miracolo africano.dsc01495.jpg Mi sarà difficile descrivere il sito di Lalibela in particolare le sue chiese divise in due gruppi dal fiume Giordano,infatti non sono state costruite,ma scolpite nella roccia di tufo color rosa.Le chiese sono dodici e per visitarle sono necessari due giorni. Al centro del paese si trova l’ingresso principale della parte sacra e l’itinerario comprende la visita delle chiese attraverso tunnel, cunicoli e su e giù per scalette scavate nella roccia. Per entrare nelle chiese bisogna togliersi le scarpe.dsc01483.jpg

Assistiamo alle funzioni religiose e che hanno un certo fascino,l’incontro con i fedeli e i sacerdoti è sempre genuino; ti lasciano il passo , per darti la possibilità di vedere,di ascoltare le dsc01474.jpgloro preghiere e i loro canti, mi sembra di essere in un altro mondo, mi sento coinvolto tanto che mi accosto al sacerdote per ricevere la benedizione della croce. dsc01512.jpg Alla fine dei due giorni siamo riusciti a visitarle tutte: Bet Medhane Alem ( Salvatore del Mondo) la più grande chiesa rupestre del mondo* Bet Maryam- consacrata alla Vergine Maria*Bet Giyorgis*a forma greca-ecc.dsc01498.jpg
Alloggiamo all’Hotel Roha Lalibela- Una avventura, Carla durante la notte viene punta da uno scorpione al dito, dolori forti, tanto che viene portata in piena notte a una specie di ospedale , dove le viene praticata la profilassi del caso e sopratutto rassicurata che, al di là del dolore terribile, la puntura non è letale.
Riprendiamo il nostro viaggio per Kombolcia :375 km. passando da Dessie in posizione collinare tra immensi eucalipti e incontrando carovane di cammelli ,dei pastori Afar,popolazione nomade che vive in villaggi lungo la strada.dsc01551.jpg
Ci fermiamo a Kombolcha per la notte all’Hotel Tekle,piacevole.
Si riparte il mattino per Addis Abeba e la strada è snodata su un altopiano dove incontriamo le popolazioni degli Oromo,Amhara: una sosta a Sembete per incontrare la gente al mercato.
Ritorniamo ad Addis Abeba per ripartire con l’aere0 per Harar al confine con la Dancalia per incontrare i musulmani,che in questa zona è molto numerosa.
Sbarchiamo a Dire Dawa seconda città etiope fondata nel 1902,città nuova con esempi di architettura in stile italiano,francese e arabo.Interessante è la linea ferroviaria : Addis Abeba – Dire Daua ,unica ferrovia in Etiopia.dsc01577.jpg
Il mercato è frequentato dagli allevatori, da somali e da popolazioni Oromo e Harari.
Per caso passiamo vicino al cimitero degli italiani, siamo rimasti esterrefatti : le tombe distrutte ed ossa umane sparse nell’area.img316.jpg Al ritorno in Italia abbiamo informato il Ministero della Difesa il quale ha segnalato la cosa alla Ambasciata Italiana ad Addis Abeba. La stessa ha riferito che i resti umani erano già stati trasferiti ad Addis Abeba e che , purtroppo, la zona non è stata bonificata per mancanza di fondi.
Si parte per Harar ,la città bianca e santa per i mussulmani. dsc01610.jpg Harar è circondata da mura centenarie alte oltre cinque metri e con sei porte per entrare. La città santa dell’Islam che per secoli fu proibita agli infedeli e dalle 99 moschee .Incontriamo molti ragazzi che vogliono farci da guida e per qualche birr assoldiamo due ragazzini che ci faranno vedere attraverso i vicoli, ben 362 , tutta la città vecchia. Lungo queste strette vie si sente un intenso profumo di caffè :in qualche cortile si svolge la quotidiana cerimonia del caffè, alla quale siamo invitati gustando un ottimo caffè in una tazza.
L’Etiopia è uno dei primi cinque produttori di caffè al mondo.
 
 
 
Con calma visitiamo la Cattedrale di Medhane Alem,dsc01640.jpg la casa di A. Rimbaud,il poeta francese maledetto, irrequieto e sovversivo che ha soggiornato ad Harar,ora Museo; il Gidir Magala il mercato mussulmanodsc01576.jpg dove le donne Adere sono vestite dei loro coloratissimi costumi:il giallo,il nero, il rosso,il viola; la Moschea Jamia,una delle 98.
Lungo il tragitto ci fermiamo a parlare con la gente,alcuni parlano italiano come l’ascaro Abdul che abbiamo incontrato lungo la strada e che ha combattuto contro gli invasori italiani. Era felice di parlare con noi nella nostra lingua.dsc01592.jpg
Era felice di parlare con noi nella nostra lingua. Pernottiamo al Belayneh Hotel,abbastanza gradevole, per gli standard etiopi.
A sera si assiste allo spettacolo del dsc01605.jpgPasto delle Jene ,circa una ventina e che vengono nutrite con un pezzo di carne posizionata in bocca all’uomo. Si dice che sia uno spettacolo che viene da lontano e quindi non a scopo turistico.Incontriamo una missione cattolica tenuta da suore e dove accolgono ragazzi e ragazze di varie religioni perdsc01651.jpg frequentare la scuola.dsc01652.jpg
Il mattino seguente si parte per visitare la Dakhata Valley o Valle delle meraviglie, così ribattezzata dagli italiani per le strane formazioni :massi uno sull’altro,pinnacoli e torrioni dalle forme più strane:figure di uccelli,di uomini ,di animali e mentre il sole passa si formano delle ombre che si stagliano nella valle lunga circa 13 km.dsc01629.jpg
Il mercato del chat:questa pianta è molto diffusa e viene esportata nello Yemen ed in Inghilterra.Contiene ingredienti psicoattivi :il cathinone e le anfetamine.dsc01655.jpg Il chat viene giornalmente masticato dagli uomini,può infondere uno stato di euforia.Sul cielo volano molti uccelli dai vari colori ed in lontananza possiamo ascoltare il loro canto.
  • I sapori d’Etiopia : la Injera – pane lievitato e spugnoso ,immaginate una specie di gomma piuma per imballo,che viene arrotolata ed intinta in piatti di carne molto saporiti e viene mangiato rigorosamente con le mani. Il wot uno stufato piccante con un miscuglio di carne,cipolle ,peperoncino,aglio. Il wot lo si mangia con la injera. Gli ottimi spaghetti con ragù e formaggio grana.
  • Il popolo in cammino
  • le chiese e l’odore delle candele
  • i fedeli che pregano
  • il sorriso dei bambini e delle mamme

L’Etiopia ci ha lasciato molto e speriamo di rivederla ancora perchè c’è ancora molto da scoprire, manca il Sud con le sue etnie. Ciao Feleke, ciao amicidsc01525.jpg di viaggio con voi ci siamo trovati bene!

dsc01527.jpgdsc01669.jpgdsc01529.jpgdsc01545.jpgdsc01523.jpg Notizie utili : Passaporto valido – visto di entrata – disposizioni sanitarie: rivolgetevi all’Ufficio Igiene e Sanità del Comune – un abbigliamento a strati o a cipolla-occhiali da sole-creme-torcia elettrica-. Il viaggio è stato organizzato da: MEDIR – TOUR AND TRAVEL-http://www.ethiopiatravelsandtours.com La guida era il sig.Feleke. Potete organizzarvi direttamente il viaggio, parlano italiano. Ultima cosa importante: se andate in Etiopia la franchigia per il bagaglio è di 40 kg.dall’aeroporto di partenza fino ad Addis Abeba, mettete nelle vostre valigie : materiale scolastico,medicinali,camicie e magliette per i ragazzi e poi il tutto lo potete consegnare all’Agenzia.Buon Viaggio. Grazie gente di Etiopia! Arrivederci, speriamo di ritornare quanto prima per visitare la Valle dell’Omo. Elenco di Associazioni non governative che operano in Etiopia:


* Le foto sono state scattate da:Benito Roveran *

**VEDI TUTTE LE FOTO:CLICCA QUI E SU PRIMA FOTO E SUI TRE PUNTINI IN BASSO A DX:VISUALIZZA SLIDESHOW**

* Il mio sito è a disposizione di chi vuole pubblicare i diari e le foto dei Vostri viaggi.

*Scrivetemi a : b.roveran@gmail.com

Bibliografia :Appunti di viaggio-P.Borghetti-M.Bocale * Etiopia- Lonely Planet*A come Avventura di Anna Maspero-FBE Edizioni* ** Se vi piace il mio blog, linkatemi nei vostri siti o blog! Grazie.**

Informazioni per andare in Etiopia:

  • Passaporto in corso di validità
  • Il visto può essere richiesto all’Aeroporto di arrivo
  • Ambasciata Italiana  ad Addis Abeba: Villa Italia -P.O.Box 1105-Tel.002511 553042-Fax 550210-E-Mail : italembadd@telecom.net.et
  • Ambasciata di Etiopia in Italia: 0016 Roma-Via Vesalio 16 -Tel o6 4403652
  • Prefisso telefonico: 00251
  • Moneta: Birr
  • Fuso orario : + 3 ore
  • Lingue parlate: Amharico-Inglese-Italiano
  • Vacinazioni : chiedere all’Ufficio Igiene di competenza
  • Corrente elettrica: 220 V
 
 
 
 
 

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Tanzania - Bandiera

………Jambo…ciao…è il saluto quando sbarchi dall’aereo a Zanzibar.
Il nostro gruppo di viaggiatori:Nadia-Carla-Marco-Benito si concede un soggiorno relax all’isola di Zanzibar. Un posto incantevole dove l’azzurro del mare lambisce la sabbia bianca, le mongrovie, le palme di cocco e i manghi.
Al mattino con la bassa marea puoi camminare fino alla barriera corallina e puoi ammirare: le stelle marine dalle mille forme e dai colori più svariati-i granchi che scavano nella sabbia bianca-le conchiglie splendenti.
La spiaggia è molto animata :i bambini col grembiule blu vanno a scuola,i pescatori riparano le reti per poi gettarle alla sera,le donne fanno le treccine ai capelli, gli uomini nei loro capanni vendono articoli del loro artigianato, i bambini più piccoli giocano in spiaggia.
A Kiwengwa è bello lo spettacolo dell’alba e il tramonto del sole.La luna riprende il suo spazio e illumina la spiaggia.
Vicino abbiamo visitato un piccolo villaggio IL CAIRO è una minuscola Africa,la gente semplice e dei bambini meravigliosi.
La spiaggia diventa il loro parco giochi..ti chiamano,ti cercano, hanno un particolare bisogno di tanto affetto e di essere anche presi in braccio.
Se regali una caramella,un biscotto,un quaderno,una matita a colori li fai felici. Ci ha dato una immensa gioia vedere la loro felicità che spruzzava dai loro occhi vellutati.

KIKIMKAZI è una località all’estremità sud dell’isola: piccolo villaggio di pescatori e con le loro barche si va al largo per vedere i delfini che si divertono , spuntano dal mare una..due pinne ma è difficile fare delle foto.
FORESTA DI JOZANI
E’ abitata da svariati tipi di piante ed animali, abbiamo conosciuto le rare **scimmie rosse** Queste buffe scimmiette vivono in gruppi in una zona circoscritta della foresta. Saltano da una pianta all’altra e sono una specie endemica di scimmia:
**colobus e sykes**
STONE TOWN
La capitale dell’isola con il mercato della frutta,del pesce, il mercatino dell’usato, odori intensi e pungenti,i famosi portoni in legno intarsiato.
Gli uomini dalle lunghe cesti,le donne velate in nero, le grida dei bambini rappresentano solo una parte di questa umanità.
La città è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità per gli interni dei palazzi con portoni di legno intagliato, per la
prigione degli schiavi,per i bagni persiani del 1870,per la casa di Livingstone, missionario-esploratore del 1860,per la Cattedrale Anglicana del 1886 e la Cattedrale Cattolica del 1860.
E’ giunta l’ora di ritornare a casa ma ricorderemo quest’isola dell’Oceano Indiano per gli odori,i profumi delle spezie,il sorriso dei bambini e la bellezza delle donne e dei loro uomini.
KAKUNA MATATA… ( nessun problema…la vita continua)
*Le foto sono state scattate da B.Roveran*
** Se vi piace il mio sito o blog, linkatemi nei vostri siti o blog! Grazie.** Il mio sito è disponibile ad ospitare i diari e le foto dei Vostri viaggi**
**Scrivetemi a: b.roveran@gmail.com
 
 
 
 
 
 
 
   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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La Valpolicella è un territorio in provincia di Verona molto interessante in particolare per i suoi vigneti da dove sgorgano i meravigliosi vini: Amarone, Classico Valpolicella,Ripasso,Recioto.

Non meno interessanti le sue chiese,ville,reperti archeologici,cascate. La mia breve escursione inizia da Fumane per arrivare a San Giorgio Ingannapoltron .

La vallata di Fumane ( a le fumane), luogo dove ci sono fumi per la produzione del carbone e della legna, è circondata da meravigliosi vigneti, dalla Villa della Torre Cazzola , dimora signorile del ‘ 500 e ricorda la villa romana, con giardino e fontane con giochi d’acqua. Interessante la Torre campanaria, da cui deriva :Villa della Torre, con attiguo il tempietto ottagonale dell’architetto M.Sammicheli.

Dalla Villa si vede il Santuario della Madonna delle Salette costruito nel 1864 per un ex voto dagli abitanti di Fumane in quanto una malattia aveva colpito le viti ed un frate predicatore ha raccontato che in Francia era apparsa la Madonna e che avrebbe promesso a debellare la malattia e così avvenne.

Proseguendo per Cavalo raggiungo la Vecia Cesa di Cavalo del XV secolo-detta San Zeno- e sorge in un luogo sacro pagano e dove è stata scoperta un’ara dedicata alla dea Lualda.E’ costruita con le pietre delle cave di Prun.

Il campanile del XIII secolo mostra il doppio ordine di bifore, mentre all’interno è interessante il fonte battesimale del XV secolo. Per visitare al chiesa bisogna chiedere le chiavi al Parroco di Cavalo.

In breve si raggiunge la Pieve Longobardo-Romanica di San Giorgio Ingannapoltron risalente al 712 d.c. e sorta su un tempio pagano degli Arusnati ,gli antichi abitanti del luogo.

L’attuale chiesa con campanile è stata costruita intorno al 1200 ed è uno degli esemplari più interessanti in stile romanico.

All’interno sono conservati un antico ciborio longobardo del VI sec. ed affreschi del XII sec. Contiguo alla Chiesa sorge il Chiostro del XII secolo ed un piccolo museo con reperti preistorici dell’età del ferro. La chiesa è visitabile nei normali orari di apertura.

Dal balcone di San Giorno si può ammirare il Lago di Garda fino alla penisola di Sirmione.

Il breve giro in Valpolicella è al termine ,ma ritornato a Fumane non posso non visitare la Chiesa di Santa Maria Valverde in quanto la ammiri sul monte Castelon (580 mt). Sul vertice del monte sorgeva un castellocostruito, pare, dal console Caio Mario dopo aver sconfitto i Cimbri.Il castello fu abbattuto nel 1325 sotto gli Scaligeri.

L’ attuale chiesa costruita nel 1682 è a tre navate e tre absidi e nell’interno è venerata la statua della Madonna risalente al 1516.

Con un colpo d’occhio si può spaziare dal Carega al Baldo e al Lago di Garda.

Il breve giro è terminato con una sosta alla Trattoria La Pineta , vicino alla parrocchiale di Fumane ,per degustare una buona cucina casalinga ad un prezzo molto conveniente di 14 €.

* Foto di B.Roveran*

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Il futuro nasce da incontri con i popoli del mondo

 

Viaggiare senza confini…Vivere senza confini

Chi viaggia ha molto da raccontare**(detto popolare)
Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini** (anonimo)

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (M.Proust)

Quanti colpi dovrà sparare un cannone prima di tacere per sempre?
Quanti anni potrà resistere un popolo prima di essere un popolo libero?
Quante volte un uomo dovrà voltare la testa per far finta di non vedere?
La risposta, amico mio, è sospesa nel vento
(Bob Dylan)

*** Messaggio della fratellanza fra i popoli***

La terra è un solo Paese

Siamo onde dello stesso Mare

Foglie dello stesso Albero

Fiori dello stesso Giardino

(anonimo-Lapide di Villa Sigurtà)

 

Quando si viaggia ciò che conta è il piacere di andare,non la meta finale.

Quando si arriva diventa piacevole il ricordo  del luogo lasciato alle spalle.

Quando si torna diventa piacevole interrogarsi su quale sia il luogo migliore in cui vivere, senza potersi mai dare una risposta.( F.Morace)

 

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.” TIZIANO TERZANI da
“Un indovino mi disse”

Allora ……Vagabondiamo insieme!

Una marcia di mille miglia inizia con un singolo passo.

Con affetto

Carla e Ben

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