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Archive for the ‘Asia’ Category

 

]Dopo una lunga sosta dei nostri viaggi extraeuropei, abbiamo organizzato con amici un viaggio per visitare il New England, nel  Nord Est degli Stati Uniti.

Il tempo che abbiamo scelto è stato Ottobre  per ammirare il foliage d’autunno nel New England, una regione composta di Sei stati dal Vermont al Rhode Island.  Gli aceri si colorano di rosso/arancione , i pioppi di giallo senape in contrasto con il cielo azzurro . Le   foglie degli alberi fanno da tappeto ai prati verdi,  donando agli occhi l’immagine di quadri degli impressionisti.

Partiamo il 5 ottobre 2010 per New York con le coppie:Angela e Dec, Anna e Leo. Dec e Leo hanno studiato nei minimi particolari il tragitto con le varie soste, i kilometraggi, noleggiato un extra wagon per sei persone,   anche l’aereo è arrivato in perfetto orario, solo la burocrazia della polizia di frontiera ci ha fatto perdere circa un’ora tra impronte digitali, compilazione di test,ecc., finalmente siamo riusciti a prendere la nostra autovettura, attraversare N.Y. e raggiungere in serata Amherst nel Massachusetts, una accogliente cittadina universitaria. Siamo invitati a cena da Jain , un professore universitario che insegna saltuariamente all’Università di Verona  Un’ottima cena a base di costine di maiale ai ferri macerate nel vino rosso – una delizia – . Pernottiamo in una dimora d’epoca al Black Walnut InnTutto bene come primo assaggio del nostro viaggio itinerante.Abbiamo percorso 310 km.

Iniziamo il nostro foliage d’autunno dal Vermont o montagna verde , tra formaggi, sciroppo d’acero e gelato Ben & Jerry’s è difficile attraversarlo senza assaggiare le sue delizie. L’aspettativa più entusiasmante  sono le foreste colorate dalle foglie con una sfumatura di colori dal giallo senape al rosso intenso. E’ un’oasi selvaggia e incontaminata.                     La campagna ha un aspetto collinare occupata per l’80% da foreste ed il resto da graziose fattorie dove le mucche bianche e nere pascolano come se fossero anche loro l’attrazione per il visitatore.

Il Vermont è il più grande produttore di sciroppo d’acero. Occorrono 150 litri di linfa d’acero, bolliti negli evaporatori degli zuccherifici, per produrre quattro litri di sciroppo d’acero. Un’altra curiosità, il Vermont ha oltre 100 ponti coperti, tra cui l’unico ponte ferroviario coperto ancora in funzione. Questi ponti rappresentano una eredità che è stata preservata con orgoglio.                                                                                                                                                                                                                                                                              Lungo il tragitto ci fermiamo nel villaggio storico di DEERFIELD dove è possibile visitare 14 antiche case dell’epoca tra il 1650 ed il 1850 con utensili ed oggetti originali d’uso a quei tempi in America. Deerfield fu fondata nel 1669 da coloni agricoltori inglesi ed abbraccia tre secoli di storia americana. Le case in legno sulla  “”The street”” sono conservate dalla Historic Deerfield.  Proseguiamo per BENNINGTON ed entriamo nel Green Mountain National Forest del Vermont, piove a dirotto, non ci voleva, riesco a fotografare dal finestrino della macchina e riusciamo a visitare il Benington Battle Mounument, un obelisco di pietra del 1891 che commemora la battaglia del 1777 contro gli inglesi, con i suoi 93 metri di altezza si può vedere a 360 °purtroppo ci sono nuvole basse e piove. Bennington fu fondata nel 1749  è incastonata tra il Monte Taconic e la Green Mountains e offre una insuperabile bellezza naturale tra quartieri storici e grande architettura.

Dopo 300 km.raggiungiamo BURLINGTON nel pomeriggio del 6.10 .

Città universitaria ma anche un centro commerciale e industriale, è situata sulle sponde del Lago Champlain. Visitiamo la città in particolare Battery Street. E’ in programma, per il giorno dopo ,un giro in barca sul lago Champlain.

La mattima del 7.10 piove ancora e dobbiamo rinunciare al giro in barca, pazienza. Oggi dobbiamo arrivare a Conway-Km 281-Cerco di fotografare anche se piove, ma lungo il tragitto c’è uno sprazzo di sole, siamo fortunati e ci fermiamo a OTTAUQUECHEE nella Green Mountains per vedere il ponte in ferro ,le cascate del fiume Quechee Gorge con il Gran Canyon del Vermont. Facciamo una deviazione per raggiungere Woodstock-ne valeva la pena- fondata nel 1761 questa cittadina è ricchissima di case georgiane in mattoni rossi e legno.  E’ stata ristrutturata dalla famiglia Rockefeller. Ci fermiamo per uno spuntino in parco dove sono stati allestiti degli stands gastronomici per il reperimento di fondi per le scuole della cittadina… abbiamo assaporato delle loro specialità.

Prendiamo la n.5  entriamo nello Stato del New Hampshire Vivi libero o muori La maggior parte del territorio è piena di foreste, laghi , fiumi e cascate e da montagne con le vette delle White Mountains.Si ammira il foliage autunnale lungo l’itinerario mozzafiato della Kangamagus Highway , il il Kancamagus Pass a 950 mt per ridiscendere nella Saco Valley  incontrando le cascate  del Swift River e raggiungere nel  tardo pomeriggio a North Conway in cerca di un Motel per dormire e di un buon ristorante.

In questa cittadina lungo la Main Street sono disseminati negozi di capi firmati a prezzi convenienti oltretutto perchè  nel N.H. non esiste la tassa sulla vendita… abbiamo fatto buoni acquisti. Dalla stazione parte il treno della Conway Scenic Railroad diretto in montagna.

Oggi è il 9 ottobre e da North Conway  entriamo nello stato del Maine con  foreste nel suo interno, fiumi, laghi e lungo la strada foliage autunnale dai colori smaglianti, dal giallo al rosso, al verde; le frastagliate coste dell’oceano sono un paradiso per le vacanze estive degli americani. Attraversiamo Gorham,Bethel, Bangor per arrivare dopo 350 km. a Bar Harbor, dove ci fermiamo per tre giorni per visitare l’Acadia National Park, situato sulla Mount Desert Island .           E’  un paradiso  selvaggio con foreste attraversate da una strada forestale che sale e scende tra rocce rosa e l’acqua blu del mare.  Saliamo alla  Cadillac Mountain alta 465 m.

ed è la più alta vetta costiera degli Stati Uniti dalla quale si può spaziare a 360°, c’era una bella vista con una giornata limpida, ma tirava un forte vento gelido.

Scendiamo dalla Cadillac Mountain per poi fermarci al Jordan Pond e prendiamo un sentiero immerso nella natura che costeggia la sponda meridionale del lago di origine glaciale e sullo sfondo due alture a forma di “”poppe””, l’acqua è limpida.

Su e giù per crinali, curva contro curva, oceano da una parte, montagna dall’altra arriviamo a Otter Point per ammirare il faro  Steadfast Ligth da dove si può spaziare  sull’atlantico, Sand Beach una bellissima spiaggia nel parco, e Thunder  Hole , fenomeno naturale così chiamato  perchè il frangersi delle onde sugli scogli intrappola l’aria nel crepaccio ed espellendola crea un sonoro “” BUM”” .                                                                                     Anche oggi siamo riusciti a visitare siti interessanti, meritiamo una buona cena a base di pesce in buon ristorante a Bar Halbor.                                                                                                                                                 Oggi 10.10 il tempo è discreto  e visiteremo il Penobscor Bay scogliere battute dal vento e dalle onde, celebre per le sue isole, è una striscia di oceano di 56 km. un circuito stradale di attreversamento di vari ponti tra un’isola e un’altra , sembra quasi un giro vizioso, visitiamo Blue Hill , è una affascinante cittadina costiera con raffinate dimore d’epoca e ospita artisti e artigiani, Deer Isle raggiungibile dalla terraferma attraverso il ponte sospeso Sedgwick del 1939 è un insieme di piccole isole e raggiungiamo Stonington un pittoresco villaggio di pescatori dove prospera l’industria delle aragoste, ci troviamo nella zona più a sud  delle Deer Isle ed è  un villaggio che merita di essere fotografato per le sue case graziose.

Durante il nostro viaggio nei paesi visitiamo i cimiteri che sembrano giardini all’aperto, nessun recinto, molto semplici , solo lapidi  , sembra che i defunti vivano ancora tra la gente.                                                                                                                                                 Il nostro viaggio prosegue tra un ponte e l’altro, passiamo da Castine, più o meno è l’ora canonica per fare un pic-nic in riva al mare. Cittadina dal passato francese, inglese, olandese e americana. Si trova in un punto strategico della baia, qui le varie flotte marinare si confrontarono fra di loro durante la guerra di indipendenza.

Ritorniamo a Bar Harbor ,circa 150 km. come previsto tocca a me guidare, è il pomeriggio inoltrato, una buona doccia e una cena a base di pesce, per l’ultima sera che rimaniamo a Bar Arbor.

Oggi è l’11.10 partiamo in direzione di Portland , circa 260 km. lungo la costa . Tocchiamo Bucksport,un parco circonda la fortezza pentagonale dei tempi della guerra civile, una cartiera e il ponte osservatorio. Dimenticavo , la giornata è bella e proseguiamo per Camden, una graziosa cittadina da visitare a piedi per ammirare residenze restaurate e un porto sempre gremito di barche a vela. . Ci fermiamo per un pic-nic nella baia.

Proseguiamo per Rockland, una cittadina dedita alla pesca dell’aragosta, ma oggi si sta trasformando in località turistica per escursioni, per il Lobster Festival e rappresenta il più importante evento della cittadina la quale, con il Farnswoyth Art Museum, espone  opere di artisti che si sono ispirati ai paesaggi del Maine.

Facciamo una deviazione per raggiungere Boothbay Harbor ,un fiordo, un villaggio di pescatori di uno  spettacolare fascino lungo le vie strette. Da questo porto si possono effettuare gite in barca alle varie isole “” andar per mare “” è il loro lavoro.

Ritorniamo sulla strada principale per poi transitare da Bath, Brunswick, che non visitiamo in quanto la nostra meta è Portland “” gioiello sul mare””,così scriveva il poeta H.Longfellow.E’ una città piacevole situata sulla cresta di una penisola, moderna ma con i fasti del 1800, una città marinara  con i suoi splendidi edifici del XiX  secolo e viuzze con ancora le vecchie lampade e una brezza marina salmastra. In serata arriviamo a Kennebunk per alloggiare al Franciscan Guest House. La cittadina è situata  alla foce  del Kennebunk River ed è una località balneare per ricchi e si ammirano splendite dimore d’epoca , tra le quali quella di proprietà di G.Bush senior.    Suggestivo il giro in auto per ammirare le sue spiagge , in particolare Kennebunk Beach, composta da tre spiagge collegate.

Passiamo da York Village, un piccolo paese fondato nel 1630 con edifici storici e tutelati dalla Old York Historical Society , una chiesa , un carcere antico -Old Gaol – del 1719, una scuola a una sola aula del 1745. Proseguiamo il nostro viaggio verso Kittery, sul fiume Piscataqua e fondata nel 1647 , vanta la più antica chiesa, la First Congregational Church del 1730. Lungo le strade  sono allocate delle belle case antiche.

Nei dintorni si trova il Fort  Mc Clary ,una fortificazione dei primi dell’800 in riva al mare.

Entriamo nel più piccolo Stato degli Stati Uniti, Rhode Island e cela innumerevoli meraviglie, non è un’isola, ma è un insieme di isolette con incantevoli spiagge e insenature.

Visitiamo : Portsmouth fondata nel 1623 porta i segni della sua lunga storia. I vecchi magazzini marittimi sono stati trasformati i caffè e negozi e le antiche dimore in B&B.

Newport Prima università navale e lussuosi ” cottage estivi ” dei ricchi americani tra i quali i Vanderbilt, magnati delle ferrovie.La dimora è un edificio di pietra calcarea di 70 stanze su quattro piani.

Nelle vicinanze visitiamo Strawbery Bank un museo a cielo aperto che illustra le diverse epoche della città per mezzo di un intero quartiere composto di 40 case aperte al pubblico e arredate con mobili d’epoca e contengono collezioni di ceramiche, oggetti di artigianato. Diversi edifici sono circondati da giardini coltivati nello stile dell’epoca, così pure gli orti.

La visita è stata molto interessante perchè nelle varie dimore c’era una guida che spiegava la storia della famiglia.Alla sera ci fermiamo a Denvers per poi al mattino dirigersi a Boston.

Boston è la capitale del Massachusetts fondata dagli inglesi nel 1630. Vanta la prima scuola pubblica: Latin School. Nei dintorni di Boston vi furono le prime guerre di indipendenza. Vi si fondarono le prime università: Nel XVIII secolo immigrarono Irlandesi e Italiani i quali contribuirono a mescolare  il tessuto urbano di influenze europee.

Oggi Boston è una città a misura d’uomo che si può girarla a piedi o con i servizi turistici.

Abbiamo scelto un itinerario a piedi segnato in  rosso di circa 4 km.per meglio sentirci in mezzo alla gente ,tra mercati,chiese,grattacieli, palazzi,ristoranti,giardini…scoiattoli…

Il cimitero dei primi coloni di Copp’s Hill .

Ripartiamo per PLIMOUTH  dove approdarono nel 162o a bordo del veliero Mayflower i  primi 120 pellegrini inglesi … oggi i turisti son0 attirati per vedere la copia del veliero ed i luoghi dei primi anni della storia americana.

Ci dirigiamo verso la penisola a gomito di CAPE COD ,bellezze naturali e pittoreschi villaggi coloniali, panorami oceanici del Maine: HYANNIS con la tenuta dei Kennedy; FALMOUTH fondata dai quaccheri nel 1660 con la storica Maine street  con case vittoriane.. spiagge lunghissime, paludi salmastre.All’ora del tramonto raggiungiamo PROVINCETOWN una pittoresca cittadina dove i primi pellegrini vi approdarono nel 1620 per poi espandersi nell’entroterra. E’ stato un centro importante della pesca, ora è un’isola felice per artisti e per gay,per ricordare lo sbarco dei pellegrini è stato eretto il Pilgrim Monument alto 77 m.     e potrebbe essere una copia della Torre del Mangia della Piazza dei Miracoli a Siena.

race_point_beach1Race Point Beach

Cerchiamo un posto per dormire e lo troviamo nella punta estrema della penisola …un vecchio hotel-Provincetown Inn …un po’  vittoriano all’interno ..con pitture alle pareti dell’epoca vittoriana…una anziana segretaria ci accoglie per assegnarci la stanza. Ceniamo in un buon ristorante ” al Napi’s

si mangia bene… giriamo per la cittadina, molto chic.Sembra un’altra America.

Oggi è il 15 ottobre …siamo sulla via del ritorno. Percorriamo la penisola Cape Code verso Woods Hole per poi prendere il traghetto per l’Isola Martha’s, ci fermiamo lungo la costa per ammirare l’oceano, le dune di sabbia e fare foto…

Non riusciamo a prendere il traghetto in quanto i posti sono tutti esauriti e bisognava aspettare fino al tardo pomeriggio…abbiamo dovuto rinunciare..peccato! Ci dirigiamo verso Newport, una vera mecca per i turisti e per gli appassionati della vela.                                                                                                                                                                Siamo nello Stato di Rodhe Island, il più piccolo degli USA,una fetta che arriva nell’oceano.Newport è a forma di stivale e vi si trovano famose residenze  del 1800′ delle famiglie più ricche tra le quali: gli Astor, i Vanderbilt e The Breakers…….La patria dei velisti con la famosa American Cup.

http://www.liquida.it/video/a4276f27e/bmw-oracle-racing-wins-the-33rd-america-s-cup/

Oggi 16 ottobre ci trasferiamo a New York, la nostra ultima tappa…ok avete capito andiamo alla Grande Mela così dicono. Personalmente mi sento un po’ emozionato a visitare questa città …la metropoli delle metropoli, crogiuolo di varie razze..punto di incontro di tutti i popoli essendo la sede dell’ O.N.U. e dominata da una selva di grattacieli…vedremo quale sensazione mi potrà dare . Vi racconterò le mie impressioni durante la visita…..Entrando in N.Y. con l’auto non riuscivo a scorgere il cielo tanto erano alti i grattacieli e mi domandavo …ma quando riusciranno a vedere il sole?? Infatti N.Y. è una città in verticale con la selva dei grattaceli.. ma anche in orizzontale con la famosa baia , oggi con l’acqua inquinata … N.Y. è pure longitudinale.. è sufficiente salire sull’Empire State Building, il re dei grattacieli, per rimanere esterefatti, lunghissime avenue  e vale la pena muoversi a piedi e quando sei stanco puoi prendere un taxi giallo, ce ne sono migliaia , costano un po’ , i drivers sono di tutte le nazionalità.

N.Y. è un continuo cantiere : demolire le costruzioni povere e costruire grattacieli per le banche,ecc…è paragonabile a un campo agricolo: si ara , si semina, si miete , è una rotazione continua.  Si salvano ancora il quartiere cinese, italiano e Harlem.

Siamo alloggiati all’Hotel Union in 34 street vicino  alla Quinta Avenue in pieno centro.

A piedi giriamo quasi tutta Manhatam, si attraversano le varie Avenue e Strade …il Quartiere di Wall Street, la finanza americana e mondiale, fra l’East River e l’Hudson, dominato dai colossali grattacieli del World Trade Center e… schiacciata la Trinity Church ..lungo l’East River il “Palazzo di Vetro” dove si cerca di decidere la politica del mondo, …il Ground Zero è un immenso cantiere che ricorda l’11 settembre 2001 quando due aerei hanno tagliato le torri gemelle, se chiudi gli occhi e rimani in meditazione vedi le fiamme e lo sgretolarsi dei grattacieli…Times Square ,il famoso crocevia dalle enormi pubblicità luminose, creato dall’incrocio di Broadway con la 7^ Avenue….,l’ottocentesca cattedrale cattolica di St. Patrick, infossata lungo la 5^Strada e vicino l’International Building, grattacielo del Rockefeller Center … il Metropolitan Museun,fra i più ricchi del mondo e il Guggenheim Museum al margine orientale del Central Park, lungo la 5^ strada, il grandioso polmone verde di Manhattan, dove la gente si rilassa lungo i vialetti o si sdraia sui prati.

Alla sera ci si ritrova per la cena in qualche ristorante particolare per assaporare la cucina esotica.

Una visita molto sentita è stata a Ellis Island- Museo dell’Immigrazione– Prendiamo il traghetto da Battery Park, si passa davanti alla Statua della Libertà-

Il suo scultore Auguste Barthold scrisse:“” Un colosso statuario non significa semplicemente la realizzazione di una statua di dimensioni gigantesche: esso deve avere un impatto emotivo nell’intimo di quanti lo guardano non per le sue dimensioni volumetriche, ma perchè esse rispecchiano i motivi ideali che incarna e per il luogo in cui viene sistemato””. La statua è un dono dei francesi.

Ellis Island : Più di cento milioni di americani possono dichiarare  che un loro antenato  è passato per Ellis Island. Una nazione di immigranti scrisse J.F.Kennedy. Conflitti politici, persecuzione religiosa,disoccupazione, il richiamo dell’avventura : queste sono le ragioni che hanno portato tante persone a sbarcare negli U.S..Oggi quest’isola è il memoriale di quanti hanno scelto questo paese come loro patria adottiva.

Si calcola  che, ad iniziare dal 1892, la maggior parte di costoro, circa 12 milioni, iniziarono il loro cammino verso la cittadinanza americana, la maggior parte proveniente dall’Europa. E’ in quest’isola che ebbe luogo l’incontro tra il Vecchio e il Nuovo Mondo.

Le fotografie e gli oggetti esposti nel museo narrano una storia che non ha bisogno di commenti. I nuovi arrivati attendono di entrare nell’edificio. Un medico accerta la presenza del tracoma, una malattia contagiosa che risultava in una ispezione negativa.

Il passaporto che apparteneva a  una immigrata italiana di nome Concettina Parenti.Il Muro d’Onore  in America si trova all’esterno dell’edificio principale della mostra  dal tema ” dell’America” e sono iscritti in questo muro  più di 600.000 persone a memoria degli immigrati in America.
Carla ha trovato i Colombo , parenti materni, partiti agli inizi del ‘900. Nel 1954  l’isola chiude i battenti come centro di raccolta degli immigranti. Oggi si possono rintracciare i primi passi di quanti hanno scelto di dare inizio            > al loro futuro come americani.

Il pomeriggio lo dedichiamo ad una passeggiata  sul  ponte di Brooklyn, uno spettacolo di ingegneria e con una visuale sulla città di Brooklyn e di N.Y.

Il viaggio è alla fine, è stato bello e vario; abbiamo conosciuto il modo di vivere  degli americani, ligi alle regole stradali, alle file nei negozi, nei musei,nelle metropolitane, molto disponibili se ti trovi in difficoltà. E’ stata una esperienza valida da consigliare ad altri. La compagnia degli amici è stata simpatica , grazie a Leo e Dek che hanno organizzato il viaggio.

*Bibliografia: New England – Mondadori *

*Foto di Benito Roveran con Canon 350 D*

*PER VEDERE LE FOTO CLICCA QUI E SULLA PRIMA FOTO E SUI TRE PUNTINI A DX-VISUALIZZA SLIDE SHOW*

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E’ il nostro primo viaggio.

Le frontiere sono state aperte nel 1975 per motivi militari tra India e Pakistan e siamo fra i primi a visitare questa zona.

E’ il 16 Agosto del 1978.

Tenda , sacco a pelo, fornello e quant’altro per l’avventura. Siamo con un gruppo di amici e ci siamo aggregati ad Avventure nel Mondo.

Partiamo da Roma per Srinagar via Theheran, New Dheli.

La specificità di Srinagar è il lago Dal. All’alba quando la nebbiolina fa da cornice e scivola sull’acqua azzurra,alimentata dai torrenti che scendono dai ghiacciai ,illago diventa un mondo dove galleggiano numerose shikare con i venditori di melanzane, cetrioli, zucchine, scialli di lana pashmina e manufatti di cartapesta.

Srinagar è un Paradiso: fiori di lotto, ciliegi,zafferano, il cedro dell’Himalaja,i mandorli,il tappetto di ninfee.

Per farci un’idea di Srinagar e del Lago Dal saliamo sul Monte Shankaracharya da dove puoi ammirare la conformazione del lago e della valle.

La gente vive sui laghi su case galleggianti.Sono costruite in legno di cedro, attualmente sono anche adibite ad hotel per turisti.

Per tre giori abbiamo soggiornato sulla FAIR HEVEN, una dimora vittoriana con camera, salotto, servizi ed il cuoco che ti prepara la colazione,il pranzo ,il tè profumatissimo davanti ad un tramonto dai colori indefiniti e la cena al lume di candela.

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Dalla poppa puoi meravigliarti del passaggio dall’alba al tramonto. La tenda ed il fornello è nello zaino per questa volta.

che dire poi salire sulla SHIKARA , scivolare sull’acqua e girare per i canali, contrattare con i venditori che ti offrono tutto quello che hanno.

Si naviga tra giardini galleggianti di ninfee e senti il profumo delle spezie.

Ti accosti alle barche e vivi la vita quotidiana della gente mentre prepara da mangiare, lava i panni o si spidocchiano.

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Visitiamo la Moschea di Shah Hamdam la cui costruzione risale al 1395, realizzata in legno e senza l’uso di chiodi, ma unita ad incastro.

Poco distante la Moschea Jama Masjid, una imponente struttura di legno con cupole dai tetti spioventi. Non lontano una sorpresa : la tomba di Gesù che dopo la crocifissione venne in India con Maria e Tommaso, sposò una ragazza kashmira e visse in questa affascinante località. E’ una legenda.

Dietro la montagna sta tramontando il sole e dalla poppa della Fair Heven ci gustiamo questa pace mentre la barca balla sulle onde del lago, buona notte, domani partiamo per Leh.

La strada per arrivare a Leh è lunga 432 km., risale la valle del Sind, scende nelle valli del Dras e del Vuaccà, affluenti del fiume Indo.

Noleggiamo una Jeep per cinque persone.

La strada attraversa lo Zoji-La(Passo delle Betulle) mt.3350 -Namika-La mt.3719 ed il Fotu-La mt.4094 da dove la spettacolare apparizione del monastero di Lamajuru likiravverte che si sta entrando nel mondo buddista o lamajsta.

Il percorso è quanto mai suggestivo, con lunghe serie di tornanti a zig-zagimg131.jpg e spettacolari discese con voragini affascinanti.

Dalle valli laterali scendono i ripidi torrenti che formano in valle terrazzi alluvionali dove sorgono i villaggi,vere oasi di montagna.

Abbiamo percorso km.238 ,ci fermiamo a Kargil circondata da montagne innevate.La notte passa senza problemi, si sente solo il rumore del silenzio.

Si riprende il viaggio, gli scenari sono meravigliosi , la strada risale la valle del torrente Wakkha,raggiungiamo Mulbekh con la gigantesca statua del Buddha scolpita nella roccia .Lungo il percorso si intrave il Ghiacciaio Zanskar.img129.jpg

Intravediamo Lamayuru dopo essere transitati dal passo Fotu-la alt.m.4094-Si scorgono le bandierine colorate delle preghiere,siamo nel regno del Buddismo, i bianchi edifici del monastero sorgono su una altura in modo che i pellegrini lo possano scorgere come un faro, in valle scorre tumultuoso il fiume Indo.

Incontriamo donne vestite con i loro costumi,img138.jpg ornati di turchesi e coralli con sembianze di persone anziane,mentre poi ci accorgiamo che sono giovani perchè al seno stanno allattando i bambini.L’ambiente,la temperatura,il modo di vita rendono la loro pelle grignosa, ma hanno un comportamento signorile ed accettano la conversazione ,anche se fatta da gesti.

Ci appostiamo presso un chorten per ripararsi dal vento che soffia forte e per prepararci una minestra calda, ma una folata ci rovescia il fornellino. I Ladaki sono gli abitanti di Lamayuru ed il monastero è datato 1143 e vi abitano una cinquantina di monaci.

Abbiamo avuto la fortuna di assistere alle loro cerimonie religiose imperniate da canti e preghiere. Visitiamo il convento accompagnati da un monaco che ci fa vedere il Gombo Gonkang e il Singe Kang tempio del leone dedicato al Budda .

Per la notte ci accampiamo a Alchi.Un’oasi felice .Mercatini vivaci dove possiamo acquistare i loro prodotti artigianali con pochi dollari. Visitiamo il Monastero con affreschi,statue,tangka e arriviamo fino al Duyalin Gompa, chiediamo la chiave per entrare all’interno. Al mattino si riparte per Leh,la strada è sempre stretta, ma il paesaggio è stupendo.

Siamo nelle vicinanze di Leh ,capitale del Ladakh ,chiamato anche PICCOLO TIBET per il legame storico religioso con i Lama. Leh sorge a 3522 metri, cittadina di circa 20.000 abitanti .Nella piazzetta si trova il mercato della frutta e verdura,le donne vestite con costumi meravigliosi,sembrano di un altro mondo con il loro copricapo curioso costituito da due sventole laterali nere foderate con pelo d’agnello eimg161.jpg sormontate al centro da una losanga di stoffa colorata,che scende lungo la schiena e ricoperta da pietre turchesi

Le case ladake sono elevate con muri di pietra e con aperture di legno. Lungo il torrente gli orti chiusi da muretti a secco ed i rigagnoli d’acqua che arrivano dal ghiacciaio. Coltivano il grano ,le patate ,gli ortaggi e ogni tanto si trovano dei chorten con le bandierine colorate delle preghiere, gli stuba.

Si respira una grande spiritualità,tutto e’ ispirato alla religione , tutto diventa sacro, anche quando incontri i ragazzini che giocano,le donne che vendono collane di turchese , i monaci che salgono al monastero.Il ruscello è sacro, gli animali sono sacri,l’aria e’ sacra,il turista e’ sacro , le pietre di turchese sono sacre,gli uomini e le donne con la pelle ruvida sono sacri.

Il monastero è per antonomasia il luogo più sacro ,dove i monaci pregano e cantano le loro lodi e noi abbiamo il piacere di assistere al mattino presto alle loro funzioni , coinvolgenti in quanto ti offrono la bevanda che consiste di un miscuglio di thè e burro acido durante la funzione religiosa.

I monaci dal balcone ti chiedono le medicine per gli occhi e ogni tanto senti il suono dei tromboni che si spegne nella valle.


  • Il Ladakh è il Palazzo di Leh


  • Il Ladakh è il monastero di Lamajuru

  • Il Ladakh e’ lo Yak, lo stambecco hymalayano,l’antilope tibetana,il leopardo delle nevi.

  • Il Ladakh solo le vette delle montagne, i ghiacciai,i fiumi.

  • Il Ladakh è la popolazione ladaka:la donna,l’uomo,il bambino,il monaco.

  • Il Ladakh è il paese buddhista e lo si può rilevare dall’esistenza di numerosi chorten e di muri mani particolarmente imponenti e sormontati da ciottoli che portano incise le invocazioni rituali: Om Mani Padme Hum!

  • Il Ladakh e’ la gioia , la semplicità della vita e la spiritualità che entra nella tua anima.

  • Il Ladakh e’ TIKSE dove arrivi al mattino prestissimo per assistere alle cerimonie religiose e quindi salire in terrazza per vedere il sorgere del sole dietro le montagne innevate, mentre i monaci suonano i corni per richiamare la gente alla preghiera mattutina.

  • Il Ladakh è tutto questo ed è racchiuso dentro la magia dei paesaggi che mutano in ogni momento della giornata, nel suono dell’aria e nel ritmo dei corsi d’acqua.

* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *

(Bibliografia:Dainelli G.Il mio viaggio nel Tibet Occidentale=Fantin M.Ladakh)

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Aung San Suu Kyi aveva suggerito al mondo di boicottare a visitare il suo Paese per non portare valuta straniera al governo militare.

Aung San Suu Kyi, 1996.Certamente il principio può essere giusto, ma è anche importante visitare questo popolo affinchè non si senta isolato dal mondo e portare a loro la nostra solidarietà ed era anche questo il nostro scopo, pur nella nostra pochezza, e per questo non intendiamo approvare questo governo e le sue leggi anti umanitarie ,mentre i birmani vogliono i turisti perchè portano un senso di libertà ed acquistano i loro prodotti artigianali e quindi poter avere un piccolo reddito.* EVVIVA ORA HA VINTO LA SUA BATTAGLIA E’ RIUSCITA A PORTARE IN PARLAMENTO 40 DEPUTATI*

Gli Stati devono prendersi la responsabilità, affinchè in Birmania ritorni la democrazia e che Aung San Suu Kyi possa essere libera di esprimere le sue idee democratiche e noi speriamo che questo avvenga.Personalmente non sono d’accordo per l’embargo, ma gli stati devono, invece, non vendere le armi a questo governo,purtroppo, anche l’Italia le vende con il sistema della triangolazione .L’embargo impoverisce il paese e che cosa mangeranno per sfamarsi e la libertà verrà ripristinata? No.

Abbiamo quindi deciso di partire il 18 Febbraio 2002 con Nadia e Marco per Yangon dove conosciamo altre due coppie:dsc00196.jpg Rosy-Sandro-Paolo e Mariella e che effettueranno il tour con noi.

I LUOGHI DELLA FEDE

La maggioranza della popolazione è di religione buddhista ( buddhismo birmano ), ogni birmano dovrebbe trascorrere un periodo nel monastero chiamato noviziato ,si calcola che ci siano circa 400.000 che vivono nei monasteri. Vestono una tonaca rossa e il capo è completamente rasato e in dote si portano lo stretto necessario: la ciotola per l’elemosina e un cambio della tonaca.

I monaci vivono di elemosina e la gente contribuisce al loro sostentamento.Pure le donne possono diventare monache,ma sono molto meno , sono vestite in rosa e la testa rasata. Le comunità monastiche vivono in monasteri attrezzati di dormitori,celle,refettorio e sale per la preghiera.

Per prima cosa è importante fare conoscenza con la gente,partecipare alle loro cerimonie per potersi immedesimare nel loro stile di vita. Trasmettono serenità, se pur privati della libertà.

In qualsiasi momento della giornata visitando i loro luoghi sacri ,i mercati o lungo le strade rimani un po’ sconcertato della loro semplicità di vita, del sorriso, della disponibilità,della saggezza interiore.

Il buddhismo è religione e filosofia: purezza del rapporto uomo-mondo e seguire le Quattro Verità:

  1. esistenza è dolore causato dalla nascita,dalla malattia e dalla morte
  2. origine del dolore è la brama di esistere
  3. sopprimendo la bramma cessa il dolore
  4. il Dharma è la via che conduce alla soppressione del dolore.

Per raggiunge la felicità è necessario controllare la mente con la meditazione e rispettare cinque precetti morali e fondamentali quali:

  • non commettere omicidio
  • non rubare
  • non essere bugiardo
  • non assumere sostanze inebrianti
  • non essere adulteri e non avere una vita sessuale disordinata

I birmani generalmente per migliorare il proprio Karma cercano di fare in modo che la prossima vita(reincarnazione) sia migliore della presente e per ottenere questo contribuiscono al sostentamento quotidiano dei monaci e recarsi a pregare al tempio e semplicemente raggiungere il Nirvana.

L’ ARCHITETTURA RELIGIOSA

L’architettura della Birmania è quasi esclusivamente imperniata sulla religione ,cioè la costruzione di templi,pagode,stupa,monasteri: si pensa che siano più di 3000 e sono dispersi nelle città,paesi,pianure.dsc00046_edited.jpgE’ un modello architettonico quasi perfetto, mi è difficile descriverlo, ma è molto armonioso nelle strutture, è quasi una preghiera verso il cielo.

La Birmania ha una storia molto remota,circa 1000 anni A.C., leggendarie dinastie quali: gli Shan, uomini liberi- gli Akha,uomini festosi- gli Kachin, popolo della montagna, – i Mon , gli antichi signori delle pianure,-i Karem i ribelli del Nord-i Chin,valorosi guerrieri, i Rakhine ,gli orgogliosi.

Il nostro itinerario inizia da Yangon e durerà 10 giorni.

La capitale Yangon sorge sul delta del fiume Yangoo con 4 milioni di abitanti e un miscuglio di etnie e culture ma anche caotica. Al mattino migliaia di pendolari vanno a lavorare e a scuola. E’ una città con molti giardini e palazzi del periodo coloniale inglese, ma nel medesimo tempo anche moderna anche se la gente va ancora in giro con gli infradito e la gonna(per i maschi). Qui nessuno ha fretta . E’ una città affascinante per i suoi viali con alberi di teak ,piante di fiori , per le pagode dorate e i mercati affollati di gente. Aldo,la nostra amabile guida, inappuntabile nel suo abito tradizionale ci porta a visitare la img232.jpgShwedagon Paya. E’ l’emblema della città,la pagoda dalla quale si domina Yangon,è una meraviglia, è tutta dorata e risplendente alla luce del sole nel momento del tramonto.Lo stupa è alto 100 metri ed una circonferenza di 300 ed è attorniata da centinaia di tempietti e fontanine dove i fedeli vanno a pregare ed accendere le candele e qui si respira una spiritualità sconvolgente.Ogni birmano spera di poterla visitare e pregare almeno una volta nella vita:è paragonabile alla Mecca per i mussulmani o Roma per i cristiani.

Non lontano si può vedere il Buddha Dormiente di 72 metri di lunghezza.

Ripartiamo per Bagan in aereo e quindi l’intera giornata è dedicata alla visita di Bagan, la località più affascinante della Birmania con la distesa delle pagode. Riusciamo a vedere una decina di pagode su 3000. Oggi non tutte sono visibili in quanto l’incuria,i terremoti, gli escrementi dei pipistrelli ,la foresta hanno provocato una certa decadenza, ma non per questo sono ancora molte e sarebbero necessari parecchi giorni per visitarne solo una parte.

Vi assicuro che si rimane meravigliati,qui il buddhismo ti penetra nelle viscere, tutto è imperniato su questa religione.

Tra le tante visitate ritengo che la più imponente sia la pagoda di Shwezigon Paya del 1100 d.c., dove arriviamo verso il pomeriggio in modo da vedere il tramonto dall’alto della cupola.dsc00047.jpgSi aspetta il calar del sole per vedere lo splendore dei templi che si tingono di arancio,viola e tra la ruggine e il ramato.Tutta la distesa si illumina di una luce evanescente.La giornata è stata molto pesante,alla fine siamo riusciti a visitare circa 15 pagode.

I nostri trasferimenti avvengono con piccoli aerei ATR e dopo aver riposato la notte ripartiamo per Mandalay.Ci fermiamo due giorni.Visitiamo Amarapura, l’antica capitale della Birmania, della vecchia città rimane poco.

Visitiamo il Monastero Maha Ganayon Kyaung è un centro di studi monastici e vi risiedono qualche migliaio di giovani monaci e verso le ore 11 tutti questi giovani ,in processione e con la ciotola in mano e abiti color zafferano vanno a consumare il pasto nel più assoluto silenzio.

Visitiamo il ponte pedonale U-Bein in tek che attraversa il Lago Taungthaman e è lungo1,2 km , sostenuto da 1060 pali resiste da 200 anni all’acqua e ai venti e centinaia di abitanti lo attraversano durante il giorno.img217.jpg

Il pomeriggio visitiamo Sagaing ,una cittadella con centinaia di stupa,monasteri e circa 5000 religiosi e religiose, si respira una atmosfera di meditazione e di molta pace. Ogni angolo ti richiama alla religiosità, è tutto un colore zafferano dato dal saio dei monaci e un tappeto di teste rasate. Qui non esiste l’affanno della vita quotidiana. Avendo tempo a disposizione sarebbe l’occasione per fare un ritiro spirituale di yoga.

Sulla via del ritorno per Mandalay visitiamo la Pagoda KYAUKTAWGYI dove si trova la statua del grande Buddha: dsc00030.jpgun unico blocco di marmo ed è ricoperta quotidianamente da foglie dorate votive posate dai fedeli. Il Buddha è alto 3,8 mt. ed è in posizione seduta. Sono migliaia di fedeli che ogni giorno vengono a pregare, in particolare per assistere alla abluzione del volto del Buddha.dsc00026.jpg

Non solo pagode e stupa, anche i mercati, dove hai il contatto con la gente:dsc00069.jpgi bambini,le donne e gli uomini.dsc00065.jpgCon grazia e gentilezza ti vendono i loro prodotti e Carla è ben felice di acquistare di tutto e di più consapevole che pochi dollari permettono a questa gente di soppravivere. Le donne e i bambini si pitturano la faccia con colori a base di terra ed erbe per proteggersi dal sole.dsc00099.jpg

Per visitare Mingun prendiamo la barca sul fiume Ayeryawaddy,una piacevole escursione lungo il fiume e si arriva ai piedi della Mingun Paya ,doveva essere la più grande pagoda del mondo, ma con la morte del re Bodawpaya l’opera è rimasta incompiuta.Oggi rimane una grande pila di mattoni rossi.Per raggiungere il luogo bisogna salire a piedi nudi,non male,comunque da su si può ammirare il fiume che scorre con le sue barche che trasportano tronchi di legname e moltidsc00138.jpg stupa bianchi.

All’entrata ci si trova davanti una immensa campana di bronzo di 90 tonnellate ed è la più grande del mondo.dsc00135.jpg

Con una specie di mazza di legno le si da un buon colpo e la campana emana un suono forte.La vita lungo il fiume è molto animata,molta gente vive sulle barche.

Al ritorno a Mandalay andiamo a visitare il Monastero di Atumashi (l’incomparabile) e Shwenandaw situato su un’altura ed è uno splendido stupa e si dice che custodisca quattro capelli di Buddha.

Il viaggio continua per Hebo ,nello stato Shan conosciuto come la *Svizzera Birmana* per i meravigliosi paesaggi montani. Ci trasferiamo con gli ATR piccoli aerei di fabbricazione italiana.

Siamo nella zona del Lago Inle.La peculiarità di questo lago è la sua incomparabile bellezza e si trova a 870 metri sul livello del mare e dove l’uomo ha creato in mezzo al lago giardini e orti pensili. Su palafitte hanno costruito le loro case, i monasteri e gli stupa.dsc00152.jpg

La popolazione è quella degli Intha che abitano 17 villaggi e gli Intha sono famosi per il modo di spingere le imbarcazioni,in piedi a poppa con una gamba e l’altra, con il remo con un movimento roteante,spinge la barca.img241.jpgSono molte le barche condotte da ragazzi,donne e bambini. Viene praticata la pesca e la coltivazione del riso,mentre fiorente è anche la tessitura della pregiata seta di loto e borse con telai di legno. Coinvolgiamo alcune ragazze di una tessitura a cantare le loro canzoni.
L’incontro con la gente avviene al mattino al mercato fluviale galleggiante dove un centinaio di barche img249.jpguna appiccicata all’altra vendono dalla verdura ,agli oggetti del loro artigianato, ognuno cerca di venderti qualcosa e ,purtroppo, non possiamo accontentare tutti. Ho acquistato una serie di pipe vecchie in maiolica ,molto belle, ed altri oggetti.Con la barca si naviga tra stretti canali a contatto con la gente che abita sulle palafitte pure qui i bambini fanno da cornice.

Tra settembre e ottobre ci celebra la festa di Thadingyut una specie di quaresima buddhita e il Festival Phaung Daw Oo dove portano in processione su una chiatta le quattro statue di Buddha che si trovano nel medesimo sito di Phaung.Lungo il tragitto fluviale ci fermiamo al Monastero del Gatto, costruito in legno su palafitte e dove i monaci nel periodo dell’ozio addestrano i gatti a saltare piccoli cerchi.Vi si trova,inoltre una collezione di piccole statue di Buddha in legno e terracotta.Al lago rimaniamo due giorni per poterlo visitare, ma ne valeva la pena.dsc00165.jpgI tramonti sul lago sono veramente smaglianti.img251.jpg

Si riparte in pulmino per Pindaya passando per Aungban, famosa per i numerosi bordelli in quanto è un crocevia di strade e quindi passa molta gente,il tragitto è molto interessante ,molto verde con campi coltivati da ortaggi e risaie.

Pindaya è interessante per le grotte a ridosso di un crinale di fronte al lago, per raggiungere le grotte si deve percorrere un tragitto in salita con ai lati piccoli stupa bianchi.

Più di 7000 statue di Buddha di tutte le fogge e dimensioni ti accolgono in un ambiente di stalagmiti .E’ un luogo da meditazione e infatti incontri fedeli in preghiera. Pindaya è famosa pure per la lavorazione della carta e dei parasole.E’ un artigianato locale e molto raffinato.

Arriviamo a Kalaw,famosa località di villeggiatura durante il periodo coloniale inglese a 1300 metri di altitudine e ricca di pinete.

Il viaggio sta per terminare e ritorniamo a Yangon per le ultime visite dei viali vittoriani costeggiati da ville coloniali, la Pagoda Botataung Paya, con reliquiario dei capelli di Buddha, all’interno si trova il labirinto degli specchi e di teche contenenti reliquie,immagini,scritti e foglie d’oro.

Qui tutto è religione,misticismo,meditazione,semplicità,armonia,pace. Il buddhismo è l’essenza della vita e tutto è imperniato su di esso.

Nel mio zaino metto:

  • I bambini dsc00105.jpg
  • Le monachedsc00093.jpg
  • I fioridsc00001.jpg
  • Gli stupadsc00057.jpg
  • I tramontidsc00166.jpg
  • I mercatidsc00180.jpg

Grazie popolo mite che soffrite per la vostra libertà e vi ricorderò sempre quando rivedrò le immagini dei bambini,delle donne,dei monaci, delle monache e delle vostre meravigliose pagode dorate.

Nessun problema per il mangiare : la cucina locale è buona, ma poi si può gustare varie cucine asiatiche.

Ringrazio Marco Vannetti per avermi fornito le sue foto per poterle pubblicare su questo blog , in quanto le mie sono andate parzialmente perdute.
Alcuni consigli:

  • evitate gli alberghi statali
  • non compromettere gli abitanti con discussioni sul governo
  • il periodo migliore:tra novembre e febbraio
  • passaporto valido e visto di entrata
  • portare materiale scolastico per i ragazzi
  • libri e guide consigliate:
  1. Lonely Planet
  2. Myanmar di C.Bussolino e S.Stura Ed.Polaria
  3. Strade di Bambu di .Del Corona – EDT,Torino 1999-collana Orme

Bibliografia: vedi sopra.

* Le foto sono state scattate da Marco Vannetti e da Benito Roveran *

* VEDI TUTTE LE FOTO:CLICCA QUI E LA PRIMA FOTO POI I TRE PUNTINI IN BASSO A DX:VISUALIZZA SLIDESHOW*

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*Il mio sito può ospitare i diari e le foto dei Vostri viaggi:scrivetemi a: b.roveran@gmail.com

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Arriviamo a Kabul provenienti da Teheran. Siamo molto euforici in quanto è considerata una meta che pochi italiani hanno visitato.

E’ un carosello del mondo antico, lasciandosi dietro un mosaico di gruppi etnici e linguistici.Già si parla di questo paese tra il 1200 A.C. Alessandro Magno invase la regione nel 330 A.C.
Nel 652 il Califfato arabo si annette una parte del paese e la popolazione si converte all’Islam.
Nel 1219 la regione viene invasa da Gengis Khan. Nel 1746 il Regno Unito si impossessa della regione cedendo ai vari reggenti l’amministrazione del paese.

Governanti deposti,assassinati,rovesciati l’AFGHANISTAN ha avuto un periodo molto travagliato fino ad una certa stabilità tra il 1933 e il 1973 sotto il Re Zahir Shah. Nel luglio del 1973 anche il Re che si trovava in Italia per delle cure fu destituito da Daoud , suo cognato, e venne proclamata la Repubblica.

Lo stesso Daoud e la sua famiglia vennero assassinati nel 1978 ed il Partito Democratico Popolare di ispirazione comunista prese il potere il 27 aprile del 1978.

Noi siamo arrivati in Agosto del 1978 e già si respirava una certa aria di qualcosa che sembrava una quasi laicità di questo paese: le donne non portavano veli o burka, giravano per strada e fumavano,erano truccate e le ragazze vestivano con la minigonna.
Si sentiva che qualcosa doveva succedere, c’erano funzionari russi ed anche dei militari.
La Russia
si stava preparando all’ invasione dell’Afghanistan . Il governo era filo-sovietico.

La produzione dell’oppio è una delle principali fonti di ricchezza del paese , ma solo una frazione minima del giro di affari resta ai contadini, mentre il resto va ad arricchire i signori della droga e quelli della guerra.

KABUL

Un poeta indiano Haidar, scrisse : CENARE E BERE A KABUL : E’ MONTAGNA,DESERTO,CITTA’,FIUME E TUTTO IL RESTO. Si questo è Kabul con i suoi 2.500.000 abitanti ,un miscuglio di razze,di lingue. E’ un centro economico e culturale collocato lungo il fiume Kabul.

La parte vecchia di Kabul è un bazar continuo lungo le sue vie strette ed è animata da questi commercianti annidiati in piccoli ed angusti luoghi dove vendono di tutto. Kabul è un luogo dove trovi tutto sulla strada o sulla piazza, comunque tutto all’esterno.

Kabul è :

  • il macellaio con la carne appesa
  • il calzolaio che aggiusta le scarpe
  • il netturbino
  • il notaio che ti scrive o ti legge la corrispondenza
  • il venditore di pomodori


  • il gommista
  • il barista che di vende il tèbarista
  • il tessitore di tappetti
  • l’uomo che dorme
  • l’uomo con il turbante
  • donne dai vestiti colorati
  • suoni,colori e odori

Visitiamo l’Università , la tomba di Bamur, il Mausoleo di Nadir Shah, la Moschea Shah Do Shamshera,la Galleria Nazionale Afgana ed il Museo.

Non possiamo dimenticare l’incontro che abbiamo avuto con Khadim , figlio dell’ex Ambasciatore a Parigi, il quale ci ha ospitati a cena nella sua splendida dimora nella zona residenziale di Kabul.

Ci ha fatto conoscere la sua famiglia e visitare la sua casa.Dopo cena siamo dovuti rientrare in fretta al nostro accampamento ,erano le 10 di sera e iniziava il coprifuoco.

Qui la gente ha molto bisogno di comunicare, in particolare con noi stranieri, in quanto vogliono conoscere altri mondi che non siano quelli di odi o guerre.Le ragazze erano orgogliose di farci vedere come si stavano occidentalizzandosi vestendosi come noi,truccandosi e usando profumi.

Una vecchia canzone diceva:

“” Questo è il nostro bel Paese.

Questo è il nostro amato paese.””

Partiamo per BAMHIAN.

Il viaggio è previsto abbastanza lungo ,si parte al mattino presto e si attraversano deserti,si intravedono cime ancora innevate, attendamenti di nomadi, villaggi con case fatte di mattoni rossi, con tetti di paglia e campi di grano.

Città RossaSi entra nella valle ,ci apparre una cinta rossa di mattoni è la CITTA’ ROSSA nella lingua locale “” Shahr e Zohak””.

Era stata costruita circa un secolo fa per poter difendere la valle dalle invasioni.

La valle di Bamhiam è spettacolare,stupefacente, cercherò di descriverla come meglio posso.

I campi coltivati a grano,erba medica,patate,orzo e poi da risaie su terrazzamenti.

I filari di pioppi delimitavano i campi e i canali di irrigazione, mentre intravedevi delle figure femminili che facevano il bucato lungo i ruscelli o piccoli laghetti che si formavano lungo la pianura.

Gli uomini con gli attrezzi molto rudimentali lavoravano i campi e facevano battere il grano dalle vacche in cerchio.

Dalla valle oltre le colline si intravedeva l’Hindu Kush innevato.

Oltre alla natura, il silenzio, la pace di questo luogo, c’era il patrimonio culturale da vedere e sentire. Non c’e’ guida o libri che possano descrivere la CITTA’ ROSSA.

Tenterò attraverso le immagini e le mie sensazioni a farvi percepire lungo l’itinerario quanto è interessante questo sito.

Da qui passava la via della seta che dalla Cina andava al Mediterraneo e quindi è arrivato il Buddismo.

Le statue di Buddha ne sono la testimonianza.Due sono le statue scolpite in una parete di roccia che sovrasta Bamhian,alta un centinaio di metri e lunga quattrocento.

Le statue sono alte 75 e 53 metri e si può salire sulla testa attraverso i cunicoli che i monaci hanno ricavato nella montagna.Dai cunicoli e dalle statue si può ammirare tutta la valle e tutto quello che ho descritto sopra.Al grande Buddha è stato tagliato il volto affinché non potesse vedere le distruzioni e gli scempi dei nuovi conquistatori.

Lo scempio ultimo è stato fatto dai Talebani ,bombardando le statue e tutta la parete.

Ho trovato degli affreschi ad olio sia sulle pareti e sui soffitti. risalenti tra il V° e il X secolo dopo Cristo. Quasi tutti i dipinti mostrano alla loro base un composto che contiene piombo, sopra il quale veniva steso un pigmento naturale mischiato con oli di noce o di semi di papapero. L’olio aveva il compito principale di di fissare alla parete il colore e di offrire a questo la giusta viscosità per poter essere esteso nel migliore dei modi. ( Da Repubblica di Luigi Bignami). Le statue originariamente erano coperte da stratti d’oro per poterle vedere da lontano.

Ci siamo accampati in valle sotto le statue ed il mattino seguente aprendo la tenda il sole illuminava la Città Rossa.

Una meraviglia !

Ma le meraviglie non finiscono mai in quanto la prossima meta sono i magnifici laghi di BAND E AMIR .

Trattasi di cinque laghi a forme diverse e posti a scalare e di un colore blu-cobalto.

Sull’origine di questi laghi esiste una leggenda che Ali,genero di Maometto, sali sulla montagna e fece rotolare enormi massi creando la diga di Band e Haibat (diga del timore) poi estrasse la spada e tagliò la montagna che la fece rotolare a valle formando cosi’ la diga di Zulfiqar e poi la diga di Kambar,la diga degli Schiavi, la diga del Formaggio e infine la diga della Menta.Le dighe sono tutte naturali e l’acqua molto ricca di minerali scende da un lago all’altro, sembrano dei vasi comunicanti.


Ci è stato detto che le acque di questi laghi sono miracolose in particolare per la fertilità delle donne le quali si bagnano alla loro maniera.

Durante l’inverno i laghi sono ghiacciati e quindi conservano un ecosistema naturale e molto delicato.

Le foto spiegheranno molto di più di quanto ho potuto descrivere.

Spero che questo patrimonio naturale non possa andare perduto per l’ignavia dell’uomo.


  • Addio statue di Buddha
  • Addio ragazza lungo il fiume
  • Addio piccoli amici
  • Addio laghi di Band e Amir

 

Il viaggio continua e dobbiamo arrivare a MAZAR E SHARIF. Si ritorna a Kabul per prendere la strada principale per arrivare a Mazar attraverso paesaggi dove incontriamo i nomadi con i loro attendamenti e il loro bestiame al seguito.

E’ un ambiente surreale,fatto di pascoli, di case costruite con il fango e la paglia, bambini dai visi aperti e sorridenti, Il tragitto è lungo , circa 350 km.,raggiungiamo il Passo di Salang (3.363 mt s.m.)attraverso il traforo, ma una volta fuori veniamo fermati da una pattuglia di soldati russi, ci scrutano e ci chiedono i passaporti. Non potevamo immaginare di essere fermati dai sovietici, ma eravamo a 60 km. dal confine con l’Uzbekistan , era l’inizio dell’invasione.Siamo vicini a Samarcanda.

Dopo il controllo ripartiamo, la strada migliora,il paesaggio cambia ad ogni tornante, incontriamo ancora gruppi di nomadi con le loro tende

tonde o iurte e i caravanserragli stracolmi di animali:cammelli, pecore,muli.

Abbiamo attraversato un canyon molto bello e poi Mazar E Sharif.

Si sente una musica , Ali ci informa che c’è festa e per noi è un piacere sentire questa musica locale.

Cosa vogliamo di più , forse ci stanno aspettando per darci il benvenuto, infatti molti bambini e adulti si riuniscono intorno alle nostre jeep. Ancora una volta abbiamo trovato un popolo accogliente, di etnia Uzbeks.

Ci accampiamo in un giardino al centro della città, i ragazzi ci attorniano incuriositi e poi ci lasciano a dormire.Siamo pieni di tranquillità, siamo contenti di essere giunti in questa città dove gli spazi sono colorati da incantevoli cime e a sud da steppe infinite.

MAZAR-E-SHARIF

Mazar è situata in una delle regioni più fertili dell’Afganistan anche perché è attraversata dal fiume Balkh.

Si coltiva cotone,frutta , grano e molti cereali.

Ci sono mulini per la macinazione del grano, e fabbriche per tessere il cotone e la seta.

Il vero gioiello di questa città e’ la Moschea azzurra dove è sepolto Alì,cognato di Maometto,che ci appare davanti, ricoperta d’oro.

I fedeli entrano per pregare, una donna ricoperta dal suo burka è incuriosita nel vedere dei turisti,mi avvicino e con un po’ di inglese e gesti le chiedo se può alzare il burka per farsi vedere, rimane un po’ sorpresa dalla mia richiesta,si guarda intorno, non c’è nessuno, alza il burka e mi fa vedere il suo viso, chiedo se la potevo fotografare,era felice, e ho potuto farle una fotografia,in quel momento ,penso, si è sentita per un istante libera di scegliere qualcosa della sua vita.Si chiama Hamida.


La città è un mercato variopinto,un miscuglio di botteghe dei vari mestieri, puoi trovare di tutto, nessuno ti costringe ad acquistare , è un mercato libero,non esiste la concorrenza.

Ripartiamo per Kabul,per la strada di ritorno ritroviamo la stessa gente,le carovane,i villaggi.

L’atmosfera è sempre tranquilla, ogni tanto ci si ferma in una fattispecie di bar ( chaikana) per bere un tè.Ci fermiamo in un villaggio,credo Pagman,per dormire.

Da vedere il castello Mirab.

Alcuni ragazzi ci invitano ad una festa, solo per uomini,c’era un buio nero, Roberto ed io scivoliamo dentro ad una cloaca a cielo aperto, non vi dico come siamo usciti.

L’avventura è finita molto bene, ancora oggi dopo 30 anni ricordo i volti della gente,i paesaggi,i monumenti, i suoni, gli odori, purtroppo è ritornata la guerra ,la quale ha distrutto tutto,ha ucciso i bambini , le donne,i vecchi.

  • Addio Hamida
  • Addio nomadi
  • Addio bambini che fate volare gli aquiloni
  • Addio donne e uomini dell’Afghanistan

“”” IL SANGUE E’ IL RICCO MANTO DEL DIO DELLE ARMI””” (C.Marlowe)

“”” LA GUERRA E’ IL PRODOTTO DI UNA CORRUZIONE PRECEDENTE E, AL TEMPO STESSO, PRODUCE NUOVA CORRUZIONE”””( L. Mumford)

Il viaggio è stato effettuato dal 23 agosto al 31 agosto del 1978.

Le immagine sono state ricavate da foto e diapositive scattate nel 1978.

Sono passati 30 anni dal nostro viaggio in Afghanistan,quante guerre sono passate e ancora oggi questo popolo soffre per la malvagità dei potenti della guerra. Non so come finirà questo martirio, spero solo che i volontari possano aiutare questa gente: Emergency-Croce Rossa-Actionad

Si conquista la gente con gli ospedali, le scuole, la costruzione di case,l’assetto della giustizia.

* armi contro armi non porteranno la pace in Afghanistan*

Vi consigliamo di leggere:

  • Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini- Ed.Piemme
  • Mille splendidi soli di Khaled Hosseini-Ed.Piemme
  • Il libraio di Kabul di Asne Seierstat – Ed.Sonzogno

Vi consigliamo di andare a vedere il film * Il cacciatore di aquiloni *
* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *

Bibliografia: Wikipedia-Afganistan di G:Bosio-

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feata delle donne Nepal

Arriviamo da New Dehli, è il 5 Settembre 1978, ultima tappa del nostro lungo viaggio.

Conoscevamo il Nepal dai diari di alpinisti che hanno scalato le meravigliose cime della zona.

Per noi era come ritornare in un luogo dove eravamo già stati con la fantasia. volevamo rivivere e vedere quanto avevamo letto. Ci interessava vedere la valle di Kathmandu, culla della cultura nepalese , con le tre principali città: Kathmandu,Patan e Bhaktapur.

Il Nepal è un piccolo regno ed è abitato da diverse etnie:mongole,indiane,sherpa. Kathmandu è il crocevia tra l’India e il Tibet. E’ al centro di una fertile pianura e bagnata dal fiume sacro BAGMATI.Si vedono le cime piu’ alte e le piu’ belle del mondo, quali : Everest,Cho Oyu,Lhotse. E’ una città magica,immersa da una spiritualità induista e buddista ,è affascinante per le sue case intarsiate,piazze e vie con magnifici templi.

Quattro passi a Kathmandu: http://www.youtube.com/watch?v=gX12WzSQlTY

Il centro è quello intorno a Durbar Square dove si trovano alcuni templi induisti:Kala Bhairab,mai mentire di fronte ad esso.

il Tempio d’Oro

Iniziamo a conoscere gli abitanti, le loro abitudini, è gente molto mite,dolce ed ospitale.Conosciamo gli Hippie che sono venuti in Nepal alla ricerca di pace e amore. Abbiamo gustato lo yogurt alla frutta una specialità e poi persi tra le stradine dove tutto sembra essere ritornati indietro con la storia.Ogni angolo ha un tempio,una piazza con scene di vita quotidiana.

Le donne vestite con i loro costumi colorati vendono la frutta e le verdure sedute per terra, mentre sono circodate dai loro bambini. Entriamo nel cortile della casa della Dea bambina KUMARI che si mostra alla finestra. Andiamo al quartiere Thamel colorato ed affollato di bazar ed immers0 dai profumi degli incensi e delle spezie. Si percorre le strade affollate per raggiungere la piazza del Palazzo Reale residenza del Re.

Visitiamo il Tempio di PASHUPATINATH che si trova fuori Kathmandu. Non è consentito entrare per chi non professa la

religione Indu: E’ possibile solo osservare dalla parte opposta del Bagmati; la zona è di grande interesse. I fedeli si immergono nel fiume per purificarsi ,mentre il corpo del defunto viene lavato e posto sulla pira di legno o ghat dopo essere stato avvolto in un sudario bianco. Il figlio maggiore ha il compito di accendere il fuoco.

Noi seguiamo questa cerimonia con un po’ di curiosità ma anche con un senso religioso in segno di rispetto nei confronti dei parenti. Le fiamme si innalzano, mentre le ceneri saranno disperse nel fiume Bagmati che confluirà nel Gange.Il fumo e l’odore acre si diffonde nell’aria. Qui le donne indossano un shari rosso,sono le donne sposate;le donne in giallo sono vedove, mentre il verde è il colore della festa.

Il tempio è il più vasto del Nepal , costruito nel V° secolo ed è inserito dentro un villaggio di tempietti.

E’ tutto un pellegrinaggio da un Tempio ad un altro.Visitiamo il Tempio buddista di SHWAIAMBOUNATH detto anche il tempio delle scimmie . Ve ne sono a decine intente a spidocchiarsi vicendevolmente e dalle quali devi fare attenzione perchè ,con una velocità sorprendente,ti aprono lo zaino in cerca di caramelle.

Si arriva al tempio salendo una scalinata .E’ un enorme Stupa sormontato da un blocco d’oro. Si erge su una collina dirimpetto a Kathmandu.I grandi occhi del Buddha scrutano la vallata di Kathmandu in ogni direzione. E’ un luogo suggestivo, l’intero edificio è circondato da mulini rotanti di preghiera e all’interno ci sono le preghiere.Si gira intorno in senso orario e si fanno ruotare i mulini con la mano. Dal pinnacolo dello Stupa scendono centinaia di bandierine colorate che simboleggiano le preghiere che sventolano nell’aria per arrivare a Dio. La sua costruzione risale a circa 2500 anni fa.La base dello stupa è dipinta di bianco e rappresenta i quattro elementi della natura:acqua,aria,terra e fuoco e riporta le parole del sacro Mantra:** om mani padme hum**( salute,ecc.)

Proseguiamo il nostro pellegrinaggio visitando PATAN detta: “” città della bellezza””e museo a cielo aperto con le pagode,palazzi,monasteri. Qui si respira un’aria di antico ,un passato che risale al 14° secolo e dove la maestria degli artisti ha raggiunto il massimo dello stupore: ogni porta,ogni giardino sono bellezze che ti si presentano davanti agli occhi.La Piazza del Palazzo Reale ti riporta ad un passato che non termina mai: il Tempio di Krishna l’elegante Tempio Mahabouddha,Tempio di Kumbeswar a 5 piani,Tempio di Jagannrayan sono quanto ci hanno lasciato da ammirare.

Ritorniamo a Kathmandu per cenare e poi riprendere domani il pellegrinaggio.

BHAKTAPUR “” la città dei devoti””a mezz’ora di autobus da Kathmandu, è un villaggio medioevale con un fascino tutto particolare. Lo si visita a piedi o in bicicletta, ci sono pochissime macchine. Attraversiamo a piedi tutta la città lungo la strada principale dove si affaccia il Tempio di Nyatapole. Vi si svolge il mercato della frutta e verdura.Si visita la piazza dei vasai i quali modellano i vasi e li fanno asciugare al sole nella piazza.

Ci addentriamo in piccole viuzze e vicoli per curiosare dentro i negozi di oreficeria e ebanisteria ed acquistare i loro lavori. In Durban Square ci siamo gustati : lo yogurt con la frutta, una leccornia del luogo.A Kathmandu abbiamo alloggiato all’Hotel Cosy in New Road,pulito e molto accogliente.

Il viaggio sta per finire , che cosa portiamo a Verona, a parte piccoli regali di artigianato?

Ci portiamo uno zaino pieno :

  • le cime : le cime dell’Himalaja:Anapurna,Everest,Lotshe;
  • i templi induisti e buddisti
  • le piazze,le vie strette
  • i sadhu
  • le donne in rosso,in verde, in giallo
  • i bambini festanti
  • gli stupa
  • gli sherpa
  • la dea bambina vivente
  • gli odori, i profumi
  • il Bagmati

Ciao Nepal e tutta la tua gente.

Partiamo per Dheli.

* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *

Bibliografia: I monasteri del Khumbu-Il Nepal -M.Fantin

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Il futuro nasce da incontri con i popoli del mondo

 

Viaggiare senza confini…Vivere senza confini

Chi viaggia ha molto da raccontare**(detto popolare)
Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini** (anonimo)

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (M.Proust)

Quanti colpi dovrà sparare un cannone prima di tacere per sempre?
Quanti anni potrà resistere un popolo prima di essere un popolo libero?
Quante volte un uomo dovrà voltare la testa per far finta di non vedere?
La risposta, amico mio, è sospesa nel vento
(Bob Dylan)

*** Messaggio della fratellanza fra i popoli***

La terra è un solo Paese

Siamo onde dello stesso Mare

Foglie dello stesso Albero

Fiori dello stesso Giardino

(anonimo-Lapide di Villa Sigurtà)

 

Quando si viaggia ciò che conta è il piacere di andare,non la meta finale.

Quando si arriva diventa piacevole il ricordo  del luogo lasciato alle spalle.

Quando si torna diventa piacevole interrogarsi su quale sia il luogo migliore in cui vivere, senza potersi mai dare una risposta.( F.Morace)

 

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.” TIZIANO TERZANI da
“Un indovino mi disse”

Allora ……Vagabondiamo insieme!

Una marcia di mille miglia inizia con un singolo passo.

Con affetto

Carla e Ben

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