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Archive for the ‘Kabul’ Category

 

 

Arriviamo a Kabul provenienti da Teheran. Siamo molto euforici in quanto è considerata una meta che pochi italiani hanno visitato.

E’ un carosello del mondo antico, lasciandosi dietro un mosaico di gruppi etnici e linguistici.Già si parla di questo paese tra il 1200 A.C. Alessandro Magno invase la regione nel 330 A.C.
Nel 652 il Califfato arabo si annette una parte del paese e la popolazione si converte all’Islam.
Nel 1219 la regione viene invasa da Gengis Khan. Nel 1746 il Regno Unito si impossessa della regione cedendo ai vari reggenti l’amministrazione del paese.

Governanti deposti,assassinati,rovesciati l’AFGHANISTAN ha avuto un periodo molto travagliato fino ad una certa stabilità tra il 1933 e il 1973 sotto il Re Zahir Shah. Nel luglio del 1973 anche il Re che si trovava in Italia per delle cure fu destituito da Daoud , suo cognato, e venne proclamata la Repubblica.

Lo stesso Daoud e la sua famiglia vennero assassinati nel 1978 ed il Partito Democratico Popolare di ispirazione comunista prese il potere il 27 aprile del 1978.

Noi siamo arrivati in Agosto del 1978 e già si respirava una certa aria di qualcosa che sembrava una quasi laicità di questo paese: le donne non portavano veli o burka, giravano per strada e fumavano,erano truccate e le ragazze vestivano con la minigonna.
Si sentiva che qualcosa doveva succedere, c’erano funzionari russi ed anche dei militari.
La Russia
si stava preparando all’ invasione dell’Afghanistan . Il governo era filo-sovietico.

La produzione dell’oppio è una delle principali fonti di ricchezza del paese , ma solo una frazione minima del giro di affari resta ai contadini, mentre il resto va ad arricchire i signori della droga e quelli della guerra.

KABUL

Un poeta indiano Haidar, scrisse : CENARE E BERE A KABUL : E’ MONTAGNA,DESERTO,CITTA’,FIUME E TUTTO IL RESTO. Si questo è Kabul con i suoi 2.500.000 abitanti ,un miscuglio di razze,di lingue. E’ un centro economico e culturale collocato lungo il fiume Kabul.

La parte vecchia di Kabul è un bazar continuo lungo le sue vie strette ed è animata da questi commercianti annidiati in piccoli ed angusti luoghi dove vendono di tutto. Kabul è un luogo dove trovi tutto sulla strada o sulla piazza, comunque tutto all’esterno.

Kabul è :

  • il macellaio con la carne appesa
  • il calzolaio che aggiusta le scarpe
  • il netturbino
  • il notaio che ti scrive o ti legge la corrispondenza
  • il venditore di pomodori


  • il gommista
  • il barista che di vende il tèbarista
  • il tessitore di tappetti
  • l’uomo che dorme
  • l’uomo con il turbante
  • donne dai vestiti colorati
  • suoni,colori e odori

Visitiamo l’Università , la tomba di Bamur, il Mausoleo di Nadir Shah, la Moschea Shah Do Shamshera,la Galleria Nazionale Afgana ed il Museo.

Non possiamo dimenticare l’incontro che abbiamo avuto con Khadim , figlio dell’ex Ambasciatore a Parigi, il quale ci ha ospitati a cena nella sua splendida dimora nella zona residenziale di Kabul.

Ci ha fatto conoscere la sua famiglia e visitare la sua casa.Dopo cena siamo dovuti rientrare in fretta al nostro accampamento ,erano le 10 di sera e iniziava il coprifuoco.

Qui la gente ha molto bisogno di comunicare, in particolare con noi stranieri, in quanto vogliono conoscere altri mondi che non siano quelli di odi o guerre.Le ragazze erano orgogliose di farci vedere come si stavano occidentalizzandosi vestendosi come noi,truccandosi e usando profumi.

Una vecchia canzone diceva:

“” Questo è il nostro bel Paese.

Questo è il nostro amato paese.””

Partiamo per BAMHIAN.

Il viaggio è previsto abbastanza lungo ,si parte al mattino presto e si attraversano deserti,si intravedono cime ancora innevate, attendamenti di nomadi, villaggi con case fatte di mattoni rossi, con tetti di paglia e campi di grano.

Città RossaSi entra nella valle ,ci apparre una cinta rossa di mattoni è la CITTA’ ROSSA nella lingua locale “” Shahr e Zohak””.

Era stata costruita circa un secolo fa per poter difendere la valle dalle invasioni.

La valle di Bamhiam è spettacolare,stupefacente, cercherò di descriverla come meglio posso.

I campi coltivati a grano,erba medica,patate,orzo e poi da risaie su terrazzamenti.

I filari di pioppi delimitavano i campi e i canali di irrigazione, mentre intravedevi delle figure femminili che facevano il bucato lungo i ruscelli o piccoli laghetti che si formavano lungo la pianura.

Gli uomini con gli attrezzi molto rudimentali lavoravano i campi e facevano battere il grano dalle vacche in cerchio.

Dalla valle oltre le colline si intravedeva l’Hindu Kush innevato.

Oltre alla natura, il silenzio, la pace di questo luogo, c’era il patrimonio culturale da vedere e sentire. Non c’e’ guida o libri che possano descrivere la CITTA’ ROSSA.

Tenterò attraverso le immagini e le mie sensazioni a farvi percepire lungo l’itinerario quanto è interessante questo sito.

Da qui passava la via della seta che dalla Cina andava al Mediterraneo e quindi è arrivato il Buddismo.

Le statue di Buddha ne sono la testimonianza.Due sono le statue scolpite in una parete di roccia che sovrasta Bamhian,alta un centinaio di metri e lunga quattrocento.

Le statue sono alte 75 e 53 metri e si può salire sulla testa attraverso i cunicoli che i monaci hanno ricavato nella montagna.Dai cunicoli e dalle statue si può ammirare tutta la valle e tutto quello che ho descritto sopra.Al grande Buddha è stato tagliato il volto affinché non potesse vedere le distruzioni e gli scempi dei nuovi conquistatori.

Lo scempio ultimo è stato fatto dai Talebani ,bombardando le statue e tutta la parete.

Ho trovato degli affreschi ad olio sia sulle pareti e sui soffitti. risalenti tra il V° e il X secolo dopo Cristo. Quasi tutti i dipinti mostrano alla loro base un composto che contiene piombo, sopra il quale veniva steso un pigmento naturale mischiato con oli di noce o di semi di papapero. L’olio aveva il compito principale di di fissare alla parete il colore e di offrire a questo la giusta viscosità per poter essere esteso nel migliore dei modi. ( Da Repubblica di Luigi Bignami). Le statue originariamente erano coperte da stratti d’oro per poterle vedere da lontano.

Ci siamo accampati in valle sotto le statue ed il mattino seguente aprendo la tenda il sole illuminava la Città Rossa.

Una meraviglia !

Ma le meraviglie non finiscono mai in quanto la prossima meta sono i magnifici laghi di BAND E AMIR .

Trattasi di cinque laghi a forme diverse e posti a scalare e di un colore blu-cobalto.

Sull’origine di questi laghi esiste una leggenda che Ali,genero di Maometto, sali sulla montagna e fece rotolare enormi massi creando la diga di Band e Haibat (diga del timore) poi estrasse la spada e tagliò la montagna che la fece rotolare a valle formando cosi’ la diga di Zulfiqar e poi la diga di Kambar,la diga degli Schiavi, la diga del Formaggio e infine la diga della Menta.Le dighe sono tutte naturali e l’acqua molto ricca di minerali scende da un lago all’altro, sembrano dei vasi comunicanti.


Ci è stato detto che le acque di questi laghi sono miracolose in particolare per la fertilità delle donne le quali si bagnano alla loro maniera.

Durante l’inverno i laghi sono ghiacciati e quindi conservano un ecosistema naturale e molto delicato.

Le foto spiegheranno molto di più di quanto ho potuto descrivere.

Spero che questo patrimonio naturale non possa andare perduto per l’ignavia dell’uomo.


  • Addio statue di Buddha
  • Addio ragazza lungo il fiume
  • Addio piccoli amici
  • Addio laghi di Band e Amir

 

Il viaggio continua e dobbiamo arrivare a MAZAR E SHARIF. Si ritorna a Kabul per prendere la strada principale per arrivare a Mazar attraverso paesaggi dove incontriamo i nomadi con i loro attendamenti e il loro bestiame al seguito.

E’ un ambiente surreale,fatto di pascoli, di case costruite con il fango e la paglia, bambini dai visi aperti e sorridenti, Il tragitto è lungo , circa 350 km.,raggiungiamo il Passo di Salang (3.363 mt s.m.)attraverso il traforo, ma una volta fuori veniamo fermati da una pattuglia di soldati russi, ci scrutano e ci chiedono i passaporti. Non potevamo immaginare di essere fermati dai sovietici, ma eravamo a 60 km. dal confine con l’Uzbekistan , era l’inizio dell’invasione.Siamo vicini a Samarcanda.

Dopo il controllo ripartiamo, la strada migliora,il paesaggio cambia ad ogni tornante, incontriamo ancora gruppi di nomadi con le loro tende

tonde o iurte e i caravanserragli stracolmi di animali:cammelli, pecore,muli.

Abbiamo attraversato un canyon molto bello e poi Mazar E Sharif.

Si sente una musica , Ali ci informa che c’è festa e per noi è un piacere sentire questa musica locale.

Cosa vogliamo di più , forse ci stanno aspettando per darci il benvenuto, infatti molti bambini e adulti si riuniscono intorno alle nostre jeep. Ancora una volta abbiamo trovato un popolo accogliente, di etnia Uzbeks.

Ci accampiamo in un giardino al centro della città, i ragazzi ci attorniano incuriositi e poi ci lasciano a dormire.Siamo pieni di tranquillità, siamo contenti di essere giunti in questa città dove gli spazi sono colorati da incantevoli cime e a sud da steppe infinite.

MAZAR-E-SHARIF

Mazar è situata in una delle regioni più fertili dell’Afganistan anche perché è attraversata dal fiume Balkh.

Si coltiva cotone,frutta , grano e molti cereali.

Ci sono mulini per la macinazione del grano, e fabbriche per tessere il cotone e la seta.

Il vero gioiello di questa città e’ la Moschea azzurra dove è sepolto Alì,cognato di Maometto,che ci appare davanti, ricoperta d’oro.

I fedeli entrano per pregare, una donna ricoperta dal suo burka è incuriosita nel vedere dei turisti,mi avvicino e con un po’ di inglese e gesti le chiedo se può alzare il burka per farsi vedere, rimane un po’ sorpresa dalla mia richiesta,si guarda intorno, non c’è nessuno, alza il burka e mi fa vedere il suo viso, chiedo se la potevo fotografare,era felice, e ho potuto farle una fotografia,in quel momento ,penso, si è sentita per un istante libera di scegliere qualcosa della sua vita.Si chiama Hamida.


La città è un mercato variopinto,un miscuglio di botteghe dei vari mestieri, puoi trovare di tutto, nessuno ti costringe ad acquistare , è un mercato libero,non esiste la concorrenza.

Ripartiamo per Kabul,per la strada di ritorno ritroviamo la stessa gente,le carovane,i villaggi.

L’atmosfera è sempre tranquilla, ogni tanto ci si ferma in una fattispecie di bar ( chaikana) per bere un tè.Ci fermiamo in un villaggio,credo Pagman,per dormire.

Da vedere il castello Mirab.

Alcuni ragazzi ci invitano ad una festa, solo per uomini,c’era un buio nero, Roberto ed io scivoliamo dentro ad una cloaca a cielo aperto, non vi dico come siamo usciti.

L’avventura è finita molto bene, ancora oggi dopo 30 anni ricordo i volti della gente,i paesaggi,i monumenti, i suoni, gli odori, purtroppo è ritornata la guerra ,la quale ha distrutto tutto,ha ucciso i bambini , le donne,i vecchi.

  • Addio Hamida
  • Addio nomadi
  • Addio bambini che fate volare gli aquiloni
  • Addio donne e uomini dell’Afghanistan

“”” IL SANGUE E’ IL RICCO MANTO DEL DIO DELLE ARMI””” (C.Marlowe)

“”” LA GUERRA E’ IL PRODOTTO DI UNA CORRUZIONE PRECEDENTE E, AL TEMPO STESSO, PRODUCE NUOVA CORRUZIONE”””( L. Mumford)

Il viaggio è stato effettuato dal 23 agosto al 31 agosto del 1978.

Le immagine sono state ricavate da foto e diapositive scattate nel 1978.

Sono passati 30 anni dal nostro viaggio in Afghanistan,quante guerre sono passate e ancora oggi questo popolo soffre per la malvagità dei potenti della guerra. Non so come finirà questo martirio, spero solo che i volontari possano aiutare questa gente: Emergency-Croce Rossa-Actionad

Si conquista la gente con gli ospedali, le scuole, la costruzione di case,l’assetto della giustizia.

* armi contro armi non porteranno la pace in Afghanistan*

Vi consigliamo di leggere:

  • Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini- Ed.Piemme
  • Mille splendidi soli di Khaled Hosseini-Ed.Piemme
  • Il libraio di Kabul di Asne Seierstat – Ed.Sonzogno

Vi consigliamo di andare a vedere il film * Il cacciatore di aquiloni *
* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *

Bibliografia: Wikipedia-Afganistan di G:Bosio-

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Il futuro nasce da incontri con i popoli del mondo

 

Viaggiare senza confini…Vivere senza confini

Chi viaggia ha molto da raccontare**(detto popolare)
Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini** (anonimo)

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (M.Proust)

Quanti colpi dovrà sparare un cannone prima di tacere per sempre?
Quanti anni potrà resistere un popolo prima di essere un popolo libero?
Quante volte un uomo dovrà voltare la testa per far finta di non vedere?
La risposta, amico mio, è sospesa nel vento
(Bob Dylan)

*** Messaggio della fratellanza fra i popoli***

La terra è un solo Paese

Siamo onde dello stesso Mare

Foglie dello stesso Albero

Fiori dello stesso Giardino

(anonimo-Lapide di Villa Sigurtà)

 

Quando si viaggia ciò che conta è il piacere di andare,non la meta finale.

Quando si arriva diventa piacevole il ricordo  del luogo lasciato alle spalle.

Quando si torna diventa piacevole interrogarsi su quale sia il luogo migliore in cui vivere, senza potersi mai dare una risposta.( F.Morace)

 

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.” TIZIANO TERZANI da
“Un indovino mi disse”

Allora ……Vagabondiamo insieme!

Una marcia di mille miglia inizia con un singolo passo.

Con affetto

Carla e Ben

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