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Archive for the ‘Kashmir’ Category

E’ il nostro primo viaggio.

Le frontiere sono state aperte nel 1975 per motivi militari tra India e Pakistan e siamo fra i primi a visitare questa zona.

E’ il 16 Agosto del 1978.

Tenda , sacco a pelo, fornello e quant’altro per l’avventura. Siamo con un gruppo di amici e ci siamo aggregati ad Avventure nel Mondo.

Partiamo da Roma per Srinagar via Theheran, New Dheli.

La specificità di Srinagar è il lago Dal. All’alba quando la nebbiolina fa da cornice e scivola sull’acqua azzurra,alimentata dai torrenti che scendono dai ghiacciai ,illago diventa un mondo dove galleggiano numerose shikare con i venditori di melanzane, cetrioli, zucchine, scialli di lana pashmina e manufatti di cartapesta.

Srinagar è un Paradiso: fiori di lotto, ciliegi,zafferano, il cedro dell’Himalaja,i mandorli,il tappetto di ninfee.

Per farci un’idea di Srinagar e del Lago Dal saliamo sul Monte Shankaracharya da dove puoi ammirare la conformazione del lago e della valle.

La gente vive sui laghi su case galleggianti.Sono costruite in legno di cedro, attualmente sono anche adibite ad hotel per turisti.

Per tre giori abbiamo soggiornato sulla FAIR HEVEN, una dimora vittoriana con camera, salotto, servizi ed il cuoco che ti prepara la colazione,il pranzo ,il tè profumatissimo davanti ad un tramonto dai colori indefiniti e la cena al lume di candela.

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Dalla poppa puoi meravigliarti del passaggio dall’alba al tramonto. La tenda ed il fornello è nello zaino per questa volta.

che dire poi salire sulla SHIKARA , scivolare sull’acqua e girare per i canali, contrattare con i venditori che ti offrono tutto quello che hanno.

Si naviga tra giardini galleggianti di ninfee e senti il profumo delle spezie.

Ti accosti alle barche e vivi la vita quotidiana della gente mentre prepara da mangiare, lava i panni o si spidocchiano.

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Visitiamo la Moschea di Shah Hamdam la cui costruzione risale al 1395, realizzata in legno e senza l’uso di chiodi, ma unita ad incastro.

Poco distante la Moschea Jama Masjid, una imponente struttura di legno con cupole dai tetti spioventi. Non lontano una sorpresa : la tomba di Gesù che dopo la crocifissione venne in India con Maria e Tommaso, sposò una ragazza kashmira e visse in questa affascinante località. E’ una legenda.

Dietro la montagna sta tramontando il sole e dalla poppa della Fair Heven ci gustiamo questa pace mentre la barca balla sulle onde del lago, buona notte, domani partiamo per Leh.

La strada per arrivare a Leh è lunga 432 km., risale la valle del Sind, scende nelle valli del Dras e del Vuaccà, affluenti del fiume Indo.

Noleggiamo una Jeep per cinque persone.

La strada attraversa lo Zoji-La(Passo delle Betulle) mt.3350 -Namika-La mt.3719 ed il Fotu-La mt.4094 da dove la spettacolare apparizione del monastero di Lamajuru likiravverte che si sta entrando nel mondo buddista o lamajsta.

Il percorso è quanto mai suggestivo, con lunghe serie di tornanti a zig-zagimg131.jpg e spettacolari discese con voragini affascinanti.

Dalle valli laterali scendono i ripidi torrenti che formano in valle terrazzi alluvionali dove sorgono i villaggi,vere oasi di montagna.

Abbiamo percorso km.238 ,ci fermiamo a Kargil circondata da montagne innevate.La notte passa senza problemi, si sente solo il rumore del silenzio.

Si riprende il viaggio, gli scenari sono meravigliosi , la strada risale la valle del torrente Wakkha,raggiungiamo Mulbekh con la gigantesca statua del Buddha scolpita nella roccia .Lungo il percorso si intrave il Ghiacciaio Zanskar.img129.jpg

Intravediamo Lamayuru dopo essere transitati dal passo Fotu-la alt.m.4094-Si scorgono le bandierine colorate delle preghiere,siamo nel regno del Buddismo, i bianchi edifici del monastero sorgono su una altura in modo che i pellegrini lo possano scorgere come un faro, in valle scorre tumultuoso il fiume Indo.

Incontriamo donne vestite con i loro costumi,img138.jpg ornati di turchesi e coralli con sembianze di persone anziane,mentre poi ci accorgiamo che sono giovani perchè al seno stanno allattando i bambini.L’ambiente,la temperatura,il modo di vita rendono la loro pelle grignosa, ma hanno un comportamento signorile ed accettano la conversazione ,anche se fatta da gesti.

Ci appostiamo presso un chorten per ripararsi dal vento che soffia forte e per prepararci una minestra calda, ma una folata ci rovescia il fornellino. I Ladaki sono gli abitanti di Lamayuru ed il monastero è datato 1143 e vi abitano una cinquantina di monaci.

Abbiamo avuto la fortuna di assistere alle loro cerimonie religiose imperniate da canti e preghiere. Visitiamo il convento accompagnati da un monaco che ci fa vedere il Gombo Gonkang e il Singe Kang tempio del leone dedicato al Budda .

Per la notte ci accampiamo a Alchi.Un’oasi felice .Mercatini vivaci dove possiamo acquistare i loro prodotti artigianali con pochi dollari. Visitiamo il Monastero con affreschi,statue,tangka e arriviamo fino al Duyalin Gompa, chiediamo la chiave per entrare all’interno. Al mattino si riparte per Leh,la strada è sempre stretta, ma il paesaggio è stupendo.

Siamo nelle vicinanze di Leh ,capitale del Ladakh ,chiamato anche PICCOLO TIBET per il legame storico religioso con i Lama. Leh sorge a 3522 metri, cittadina di circa 20.000 abitanti .Nella piazzetta si trova il mercato della frutta e verdura,le donne vestite con costumi meravigliosi,sembrano di un altro mondo con il loro copricapo curioso costituito da due sventole laterali nere foderate con pelo d’agnello eimg161.jpg sormontate al centro da una losanga di stoffa colorata,che scende lungo la schiena e ricoperta da pietre turchesi

Le case ladake sono elevate con muri di pietra e con aperture di legno. Lungo il torrente gli orti chiusi da muretti a secco ed i rigagnoli d’acqua che arrivano dal ghiacciaio. Coltivano il grano ,le patate ,gli ortaggi e ogni tanto si trovano dei chorten con le bandierine colorate delle preghiere, gli stuba.

Si respira una grande spiritualità,tutto e’ ispirato alla religione , tutto diventa sacro, anche quando incontri i ragazzini che giocano,le donne che vendono collane di turchese , i monaci che salgono al monastero.Il ruscello è sacro, gli animali sono sacri,l’aria e’ sacra,il turista e’ sacro , le pietre di turchese sono sacre,gli uomini e le donne con la pelle ruvida sono sacri.

Il monastero è per antonomasia il luogo più sacro ,dove i monaci pregano e cantano le loro lodi e noi abbiamo il piacere di assistere al mattino presto alle loro funzioni , coinvolgenti in quanto ti offrono la bevanda che consiste di un miscuglio di thè e burro acido durante la funzione religiosa.

I monaci dal balcone ti chiedono le medicine per gli occhi e ogni tanto senti il suono dei tromboni che si spegne nella valle.


  • Il Ladakh è il Palazzo di Leh


  • Il Ladakh è il monastero di Lamajuru

  • Il Ladakh e’ lo Yak, lo stambecco hymalayano,l’antilope tibetana,il leopardo delle nevi.

  • Il Ladakh solo le vette delle montagne, i ghiacciai,i fiumi.

  • Il Ladakh è la popolazione ladaka:la donna,l’uomo,il bambino,il monaco.

  • Il Ladakh è il paese buddhista e lo si può rilevare dall’esistenza di numerosi chorten e di muri mani particolarmente imponenti e sormontati da ciottoli che portano incise le invocazioni rituali: Om Mani Padme Hum!

  • Il Ladakh e’ la gioia , la semplicità della vita e la spiritualità che entra nella tua anima.

  • Il Ladakh e’ TIKSE dove arrivi al mattino prestissimo per assistere alle cerimonie religiose e quindi salire in terrazza per vedere il sorgere del sole dietro le montagne innevate, mentre i monaci suonano i corni per richiamare la gente alla preghiera mattutina.

  • Il Ladakh è tutto questo ed è racchiuso dentro la magia dei paesaggi che mutano in ogni momento della giornata, nel suono dell’aria e nel ritmo dei corsi d’acqua.

* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *

(Bibliografia:Dainelli G.Il mio viaggio nel Tibet Occidentale=Fantin M.Ladakh)

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Vietnam - Bandiera
Vietnam - Stemma

 

Si parte per il Vietnam! Era da farsi nel 2005 , ma a causa della aviaria,( malattia dei polli), il viaggio è stato rimandato a tempi migliori.

Ai soliti quattro si sono aggregati Giorgio e Cinzia.

Partiamo da Verona via Francoforte su Hong Kong e Hanoi con la Katay Pacific

Viaggio abbastanza lungo, ma era previsto.

Dopo la sistemazione in Hotel iniziamo nel pomeriggio la visita di Hanoi ,la Capitale storica.

Fino al 1954 in Occidente poco si sapeva del Vietnam, ma con la sconfitta dei francesi e della Legione straniera a Dien Bien Phu da parte del Generale Giap, si incomincia ad avere informazione su questo Paese, allora presieduto da Ho Chi Minh lo stesso che vent’anni dopo sconfisse gli americani a seguito di una cruente guerra.

Il viaggio è alla scoperta di un paese antico e moderno con una grande voglia di dimenticare un recente passato per iniziare un cammino con una prospettiva di una nuova democrazia e libertà di pensiero.

Si stanno incamminando verso un socialismo reale, il commercio e la ricchezza non è più una colpa, il dollaro è diventato la moneta di scambio, ma la guerra ha lasciato i segni, le bombe, il napalm hanno distrutto gran parte del Vietnam, la vegetazione, la deforestazione , i monumenti ,ma soprattutto le deformazioni dei bambini nati dopo la fine della guerra. Ancora oggi se ne vedono le conseguenze.

Era necessario fare questa guerra? credo proprio di no! Ma gli Stati Uniti, per il concetto di difendere i popoli, creano situazioni ancora peggiori. Purtroppo, non impareranno mai la lezione.

Per fortuna c’è una gioventù molto vivace e moderna che vuole vivere una vita nuova pur mantenendo le antiche tradizioni: non si accontentano più della bicicletta, ora viaggiano in moto e anche in auto.

Religione, cultura, natura fatta di: montagne,campagne, fiumi,foreste, mare, isole ci accompagneranno lungo quella striscia lunga 1650 km. che si chiama Vietnam. Il paese è a forma di S che si amplia a nord e a sud è stretta al centro e in un punto ha una lunghezza di appena 50 km.

I vietnamiti paragonano il loro paese ad una pertica di bambù che sostiene un cesto di riso alle due estremità.

Speriamo, durante il nostro viaggio dal Nord al Sud, di poter incontrare un popolo, un paesaggio, una cultura .

La storia del Vietnam è quella di un paese sempre in conflitto con i paesi vicini , in particolare con la Cina, ma ha sempre mantenuto la sua identità.

Si inizia dal 2000 a.c. con il Regno di Funan, l’arrivo dei cinesi nel 1° secolo d.c.,le grandi dinastie vietnamite fino al 1524, il dominio francese dal 1859 al 1954 ,la guerra franco-vietnamita 1946-1954, la divisione del Vietnam in due , Nord e Sud a seguito degli accordi del trattato di Ginevra.

Il nord governato dai comunisti, mentre il Sud era appoggiato dai governi occidentali, in particolare dagli Stati Uniti.

Ho Chi Minh, leader indiscusso del Vietnam comunista già nel 1959 aveva iniziato ad infiltrarsi nel Sud con i Vietcong, partigiani e guerriglieri nel Sud.

Gli Stati Uniti non volevamo che il Sud Asiatico venisse sotto l’egida della Cina e della Russia e nel 1964 il Presidente Johnson decise un intervento militare in aiuto del regime di Saigon.

L’8 Giugno 1965 l’esercito americano ha sbarcato le sue truppe a Danang.

Iniziava una sanguinosa guerra sporca che durò fino al 30 Aprile del 1975, lasciando migliaia di morti da una parte e dall’altra.

Simbolo di questa tragedia è la bambina Kim Phuc trovata dal fotografo Nick Ut che ha immortalato il suo corpicino ustionato dal napalm e che ha impressionato il mondo intero.

La bambina è stata curata presso l’ospedale americano di Saigon e pazientemente è guarita. La sua storia è stata ostaggio della propaganda del governo di Hanoi, ma nel 2002 a 35 anni è riuscita a fuggire in Canada ed ora è ambasciatrice di pace dell’ Unesco. ( La storia di Kim Phuc e la guerra in Vietnam di Denise Chong)

I boat-people sono i 2.600.000 che sono fuggiti dal Vietnam a causa del governo, purtroppo, oppressivo. Oltre alla tragedia della guerra si è aggiunta l’odissea dei viaggi della speranza, lasciando però in mare migliaia di fuggitivi.Il popolo vietnamita è molto cordiale ed ospitale con i visitatori stranieri malgrado l’oscurantismo della guerra.

Religione:E’ importante notare che in Vietnam convivono serenamente e senza problemi molte credenze religiose, quali: cattolicesimo, protestantesimo, islamismo, induismo, taotismo.

Lingua:Il vietnamita è una delle poche lingue asiatiche che usa l’alfabeto latino.

Il clima:Nel nord del paese ci sono le quattro stagioni tradizionali, nel sud si riconoscono solo due stagioni: quella secca e la stagione delle piogge. Il periodo più caldo e umido si ha tra maggio e settembre, stagione dei monsoni.

Il nostro viaggio inizia ad Hanoi passeggiando lungo le strade per

trovare dei piccoli mercati improvvisati dove si commercia dal pesce alla verdura ed arrivare al grande mercato delle 36 strade,cuore antico di Hanoi. Ogni strada porta il nome del prodotto mentre i colori, gli odori, i profumi, voci e suoni ti aggrediscono in una animata confusione di gente tra verdure, frutta, spezie, riso, pesce, scarpe, vestiti, oggetti antichi e artigianali.

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Delle vecchie strutture rimane ben poco, le guerre hanno distrutto quasi tutto: la piccola Chuna Mot Cot o Pagoda a pilastro unico,costruita nel 1049 , la struttura è in legno e poggia su un’unica colonna di pietra e vuole ricordare un fiore di loto che emerge dalle acque e si schiude sul proprio gambo, simbolo della purezza emergente da un mare di tristezza.

Hanoi risente molto della colonizzazione francese, infatti è chiamata la Parigi d’ Oriente per i boulevard alberati e sterminati dove si trovano i palazzi delle ambasciate ,ville private e sedi di rappresentanze commerciali.

Hanoi è un po’ sonnacchiosa, sobria ma comunque molto vivibile e anche caotica per l’impressionante numero di moto e motorini che spesso formano degli ingorghi inestricabili, i semafori non esistono.

Al mattino la gente fa ginnastica nei parchi, ci si muove a piedi o in bicicletta per andare al Lago Ho Hoan Kiem, il cui nome significa il Lago della Spada Restituita ed è il luogo più amato dagli abitanti.

Bambini che giocano e mangiano il gelato, coppiette di fidanzatini che pudicamente si scambiano qualche bacio, persone che leggono un libro, mentre la brezza scivola sotto gli alberi per portare un po’ di frescura.

Al centro del Lago sorge la Pagoda della Tartaruga , dimora delle concubine di corte.

Su un piccolo isolotto che si raggiunge mediante un ponticello in legno, laccato di rosso, si trova il piccolo Tempio della Montagna di Giada è un luogo incantevole per trovare pace e tranquillità.

Sulle sponde del Lago dell’Ovest si trova il Tempio Quan Thanh e dedicato a Tran Vo ( 1010 ) culto Taoista , con una statua di bronzo alta 3,44 mt.e del peso di 4 ton. E venne fusa una monumentale campana in bronzo alt 1,60n mt.

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La statua rappresenta il genio seduto con la spada avvolta da un serpente e poggia su una tartaruga, simboli del potere.

Non lontano si visita il Mausoleo di Ho Chi Minh dove riposa dentro un sarcofago di vetro il corpo imbalsamato del Presidente morto nel 1969.

Il Mausoleo è stato inaugurato nel 1975,anno della riunificazione del Vietnam. Simile al mausoleo di Lenin a Mosca. E’ una imponente costruzione di marmo e granito e la sua mole domina la piazza dove si svolgono le parate militari. Il mausoleo visto da lontano e con le 20 colonne che sorreggono il tetto possa avere la forma di un fiore di loto.

La visita di Hanoi è durata 2 giorni pochi, ma comunque sufficienti per avere un’idea di questa capitale dai molti significati.

La baia del dragone.Lasciato il delta del Fiume Rosso ad Haiphong e le piantagioni di riso si entra in una delle regioni più famose che si affaccia sul Golfo del Tonchino da dove si ammira la molto suggestiva Baia di Halong.

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Non ci sono parole per descriverla , bisogna solo vederla, comunque la vista della baia lascia senza fiato, pareti a picco, fiordi, grotte con stallatiti e stalagmiti si specchiano in un mare smeraldo. Il graduale affondamento di un enorme altipiano ha creato 3000 isolotti che spuntano come pinnacoli dalle acque del mare.L’erosione ha poi plasmato fessure, grotte e fiumi sotterranei.

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La leggenda vuole che queste formazioni siano gli artigli, le scaglie e la coda di un mitico dragone inabissatosi nella baia: secondo la tradizione il drago dimora ancora nelle sue profondità.

Per visitare la baia si noleggia la giunca e per due giorni navighiamo in cerca degli artigli del drago.

La vegetazione è padrona di questi isolotti e al crepuscolo la scenografia diventa entusiasmante mentre le giunche scivolano silenziose fra i profili delle isole , il volo degli uccelli e la musica dolce che proviene dalle varie imbarcazioni con le vele di colore arancione e che si rispecchiano nelle acque appena increspate da una lieve brezza.

L’Unesco ha dichiarato la baia Patrimonio dell’Umanità e speriamo che il sito non venga inquinato.

Passiamo la notte in giunca ed il risveglio al mattino è stato fantastico: eravamo circondati da 10 isolotti e da altre imbarcazioni.

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Ritorniamo ad Hanoi per riprendere il nostro viaggio verso il Nord al confine con il Celeste Impero. Ad Hanoi si prende il Victoria Express Train e si viaggia tutta la notte per arrivare a Lao Cai sul Fiume Rosso , al confine cinese (Hekou), è la città più importante della regione (35.000 abitanti)ed il centro per la visita a Sapa e ai villaggi di Montagnard.

A Lao Chai , villaggio della minoranza H’mong,

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le donne vestono gonne lunghe e gli uomini pantaloni e giubbe color indaco, raggiungiamo poi, sempre a piedi ( 2 ore) fra le risaie il villaggio di Ta Van,

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abitato dagli Zay e quindi visita di Ban Ho, abitato dalla minoranza Tay, l’etnia più numerosa del Vietnam: indossano semplici abiti color indaco, sono abili coltivatori di riso,tabacco,frutta, erbe medicinali e spezie, adorano gli spiriti locali insieme a divinità taoiste,confuciane e buddiste, e dispongono inoltre di un proprio patrimonio letterario ed artistico.

Sapa una cittadina di 36.000 abitanti e la zona è spettacolare e popolata da numerose minoranze etniche.

Al centro del paese vi sono buoni negozi per acquistare oggetti di artigianato locale e caratteristico è il Love Market un mercato normale dove si incontrano le varie etnie: i Thai,i Hmong e i Dao, ma alla sera è il luogo di incontro dei giovani innamorati. Noi alloggiamo al Sapa Hotel, tutto in legno, con un’ottima cucina.

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La temperatura è fredda e umida, abbiamo dovuto acquistare delle giacche a vento imbottite.

Esploriamo i suggestivi villaggi del circondario: il colorato villaggio di Taphin popolato dai Dao Rossi che vivono in un ambiente lussureggiante di cascate e pendii terrazzati per la coltivazione del riso; le donne hanno grandi turbanti rossi, braccialetti e collane d’argento.

Non lontano vi è il villaggio Na Ken,abitato dai H’Mong che discendono dai Meo (Miao) e popolazione migrata da secoli dalla Cina. Sono sciamani e abili agricoltori, allevatori e tessitori.

Gli eleganti abiti femminili sono costituiti da corsetti, gonne e turbanti di canapa blu e sono impreziositi da importanti monili d’argento.

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La gente ci accoglie con interesse e senza problemi, è opportuno chiedere sempre per scattare le foto, i bambini ti accompagnano a visitare il loro villaggio facendoti entrare nelle loro case.

Domina tutta la zona il Fan Si Pan (3143 mt), la montagna più elevata del Paese.

E’ un paesaggio con uno scenario di montagne verdissime che circondano i terrazzamenti scavati nelle pendici; salire e scendere attraverso i sentieri,attraversare i villaggi, incontrare la gente, entrare nelle loro case per assaporare il loro semplice cibo.

Mi è difficile esprimere quello che si sente dentro, certo bisogna immedesimarsi nel loro ambiente naturale , semplice e molto lontano dal nostro modo di vivere.

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Un ultimo incontro con la gente lo abbiamo in un mercato vicino a Sapa : si incontrano tutte le minoranze etniche che giungono qui abbigliati nei tipici costumi colorati per barattare le loro merci.

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Huè è pure affascinante per le ville attorniate da splendidi giardini in stile coloniale francese e per le fascinose donne che si incontrano per strada oppure disinvolte che vanno in motorino.

La città è attraversata dal Fiume dei Profumi, il fiume amato dai poeti : “” il fiume che scende a Huè disegna i suoi meandri, monti blu, acque azzure, qual magnifico quadro, ti amo, e vorrei seguirti…”” così scriveva To Huu. Lo navigheremo per raggiungere la Pagoda Thien Mu o Pagoda della dama celeste, del 1601, costruzione di sette piani e rappresentale diverse reincarnazione del Buddha.

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Nel giardino del monastero è visibile una autovettura Austin con la quale il monaco Thich Quang andò a Saigon nel 1963 e si diede fuoco in segno di protesta contro l’invasione americana e del regime sudvietnamita ,filoamericano. La notizia fece il giro del mondo e altri monaci seguirono l’esempio di Thich Quang.

E’ entusiasmante visitare la cittadella in cyclo, è un lungo corteo tra i negozi, la gente e i monumenti.

La giornata sta per tramontare e un buon ristorante lungo il fiume ci ospiterà per una cena con specialità vietnamite.

Il mattino seguente visitiamo: il Mausoleo dell’Imperatore Tu Duc, il poeta, eretto nel 1865 e situato su una collina tra laghetti e boschetti con padiglioni in legno: l’imperatore ha avuto 102 mogli, più le concubine, ma nessun figlio in quanto era sterile a causa del vaiolo, si dice e recitava le sue poesie lungo i vialetti e circondato dalle concubine.

Il Mausoleo di Khai Dinh è grandioso, fu costruito intorno al 1930, in stile europeo.

Una lunga scalinata ci porta alla tomba dell’imperatore attraversando il cortile dedicato alla Guardia d’Onore,formata da statue di elefanti,mandarini,militari e cavalli, e al centro il Padiglione della Stele e quindi all’edificio principale con soffitti e pareti raffiguranti le quattro stagioni. La statua di bronzo dell’imperatore sovrasta la tomba.

Ci trasferiamo in pulmino a Hoi An, la bella addormentata, un vero gioiello per la sua struttura urbanistica con pianta a scacchiera dove si trovano le antiche dimore al cui interno si possono ammirare mobili decorati con madreperla, oggetti in avorio.

Queste dimore sono state , per fortuna, sfiorate dai bombardamenti.

Vicino si trova il Ponte Giapponese, un piccolo ponte in legno che risale al 1593 a forma arquata.

Qui si respira una vera atmosfera orientale, e seppur piccola, è una città cosmopolita.

Purtroppo il tempo è avaro e dobbiamo lasciare a malincuore Hoi An per Danang per visitare il sito archeologico di My Son, il più celebre del Paese del Regno Champa dal II al XV secolo e si trova in una vallata verdeggiante.

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Oggi rimane molto poco dei templi e delle torri realizzati in mattoni cotti e saldati fra loro da una resina di un albero che cresce nella zona.

Si parte per Saigon in aereo ,oggi Ho Chi Minh, ma è sempre Saigon, la moderna metropoli asiatica, mentre forse speravi di trovarvi la vecchia città coloniale, non più.

Tutto è moderno, grattaceli, hotel, edifici commerciali; i viali sono intasati da migliaia di gente in motorino che freneticamente al mattino vanno al lavoro ed alla sera ritornano a casa.

 

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E’ una metropoli corrotta e trasgressiva al contrario di Hanoi. Qui lo slogan è song voi – vivere in fretta – per recuperare tutto il tempo perduto a causa delle guerre.

La maggiorana della gente è nata dopo il 1975 , per loro il passato conta poco, non c’è odio verso il nemico, anzi il modello americano è tangibile e il contatto con gli ex boat people d’ America è molto sentito.

Oggi c’è l’invasione del commercio per accaparrarsi i consumatori: Giappone, Corea del Sud, Germania, Francia, Stati Uniti sono i primi invasori commerciali.

Molta merce è contraffatta : Rolex, Gucci, L.Vitton, e molti altri marchi.

Si visita il mercato di Cholon, la Chinatown vietnamita,centro di aggregazione dei mercanti cinesi, un labirinto impenetrabile

Il programma ci porta a vedere la Pagoda di Thien Hau famosa per la sua atmosfera mistica e per gli incensi che bruciano ininterrottamente per tutta la giornata. E’ dedicata alla Madre Celeste, protettrice dei marinai, dei pescatori e dei mercanti che viaggiano per mare, decorata da una folla di statue ed intricati bassorilievi tipici dell’arte cinese.

Visita del Museo dei Residuati Bellici o dei crimini di guerra.

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Vi si trova l’atrocità delle guerre. Foto,ritagli di giornali, cimeli, feti con malformazioni dovute all’uso dei defoglianti. Nel cortile sono allineati carri armati, aerei e mezzi di artiglieria e fanteria. Le foto sono agghiaccianti, come il Vietcong gettato da un elicottero USA e del massacro di MY Lai.

Deve essere un monito contro tutte le guerre, purtroppo non è servito a niente, le guerre continuano a mietere vittime e distruzioni e gli attori sono sempre gli stessi.

Attraversando il Parco Cong Vien Van Hoa si visita la Cattedrale di Notre Dame , che ostenta uno stile neoromanico con due campanili quadrati. Siamo nella City, splendore di Saigon : la Posta Centrale, progettata da G.Eiffel nel 1881 con un immenso salone con il soffitto in vetro e ferro.

Nelle vicinanze eleganti boutique, l’ Hotel Majestic, l’ Hotel Rex che veniva utilizzato come luogo di pernottamento dell’esercito americano e dalla veranda del quinto piano si può ammirare la vista di Saigon, il Teatro Municipale, assomiglia al Petit Palais di Parigi.

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Ti sembra di essere a Parigi: l’ Hotel de Ville, un tempo sede del Municipio, ora del Comitato del Popolo. Costruito in stile liberty francese nel 1908.

Un mattino si parte per Cu Chi per visitare le gallerie sotterranee dove un esercito di formiche di Vietcong hanno fatto scacco matto all’esercito americano, nascondendosi per poi apparire improvvisamente per effettuare guerriglie sanguinose, un dedalo di gallerie e tunnel lungo 250 km.e da 2 a 7 metri di profondità.

Una vera città sotterranea con cucine,ospedale,dormitori, era la base operativa dei Vietcong che di notte uscivano per sferrare gli attacchi e poi sparire sotto terra in mezzo alla boscaglia.

I vietcong venivano chiamati i nemici invisibili.

La visita sotterranea è stata molto interessante.

Per Carla e il sottoscritto il tour si è dovuto fermare in quanto sono stato ricoverato in ospedale per una forte bronchite e per una insufficienza cardio-circolatoria.

Gli altri nostri amici hanno comunque proseguito il programma.

Sono rimasto in ospedale due giorni, sufficienti per fare tutti gli esami ed essere riempito di medicinali.

Tutto si è risolto abbastanza bene, solo abbiamo dovuto aspettare una settimana a Saigon in attesa di un medico dall’Italia per l’accompagnamento in quanto al mio ricovero era stata attivata l’assicurazione e per il ricovero e per il rientro in aereo i first class.

Durante il soggiorno forzato abbiamo completato la visita della città e conosciuto molte persone che ci sono state vicine.

E’ stata una esperienza nuova e che insegna che è molto importante fare l’assicurazione quando si viaggia all’estero in particolare in paesi lontani.

Non ho speso un Euro ne’ per il ricovero in ospedale ne’ per il rientro in Italia.

Un grazie particolare a Daniela e Mauro Burattino titolari della

Asco International Travel chi ci hanno assistito durante il soggiorno a Saigon.

Al dr. Marta che ci ha accompagnati da Saigon a Verona un sentito grazie.

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Bibliografia: Lonely Planet:Vietnam

P.Tarallo : Vietnam

Appunti di Viaggio:Edizioni Polaris

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Consigli utili per visitare il Vietnam:

  • Passaporto valido e visto
  • Ambasciata Italiana in Vietnam: Hanoi – Le Phung Hieu Street-Tel.00844 82562256-Fax. 8267602
  • Email: embitaly@embitaly.org.vn
  • Sito Internet: www.embitalyvietnam.org
  • Moneta: Dong
  • Lingua: Vietnamita-Francese-Cinese
  • Governo: Repubblica Socialista
  • Prefisso telefonico:0084
  • Fuso orario:+ 7 ore
  • Corrente elettrica: 127/220V

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ETIOPIA

L’Etiopia era un ricordo della Scuola Elementare ! Era in un angolo della mia memoria. Il padre di Carla, ci ha raccontato i luoghi dove lui è stato durante l’occupazione italiana in Abissinia. Ci raccontava della vita militare, ma che non ha mai sparato un colpo di fucile. Si ricordava delle belle donne,dei meravigliosi bambini. Quando siamo ritornati gli abbiamo raccontato e fatto vedere le foto, si è commosso ed qualche lacrima si è vista sulle guance. Non eravamo mai stati nella vera Africa. Siamo partiti il 27 Febbraio 2005, Carla e gli amici Nadia,Marco. A Roma ci incontriamo con altri viaggiatori.Siamo in dodici,un discreto gruppo, l’importante è essere solidali e poi tutto andrà bene. Per tutti è la prima volta che si visita l’Etiopia del Nord.La rotta storica! Il programma ci riserva 2 settimane di tour per un totale di circa 1500 km. Si viaggia con dei fuori strada attrezzati. Si arriva ad Addis Abeba e ci accoglie Feleke, la guida, ma già iniziano le prime disavventure le valige di Flora e Virginia probabilmente sono state spedite per un’altra destinazione. Riavranno le valige a Gondar, ma per il momento si dovranno arrangiare. Il fascino dell’Etiopia del nord è dovuto al gran numero di siti storici,le chiese ,i monasteri e chiese monolitiche. L’Etiopia ha una identità culturale e storica molto forte dovuta ad una lunga indipendenza. Come dice la storia ,Menelik,il primo re,era figlio del re Salomone e della regina di Saba.Storicamente l’Impero etiope ha avuto origine nel regno precristiano di Axum, che durò fino al X° secolo. Ad Axum, nel IV° d.c.fu fondata la Chiesa Ortodossa Etiope,che è la più antica chiesa africana. La religione cristiana era diventata un tutt’uno con l’Impero e non ha avuto influenze esterne dei vari concili ecumenici, infatti è definita:chiesa” copta “,termine che deriva dall’arabo qubt E’ una dottrina monofisica,cioè nega la doppia natura umana e divina di Gesù.E’ molto interessante conoscere tutta la storia religiosa dell’Etiopia, è bene sapere che l’islam è molto diffuso, ma comunque la convivenza è normale. Il nostro itinerario” la rotta storica” comprenderà la visita dei monumenti storici : monasteri,chiese,cappelle, moschee,castelli,sculture rupestri e le bellezze naturali:montagne,parchi,fiume,cascate,laghi; faranno da cornice: il popolo in cammino,i sacerdoti, gli eremiti. Sarà un viaggio abbastanza impegnativo, su strade sterrate e alloggiando in alberghetti senza l’acqua corrente ,ma è questo il nostro modo di scoprire i luoghi e di conoscere la gente. Visitiamo Addis Abeba:il Municipio, la Piazza (eredità italiana), il Museo Nazionale dove viene conservata LUCY il piùdsc01304.jpg antico ominide di circa 3,5 milioni di anni e scoperta il 30 novembre 1974 ad Hadar, è una storia vera e meravigliosa e sarebbe troppo lungo descriverla. Questa scoperta ed altre ha fatto si che all’Etiopia valse il prestigioso titolo “Culla dell’Umanità”La Cattedrale di S.Giorgio, la Chiesa della Trinità,il grande merkato,il più grande dell’Africa orientale ,una babele di bancherelle,persone e merci,qui puoi acquistare dal kalashnikov al cammello oltre alle spezie ai gioielli in oro,pezzi di antiquariato,oggetti in legno lavorato. Saliamo ai Monti Entoto, da queste alture si vede Addis Abeba con il suo smog ,img_0375.jpgla strada è contornata da piante di eucalipto, e si vedono “le portatrici di legna” img_0342.jpg ,molte di queste donne portano fascine de legna che pesano 30 kh. e percorrono 20/ 30 km.al giorno e sono piegate sotto il carico pesante per prendere qualche birr. Addis Abeba *nuovo fiore*sorge al centro del vasto altopiano detto Acrocoro etiopico, circa 2400 metri. E’ una città con le sue contraddizioni: la ricchezza convive con la povertà,l’antico con il moderno,il benessere con la miseria.Vi convivono lebbrosi,ciechi che avanzano lentamente verso il vuoto, gente che vive nelle immondizie,img311.jpg mi chiedo perchè deve succedere questo in una capitale come ad Addis Abeba,perchè gli organismi internazionali non intervengono: ho constatato personalmente che tutti gli aiuti che noi inviamo a queste associazioni umanitarie governative su 100 euro forse 20 euro vengono spese per queste emergenze,il resto 80% sono per le spese generali:fuori strada sempre nuove,stipendi molto sostanziosi dei funzionari,soggiorni in Hotel da ***** stelle. Ho avuto una forte diatriba con un funzionario addetto alla sanità e quandogli ho espresso la mia tesi, si è molto *incazzato*.E pensare quanto sono belli i bambini e le loro mamme e ti cercano perchè tu possa fare una foto img312.jpgper qualche birr ,cercano qualche parola buona forse un po’ di pietà e amore che le *associazioni governative * non danno.Mentre molte altre laiche e religiose sono molto attive. La mia vuole essere una denuncia. Partiamo verso il Nord: direzione Debre Marcos.La strada è asfaltata quindi il primo impatto sembra ottimale.Ci fermiamo a Debre Libanos per visitare il monastero uno dei luoghi più religiosi dell’Etiopia e fondato da un prete che si chiamava Tekla Haimanot nel XIII secolo.La chiesa a croce latina è stata distrutta e rifatta parecchie volte.All’interno del Monastero c’è il seminario ed è frequentato da molti seminaristi tutti vestiti dal gabi bianco . Molti fedeli frequentano la chiesa per procurasi l’acqua santa,curativa ed efficace per allontanare gli spiriti.La sorgente è raggiungibile lungo un sentiero molto ripido Si arriva alla grotta di Tekla Haimanot dove sgorga l’acqua santa ed il sacerdote ti ver sa una ciotola di acqua sulla testa per la purificazione,cerimonia suggestiva che ho fatto. Proseguendo per il sentiero si arriva ad un punto dove si può ammirare il complesso del monastero. “” Morte a Debre Libanos”” Vicino alla chiesa si trova il monumento che ricorda la fucilazione di 267 monaci e 129 giovani diaconi.Era il 20 maggio 1937 e il vicerè Graziani ne fu soddisfatto.Ho voluto ricordare uno dei tanti misfatti dell’occupazione italiana in Etiopia, non certo da addebitarsi ai soldati , ma bensì ai loro comandanti. E’ stata una pagina nera! Riprendiamo la strada per Fiche, una comoda strada asfaltata costruita, a suo tempo,dagli italiani, per raggiungere l’impressionante canyon del Nilo Azzurro, profondo 1000 metri circa. Si scende e si attraversa il ponte costruito intorno al 1938 dagli itdsc01342.jpgaliani, è uno scenario meraviglioso, nel cielo volano i gipeti che sfruttano l’aria calda. Raggiungiamo Debre Marcos a quota 2515.Come città non è interessante, ci si ferma per dormire.L’Hotel Ghion,ben gestito e piacevole , una buona cucina ,si può mangiare una buona pasta asciutta all’italiana. Si riparte per Bahar Dar ,chiamata “porta del lago”. I viali sono fiancheggiati da palme e da alberi dai fiori rossi. E’ una città rilassante e una tra le più attraenti dell’Etiopia. E’ un centro commerciale molto importante,il simbolo è una canoa di papiro chiamata “tankwa” e la puoi ancora trovare sul Lago Tana ed utilizzata per il trasporto di merci,questa barca viene prodotta al villaggio weyto Baharv.La zona è un centro turistico:il Lago Tana,i monasteri ,le cascate del Nilo Azzurro. Ci fermiamo due giorni più che sufficienti per visitare chiese,il Lago Tana,la sorgente del Nili Azzurro,i mercati cittadini. Il Lago Tana e i suoi monasteri. Il Lago Tana è il più grande lago etiope :Il lago è famoso per i suoi monasteri che sorgono su una ventina di isole su 37.dsc01359.jpg Noleggiamo una barca e navighiamo verso le isole di Debre Maryam e Gabriel, quindi approdiamo a Zeghie un luogo dalla vegetazione esuberante. dsc01364.jpg Prendiamo un sentiero in salita che ci porta al più noto monastero : Ura Kidane Merhat e vanta un meraviglioso maqdas dipinto, un compendio della iconografia etiope, il monastero è fornito di un piccolo museo dove si può vedere antiche croci,corone e testi antichi. Una schiera di ragazzi ci accompagna,ci offrono imitazioni di libri antichi e vecchie croci. La chiesa è circolare con tetto in lamiera ma le pareti sono coperte da meravigliose tele dai colori più esaltanti. Facciamo amicizia con alcuni studenti: Abie,Tegerme,Asrat con i quali siamo ancora in contatto,ed ogni tanto spediamo loro materiale scolastico e vestiario.I ragazzi hanno allestito un piccolo mercatino con croci,libri,santi e lavori in legno:per Carla è una gioia poter comperare qualcosa . dsc01370.jpgdsc01369.jpg Visitiamo, immersa ad una rigogliosa vegetazione la Chiesa Beta Maryam, anche questa circolare e dalla pareti coperte da tele dipinte. Per poter visitare tutte le chiese circa 15 ci vorrebbero tre giorni,ci accontentiamo nel ritorno di approdare all’isola di Kebran Gabriel per visitare la omonima chiesa. E’ stata eretta verso il 1687. Ha un porticato con 12 colonne.Il maqdas custodisce tele interessanti e se inondate dalla luce del sole che penetra tra le fessure dei pilastri fanno risaltare i veri colori. I monaci vivono una vita semplice e lontani dal mondo frenetico,la loro giornata è scandita dalla preghiera e dal lavoro manuale.Visito il piccolo museo,molto interessante e si possono ammirare dipinti,croci lavorate,libri sacri. Ritorniamo a Bahar Dar e durante la navigazione incontriamo le tipiche imbarcazioni di papiro cariche di legname e viaggiano a pelo d’acqua, è veramente un mezzo di trasporto. VILLAGGIO DI TISISAT*CASCATE DEL NILO AZZURRO* Si parte al mattino presto e dopo una trentina km. attraverso la savana si arriva al villaggio di Tisisat*acqua fumante* e scendendo un sentiero di pietre, si entra in una gola attraverso il ponte portoghese. dsc01382.jpg Si risale passando da un piccolo villaggio, accompagnati da ragazzi della zona che fanno da guida per pochi birr, ti seguono per tutto il tragitto. dsc01384.jpg Ci aspetta ,da quadsc01394.jpgnto descritto sulle guide, uno spettacolo eccezionale,siamo eccitati, ma purtroppo, quando ci affacciano alla prima terrazza la delusione è grande: delle nove cascate una sola sgorga acqua, le altre sono sterili,e la causa e la causa sono le dighe e la siccità. dsc01389.jpg Bruce James ,esploratore inglese,nel 1770 così descrive le cascate: “” il fiume… cadeva in un unico getto d’acqua largo circa mezzo miglio….con una forza e un rumore che erano davvero terribili…. un vapore intenso,quasi una nebbia,avvolgeva la cascata tutto intorno…. Era uno spettacolo magnifico….”” io aggiungo: gli spruzzi con la luce del sole, formano suggestivi arcobaleni. A causa del microclima si è sviluppata una foresta pluviale ed abitata da pappagalli,gruccioni e turachi. Come sempre,oltre alle bellezze naturali è interessante essere avvicinati dalla popolazione che ti saluta, ti tocca,ti parla e ti vuole dare quel poco che ha per pochi birr. Questo contatto umano così pressante, a qualcuno da fastidio, sinceramente a me non dispiace,ancora adesso che sto scrivendo vedo davanti i bambini,le mamme,i papà.dsc01385.jpg Si ritorna a Bahir Dar all’Hotel Ghion per la cena e poi a letto. Partiamo per Gondar e superato il fiume Nilo si raggiunge il paese di Werota costeggiando il Lago Tana. A Werota c’è il bivio per Weldiya che prenderemo fra qualche giorno per arrivare a Lalibela. Lungo la strada si scorge “”un torrione roccioso”” e sembra un vulcano spento. Incontriamo “il popolo in cammino” :famiglie intere che camminano sul ciglio della strada per portare le loro merci al mercato di Gondar. Piccole e gradevoli capanne sono immerse nel verde della pianura, ci fermiamo!dsc01396.jpg I bambini e le mamme vengono incontro per salutarci, sono semplici scene che commuovono. La famiglia è intenta alla battitura del frumento.dsc01383.jpg Le poche cose che doniamo (magliette,materiale scolastico) le accettano con tanta gratitudine. Arriviamo a Gondar nel tardo pomeriggi0.E’ l’antica capitale dell’Etiopia, ed è una delle località più interessanti della rotta storica con i suoi castelli e chiese. Gondar è stata fondata nel 1635 dall’Imperatore Fasilidas e ne fu la capitale dell’Etiopia pe i due secoli successivi. Era a quel tempo una città splendente . Vi si trovano un serie di castelli costruiti da vari imperatori: dsc01412.jpg dsc01408.jpg il palazzo di Fasiladas,il castello di Iyasu, il castello della regina Mentwab,ed altri siti quali:la biblioteca e la cancelleria,la casa della musica,la casa delle nozze. I saloni erano decorati ed arredati da specchi veneziani ,le pareti ornate da lamine d’oro; purtroppo il terremoto,i bombardamenti hanno distrutto l’interno di questi palazzi.Il complesso è costruito con pietre di basalto scuro ed è un miscuglio di influenze portoghesi,indiane,aksumite e moresche. A Gondar si trovano ancora delle costruzioni di architettura italiana per esempio:il cinema, il palazzo della posta, il municipio,le caserme e le scuole. Tra le molte chiese etiopi, la più importante è: la Chiesa di Debre Berhan Selassie (Trinitàal Monte della Luce) è splendsc01408.jpgdida in particolare il soffitto con le 80 teste alate dei cherubini ognuno con un’espressione diversa. Non meno interessanti i dipinti alle pareti,ricchi di umanità e dai colori vivaci. All’esterno della chiesa i fedeli avvolti dallo shamma bianco, sembra di ritornare al primo cristianesimo ed è una atmosfera che non si respira più nella chiesa romana.dsc01419.jpg Fuori Gondar visitiamo il villaggio di Wolleka abitato dai Falasha,popolazione etiope di religione ebraica.E’ una piccola minoranza sia per le persecuzioni sia per la fuga avvenuta , a causa della guerra civile. Nel 1990 Israele organizzò un ponte aereo che trasferì nel suo territorio circa 15.000 falasha. A Gondar alloggiamo all’Hotel Quara,edificio coloniale,prezzi buoni e pulito mentre ceniamo al Habesha Kitfo con menù locale o ferengi (forestieri). Domani ci aspetterà una tappa molto lunga circa 350 km. su strada bianca per arrivare a Lalibella. Il trasferimento per Lalibela è lungo e disagevole . E’ una zona sconosciuta:non passano ne’ auto,ne’ moto,solo qualche fuori strada di turisti. La pista è panoramica e costellata da piccoli villaggi con i loro mercati:si passa per Debre Tabor,oggi non particolarmente importante,ma fu ,in passato,la capitale etiopica nei XVIII e XIX secoli. Lungodsc01450.jpg la strada incontriamo centinaia e centinaia di persone che camminano per andare ai vari mercati,portandosi appresso la mercanzia. E’ IL POPOLO IN CAMMINO. Arrivano dai loro insediamenti fatti di capanne di paglia.Lungo la pista incontriamo un corteo mesto e dignitoso:img313.jpg sulla barella è steso il corpo morto di una giovane donna con il pancione gonfio del bimbo e che non è riuscita a partorire.Purtroppo il dispensario era lontano: lei ed il bambino sono morti. Sono situazioni che devono fare meditare! dsc01466.jpg A sera si raggiunge finalmente in vista di Lalibella ,la si vede e si ha la sensazione di aver fatto un lungo pellegrinaggio per visitare le 11 chiese scavate nel tufo rosa.Queste sono divise in due gruppi secondo la collocazione rispetto al fiume Giordano e collegate da passaggi sotterranei e cunicoli da dove giunge l’eco del salmodiare dei sacerdoti e dei fedeli e tutto è pervaso dal profumo dell’incenso e dall’odore delle candele. Lalibella è stata edificata dal Re Lalibella nel XIII° secolo e fu costruita per diventare “”la nuova Gerusalemme etiope”” infatti è senz’altro uno dei siti più importanti del mondo cristiano .Sembra di essere tornati indietro nel tempo come secoli fa e rimarrà così ancora .La tecnica della costruzione: si delimitava la zona dell’area interessata, venivano scavati dei fossati sui quattro lati e poi scolpita dall’interno,il tufo rosa era malleabile per la lavorazione.Lalibela è un miracolo africano.dsc01495.jpg Mi sarà difficile descrivere il sito di Lalibela in particolare le sue chiese divise in due gruppi dal fiume Giordano,infatti non sono state costruite,ma scolpite nella roccia di tufo color rosa.Le chiese sono dodici e per visitarle sono necessari due giorni. Al centro del paese si trova l’ingresso principale della parte sacra e l’itinerario comprende la visita delle chiese attraverso tunnel, cunicoli e su e giù per scalette scavate nella roccia. Per entrare nelle chiese bisogna togliersi le scarpe.dsc01483.jpg

Assistiamo alle funzioni religiose e che hanno un certo fascino,l’incontro con i fedeli e i sacerdoti è sempre genuino; ti lasciano il passo , per darti la possibilità di vedere,di ascoltare le dsc01474.jpgloro preghiere e i loro canti, mi sembra di essere in un altro mondo, mi sento coinvolto tanto che mi accosto al sacerdote per ricevere la benedizione della croce. dsc01512.jpg Alla fine dei due giorni siamo riusciti a visitarle tutte: Bet Medhane Alem ( Salvatore del Mondo) la più grande chiesa rupestre del mondo* Bet Maryam- consacrata alla Vergine Maria*Bet Giyorgis*a forma greca-ecc.dsc01498.jpg
Alloggiamo all’Hotel Roha Lalibela- Una avventura, Carla durante la notte viene punta da uno scorpione al dito, dolori forti, tanto che viene portata in piena notte a una specie di ospedale , dove le viene praticata la profilassi del caso e sopratutto rassicurata che, al di là del dolore terribile, la puntura non è letale.
Riprendiamo il nostro viaggio per Kombolcia :375 km. passando da Dessie in posizione collinare tra immensi eucalipti e incontrando carovane di cammelli ,dei pastori Afar,popolazione nomade che vive in villaggi lungo la strada.dsc01551.jpg
Ci fermiamo a Kombolcha per la notte all’Hotel Tekle,piacevole.
Si riparte il mattino per Addis Abeba e la strada è snodata su un altopiano dove incontriamo le popolazioni degli Oromo,Amhara: una sosta a Sembete per incontrare la gente al mercato.
Ritorniamo ad Addis Abeba per ripartire con l’aere0 per Harar al confine con la Dancalia per incontrare i musulmani,che in questa zona è molto numerosa.
Sbarchiamo a Dire Dawa seconda città etiope fondata nel 1902,città nuova con esempi di architettura in stile italiano,francese e arabo.Interessante è la linea ferroviaria : Addis Abeba – Dire Daua ,unica ferrovia in Etiopia.dsc01577.jpg
Il mercato è frequentato dagli allevatori, da somali e da popolazioni Oromo e Harari.
Per caso passiamo vicino al cimitero degli italiani, siamo rimasti esterrefatti : le tombe distrutte ed ossa umane sparse nell’area.img316.jpg Al ritorno in Italia abbiamo informato il Ministero della Difesa il quale ha segnalato la cosa alla Ambasciata Italiana ad Addis Abeba. La stessa ha riferito che i resti umani erano già stati trasferiti ad Addis Abeba e che , purtroppo, la zona non è stata bonificata per mancanza di fondi.
Si parte per Harar ,la città bianca e santa per i mussulmani. dsc01610.jpg Harar è circondata da mura centenarie alte oltre cinque metri e con sei porte per entrare. La città santa dell’Islam che per secoli fu proibita agli infedeli e dalle 99 moschee .Incontriamo molti ragazzi che vogliono farci da guida e per qualche birr assoldiamo due ragazzini che ci faranno vedere attraverso i vicoli, ben 362 , tutta la città vecchia. Lungo queste strette vie si sente un intenso profumo di caffè :in qualche cortile si svolge la quotidiana cerimonia del caffè, alla quale siamo invitati gustando un ottimo caffè in una tazza.
L’Etiopia è uno dei primi cinque produttori di caffè al mondo.
 
 
 
Con calma visitiamo la Cattedrale di Medhane Alem,dsc01640.jpg la casa di A. Rimbaud,il poeta francese maledetto, irrequieto e sovversivo che ha soggiornato ad Harar,ora Museo; il Gidir Magala il mercato mussulmanodsc01576.jpg dove le donne Adere sono vestite dei loro coloratissimi costumi:il giallo,il nero, il rosso,il viola; la Moschea Jamia,una delle 98.
Lungo il tragitto ci fermiamo a parlare con la gente,alcuni parlano italiano come l’ascaro Abdul che abbiamo incontrato lungo la strada e che ha combattuto contro gli invasori italiani. Era felice di parlare con noi nella nostra lingua.dsc01592.jpg
Era felice di parlare con noi nella nostra lingua. Pernottiamo al Belayneh Hotel,abbastanza gradevole, per gli standard etiopi.
A sera si assiste allo spettacolo del dsc01605.jpgPasto delle Jene ,circa una ventina e che vengono nutrite con un pezzo di carne posizionata in bocca all’uomo. Si dice che sia uno spettacolo che viene da lontano e quindi non a scopo turistico.Incontriamo una missione cattolica tenuta da suore e dove accolgono ragazzi e ragazze di varie religioni perdsc01651.jpg frequentare la scuola.dsc01652.jpg
Il mattino seguente si parte per visitare la Dakhata Valley o Valle delle meraviglie, così ribattezzata dagli italiani per le strane formazioni :massi uno sull’altro,pinnacoli e torrioni dalle forme più strane:figure di uccelli,di uomini ,di animali e mentre il sole passa si formano delle ombre che si stagliano nella valle lunga circa 13 km.dsc01629.jpg
Il mercato del chat:questa pianta è molto diffusa e viene esportata nello Yemen ed in Inghilterra.Contiene ingredienti psicoattivi :il cathinone e le anfetamine.dsc01655.jpg Il chat viene giornalmente masticato dagli uomini,può infondere uno stato di euforia.Sul cielo volano molti uccelli dai vari colori ed in lontananza possiamo ascoltare il loro canto.
  • I sapori d’Etiopia : la Injera – pane lievitato e spugnoso ,immaginate una specie di gomma piuma per imballo,che viene arrotolata ed intinta in piatti di carne molto saporiti e viene mangiato rigorosamente con le mani. Il wot uno stufato piccante con un miscuglio di carne,cipolle ,peperoncino,aglio. Il wot lo si mangia con la injera. Gli ottimi spaghetti con ragù e formaggio grana.
  • Il popolo in cammino
  • le chiese e l’odore delle candele
  • i fedeli che pregano
  • il sorriso dei bambini e delle mamme

L’Etiopia ci ha lasciato molto e speriamo di rivederla ancora perchè c’è ancora molto da scoprire, manca il Sud con le sue etnie. Ciao Feleke, ciao amicidsc01525.jpg di viaggio con voi ci siamo trovati bene!

dsc01527.jpgdsc01669.jpgdsc01529.jpgdsc01545.jpgdsc01523.jpg Notizie utili : Passaporto valido – visto di entrata – disposizioni sanitarie: rivolgetevi all’Ufficio Igiene e Sanità del Comune – un abbigliamento a strati o a cipolla-occhiali da sole-creme-torcia elettrica-. Il viaggio è stato organizzato da: MEDIR – TOUR AND TRAVEL-http://www.ethiopiatravelsandtours.com La guida era il sig.Feleke. Potete organizzarvi direttamente il viaggio, parlano italiano. Ultima cosa importante: se andate in Etiopia la franchigia per il bagaglio è di 40 kg.dall’aeroporto di partenza fino ad Addis Abeba, mettete nelle vostre valigie : materiale scolastico,medicinali,camicie e magliette per i ragazzi e poi il tutto lo potete consegnare all’Agenzia.Buon Viaggio. Grazie gente di Etiopia! Arrivederci, speriamo di ritornare quanto prima per visitare la Valle dell’Omo. Elenco di Associazioni non governative che operano in Etiopia:


* Le foto sono state scattate da:Benito Roveran *

**VEDI TUTTE LE FOTO:CLICCA QUI E SU PRIMA FOTO E SUI TRE PUNTINI IN BASSO A DX:VISUALIZZA SLIDESHOW**

* Il mio sito è a disposizione di chi vuole pubblicare i diari e le foto dei Vostri viaggi.

*Scrivetemi a : b.roveran@gmail.com

Bibliografia :Appunti di viaggio-P.Borghetti-M.Bocale * Etiopia- Lonely Planet*A come Avventura di Anna Maspero-FBE Edizioni* ** Se vi piace il mio blog, linkatemi nei vostri siti o blog! Grazie.**

Informazioni per andare in Etiopia:

  • Passaporto in corso di validità
  • Il visto può essere richiesto all’Aeroporto di arrivo
  • Ambasciata Italiana  ad Addis Abeba: Villa Italia -P.O.Box 1105-Tel.002511 553042-Fax 550210-E-Mail : italembadd@telecom.net.et
  • Ambasciata di Etiopia in Italia: 0016 Roma-Via Vesalio 16 -Tel o6 4403652
  • Prefisso telefonico: 00251
  • Moneta: Birr
  • Fuso orario : + 3 ore
  • Lingue parlate: Amharico-Inglese-Italiano
  • Vacinazioni : chiedere all’Ufficio Igiene di competenza
  • Corrente elettrica: 220 V
 
 
 
 
 

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La Valpolicella è un territorio in provincia di Verona molto interessante in particolare per i suoi vigneti da dove sgorgano i meravigliosi vini: Amarone, Classico Valpolicella,Ripasso,Recioto.

Non meno interessanti le sue chiese,ville,reperti archeologici,cascate. La mia breve escursione inizia da Fumane per arrivare a San Giorgio Ingannapoltron .

La vallata di Fumane ( a le fumane), luogo dove ci sono fumi per la produzione del carbone e della legna, è circondata da meravigliosi vigneti, dalla Villa della Torre Cazzola , dimora signorile del ‘ 500 e ricorda la villa romana, con giardino e fontane con giochi d’acqua. Interessante la Torre campanaria, da cui deriva :Villa della Torre, con attiguo il tempietto ottagonale dell’architetto M.Sammicheli.

Dalla Villa si vede il Santuario della Madonna delle Salette costruito nel 1864 per un ex voto dagli abitanti di Fumane in quanto una malattia aveva colpito le viti ed un frate predicatore ha raccontato che in Francia era apparsa la Madonna e che avrebbe promesso a debellare la malattia e così avvenne.

Proseguendo per Cavalo raggiungo la Vecia Cesa di Cavalo del XV secolo-detta San Zeno- e sorge in un luogo sacro pagano e dove è stata scoperta un’ara dedicata alla dea Lualda.E’ costruita con le pietre delle cave di Prun.

Il campanile del XIII secolo mostra il doppio ordine di bifore, mentre all’interno è interessante il fonte battesimale del XV secolo. Per visitare al chiesa bisogna chiedere le chiavi al Parroco di Cavalo.

In breve si raggiunge la Pieve Longobardo-Romanica di San Giorgio Ingannapoltron risalente al 712 d.c. e sorta su un tempio pagano degli Arusnati ,gli antichi abitanti del luogo.

L’attuale chiesa con campanile è stata costruita intorno al 1200 ed è uno degli esemplari più interessanti in stile romanico.

All’interno sono conservati un antico ciborio longobardo del VI sec. ed affreschi del XII sec. Contiguo alla Chiesa sorge il Chiostro del XII secolo ed un piccolo museo con reperti preistorici dell’età del ferro. La chiesa è visitabile nei normali orari di apertura.

Dal balcone di San Giorno si può ammirare il Lago di Garda fino alla penisola di Sirmione.

Il breve giro in Valpolicella è al termine ,ma ritornato a Fumane non posso non visitare la Chiesa di Santa Maria Valverde in quanto la ammiri sul monte Castelon (580 mt). Sul vertice del monte sorgeva un castellocostruito, pare, dal console Caio Mario dopo aver sconfitto i Cimbri.Il castello fu abbattuto nel 1325 sotto gli Scaligeri.

L’ attuale chiesa costruita nel 1682 è a tre navate e tre absidi e nell’interno è venerata la statua della Madonna risalente al 1516.

Con un colpo d’occhio si può spaziare dal Carega al Baldo e al Lago di Garda.

Il breve giro è terminato con una sosta alla Trattoria La Pineta , vicino alla parrocchiale di Fumane ,per degustare una buona cucina casalinga ad un prezzo molto conveniente di 14 €.

* Foto di B.Roveran*

*VEDI LE FOTO:CLICCA QUI E SU PRIMA FOTO E SUI TRE PUNTINI BIANCHI IN BASSO A DX:VISUALIZZA SLIDESHOW*

*Il mio sito è disponibile ad ospitare i diari e le foto dei vostri viaggi*

* Srivetemi a: b.roveran@gmail.com

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Il futuro nasce da incontri con i popoli del mondo

 

Viaggiare senza confini…Vivere senza confini

Chi viaggia ha molto da raccontare**(detto popolare)
Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini** (anonimo)

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (M.Proust)

Quanti colpi dovrà sparare un cannone prima di tacere per sempre?
Quanti anni potrà resistere un popolo prima di essere un popolo libero?
Quante volte un uomo dovrà voltare la testa per far finta di non vedere?
La risposta, amico mio, è sospesa nel vento
(Bob Dylan)

*** Messaggio della fratellanza fra i popoli***

La terra è un solo Paese

Siamo onde dello stesso Mare

Foglie dello stesso Albero

Fiori dello stesso Giardino

(anonimo-Lapide di Villa Sigurtà)

 

Quando si viaggia ciò che conta è il piacere di andare,non la meta finale.

Quando si arriva diventa piacevole il ricordo  del luogo lasciato alle spalle.

Quando si torna diventa piacevole interrogarsi su quale sia il luogo migliore in cui vivere, senza potersi mai dare una risposta.( F.Morace)

 

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.” TIZIANO TERZANI da
“Un indovino mi disse”

Allora ……Vagabondiamo insieme!

Una marcia di mille miglia inizia con un singolo passo.

Con affetto

Carla e Ben

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