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Archive for the ‘L’ultima Africa*la valle dell’Omo’ Category


 

 

 

 

 


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ETIOPIA

La promessa è un debito! Alla fine del tour della Rotta Storica del 2005 avevo promesso a Feleke, la guida, che sarei ritornato per scoprire la Rift Valley e la Valle dell’Omo con le sue Etnie. Ci siamo sentiti dopo essere ritornato a casa per organizzare questo viaggio.

Il Rift Valley mi interessava, ma in particolare le etnie del sud. Il Rift Valley è quella spaccatura formatasi 50 milioni di anni fa.

E’ lunga oltre 5000 Km. dal Caucaso al Monzambico: Siria ,il Mar Morto,la Valle del Giordano, il Mar Rosso ed entra in Etiopia fino al Lago Turkana per scendere in Kenia e poi raggiungere il Monzambico.

Lungo la Rift Valley scorre il fiume Omo e si incontrano ben sette laghi e lungo il fiume Omo vivono le etnie che dal fiume ricevono la vita ,ma anche la morte, quando le acque straripano. A tratti è lentissimo tra i meandri, altre volte è impetuoso con le improvvise rapide o dopo un giorno di piogge si ingrossa, mentre il giorno prima lo potevi passare a guado

L’itinerario è un viaggio lungo oltre 1.500 km. e sembra di essere in un altro mondo,un’altra Etiopia, non civilizzata, non cristiana, non musulmana,ma animista e selvaggia, si viaggia su piste e si arriva fino a Omorate , il confine con il Kenia.

Si coltiva il sorgo, gli uomini pescano con le loro piroghe di legno scavate dai tronchi degli alberi ,coltivano la terra, fanno i pastori e i cacciatori; le donne vanno e vengono dal fiume per lavare i panni e prendere l’acqua riempiendo le zucche che portano sulla testa e sono responsabili della famiglia e della società ,il loro portamento è fiero ed elegante. Questa è la vita semplice del villaggio,una vita dura e difficile,le malattie come la malaria o la malattia del sonno sono una costante. I dispensari sanitari non esistono. Dove sono: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la F.A.O., la Croce Rossa?? Sono latitanti e i bambini muoiono. Questa è l’Etiopia di oggi. E’ forse l’ultima Africa?

L’Etiopia del Sud è un museo di popoli con le sue 45 etnie e lingue diverse mentre la convivenza è molto precaria e bellicosa, il kalashnikov ha sostituito le lance

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Le tradizioni, le cerimonie, le feste fanno parte della vita quotidiana di questi popoli: la lotta con i bastoni, le danze, i canti, il salto del toro.

I mercati sono il momento di incontro fra etnie per scambiare le merci con il baratto e per tessere i rapporti fra di loro

La promessa si sta realizzando: il passa parola è riuscito a coinvolgere altri , interessati ad effettuare il viaggio nella Valle dell’Omo.

Con alcuni amici riusciamo ad organizzare con l’Agenzia Medir di Addis Abeba, dove lavora Feleke , il viaggio per il Novembre del 2006.

Partiamo in sette:Paola,Gabriele Mandelli, Alfio, Flora, Benito, Lilia, Gabriele,l’architetto.

Arriviamo ad Addis Abeba, dal significato “” nuovo fiore “” con qualche ora di ritardo, ma poco importa, incontro Feleke , sono molto felice e che presento ai miei compagni di avventura. Visitiamo con calma il Museo Nazionale che custodisce i resti di Lucy, la nostra madre.

Saliamo a 2800 metri per ammirare la capitale e lungo la strada incontriamo una marea di gente che cammina lungo la strada, donne con carichi di legna sulla schiena.

Addis Abeba è l’incrocio che porta a diverse realtà: a nord/est troviamo la monumentalità delle chiese,dei castelli,delle stele.

A est il deserto della Dancalia.

A sud le etnie del Fiume Omo ,dei laghi e dei parchi.

Finalmente si parte, ci organizziamo su tre fuori strada con cuoco al seguito e le tende per i campeggi.

Spero di raccontarvi giorno dopo giorno quello che vedo e sento attraverso gli incontri con la gente e le immagini che vedrete scattate da me e in particolare da Gabriele.

Si parte per il Lago Ziway, lungo la strada ci fermiamo a Melka Kunture per la visita del sito archeologico scoperto negli anni 60’, famoso per la collezione di utensili di pietra e diretto da un archeologo italiano.

Dopo una ventina di kilometri si trova il paese di Adadi con la visita della Chiesa Copta di Adadi Maryam scolpita nella roccia in un unico monolito.

Ci fermiamo a Tiya per vedere il sito dove si trovano delle stele in pietra scolpite con simboli enigmatici in particolare spade e di cui non si conoscono gli autori

All’uscita del sito siamo circondati da molti bambini ai quali regaliamo del materiale scolastico che abbiamo portato dall’Italia.

Verso sera si arriva al Lago Ziway , in tempo per vedere gli uccelli,i pellicani bianchi,le cicogne dal becco giallo,il martin pescatore,l’aquila bianca. Tentiamo di uscire con una barca per vedere gli ippopotami, ma il lago si infuria e il cielo diventa nero. Il lago ha una superficie di 400 kmq. ed è il più grande dell’alta Rift Valley

Alloggiamo all’Hotel Hosana,buono!

La seconda tappa ci porta da Ziway ad Awasa.

Visitiamo il Parco Nazionale del Lago di Abiata-Shala i laghi gemelli. E’ un parco con molti villaggi ed animali al pascolo e all’entrata ci salutano degli struzzi molto grandi. La savana con alberi di acacia ad ombrello è spettacolare.

Il lago di Abiata ha una grande colonia di fenicotteri rosa e pellicani bianchi , mentre il lago Shala è il più profondo della Rift Valley, è separato dall’Abiata da una striscia di terra montagnosa lunga di 3 km.

Lungo il tragitto ci fermiamo a Shashemene una città frenetica: bar con musica a pieno volume,bordelli , ma attenti ai borseggiatori, ti denudano senza accorgerti.

E’ la capitale della comunità E.W.J.F. la Jamaica ,

i Rastafariani una setta che aspetta la restaurazione della monarchia etiope di Hailè Selassiè .

Facciamo una deviazione per il centro termale di Wondo Genet, posto in una foresta pluviale e le cui sorgenti di acqua calda danno un senso di riposo.

Lungo la strada incontriamo una marea di gente con seguito di animali,sembra di entrare nella nebbia, ma è solo la polvere che alzano.

Ci fermiamo ad Awasa per dormire per ripartire l’indomani per Yabello circa 250 km.di strada sterrata.E’ la città di confine tra l’Etiopia e la Valle dell’Omo.

Prima di partire andiamo al mercato del pesce sul Lago Awasa per assistere al rientro dei pescatori con il pesce e la loro lavorazione che viene fatta sulla terra.I bambini raccolgono gli occhi dei pesci, che tirano ai pellicani per attirarli a riva.Il mercato è sempre un momento di coinvolgimento delle varie genti.

Si parte per Yabello, lungo la strada sempre una fiumana di gente che cammina ,il paesaggio ti attanaglia per la sua varietà : i pinnacoli dei termitai, le acacie. Ci fermiamo per una visita ad un’azienda produttrice di caffè, dove gli operai sono intenti alla cernita dei chicchi messi sui graticci ad asciugare.

Vediamo la lavorazione del Falso Banano “ Ensete”, assomiglia a una pianta di banane ( alimento a lunga conservazione.)

Il procedimento per rendere l’ensete pronto da cucinare è piuttosto laborioso. Una volta tagliata la pianta, deve essere spuntata e raschiata per eliminare tutta la fibra in eccesso, poi la si taglia a pezzi e la si batte fino a ridurla in una poltiglia bianca che poi viene messa in una buca scavata nella terra e lasciata a fermentare per un mese.

L’ensete è il cibo che in caso di carestia può risolvere il problema della fame.

Arriviamo a Yabelo abbastanza stanchi ma ancora in grado di visitare il mercato dove si incontra la gente del posto.

Dopo una buona dormita il viaggio continua verso Moyale sempre su strada bianca, un paesaggio verde,savana, animali al pascolo ed entriamo nella terra dei Borana.

Popolazione dedita alla pastorizia, guerriera e razziatrice di bestiame. La terra è rossa e stiamo entrando in un’Africa selvaggia, non si parla l’amarico, ma solo un miscuglio di lingue. L’animismo è la religione che regola la vita quotidiana. Visitiamo il lago El Sol ,la casa del sale, è posto a 350 mt. dal ciglio. All’interno del cono vulcanico si trova un grande occhio nero e le acque del lago sono nere come il catrame. Gli addetti si immergono nelle acque per estrarre il sale con lunghi pali,sono uomini sfigurati, è un lavoro immane. Il sale scavato viene messo in sacchetti di juta e portato sul ciglio del cratere da piccole carovane di muli.

Siamo sempre attorniati dalla gente molto socievole che vuole venderci i lavori del loro artigianato.

Nel territorio dei Borana si trovano i pozzi cantanti , che possono raggiungere i 30 mt.di profondità e servono per abbeverare gli animali.

Gli uomini prelevano l’acqua dal fondo con dei secchi e se li passano di mano in mano per portare l’acqua all’abbeveratoio. Il lavoro è molto faticoso e spesso cantano una melodia bellissima per darsi coraggio.

Attorno a noi sempre gente simpatica e vogliosa di scambiare anche con i gesti qualcosa che si ha dentro.

Riprendiamo la strada sterrata per arrivare a Konso e lungo il tragitto il paesaggio è favoloso, i Dik Dik attraversano la pista, le grù coronate, i babbuini, gli sciacalli dorati ci fanno compagnia lungo la pista.

Arriviamo a Konso quando è quasi buio ed alloggiamo all’ Hotel Edget.

Da questo momento entriamo nel territorio delle etnie del Fiume Omo e vivremo la vita quotidiana con questa gente. Il paesaggio è un mondo diverso e lontanissimo dal resto del paese. Si viaggia su piste sconnesse in quanto le strade non esistono. Qui è ancora possibile trovare la vera Africa, ma non so per quanto, il turismo è ancora a livello di avventura, per fortuna, è in programma la costruzione di strade asfaltate e di piccoli aeroporti.

Già dai primi contatti ho capito che gli abitanti sono un po’ smaliziati e la causa è da attribuire ai vari servizi giornalisti-fotografici fatti dalle grandi testate giornalistiche e televisive, inquinando il paese in maniera mercenaria, trattando ancora una volta gli abitanti come fossero merce.

E’ una denuncia che faccio in modo esplicito.

La gente ti chiede subito due – tre birr per farsi fotografare ed è l’obolo per poter entrare nella loro comunità e questo può andare bene, ma purtroppo l’obolo va solo ai più intraprendenti , mentre la maggioranza viene esclusa. Ormai commercializzano la loro immagine e con i soldi si comperano i kalashnicov.Purtroppo con c’è il vero contatto umano con la gente : una foto 1 o 2 birr , è sconsolante. Il contatto migliore sono i vari mercati dove esiste ancora il baratto tra loro, ma anche con i turisti.

Siamo ospiti della etnia dei Konso che è dedita all’ agricoltura. I terrazzamenti di pietra hanno permesso ai Konso di avere una fertile produzione di mais e sorgo.

Per entrare nei loro villaggi e nelle case si è costretti ad avanzare a quattro gambe, è un modo per difendersi dagli intrusi.

I Konso hanno un loro Re che si chiama Kalla Wdanit e amministra ben 15 villaggi. Abbiamo avuto la possibilità di incontrarlo e parlargli, ha un sito internet per poter essere in contatto con i suoi concittadini sparsi nel mondo. L’accoglienza è stata entusiasmante e la potete constatare dalle foto. Lasciamo al Re, d’accordo con gli abitanti una offerta che verrà distribuita fra i capi famiglia.

Riprendiamo il nostro viaggio su sterrati terribili in direzione di Ksemai ed incontriamo l’ etnia degli Tsamai.

Una piccola comunità dove le donne sposate portano ampi collari decorati con cipree, mentre le ragazze nubili inseriscono un disco di metallo fra i capelli, per segnalare che sono da sposare. Donne belle e sensuali. Vestono con una gonna aperta davanti per far vedere le gambe, mentre dietro la gonna tocca fino a terra e termina con una punta di metallo,tanto da lasciare una traccia quando camminano,così gli uomini controllano dove vanno le loro donne, chiamate anche le donne con la coda.

Qualche contrattempo lo abbiamo avuto incontrando l’etnia degli Erbora che ci assale in maniera abbastanza veemente pretendendo un obolo molto consistente per entrare nel villaggio. Abbiamo rinunciato proprio per i principi denunciati prima.

Entriamo nella regione degli Hamer e ci fermiamo in un campeggio posto sulla riva di un fiume.

Gli Hamer vivono in piccoli villaggi pur essendo una etnia molto numerosa e dedita all’agricoltura e all’allevamento. Le donne sono bellissime con il caschetto di trecce impastato di grasso e terra colorata. Il corpo è ornato di monili di ferro al collo,al braccio e alle caviglie:ogni oggetto ha un suo significato. Il corpo è scarnificato e molte cicatrici adornano l’addome,la schiena e le braccia.

Il mattino, al risveglio, siamo circondati da donne e ragazzi vogliosi di curiosare nelle nostre tende.

Sono felice per questi incontri spontanei, ci spieghiamo a gesti e riusciamo anche a capirci.

Partiamo per Kelem o Omorate sulla riva del fiume Omo. Ci troviamo a pochi km. dal confine con il Kenia ed il Sudan, è la località più a sud dell’Etiopia. Lungo il viaggio vediamo i Dik Dik, grù coronate. Vicino al villaggio vi è un deposito di vecchie ruspe, residuato di un accordo tra il dittatore Menghistu e la Corea del Nord, anche se pare che questi macchinari non siamo mai stati usati.

Attraversiamo il fiume Omo su canoe ricavate da tronchi d’albero.Non bisogna avere fifa , il fiume è calmo e durante la traversata siamo scortati da ragazzi a nuoto che scrutano se nelle vicinanze ci sono i coccodrilli.

La visita al villaggio Dasanech è molto interessante, siamo accolti festosamente, e noi siamo molto felici per questo incontro.

Fa molto caldo ed il viaggio per ritornare a Turni è molto faticoso, sempre su piste massacranti e la nostra schiena ne sa qualcosa, ma per fortuna le nostre macchine non hanno problemi e i nostri autisti sono in gamba.

Ci fermiamo a Turmi per andare al mercato per vedere da vicino gli Hamer che sono ospitali e familiarizzano con noi. Il mercato è molto variopinto ed animato e si sviluppa nella polverosa piazza in mezzo alla quale fa ombra una grande acacia : vendono cereali, pelli di animali, recipienti di zucca, acconciature per abbellire il corpo. Rimaniamo due o tre ore e il tempo passa senza accorgersi.

E’ una moltitudine di gente che viene da tutti i villaggi vicini e possiamo ammirare il loro abbigliamento e dando molta importanza alla loro persona.

Ritorniamo al campeggio ed assistiamo all’improvvisa piena del fiume che in poco tempo ,da secco diventa impetuoso. Il nostro campo fortunatamente non viene invaso dal fiume e comunque ci sono i ragazzi che fanno la guardia. Siamo vicini ad un villaggio degli Hamer che ci danno il benvenuto con una loro danza tipica coinvolgendoci nella danza.

Ritorniamo al campo dove il nostro cuoco ci ha preparato, come sempre, un’ottima cena.

Il mattino seguente smontiamo il campo e dopo i saluti ai nostri amici partiamo alla volta del Parco Nazionale del Mago- 140 km. su pista accidentata e sabbiosa per incontrare l’etnia Karo. E’ un continuo sali e scendi ,siamo in piena savana con difficoltà per l’intricato labirinto di piste appena segnate, ma i nostri autisti e Feleke se la cavano egregiamente.

Durante il tragitto ci fermiamo per fotografare le acacie , la savana e qualche sparuta gazzella. Raggiungiamo il villaggio Duss dopo tre ore di macchina. Ci accoglie un guerriero dotato di kalasnikov e una moltitudine di donne e bambini .Gli uomini sono al pascolo con il bestiame.

I Karo sono una piccola etnia, ma sono particolari in quanto si dipingono il corpo utilizzando sostanze vegetali e polveri, formando delle vere opere d’arte.

Ma la particolarità è che questi disegni sul corpo possono cambiare come noi ci cambiamo i vestiti.

L’abbigliamento della donna è una semplice pelle di capra allacciata alla vita e ricoperta da bossoli di cartucce,perline colorale in plastica e quant’altro, mentre le acconciature sono molto elaborate: fango,burro, polvere rossa e così si forma un caschetto di riccioli ben impastati.

Le donne inoltre hanno un chiodo labiale e il loro corpo è ricoperto da vistose cicatrici.

Ci siamo trovati bene con questa etnia e infatti abbiamo dato qualcosa in denaro al capo villaggio che poi distribuirà ai capi famiglia.

Il nostro è un pellegrinare quotidiano,ogni etnia è un santuario, siamo entusiasti di questi incontri, ma siamo a metà del nostro cammino di cultura e conoscenza di queste popolazioni meravigliose.

Ripartiamo per il Parco Mago, ma dopo un’ora di macchina, siamo costretti per impraticabilità della pista a causa della pioggia del giorno prima a ritornare a Turmi e deviamo verso nord per Jimka passando per Dimena dove Marco Trovato si incontra con un responsabile della locale missione cattolica. Marco si è aggregato a noi nel corso del viaggio,ed è giornalista della rivista Africa dei Padri Bianchi di Treviglio e sta facendo dei servizi per la sua rivista.

Lungo le piste incontriamo molte persone che camminano tra qui l’etnia Ari una popolazione dedita all’allevamento del bestiame ed alla produzione del miele e che utilizzano come baratto. Le donne indossano delle gonne ricavate dalla pianta di ensete. Dopo 10 ore di viaggio nei pressi di Key Afer ci sistemiamo al Roki Camping e il nostro cuoco ci prepara una squisita cena,spaghetti al pomodoro con formaggio parmigiano e poi in tenda.

Da Key Afer ,la strada prosegue fino a Jinka, per poi entrare nel Parco Nazionale del Mago e nel territorio dei Mursi.

Il Parco è stato creato per proteggere ed ospitare alcune specie di animali esotici:leoni,bussali,giraffe, zebre.

La strada è molto panoramica e impegnativa, da quota 1450 si scende a 450 mt. nella piana del fiume Omo. Strada sterrata con forti pendenze, non transitabile con le piogge,terreno argilloso, ma panorama incredibilmente bello e tutto verde. I nostri autisti sono ancora impareggiabili ed esperti di queste piste.

Il villaggio che abbiamo visitato era piccolo perché quello in programma non era visitabile per motivi sanitari.

Per la visita dei villaggi Mursi è obbligatorio avere la scorta di una guardia armata governativa in quanto sono molto aggressivi e dediti al latrocinio.

Sono assolutamente da vedere. Molti documentari sono stati girati in questa zona dei Mursi e purtroppo è stato inquinato il modo di vivere di queste persone.

Le loro capanne sono realizzate da paglia e frasche su solide strutture in legno in cui vive l’intera famiglia.

Chi sono i Mursi ? E’ l’etnia più famosa dell’Omo per il particolare del piattino labiale delle donne.

La deformazione delle labbra impressiona in particolare per la tortura che queste donne subiscono in quanto viene inserito un piattino in terracotta sempre più grande per procurare gradualmente lo stiramento della mucosa labiale.

Perché questa tradizione? Ci sono varie interpretazioni : per alcuni l’uso è l’esigenza si sottrarre le donne alla schiavitù, per altri per desiderabilità della donna e quindi il suo costo: una donna può costare trenta capi di bestiame a secondo della grandezza del piattino.

I Mursi si dedicano alla agricoltura in particolare lungo l’Omo, ma anche di pastorizia.

Lungo il tragitto di ritorno ci fermiamo per una colazione a sacco in mezzo ai babbuini. A Jinka , in giro per il villaggio incontriamo molti ragazzi che ritornavano dalla scuola, molto interessante questa realtà.

Al centro della cittadina si trova una pista erbosa di atterraggio che funge anche da campo di calcio e pascolo per le pecore.

C’è un salone di bellezza dove le nostre donne sono andate a farsi la piega ai capelli!!!

Il mattino ripartiamo in direzione di Arba Minch, via Key Afar ,nel territorio dei Banna , etnia guerriera. Anche i Banna decorano il corpo con argilla e sembrano vestiti. Ci fermiamo a Key Afatr per visitare una scuola e per lasciare materiale scolastico che abbiamo portato dall’Italia.

L’incontro è stato molto interessante ed hanno apprezzato il nostro dono. Successivamente entriamo nel mercato tradizionale che è il più importante della zona ed è molto pittoresco, molta gente delle varie etnie vengono qui per vendere e comperare.

La regione è montuosa con continui sali e scendi su strade bianche e sosta a Weyto abitata dai Tsemay , in parte agricoltori, in parte pastori.

Ripassiamo per Konso dove visitiamo il mercato molto affollato da gente abituata d derubare per cui ce ne andiamo in fretta per non avere guai.

Ora risaliamo verso il Nord per Arba Minch lungo una strada in costruzione e su pista. Il paesaggio è molto vario : vallata rigogliosa e verde, coltivata a banane,mais e cotone, donne che lavano la biancheria nel letto del fiume, una infinità di persone e mandrie di bestiame, bovini che camminano sulla strada per rientrare nei villaggi per la sera ed è un continuo saluto con le mani, qualche volta ci fermiamo e veniamo accolti con gioia.

Arriviamo ad Arba Minch che significa: “ quaranta sorgenti “ alla sera abbastanza provati per il lungo viaggio. Finalmente allo Swaynes Lodge ,posto in collina e dominante i due laghi : Abayo e Chamo– si può ammirare uno dei più affascinati panorami dell’Etiopia – una doccia ed un letto confortevole- Feleke ci fa una sorpresa portandoci a cena a base di pesce in un delizioso ristorante .

Marco e il cuoco ci salutano per ritornare ad Addis Abeba.

La mattina visitiamo il Parco Nechisar, posto fra il lago Abaya e Chamo. I due laghi sono circondati da pianure di savana e la collina che separa i due laghi è chiamata: ”Ponte di Dio” perché si domina un meraviglioso panorama.

Con i fuori strada facciamo una cinquantina di km. per vedere gli animali : dik-dik, gazzelle di Grant, alcefali, zebre, kudu, facoceri ma non siamo riusciti a vedere i leoni abissini è difficilissimo da avvistare.

Il parco è abitato dai Koro e dai Guji, La visita dura circa quattro ore e nel pomeriggio si prende una barca per una escursione sul Lago Chamo per vedere i più grandi coccodrilli d’Africa, lunghi fino a 6 mt., gli ippopotami, i pellicani bianchi e l’aquila pescatrice.

Siamo giunti al 12° giorno della nostra avventura e fin d’ora è andato tutto bene, siamo molto affiatati tra noi, Feleke e gli autisti e proseguiamo il nostro viaggio.

Partiamo per visitare alcuni villaggi dei Dorze, Si raggiunge Chencha ad oltre 2.800 mt.di quota e famosa per i tessuti, forse i migliori dell’Etiopia.

Visitiamo le capanne ad alveare dei Dorze che sono grandi e alte fino a 15 mt. con una sporgenza nella parete esterna paragonabile al naso di un elefante e va a formare una specie di ingresso dove vengono ricevuti gli ospiti.

Lasciamo con nostalgia la vasta zona dell’Omo per risalire al Nord passando da Sodo per un breve pranzo e , su strada asfaltata, procedendo a zag-zag per evitare le numerose buche, ci fermiamo a Boditi per vedere il mercato.

Il panorama è agricolo con zone a coltivazione di mais, patate e sorgo.

La gente cammina lungo la strada e fa da cornice al nostro passaggio, si viaggia in direzione di Shashemene, Awasa e Wendo nella cui periferia troviamo la struttura che ci ospiterà per la notte.

Non si arrivava mai, abbiamo fatto 80 km.in più per dormire, ma ne è valsa la pena in quanto è il miglior “” albergo”” del viaggio, in mezzo alla foresta con tutti i confort e molti animali da vedere: scimmie cappuccine, tucani, rapaci.

Dopo 15 giorni di viaggio ci meritavamo un minimo di confort.

Il nostro itinerario non è ancora completato e considerato che l’Etiopia è molto interessante abbiamo ritenuto opportuno inserire una visita di tre giorni nell’Etiopia Sud-orientale e precisamente al Parco Nazionale dei Monti Bale, che si estende per oltre 2400 mq e l’altipiano sale fino a 4377 mt.

E’ un paesaggio inaspettato e sempre più bello, verde e quasi tutto coltivato ad orzo, le capanne circolari sono sparse fra le colline e avvolte nella nebbiolina di montagna. Gente ovunque nei campi per la raccolta dell’orzo che è fatta a mano.

Ad ogni sosta siamo attorniati dai contadini che lasciano il loro lavoro per venirci a salutare, per scambiare con noi quelle sensazioni intime e con l’aiuto di Feleke ci chiedono da dove veniamo e dove andiamo e poi ritornano al lavoro di sempre.

Il viaggio è sempre un sali e scendi e con panorami sempre diversi .

Kofele, Dodola, Adaba sono i paesi che incontriamo prima di arrivare a Goba.

Lungo la strada riusciamo a vedere i facoceri e dopo una buona osservazione incontriamo il Lupo Etiopico o Volpe Dorata, specie endemica dell’Etiopia, si calcola che ci siano circa 1000 esemplari.

Visitiamo il Parco a piedi ed osserviamo: gazzelle, facoceri, cervicapre, babbuini kudu e una moltitudine di uccelli endemici: la pavoncella abissina, l’oca l’ibis.

Arriviamo a Goba ed alloggiamo al Webe Shebele Hotel una struttura costruita negli anni ’80 da Menkistu per i suoi ufficiali.

Il giorno seguente partenza per le Grotte di Omar- circa 240 km. A/R su pista. Incontriamo molte persone sia nei villaggi che lungo la strada. I campi sono coltivati ad orzo e assistiamo alla pulitura fatta su di un’aia da uomini , donne e bambini. E’ stato un incontro entusiasmante: i bambini ti salutano gioiosamente: IU-IU.

Queste sono le realtà, queste sono le emozioni sia per me sia per i miei amici tutto quanto abbiamo assimilato durante il viaggio lo porti dentro di te e lo racconterai agli amici.

Tutto l’altipiano è abitato dagli Oromo, provetti cavallerizzi. Dopo il villaggio di Goro si scende a 1400 mt di quota e si arriva alle Grotte di Sof Omar , 16 km.di grotte sotterranee che il fiume Web ha scavato durante i millenni ed esce dall’altra parte della montagna.

Le grotte sono enormi e con i soffitti a volta, i pilastri e le arcate assomigliano a delle cattedrali. E’ un importante luogo sacro e venerato dai mussulmani e per tre volte l’anno vengono celebrate delle feste per ricordare il Mullah Sof Omar che vi veniva a pregare.

C’è un picccolo villaggio di 70 persone che vive di pastorizia e del poco turismo, perché le grotte sono “” fuori mano.””Anche qui abbiamo familiarizzato con la gente:bambini,ragazze, donne.

Si ritorna per la stessa pista, stessa gente lungo la strada, qualche fermata per sgranchire le gambe e qualche incontro con la gente, questo non deve mai mancare.

Anche oggi abbiamo fatto giornata e ritorno a Goba.

Il viaggio è al termine e ci ha portato ad attraversare un mondo di rara bellezza dove riti, usanze e colori sono la vita quotidiana di questa meravigliosa popolazione e per piste piene di buche e paesaggi sempre incantevoli scendiamo a Shaschemene per prendere la strada asfaltata che ci porterà ad Addis Abeba.

Ripassiamo da Ziway, si prosegue per Narzet e Moja in un territorio popolato da termitai, bestiame al pascolo.

Il rientro in città è caotico, si fanno gli ultimi acquisti, si va in albergo e alla sera una cena per i saluti alla guida Feleke con la moglie e i due figli, al nostro autista Antonio e Milion , autista delle donne che ci hanno accompagnato per tutto il viaggio.

Siamo al Club Juventus, reminiscenza dell’epoca coloniale, e ritrovo di molti italiani residenti nella capitale, italiani di passaggio, ambasciatori, funzionari di varie organizzazioni. Un’ottima cena con menù italiano e buon vino.

Siamo arrivati alla fine del viaggio e nel mio zaino ci metterò :

  • le 15 etnie visitate
  • l’Omo
  • le donne
  • i bambini
  • i guerrieri
  • i contadini
  • gli animali tutti
  • il paesaggio
  • i laghi
  • Feleke, Antonio,Mission
  • i parchi
  • i mercati
  • le scuole


Grazie a Feleke, a Milion, ad Antonio al cuoco che ci avete accompagnato in questa meravigliosa scoperta dell’ultima Africa e ad Anna della Medir per l’organizzazione.

Da parte mia , grazie ai miei compagni di viaggio in particolare a Gabriele Mandelli per il suo diario quotidiano e che mi ha dato lo spunto a descrivere il viaggio e cosi pure per le foto che mi ha fornito per abbellire il racconto. Spero di non avervi annoiato, ma di avervi dato lo spunto per vedere ed amare queste genti dell’Etiopia che sono i nostri cugini e mi scuso con loro se mi sono appropriato , con le foto, dei vostri visi,dei vostri panorami, dei vostri tramonti, ma non mercificherò le vostre immagini. Lo scopo è fare conoscere Voi e la* Nostra Africa * Etiopia*a chi andrà a vedere questo blog. ***Questo blog sarà visitato da molti amici etiopici e prego l’amico Feleke con il suo compiuter , di farlo vedere nelle scuole di Key Afar. Consiglio per coloro che vogliono organizzare un tour di rivolgersi a:WWW. CRISTYLOBEETHIOPIATOTOURS.COM-

EMAIL: info@cristylobeethiopiatotours.com

Tel: 00251-116627920=00251911468342=911203978 – Sig. Feleke

Adis Abeba-Ethiopia

Le foto sono di G.Mandelli e di B.Roveran.

Bibliografia:Guida Etiopia – Lonely Planet * Appunti di viaggio di Bocale e Marietti.* Il continente nero di F:June*

**Se vi piace il mio blog, linkatemi nei vostri siti e blog. Grazie.**        **Posso ospitare nel mio sito le relazioni dei vostri viaggi e foto**

* Scrivetemi a: b.roveran@gmail.com

Informazione per andare in Etiopia:

  • Passaporto valido
  • Il visto può essere richiesto all’arrivo in Aeroporto
  • Ambasciata Italiana ad Addis Abeba: Villa Italia-P.O.Box 1105-Tel.0022511 553042 – Fax 550218-Email: italembadd@telecom.net.et
  • Ambasciata Etiope a Roma: Via Vesalio 16 -Tel.06-4403652-Fax 06-4403676
  • Prefisso telefonico: 00251
  • Fuso orario: + 3 ore
  • Lingue parlate: Amharico-Inglese-Italiano
  • Vacinazione: chiedere al proprio Ufficio di Igiene
  • Corrente elettrica: 220 V

**VEDI LE FOTO:CLICCA QUI POI SU PRIMA FOTO E SUI TRE PUNTINI IN BASSO A DX: VISUALIZZA SLIDESHOW**

* VEDI ANCHE :https://mail.google.com/mail/?hl=it&shva=1#sent/1265580534d6c754 CLICCA  SU TRIBUS DE OMO sono foto meravigliose dello Studio Barbieri di Milano che mi ha autorizzato a farle visionare.Trattasi dela Etnia dei SURMA.

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Il futuro nasce da incontri con i popoli del mondo

 

Viaggiare senza confini…Vivere senza confini

Chi viaggia ha molto da raccontare**(detto popolare)
Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini** (anonimo)

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (M.Proust)

Quanti colpi dovrà sparare un cannone prima di tacere per sempre?
Quanti anni potrà resistere un popolo prima di essere un popolo libero?
Quante volte un uomo dovrà voltare la testa per far finta di non vedere?
La risposta, amico mio, è sospesa nel vento
(Bob Dylan)

*** Messaggio della fratellanza fra i popoli***

La terra è un solo Paese

Siamo onde dello stesso Mare

Foglie dello stesso Albero

Fiori dello stesso Giardino

(anonimo-Lapide di Villa Sigurtà)

 

Quando si viaggia ciò che conta è il piacere di andare,non la meta finale.

Quando si arriva diventa piacevole il ricordo  del luogo lasciato alle spalle.

Quando si torna diventa piacevole interrogarsi su quale sia il luogo migliore in cui vivere, senza potersi mai dare una risposta.( F.Morace)

 

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.” TIZIANO TERZANI da
“Un indovino mi disse”

Allora ……Vagabondiamo insieme!

Una marcia di mille miglia inizia con un singolo passo.

Con affetto

Carla e Ben

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