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Archive for the ‘Piccolo Tibet’ Category

E’ il nostro primo viaggio.

Le frontiere sono state aperte nel 1975 per motivi militari tra India e Pakistan e siamo fra i primi a visitare questa zona.

E’ il 16 Agosto del 1978.

Tenda , sacco a pelo, fornello e quant’altro per l’avventura. Siamo con un gruppo di amici e ci siamo aggregati ad Avventure nel Mondo.

Partiamo da Roma per Srinagar via Theheran, New Dheli.

La specificità di Srinagar è il lago Dal. All’alba quando la nebbiolina fa da cornice e scivola sull’acqua azzurra,alimentata dai torrenti che scendono dai ghiacciai ,illago diventa un mondo dove galleggiano numerose shikare con i venditori di melanzane, cetrioli, zucchine, scialli di lana pashmina e manufatti di cartapesta.

Srinagar è un Paradiso: fiori di lotto, ciliegi,zafferano, il cedro dell’Himalaja,i mandorli,il tappetto di ninfee.

Per farci un’idea di Srinagar e del Lago Dal saliamo sul Monte Shankaracharya da dove puoi ammirare la conformazione del lago e della valle.

La gente vive sui laghi su case galleggianti.Sono costruite in legno di cedro, attualmente sono anche adibite ad hotel per turisti.

Per tre giori abbiamo soggiornato sulla FAIR HEVEN, una dimora vittoriana con camera, salotto, servizi ed il cuoco che ti prepara la colazione,il pranzo ,il tè profumatissimo davanti ad un tramonto dai colori indefiniti e la cena al lume di candela.

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Dalla poppa puoi meravigliarti del passaggio dall’alba al tramonto. La tenda ed il fornello è nello zaino per questa volta.

che dire poi salire sulla SHIKARA , scivolare sull’acqua e girare per i canali, contrattare con i venditori che ti offrono tutto quello che hanno.

Si naviga tra giardini galleggianti di ninfee e senti il profumo delle spezie.

Ti accosti alle barche e vivi la vita quotidiana della gente mentre prepara da mangiare, lava i panni o si spidocchiano.

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Visitiamo la Moschea di Shah Hamdam la cui costruzione risale al 1395, realizzata in legno e senza l’uso di chiodi, ma unita ad incastro.

Poco distante la Moschea Jama Masjid, una imponente struttura di legno con cupole dai tetti spioventi. Non lontano una sorpresa : la tomba di Gesù che dopo la crocifissione venne in India con Maria e Tommaso, sposò una ragazza kashmira e visse in questa affascinante località. E’ una legenda.

Dietro la montagna sta tramontando il sole e dalla poppa della Fair Heven ci gustiamo questa pace mentre la barca balla sulle onde del lago, buona notte, domani partiamo per Leh.

La strada per arrivare a Leh è lunga 432 km., risale la valle del Sind, scende nelle valli del Dras e del Vuaccà, affluenti del fiume Indo.

Noleggiamo una Jeep per cinque persone.

La strada attraversa lo Zoji-La(Passo delle Betulle) mt.3350 -Namika-La mt.3719 ed il Fotu-La mt.4094 da dove la spettacolare apparizione del monastero di Lamajuru likiravverte che si sta entrando nel mondo buddista o lamajsta.

Il percorso è quanto mai suggestivo, con lunghe serie di tornanti a zig-zagimg131.jpg e spettacolari discese con voragini affascinanti.

Dalle valli laterali scendono i ripidi torrenti che formano in valle terrazzi alluvionali dove sorgono i villaggi,vere oasi di montagna.

Abbiamo percorso km.238 ,ci fermiamo a Kargil circondata da montagne innevate.La notte passa senza problemi, si sente solo il rumore del silenzio.

Si riprende il viaggio, gli scenari sono meravigliosi , la strada risale la valle del torrente Wakkha,raggiungiamo Mulbekh con la gigantesca statua del Buddha scolpita nella roccia .Lungo il percorso si intrave il Ghiacciaio Zanskar.img129.jpg

Intravediamo Lamayuru dopo essere transitati dal passo Fotu-la alt.m.4094-Si scorgono le bandierine colorate delle preghiere,siamo nel regno del Buddismo, i bianchi edifici del monastero sorgono su una altura in modo che i pellegrini lo possano scorgere come un faro, in valle scorre tumultuoso il fiume Indo.

Incontriamo donne vestite con i loro costumi,img138.jpg ornati di turchesi e coralli con sembianze di persone anziane,mentre poi ci accorgiamo che sono giovani perchè al seno stanno allattando i bambini.L’ambiente,la temperatura,il modo di vita rendono la loro pelle grignosa, ma hanno un comportamento signorile ed accettano la conversazione ,anche se fatta da gesti.

Ci appostiamo presso un chorten per ripararsi dal vento che soffia forte e per prepararci una minestra calda, ma una folata ci rovescia il fornellino. I Ladaki sono gli abitanti di Lamayuru ed il monastero è datato 1143 e vi abitano una cinquantina di monaci.

Abbiamo avuto la fortuna di assistere alle loro cerimonie religiose imperniate da canti e preghiere. Visitiamo il convento accompagnati da un monaco che ci fa vedere il Gombo Gonkang e il Singe Kang tempio del leone dedicato al Budda .

Per la notte ci accampiamo a Alchi.Un’oasi felice .Mercatini vivaci dove possiamo acquistare i loro prodotti artigianali con pochi dollari. Visitiamo il Monastero con affreschi,statue,tangka e arriviamo fino al Duyalin Gompa, chiediamo la chiave per entrare all’interno. Al mattino si riparte per Leh,la strada è sempre stretta, ma il paesaggio è stupendo.

Siamo nelle vicinanze di Leh ,capitale del Ladakh ,chiamato anche PICCOLO TIBET per il legame storico religioso con i Lama. Leh sorge a 3522 metri, cittadina di circa 20.000 abitanti .Nella piazzetta si trova il mercato della frutta e verdura,le donne vestite con costumi meravigliosi,sembrano di un altro mondo con il loro copricapo curioso costituito da due sventole laterali nere foderate con pelo d’agnello eimg161.jpg sormontate al centro da una losanga di stoffa colorata,che scende lungo la schiena e ricoperta da pietre turchesi

Le case ladake sono elevate con muri di pietra e con aperture di legno. Lungo il torrente gli orti chiusi da muretti a secco ed i rigagnoli d’acqua che arrivano dal ghiacciaio. Coltivano il grano ,le patate ,gli ortaggi e ogni tanto si trovano dei chorten con le bandierine colorate delle preghiere, gli stuba.

Si respira una grande spiritualità,tutto e’ ispirato alla religione , tutto diventa sacro, anche quando incontri i ragazzini che giocano,le donne che vendono collane di turchese , i monaci che salgono al monastero.Il ruscello è sacro, gli animali sono sacri,l’aria e’ sacra,il turista e’ sacro , le pietre di turchese sono sacre,gli uomini e le donne con la pelle ruvida sono sacri.

Il monastero è per antonomasia il luogo più sacro ,dove i monaci pregano e cantano le loro lodi e noi abbiamo il piacere di assistere al mattino presto alle loro funzioni , coinvolgenti in quanto ti offrono la bevanda che consiste di un miscuglio di thè e burro acido durante la funzione religiosa.

I monaci dal balcone ti chiedono le medicine per gli occhi e ogni tanto senti il suono dei tromboni che si spegne nella valle.


  • Il Ladakh è il Palazzo di Leh


  • Il Ladakh è il monastero di Lamajuru

  • Il Ladakh e’ lo Yak, lo stambecco hymalayano,l’antilope tibetana,il leopardo delle nevi.

  • Il Ladakh solo le vette delle montagne, i ghiacciai,i fiumi.

  • Il Ladakh è la popolazione ladaka:la donna,l’uomo,il bambino,il monaco.

  • Il Ladakh è il paese buddhista e lo si può rilevare dall’esistenza di numerosi chorten e di muri mani particolarmente imponenti e sormontati da ciottoli che portano incise le invocazioni rituali: Om Mani Padme Hum!

  • Il Ladakh e’ la gioia , la semplicità della vita e la spiritualità che entra nella tua anima.

  • Il Ladakh e’ TIKSE dove arrivi al mattino prestissimo per assistere alle cerimonie religiose e quindi salire in terrazza per vedere il sorgere del sole dietro le montagne innevate, mentre i monaci suonano i corni per richiamare la gente alla preghiera mattutina.

  • Il Ladakh è tutto questo ed è racchiuso dentro la magia dei paesaggi che mutano in ogni momento della giornata, nel suono dell’aria e nel ritmo dei corsi d’acqua.

* Le immagini sono state ricavate da diapositive scattate nel 1978 da Benito Roveran *

(Bibliografia:Dainelli G.Il mio viaggio nel Tibet Occidentale=Fantin M.Ladakh)

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Vietnam - Bandiera
Vietnam - Stemma

 

Si parte per il Vietnam! Era da farsi nel 2005 , ma a causa della aviaria,( malattia dei polli), il viaggio è stato rimandato a tempi migliori.

Ai soliti quattro si sono aggregati Giorgio e Cinzia.

Partiamo da Verona via Francoforte su Hong Kong e Hanoi con la Katay Pacific

Viaggio abbastanza lungo, ma era previsto.

Dopo la sistemazione in Hotel iniziamo nel pomeriggio la visita di Hanoi ,la Capitale storica.

Fino al 1954 in Occidente poco si sapeva del Vietnam, ma con la sconfitta dei francesi e della Legione straniera a Dien Bien Phu da parte del Generale Giap, si incomincia ad avere informazione su questo Paese, allora presieduto da Ho Chi Minh lo stesso che vent’anni dopo sconfisse gli americani a seguito di una cruente guerra.

Il viaggio è alla scoperta di un paese antico e moderno con una grande voglia di dimenticare un recente passato per iniziare un cammino con una prospettiva di una nuova democrazia e libertà di pensiero.

Si stanno incamminando verso un socialismo reale, il commercio e la ricchezza non è più una colpa, il dollaro è diventato la moneta di scambio, ma la guerra ha lasciato i segni, le bombe, il napalm hanno distrutto gran parte del Vietnam, la vegetazione, la deforestazione , i monumenti ,ma soprattutto le deformazioni dei bambini nati dopo la fine della guerra. Ancora oggi se ne vedono le conseguenze.

Era necessario fare questa guerra? credo proprio di no! Ma gli Stati Uniti, per il concetto di difendere i popoli, creano situazioni ancora peggiori. Purtroppo, non impareranno mai la lezione.

Per fortuna c’è una gioventù molto vivace e moderna che vuole vivere una vita nuova pur mantenendo le antiche tradizioni: non si accontentano più della bicicletta, ora viaggiano in moto e anche in auto.

Religione, cultura, natura fatta di: montagne,campagne, fiumi,foreste, mare, isole ci accompagneranno lungo quella striscia lunga 1650 km. che si chiama Vietnam. Il paese è a forma di S che si amplia a nord e a sud è stretta al centro e in un punto ha una lunghezza di appena 50 km.

I vietnamiti paragonano il loro paese ad una pertica di bambù che sostiene un cesto di riso alle due estremità.

Speriamo, durante il nostro viaggio dal Nord al Sud, di poter incontrare un popolo, un paesaggio, una cultura .

La storia del Vietnam è quella di un paese sempre in conflitto con i paesi vicini , in particolare con la Cina, ma ha sempre mantenuto la sua identità.

Si inizia dal 2000 a.c. con il Regno di Funan, l’arrivo dei cinesi nel 1° secolo d.c.,le grandi dinastie vietnamite fino al 1524, il dominio francese dal 1859 al 1954 ,la guerra franco-vietnamita 1946-1954, la divisione del Vietnam in due , Nord e Sud a seguito degli accordi del trattato di Ginevra.

Il nord governato dai comunisti, mentre il Sud era appoggiato dai governi occidentali, in particolare dagli Stati Uniti.

Ho Chi Minh, leader indiscusso del Vietnam comunista già nel 1959 aveva iniziato ad infiltrarsi nel Sud con i Vietcong, partigiani e guerriglieri nel Sud.

Gli Stati Uniti non volevamo che il Sud Asiatico venisse sotto l’egida della Cina e della Russia e nel 1964 il Presidente Johnson decise un intervento militare in aiuto del regime di Saigon.

L’8 Giugno 1965 l’esercito americano ha sbarcato le sue truppe a Danang.

Iniziava una sanguinosa guerra sporca che durò fino al 30 Aprile del 1975, lasciando migliaia di morti da una parte e dall’altra.

Simbolo di questa tragedia è la bambina Kim Phuc trovata dal fotografo Nick Ut che ha immortalato il suo corpicino ustionato dal napalm e che ha impressionato il mondo intero.

La bambina è stata curata presso l’ospedale americano di Saigon e pazientemente è guarita. La sua storia è stata ostaggio della propaganda del governo di Hanoi, ma nel 2002 a 35 anni è riuscita a fuggire in Canada ed ora è ambasciatrice di pace dell’ Unesco. ( La storia di Kim Phuc e la guerra in Vietnam di Denise Chong)

I boat-people sono i 2.600.000 che sono fuggiti dal Vietnam a causa del governo, purtroppo, oppressivo. Oltre alla tragedia della guerra si è aggiunta l’odissea dei viaggi della speranza, lasciando però in mare migliaia di fuggitivi.Il popolo vietnamita è molto cordiale ed ospitale con i visitatori stranieri malgrado l’oscurantismo della guerra.

Religione:E’ importante notare che in Vietnam convivono serenamente e senza problemi molte credenze religiose, quali: cattolicesimo, protestantesimo, islamismo, induismo, taotismo.

Lingua:Il vietnamita è una delle poche lingue asiatiche che usa l’alfabeto latino.

Il clima:Nel nord del paese ci sono le quattro stagioni tradizionali, nel sud si riconoscono solo due stagioni: quella secca e la stagione delle piogge. Il periodo più caldo e umido si ha tra maggio e settembre, stagione dei monsoni.

Il nostro viaggio inizia ad Hanoi passeggiando lungo le strade per

trovare dei piccoli mercati improvvisati dove si commercia dal pesce alla verdura ed arrivare al grande mercato delle 36 strade,cuore antico di Hanoi. Ogni strada porta il nome del prodotto mentre i colori, gli odori, i profumi, voci e suoni ti aggrediscono in una animata confusione di gente tra verdure, frutta, spezie, riso, pesce, scarpe, vestiti, oggetti antichi e artigianali.

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Delle vecchie strutture rimane ben poco, le guerre hanno distrutto quasi tutto: la piccola Chuna Mot Cot o Pagoda a pilastro unico,costruita nel 1049 , la struttura è in legno e poggia su un’unica colonna di pietra e vuole ricordare un fiore di loto che emerge dalle acque e si schiude sul proprio gambo, simbolo della purezza emergente da un mare di tristezza.

Hanoi risente molto della colonizzazione francese, infatti è chiamata la Parigi d’ Oriente per i boulevard alberati e sterminati dove si trovano i palazzi delle ambasciate ,ville private e sedi di rappresentanze commerciali.

Hanoi è un po’ sonnacchiosa, sobria ma comunque molto vivibile e anche caotica per l’impressionante numero di moto e motorini che spesso formano degli ingorghi inestricabili, i semafori non esistono.

Al mattino la gente fa ginnastica nei parchi, ci si muove a piedi o in bicicletta per andare al Lago Ho Hoan Kiem, il cui nome significa il Lago della Spada Restituita ed è il luogo più amato dagli abitanti.

Bambini che giocano e mangiano il gelato, coppiette di fidanzatini che pudicamente si scambiano qualche bacio, persone che leggono un libro, mentre la brezza scivola sotto gli alberi per portare un po’ di frescura.

Al centro del Lago sorge la Pagoda della Tartaruga , dimora delle concubine di corte.

Su un piccolo isolotto che si raggiunge mediante un ponticello in legno, laccato di rosso, si trova il piccolo Tempio della Montagna di Giada è un luogo incantevole per trovare pace e tranquillità.

Sulle sponde del Lago dell’Ovest si trova il Tempio Quan Thanh e dedicato a Tran Vo ( 1010 ) culto Taoista , con una statua di bronzo alta 3,44 mt.e del peso di 4 ton. E venne fusa una monumentale campana in bronzo alt 1,60n mt.

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La statua rappresenta il genio seduto con la spada avvolta da un serpente e poggia su una tartaruga, simboli del potere.

Non lontano si visita il Mausoleo di Ho Chi Minh dove riposa dentro un sarcofago di vetro il corpo imbalsamato del Presidente morto nel 1969.

Il Mausoleo è stato inaugurato nel 1975,anno della riunificazione del Vietnam. Simile al mausoleo di Lenin a Mosca. E’ una imponente costruzione di marmo e granito e la sua mole domina la piazza dove si svolgono le parate militari. Il mausoleo visto da lontano e con le 20 colonne che sorreggono il tetto possa avere la forma di un fiore di loto.

La visita di Hanoi è durata 2 giorni pochi, ma comunque sufficienti per avere un’idea di questa capitale dai molti significati.

La baia del dragone.Lasciato il delta del Fiume Rosso ad Haiphong e le piantagioni di riso si entra in una delle regioni più famose che si affaccia sul Golfo del Tonchino da dove si ammira la molto suggestiva Baia di Halong.

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Non ci sono parole per descriverla , bisogna solo vederla, comunque la vista della baia lascia senza fiato, pareti a picco, fiordi, grotte con stallatiti e stalagmiti si specchiano in un mare smeraldo. Il graduale affondamento di un enorme altipiano ha creato 3000 isolotti che spuntano come pinnacoli dalle acque del mare.L’erosione ha poi plasmato fessure, grotte e fiumi sotterranei.

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La leggenda vuole che queste formazioni siano gli artigli, le scaglie e la coda di un mitico dragone inabissatosi nella baia: secondo la tradizione il drago dimora ancora nelle sue profondità.

Per visitare la baia si noleggia la giunca e per due giorni navighiamo in cerca degli artigli del drago.

La vegetazione è padrona di questi isolotti e al crepuscolo la scenografia diventa entusiasmante mentre le giunche scivolano silenziose fra i profili delle isole , il volo degli uccelli e la musica dolce che proviene dalle varie imbarcazioni con le vele di colore arancione e che si rispecchiano nelle acque appena increspate da una lieve brezza.

L’Unesco ha dichiarato la baia Patrimonio dell’Umanità e speriamo che il sito non venga inquinato.

Passiamo la notte in giunca ed il risveglio al mattino è stato fantastico: eravamo circondati da 10 isolotti e da altre imbarcazioni.

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Ritorniamo ad Hanoi per riprendere il nostro viaggio verso il Nord al confine con il Celeste Impero. Ad Hanoi si prende il Victoria Express Train e si viaggia tutta la notte per arrivare a Lao Cai sul Fiume Rosso , al confine cinese (Hekou), è la città più importante della regione (35.000 abitanti)ed il centro per la visita a Sapa e ai villaggi di Montagnard.

A Lao Chai , villaggio della minoranza H’mong,

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le donne vestono gonne lunghe e gli uomini pantaloni e giubbe color indaco, raggiungiamo poi, sempre a piedi ( 2 ore) fra le risaie il villaggio di Ta Van,

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abitato dagli Zay e quindi visita di Ban Ho, abitato dalla minoranza Tay, l’etnia più numerosa del Vietnam: indossano semplici abiti color indaco, sono abili coltivatori di riso,tabacco,frutta, erbe medicinali e spezie, adorano gli spiriti locali insieme a divinità taoiste,confuciane e buddiste, e dispongono inoltre di un proprio patrimonio letterario ed artistico.

Sapa una cittadina di 36.000 abitanti e la zona è spettacolare e popolata da numerose minoranze etniche.

Al centro del paese vi sono buoni negozi per acquistare oggetti di artigianato locale e caratteristico è il Love Market un mercato normale dove si incontrano le varie etnie: i Thai,i Hmong e i Dao, ma alla sera è il luogo di incontro dei giovani innamorati. Noi alloggiamo al Sapa Hotel, tutto in legno, con un’ottima cucina.

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La temperatura è fredda e umida, abbiamo dovuto acquistare delle giacche a vento imbottite.

Esploriamo i suggestivi villaggi del circondario: il colorato villaggio di Taphin popolato dai Dao Rossi che vivono in un ambiente lussureggiante di cascate e pendii terrazzati per la coltivazione del riso; le donne hanno grandi turbanti rossi, braccialetti e collane d’argento.

Non lontano vi è il villaggio Na Ken,abitato dai H’Mong che discendono dai Meo (Miao) e popolazione migrata da secoli dalla Cina. Sono sciamani e abili agricoltori, allevatori e tessitori.

Gli eleganti abiti femminili sono costituiti da corsetti, gonne e turbanti di canapa blu e sono impreziositi da importanti monili d’argento.

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La gente ci accoglie con interesse e senza problemi, è opportuno chiedere sempre per scattare le foto, i bambini ti accompagnano a visitare il loro villaggio facendoti entrare nelle loro case.

Domina tutta la zona il Fan Si Pan (3143 mt), la montagna più elevata del Paese.

E’ un paesaggio con uno scenario di montagne verdissime che circondano i terrazzamenti scavati nelle pendici; salire e scendere attraverso i sentieri,attraversare i villaggi, incontrare la gente, entrare nelle loro case per assaporare il loro semplice cibo.

Mi è difficile esprimere quello che si sente dentro, certo bisogna immedesimarsi nel loro ambiente naturale , semplice e molto lontano dal nostro modo di vivere.

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Un ultimo incontro con la gente lo abbiamo in un mercato vicino a Sapa : si incontrano tutte le minoranze etniche che giungono qui abbigliati nei tipici costumi colorati per barattare le loro merci.

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Huè è pure affascinante per le ville attorniate da splendidi giardini in stile coloniale francese e per le fascinose donne che si incontrano per strada oppure disinvolte che vanno in motorino.

La città è attraversata dal Fiume dei Profumi, il fiume amato dai poeti : “” il fiume che scende a Huè disegna i suoi meandri, monti blu, acque azzure, qual magnifico quadro, ti amo, e vorrei seguirti…”” così scriveva To Huu. Lo navigheremo per raggiungere la Pagoda Thien Mu o Pagoda della dama celeste, del 1601, costruzione di sette piani e rappresentale diverse reincarnazione del Buddha.

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Nel giardino del monastero è visibile una autovettura Austin con la quale il monaco Thich Quang andò a Saigon nel 1963 e si diede fuoco in segno di protesta contro l’invasione americana e del regime sudvietnamita ,filoamericano. La notizia fece il giro del mondo e altri monaci seguirono l’esempio di Thich Quang.

E’ entusiasmante visitare la cittadella in cyclo, è un lungo corteo tra i negozi, la gente e i monumenti.

La giornata sta per tramontare e un buon ristorante lungo il fiume ci ospiterà per una cena con specialità vietnamite.

Il mattino seguente visitiamo: il Mausoleo dell’Imperatore Tu Duc, il poeta, eretto nel 1865 e situato su una collina tra laghetti e boschetti con padiglioni in legno: l’imperatore ha avuto 102 mogli, più le concubine, ma nessun figlio in quanto era sterile a causa del vaiolo, si dice e recitava le sue poesie lungo i vialetti e circondato dalle concubine.

Il Mausoleo di Khai Dinh è grandioso, fu costruito intorno al 1930, in stile europeo.

Una lunga scalinata ci porta alla tomba dell’imperatore attraversando il cortile dedicato alla Guardia d’Onore,formata da statue di elefanti,mandarini,militari e cavalli, e al centro il Padiglione della Stele e quindi all’edificio principale con soffitti e pareti raffiguranti le quattro stagioni. La statua di bronzo dell’imperatore sovrasta la tomba.

Ci trasferiamo in pulmino a Hoi An, la bella addormentata, un vero gioiello per la sua struttura urbanistica con pianta a scacchiera dove si trovano le antiche dimore al cui interno si possono ammirare mobili decorati con madreperla, oggetti in avorio.

Queste dimore sono state , per fortuna, sfiorate dai bombardamenti.

Vicino si trova il Ponte Giapponese, un piccolo ponte in legno che risale al 1593 a forma arquata.

Qui si respira una vera atmosfera orientale, e seppur piccola, è una città cosmopolita.

Purtroppo il tempo è avaro e dobbiamo lasciare a malincuore Hoi An per Danang per visitare il sito archeologico di My Son, il più celebre del Paese del Regno Champa dal II al XV secolo e si trova in una vallata verdeggiante.

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Oggi rimane molto poco dei templi e delle torri realizzati in mattoni cotti e saldati fra loro da una resina di un albero che cresce nella zona.

Si parte per Saigon in aereo ,oggi Ho Chi Minh, ma è sempre Saigon, la moderna metropoli asiatica, mentre forse speravi di trovarvi la vecchia città coloniale, non più.

Tutto è moderno, grattaceli, hotel, edifici commerciali; i viali sono intasati da migliaia di gente in motorino che freneticamente al mattino vanno al lavoro ed alla sera ritornano a casa.

 

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E’ una metropoli corrotta e trasgressiva al contrario di Hanoi. Qui lo slogan è song voi – vivere in fretta – per recuperare tutto il tempo perduto a causa delle guerre.

La maggiorana della gente è nata dopo il 1975 , per loro il passato conta poco, non c’è odio verso il nemico, anzi il modello americano è tangibile e il contatto con gli ex boat people d’ America è molto sentito.

Oggi c’è l’invasione del commercio per accaparrarsi i consumatori: Giappone, Corea del Sud, Germania, Francia, Stati Uniti sono i primi invasori commerciali.

Molta merce è contraffatta : Rolex, Gucci, L.Vitton, e molti altri marchi.

Si visita il mercato di Cholon, la Chinatown vietnamita,centro di aggregazione dei mercanti cinesi, un labirinto impenetrabile

Il programma ci porta a vedere la Pagoda di Thien Hau famosa per la sua atmosfera mistica e per gli incensi che bruciano ininterrottamente per tutta la giornata. E’ dedicata alla Madre Celeste, protettrice dei marinai, dei pescatori e dei mercanti che viaggiano per mare, decorata da una folla di statue ed intricati bassorilievi tipici dell’arte cinese.

Visita del Museo dei Residuati Bellici o dei crimini di guerra.

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Vi si trova l’atrocità delle guerre. Foto,ritagli di giornali, cimeli, feti con malformazioni dovute all’uso dei defoglianti. Nel cortile sono allineati carri armati, aerei e mezzi di artiglieria e fanteria. Le foto sono agghiaccianti, come il Vietcong gettato da un elicottero USA e del massacro di MY Lai.

Deve essere un monito contro tutte le guerre, purtroppo non è servito a niente, le guerre continuano a mietere vittime e distruzioni e gli attori sono sempre gli stessi.

Attraversando il Parco Cong Vien Van Hoa si visita la Cattedrale di Notre Dame , che ostenta uno stile neoromanico con due campanili quadrati. Siamo nella City, splendore di Saigon : la Posta Centrale, progettata da G.Eiffel nel 1881 con un immenso salone con il soffitto in vetro e ferro.

Nelle vicinanze eleganti boutique, l’ Hotel Majestic, l’ Hotel Rex che veniva utilizzato come luogo di pernottamento dell’esercito americano e dalla veranda del quinto piano si può ammirare la vista di Saigon, il Teatro Municipale, assomiglia al Petit Palais di Parigi.

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Ti sembra di essere a Parigi: l’ Hotel de Ville, un tempo sede del Municipio, ora del Comitato del Popolo. Costruito in stile liberty francese nel 1908.

Un mattino si parte per Cu Chi per visitare le gallerie sotterranee dove un esercito di formiche di Vietcong hanno fatto scacco matto all’esercito americano, nascondendosi per poi apparire improvvisamente per effettuare guerriglie sanguinose, un dedalo di gallerie e tunnel lungo 250 km.e da 2 a 7 metri di profondità.

Una vera città sotterranea con cucine,ospedale,dormitori, era la base operativa dei Vietcong che di notte uscivano per sferrare gli attacchi e poi sparire sotto terra in mezzo alla boscaglia.

I vietcong venivano chiamati i nemici invisibili.

La visita sotterranea è stata molto interessante.

Per Carla e il sottoscritto il tour si è dovuto fermare in quanto sono stato ricoverato in ospedale per una forte bronchite e per una insufficienza cardio-circolatoria.

Gli altri nostri amici hanno comunque proseguito il programma.

Sono rimasto in ospedale due giorni, sufficienti per fare tutti gli esami ed essere riempito di medicinali.

Tutto si è risolto abbastanza bene, solo abbiamo dovuto aspettare una settimana a Saigon in attesa di un medico dall’Italia per l’accompagnamento in quanto al mio ricovero era stata attivata l’assicurazione e per il ricovero e per il rientro in aereo i first class.

Durante il soggiorno forzato abbiamo completato la visita della città e conosciuto molte persone che ci sono state vicine.

E’ stata una esperienza nuova e che insegna che è molto importante fare l’assicurazione quando si viaggia all’estero in particolare in paesi lontani.

Non ho speso un Euro ne’ per il ricovero in ospedale ne’ per il rientro in Italia.

Un grazie particolare a Daniela e Mauro Burattino titolari della

Asco International Travel chi ci hanno assistito durante il soggiorno a Saigon.

Al dr. Marta che ci ha accompagnati da Saigon a Verona un sentito grazie.

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Bibliografia: Lonely Planet:Vietnam

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Consigli utili per visitare il Vietnam:

  • Passaporto valido e visto
  • Ambasciata Italiana in Vietnam: Hanoi – Le Phung Hieu Street-Tel.00844 82562256-Fax. 8267602
  • Email: embitaly@embitaly.org.vn
  • Sito Internet: www.embitalyvietnam.org
  • Moneta: Dong
  • Lingua: Vietnamita-Francese-Cinese
  • Governo: Repubblica Socialista
  • Prefisso telefonico:0084
  • Fuso orario:+ 7 ore
  • Corrente elettrica: 127/220V

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Il futuro nasce da incontri con i popoli del mondo

 

Viaggiare senza confini…Vivere senza confini

Chi viaggia ha molto da raccontare**(detto popolare)
Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini** (anonimo)

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (M.Proust)

Quanti colpi dovrà sparare un cannone prima di tacere per sempre?
Quanti anni potrà resistere un popolo prima di essere un popolo libero?
Quante volte un uomo dovrà voltare la testa per far finta di non vedere?
La risposta, amico mio, è sospesa nel vento
(Bob Dylan)

*** Messaggio della fratellanza fra i popoli***

La terra è un solo Paese

Siamo onde dello stesso Mare

Foglie dello stesso Albero

Fiori dello stesso Giardino

(anonimo-Lapide di Villa Sigurtà)

 

Quando si viaggia ciò che conta è il piacere di andare,non la meta finale.

Quando si arriva diventa piacevole il ricordo  del luogo lasciato alle spalle.

Quando si torna diventa piacevole interrogarsi su quale sia il luogo migliore in cui vivere, senza potersi mai dare una risposta.( F.Morace)

 

“Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare. Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.” TIZIANO TERZANI da
“Un indovino mi disse”

Allora ……Vagabondiamo insieme!

Una marcia di mille miglia inizia con un singolo passo.

Con affetto

Carla e Ben

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